Vitamine

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La vitamina è una sostanza indispensabile in piccole dosi alla crescita e al buon funzionamento dell`organismo, che deve essere introdotta con la dieta.
Sostanza organica necessaria alla crescita e al buon funzionamento dell’organismo, che la produce però in quantità insufficiente per sopperire ai propri bisogni (vitamine B6, D, K, PP) o non può sintetizzarla (altre vitamine). Le vitamine devono dunque essere assunte con l’alimentazione o, in alternativa, sotto forma di farmaci.

Sono tutte contenute nel latte materno, anche se non sempre in quantità sufficienti (la vitamina K, in particolare, deve essere sistematicamente integrata alla nascita). Le 13 vitamine sino a oggi conosciute (acido folico, o vitamina B9, vitamine A, B1, B2, B5, B6, B8, B12, C, D, E, K e PP) hanno struttura chimica e ruolo biologico molto differenti. Tutti i tipi di vitamine, comunque, agiscono a basse dosi, sole o in sinergia, e non hanno valore energetico.

Classificazione delle vitamine

La classificazione più logica delle vitamine è quella che tiene conto della loro natura chimica e suddivide le vitamine in tre gruppi: le lipovitamine, le glicovitamine, le proteovitamine; però la più nota è quella che tiene conto della loro affinità con lipidi o con l’acqua, secondo la quale le vitamine si dividono in liposolubili e in idrosolubili.

Per quanto concerne la nomenclatura, tradizionalmente effettuata mediante le lettere dell’alfabeto, si tende oggi ad utilizzare il termine chimico perché l’uso delle lettere ha ingenerato non poche confusioni dato che una stessa lettera è stata usata per indicare vitamine diverse e si è dovuto ricorrere alle suddivisioni numeriche di una stessa lettera quando un fattore, ritenuto unico, si è poi dimostrato costituito da un complesso dissociabile. Per la medesima ragione, la purificazione delle varie vitamine porta alla sostituzione dell’unità biologica unificata (Unità Internazionale) con l’unità riferita al peso, intendendosi per unità la quantità minima di vitamina indispensabile ad impedire l’insorgere di avitaminosi.

Scoperta delle vitamine

Nel 1913, C. Funk diede questo nome ad un composto amminico, il quale aveva la proprietà di curare il beri-beri, e perciò è denominato vitamina B. In seguito il termine è stato usato per indicare numerosi fattori alimentari “”accessori”” (per lo più privi di gruppi amminici) che l’uomo o gran parte degli animali devono introdurre preformati (o sotto forma di precursori) nell’organismo con gli alimenti.

L’espressione “”fattore accessorio”” esprime l’appartenenza delle vitamine ai bioregolatori, cioè a quelle sostanze, di cui fanno parte anche gli ormoni e fermenti, che sono indispensabili al normale svolgimento dei processi biologici e che agiscono in dosi così piccole da escludere un loro qualsiasi valore energetico. All’inizio del secolo furono isolate numerose “”vitamine””. Ciascuna di esse venne individuata osservando disturbi riscontrati nelle diete sperimentali carenti di una particolare sostanza e constatando come la somministrazione di quella particolare sostanza fosse in grado di guarire o prevenire specificatamente la carenza in causa.

A seguito di questi studi si potè sostenere che talune malattie (il rachitismo, lo scorbuto, la pellagra, la xeroftalmia, etc.) erano dovute ad avitaminosi, cioè erano “”malattie carenziali””, in altre parole, la vera causa della malattia era la privazione totale della vitamina specifica e la sua somministrazione poteva con successo opporsi alla malattia in atto. Carenza vitaminica, oltre che per l’insufficiente apporto alimentare, si può avere per mancata utilizzazione dovuta al difettoso riassorbimento intestinale, oppure per un apporto insufficiente in relazione a particolari e transitorie esigenze dell’organismo, come avviene, ad esempio, nella gravidanza e in certe malattie infettive nelle quali il normale fabbisogno si eleva notevolmente.

Integratore vitaminico

Farmaco che apporta un supplemento vitaminico in caso di alimentazione insufficiente, per soddisfare il fabbisogno nutrizionale.

La sua assunzione è consigliabile soprattutto in caso di restrizioni alimentari (a scopo dimagrante) o di diete non equilibrate, qu ando il fabbisogno dell’organismo è più elevato (gravidanze multiple o ravvicinate, prima infanzia, vecchiaia ecc.) o nel corso di alcune patologie (alcolismo cronico, anoressia, denutrizione, gravid anza a rischio di malformazioni fetali ecc.).

In tutti i casi, la prescrizione di integratori vitaminici rimane di competenza medica, tenuto conto anche della potenziale tos sicità di alcune vitamine (A e D) e delle possibili interazioni delle vitamine tra loro o con alcune sostanze farmacologiche (per esempio vitamina B6 e levodopa, vitamina B9 e anticonvulsivanti).

Vitamina A

Vitamina liposolubile indispensabile nel meccanismo della visione (soprattutto la sera), per la crescita, il sistema immunitario, il metabolismo degli ormoni steroidei, la differenziazione dei tessuti ecc. Sembra inoltre che la vitamina A e i suoi precursori carotenoidi (le sostanze a partire dalle quali è sintetizzata), in partico lare il ß-carotene, svolgano un ruolo protettivo in malattie come il cancro, l’aterosclerosi o la cataratta, proteggendo dall’ossidazione le sostanze essenziali al metabolismo cellulare.

L’apporto giornaliero raccomandato di vitamina A è di 600 µ g per le donne adulte, i bambini che hanno compiuto 10 anni (è minore prima di questa età) e gli anziani, di 800 µg per gli uomini adulti, gli adolescenti e le donne in gravidanza e di 950 µg per le donne che stanno allattando.

Questa vitamina è presente in numerosi alimenti, in particolare in quelli di origine animale (fegato, uova, pesce grasso, latte intero e prodotti caseari non scremati, ossia burro e panna). Alimenti di origine vegetale quali frutta e verdura di color verde, giallo (limoni, pompelmi) o arancione (mango, arance, carote) contengono carotenoidi, che l’organismo converte parzialmente in vitamina A. La vitamina A può ossidarsi all’aria e alla luce, ed è inoltre sensibile alla cottura.

La carenza di vitamina A, legata a un apporto alimentare insufficiente o ad anomalie digestive (malassorbimento), è rara nei Paesi sviluppati, molto frequente nei Paesi in via di sviluppo, in cui rappresenta la principale causa di cecità nel bambino. Uno dei primi sintomi è l’emeralopia (riduzione dell’acuità visiva in penombra) che può associarsi a secchezza oculare (xeroftalmia) e cutanea.

L’assunzione di vitamina A è indicata nella carenza corrispond ente e in caso di acne, psoriasi o ittiosi (malattia cutanea cronica caratterizzata da una cute spessa, secca e ruvida). La somministrazione avviene in genere per via orale, talora per infusione o iniezione sottocutanea.

Un apporto eccessivo di vitamina A, in genere di origine farmacologica ma talvolta anche alimentare (per esempio dovuta al consumo eccessivo di fegato), risulta tossico. L’intossicazione acuta si manifesta con cefalea, sonnolenza, alterazioni cutanee; l’intossicazione cronica, che insorge dopo mesi o anni di iperconsumo, provoca nausea, alterazioni cutanee (desquamazione), malattia epatica (cirrosi), dolore e, nel bambino, anomalie ossee responsabili di un ritardo della crescita. Nella donna in gravidanza l’ipervitaminosi A rischia di provocare malformazioni al feto, in particolare del sistema nervoso.

RDA: 5.000 UI (o 3 mg di betacarotene) per gli uomini, 4.000 UI (o 2,4 mg di betacarotene) per le donne È la prima vitamina scoperta ed è essenziale per la vista, soprattutto per la visione alla luce del crepuscolo, per la salute della cute, dei capelli, delle membrane mucose del naso, della gola, dell’apparato respiratorio e del sistema digestivo. È necessaria per la crescita e lo sviluppo corretti di ossa e denti. Favorisce la guarigione delle ferite ed è utilizzata per trattare alcune malattie della cute. Il betacarotene è il precursore della vitamina A ed è un carotenoide, un tipo di pigmento che si ritrova nelle piante. La cute accumula il betacarotene che poi viene metabolizzato quando necessario per produrre la vitamina A. Come con altri carotenoidi come l’alfacarotene, gli eccessi di beta hanno un effetto antiossidante e supportano il sistema immunitario per migliorare la resistenza alle infezioni; può aiutare a prevenire alcuni cancri e i problemi della vista come la cecità notturna.

Il betacarotene può ridurre i livelli di colesterolo e il rischio di cardiopatia. È presente nelle arance, nelle verdure e nella frutta gialla, nelle verdure a foglie verde scuro, nel latte intero, nella panna e nel burro, nella carne di organi come il fegato. È liposolubile e quindi viene immagazzinata nell’organismo per lunghi periodi di tempo e le supplementazioni di solito non sono raccomandate. Dosi eccessive possono causare cefalea, problemi della vista, nausea, vomito, desquamazione con cute secca, oppure epatomegalia o splenomegalia. Gli altri nomi della vitamina A sono: retinolo, retinene, acido retinoico, palmitato di retinale.

Funzioni della vitamina A

Essa è contenuta nel fegato e nella carne dei pesci di mare, nel tuorlo d’uovo, nei latticini, nella frutta (albicocche, pesche), in vari vegetali (carote, pomodori). L’assorbimento della vitamina A avviene attraverso l’intestino e richiede la presenza di grassi (è infatti una vitamina liposolubile) e dei sali biliari. La vitamina A occupa un posto fondamentale nei fenomeni fotochimici della vista; un suo insufficiente apporto provoca una iniziale diminuzione della capacità di vedere con luce attenuata (emeralopia) e successivamente una perdita progressiva dei visus (vedi). Le altre azioni fisiologiche della vitamina A sono: l’azione anti-infettiva, l’azione sugli epiteli e sulle mucose.
Il bisogno di vitamina A cresce con l’età per stabilizzarsi su limiti fissi, ma può aumentare in alcune circostanze fisiologiche quali la gravidanza e l’allattamento.

Protezione per gli occhi

Il meccanismo d’azione della vitamina A è conosciuto solo per quanto riguarda il fenomeno della visione. É stato dimostrato infatti che le vitamine A controllano due importantissime funzioni retiniche: quella che permette di percepire le variazioni dell’intensità luminosa, e quella della percezione dei colori.
I soggetti carenti di vitamina A sono infatti meno capaci di percepire la luce rispetto ai soggetti normali; la conseguenza è una notevole riduzione della visione della luce crepuscolare, mentre quella diurna, che è più intensa, resta percepibile. Tardivamente, se la malattia non è riconosciuta (e quindi, perdurando lo stato carenziale) possono comparire lesioni anche gravi ai tessuti esterni dell’occhio, e cioè la congiuntiva e la cornea.

Carotene

Pigmento color arancio, liposolubile, precursore della vitamina A, presente in un gran numero di vegetali e all’interno dell’organismo.
Il ß-carotene, che fa parte dei carotenoidi, è presente nelle carote, nei pomodori, in alcuni legumi verdi, nella frutta, nel latte intero e nel burro. Si disperde nell’acqua di lavaggio e di cottura. Nella mucosa intestinale, si trasforma in vitamina A. Un consumo ecce ssivo di alimenti ricchi di ß-carotene conferisce alla pelle una sfumatura giallastra, che però non si estende ai globi oculari, come avviene invece nell’ittero. Questa colorazione sparisce rapidamente non appena si modifica l’alimentazione. Il ß-carotene protegge la pelle dal sole stimolando la sintesi di melanina. È inoltre utilizzato per avere la pelle più bruna senza esposizione al sole.

Carotenoidi

Gli idrocarburi carotenoidi vengono indicati nel loro insieme come carotenoidi. Sono largamente presenti in batteri, funghi, alghe e varie specie animali (in particolare uccelli, pesci e invertebrati).
Sono responsabili del colore giallo, arancio e rosso di mol ti fiori e frutti. Nei fiori si possono ritrovare carotenoidi comuni (ß-carotene e licopene) e carotenoidi più insoliti come l’escoltziaxantina dell’Escholtzia californica.

Trovano largo impiego come coloranti naturali non tossici e vengono usati soprattutto nella produ zione di cibi, bevande, dolci, cosmetici e alimenti per animali. Il ß-carotene e gli altri carotenoidi con anello ß non sostituito sono importanti dal punto di vista nutrizionale come provitamina A e costituiscono la principale fonte dietetica di questa vitamina. Esistono inoltre evidenze sperimentali che i carotenoidi, specialmente il ß-carotene, siano efficaci agenti antiossidanti.

Complesso vitaminico B

RDA: Vedi alla voce delle singole vitamine Come indicato dal nome, il complesso vitaminico B è la combinazione di 8 vitamine essenziali. Sebbene ognuna di esse sia chimicamente distinta, le vitamine B coesistono in molti cibi e spesso agiscono contemporaneamente per stimolare il metabolismo, per mantenere la salute della cute e il tono muscolare, per aumentare la funzione del sistema immunitario e del sistema nervoso, per promuovere la crescita e la divisione delle cellule (compresi i globuli rossi, prevenendo l’anemia). Possono combattere lo stress, la depressione e le patologie del sistema cardiovascolare.

I cibi ricchi in vitamine del complesso B comprendono il fegato, la carne di altri organi, il pesce, il polla me, il lievito di birra, le uova, i fagioli, i piselli, le verdure a foglie di colore verde scuro, i cereali integrali, i derivati del latte. Le vitamine B sono idrosolubili e sono disperse in tutto l’organismo e devono essere assunte ogni giorno; qualsiasi eccesso viene eliminato con le urine.
I soggetti suscettibili alla carenza di vitamine del complesso B sono: le donne in gravidanza, le mamme che allattano, i vegetariani, gli alcolisti, gli appassionati degli zuccheri, gli anziani, i soggetti con malassorbimento oppure coloro che assumono alcuni antibiotici per lunghi periodi di tempo.

I sintomi comprendono: cute oleosa e desquamante, nausea, cefalea, ansia, variazioni dell’umore, aritmie cardiache. La carenza di una vitamina B significa che è basso l’apporto di tutte le vitamine del complesso B. Se il medico suggerisce di assumere una maggior quantità di vitamine del complesso B, aumentate l’apporto quotidiano con supplementazioni multivitaminiche o complesso B piuttosto che singole vitamine B. La maggior parte non sono tossiche a meno che assunte in quantità veramente eccessive.

Vitamina B

Da tempo l`antica denominazione vitamina B è stata, sostituita dall`espressione complesso vitaminico B il quale comprende l`intero gruppo di sostanze caratteristiche per la loro idrosolubilità e per la loro comune provenienza (lieviti).

Le sindromi cliniche, dovute ad un insufficiente apporto predominante di uno o di un altro fattore del complesso, raramente sono pure: infatti, spesso persistono disturbi che richiedono impiego di altre vitamine, dopo che i principali sintomi sono scomparsi grazie alla somministrazione della vitamina deficiente. Nella pellagra, nella quale è predominante la carenza di vitamina PP, ad esempio, è possibile riscontrare carenze anche di altre vitamine del medesimo gruppo. I vari componenti del complesso vitaminico B presentano una tale diversità di struttura e di effetti fisiologici da dover essere separatamente esaminati.

Cianobalamina

Vitamina del gruppo B contenuta nella carne, nel pesce, nelle uova e nei prodotti caseari, che gioca un ruolo importante nella maturazione dei globuli rossi.

Vitamina B1

Vitamina idrosolubile che partecipa in particolare al metabolismo energetico delle cellule.

L’apporto raccomandato di vitamina B1 è di 1,1 mg per i bambini, gli adolescenti e le donne, e di 1,3 mg per i soggetti di sesso mas chile.
Il fabbisogno è più elevato in gravidanza, durante l’allattamento e nell’alcolismo cronico (in questo caso il fabbisogno aumenta perché gli apporti alimentari sono insufficienti).

La vitamina B1 è presente in numerosi alimenti: germe e involucro esterno dei cereali integrali, lievito di birra, legumi secchi, carne (soprattutto il maiale e frattaglie come fegato e rognone), pesce, uova, latte e prodotti caseari ecc. È sensibile all’azione del calore, all’ambiente umido, alla luce e al pH neutro e alcalino; le p erdite con la cottura variano a seconda degli alimenti e della modalità di preparazione.

Se il beriberi, dovuto a una carenza estrema di vitamina B1, è diventato raro nei Paesi industrializzati, esistono casi meno gravi di carenza, legata a un apporto alimentare insufficiente nei soggetti alcolizzati o sottoposti a nutrizione per infusione priva di integratori.
Le carenze provocano stanchezza, perdita di appetito e di peso, alterazioni neurologiche (polineurite), psichiche, cardiache e digestive, reversibili con la somministrazione di vitamina B1.

Il rischio di ipervitaminosi è molto remoto, in quanto la vitamina B1 diviene tossica solo a dosi molto elevate (superiori a 100 volte l’apporto quotidiano consigliato).

Fonti della vitamina B1

Le principali fonti naturali di tiamina sono il lievito, i cereali, che contengono la vitamina B, nella cuticola dei semi (pula), e alcuni vegetali (piselli, fagioli, ribes, noci, prugne). La carne suina e bovina, il fegato e le uova, sono fonti importanti di vitamina B. Nell’uomo, anche se in misura insufficiente, alcuni batteri intestinali sono in grado di sintetizzare la tiamina. Un transito intestinale normale e una secrezione gastrica sono indispensabili per l’assorbimento della vitamina B, la quale avviene attraverso l’intestino tenue. Il normale fabbisogno di vitamina B, nell’adulto, a dieta normale, è compreso tra 1 e 2 mg al giorno. Un apporto carente di vitamina B1 si osserva nei casi di consumo di alimenti molto raffinati (zucchero, riso brillato, etc.) o quando la vitamina in seguito a manipolazioni cui gli alimenti sono sottoposti (cottura, lavaggio, pelatura, cibi conservati, etc.) viene distrutta. Si può osservare un deficiente assorbimento intestinale della vitamina B, in seguito a malattie croniche del colon, vomiti, diarree e anche a seguito di una gastrectomia (vedi stomaco).

Nell’alcolismo cronico (vedi), nella gravidanza, nell’allattamento, nella crescita, la vitamina B1 è sottoutilizzata, poichè nelle circostanze fisiologiche suddette, ne aumenta il fabbisogno. La carenza di tiamina, associata alla carenza di altre vitamine, provoca il beri-beri (la avitaminosi B, è solo predominante). L’avitaminosi B1 pura è causa di una encefalopatia (Gayet-Wernicke) osservata quasi esclusivamente nell’alcolizzato, oppure di una cardiopatia carenziale, oppure di entrambe le patologie.

Vitamina B2

Vitamina idrosolubile che prende parte alle reazioni di produzione dell’energia necessaria alle cellule, per esempio il metabolismo dei lipidi, delle proteine e dei glucidi.

L’apporto giornaliero consigliato, compreso tra 0,8 e 1,6 mg al giorno per i bambini, è di 1,5 mg per le donne, gli adolescenti e gli uomini, di 1,8 mg per le donne in gravidanza e durante l’allattamento.

Le principali fonti alimentari di vitamina B2 sono il latte e i prodotti caseari, le uova, la carne (soprattutto le frattaglie), il pesce, le verdure a foglia verde e il lievito.

Questa vitamina è resistente al calore, ma molto sensibile alla luce e al pH alcalino; può passare in parte nell’acqua di cottura degli alimenti.

La carenza di vitamina B2, essenzialmente legata a malassorbimento digestivo, a un apporto alimentare insufficiente o a un consumo eccessivo di alcol, può comportare lesioni della cute e delle mucose e alterazioni oculari.

La somministrazione di vitamina B2 è indicata nella carenza corrispondente.

Fonti della vitamina B2

Le principali fonti di vitamina B2 sono di natura alimentare: prodotti vegetali (cereali e legumi verdi), lieviti, prodotti animali (fegato e reni). La vitamina B2 viene assorbita a livello dell’intestino tenue. Nell’adulto il fabbisogno giornaliero di questa vitamina è compreso tra gli 1, 5 e 2, 5 mg.

  • L’avitaminosi B2. La carenza di apporto di vitamina B2 è eccezionale in Italia (anche se può essere osservata in individui sottoposti a dieta comprendente un eccesso di grassi e zuccheri rispetto ai protidi) ma può essere osservata nel lattante, perché la maggior parte dei latti artificiali contiene riboflavina in quantità insufficiente. La carenza di assorbimento si manifesta contemporaneamente ad alterazioni della mucosa digestiva (ipocloridria) e può anche essere provocata, dopo la somministrazione di antibiotici, da modificazioni della flora intestinale.

La sintomatologia verte su:

  • sintomi oculari: sensazione dolorosa di sabbia sotto le palpebre, lacrimazione, bruciori, fotofobia, riduzione dell’acuità visiva, aspetto congestionato della cornea e della congiuntiva;
  • lesioni mucose: la gola è secca; compare una stomatite con lingua purpurea e atrofia liscia delle papille; le labbra si screpolano, diventando lisce e brillanti, di un colore rosso strano e presentano ragadi umidicce e crostose, con commissure labiali screpolate;
  • lesioni cutanee: consistono essenzialmente in una dermatite acneiforme del viso e, nelle forme più leggere, si limitano ad una ipersecrezione sebacea (nei solchi naso-genieni).

RDA: 1,7 mg per gli uomini, 1,3 mg per le donne, 1,6 mg per le donne in gravidanza Come altre vitamine del complesso B, aiuta a produrre energia dai carboidrati, dai lipidi, dalle proteine. Inoltre promuove la salute della pelle, dei capelli, delle unghie e delle membrane mucose. Aiuta la produzione dei globuli rossi, dei corticosteroidi e degli ormoni tiroidei; è necessaria per il corretto funzionamento dei nervi, degli occhi e delle ghiandole surrenali. Spesso viene utilizzata per trattare l’acne, l’anemia, la cataratta, la depressione.

Una dieta ben bilanciata fornisce alla maggior parte degli individui una quota adeguata di riboflavina, sebbene gli atleti e coloro che hanno bisogno di grandi quantità di energia possono richiedere dosi superiori all’RDA. Sono buone fonti: le frattaglie magre, la farina e il pane arricchiti, il formaggio, lo yogurt, le uova, le mandorle e i prodotti di semi di soia come il tofu, oltre che le verdure a foglie verdi, soprattutto i broccoli. È bene conservare questi cibi al buio, perché la luce solare degrada questa vitamina. Più suscettibili alle carenze sono gli alcolisti e gli anziani; i sintomi comprendono eritema cutaneo grassoso e desquamante, lesioni, soprattutto alle labbra e agli angoli della bocca, tumefazione, arrossamento e dolore della lingua, sensibilità alla luce, occhi pruriginosi e arrossati.

Sebbene siano disponibili delle supplementazioni, queste forniscono una dose di riboflavina superiore alla norma. È meglio apportare cambiamenti dietetici oppure assumere supplementazioni multivitaminiche. È meglio ingerire questa vitamina con i cibi che garantiscono un migliore assorbimento rispetto alle compresse assunte a stomaco vuoto.

Niacina, vitamina B3

RDA: 19 mg per gli uomini, 15 mg per le donne, 17 mg per le donne in gravidanza La niacina contribuisce a più del 50% dei processi vitali dell’organismo: aiuta a convertire il cibo in energia, costruisce i globuli rossi, sintetizza ormoni, acidi grassi, steroidi, mantiene la salute della cute, dei nervi, dei vasi sanguigni, dà un buon supporto all’apparato gastrointestinale, stabilizza la salute mentale, aiuta la detossificazione di alcuni farmaci e di altre sostanze chimiche nell’organismo. Inoltre, aiuta l’insulina a controllare i livelli di glicemia. La niacina è anche un farmaco potente in grado di ridurre i livelli di colesterolo e di trigliceridi nel sangue, di dilatare i vasi sanguigni per migliorare la circolazione, di alleviare la depressione, l’insonnia, l’iperattività. I cibi ricchi in niacina comprendono il fegato, il pollame, le carni magre, il pesce, le arachidi, il burro di arachidi, la farina arricchita. Se il soggetto assume una quantità sufficiente di proteine, probabilmente ingerisce anche adeguate quote di questa vitamina. In tal caso, il corpo è anche in grado di produrre niacina da un aminoacido come il triptofano, che è abbondante nel latte, nelle uova e nel formaggio.

I segni della carenza comprendono: cattiva digestione, diarrea, debolezza muscolare, perdita di appetito, dermatite che peggiora con l’esposizione al sole, lesioni al cavo orale, lingua arrossata e infiammata, cefalea, irritabilità, ansia, depressione. Le donne in gravidanza, quelle che allattano, gli anziani, gli alcolisti e gli ipertiroidei sono a rischio di carenza di niacina. La carenza grave causa una malattia chiamata pellagra, caratterizzata da diarrea, dermatite e alterazioni mentali. La pellagra era frequente nel passato finché si è scoperto che la niacina ne è la cura; attualmente la malattia è praticamente scomparsa grazie all’uso di farine arricchite in niacina e alla disponibilità degli altri cibi. Le supplementazioni multivitaminiche fanno aumentare in modo sicuro i livelli di niacina. Diventa tossica in elevate quantità e le megadosi dovrebbero essere assunte sotto stretto controllo medico. La nausea è il primo segno, che previene ulteriori assunzioni; l’uso eccessivo per periodi continuativi può causare un eritema cutaneo, con prurito e danno epatico.

Vitmaina B4

E’ così chiamato un derivato dell’acido nucleico, denominato anche adenina; la vitamina B4 è l’elemento nutritivo che favorisce l’elaborazione dei leucociti (leucopoiesi). Viene impiegata nel trattamento delle leucopenie, sebbene non esista, in realtà, una forma avitaminosica corrispondente, poiché la maggior parte delle proteine animali sono in grado di apportare adenina.

Vitamina B5

L’acido pantotenico è molto diffuso nel fegato, nel rene, nel cuore, nel tuorlo d’uovo, nel lievito di birra. La sintesi da parte dei batteri della flora intestinale è molto ridotta nell’uomo. La funzione dell’acido pantotenico è quella di entrare a far parte delle reazioni di acetilazione, di ossidazione e di sintesi degli acidi grassi e degli steroli, alla formazione dell’acetilcolina, alla detossicazione di varie sostanze estranee e specialmente di alcuni farmaci. Ha perciò una fondamentale importanza per la formazione e il funzionamento normale dei tessuti. Il fabbisogno giornaliero va da 5 a 15 mg nell’individuo adulto. Non è stata provata nell’uomo l’esistenza di una carenza di acido pantotenico.

L’apporto nutrizionale consigliato di vitamina B5 è di 2-4,5 mg per i bambini e di 5 mg per gli adolescenti e gli adulti.

La vitamina B5 è presente nella maggior parte degli alimenti: quelli che ne contengono in misura maggiore sono il lievito, la carne (soprattutto fegato e rognone), le uova, i prodotti caseari, i legumi secchi e il pesce.

Gli stati carenziali sono eccezionali e si osservano solo in caso di denutrizione importante o di nutrizione parenterale (per infusione) totale priva di integratori di vitamina B5. Causano stanchezza e disturbi digestivi (nausea, diarrea, dolore intestinale), cutanei (caduta dei capelli, ulcere) e neurologici (cefalea, sensazione di bru ciore alle estremità), che spariscono in seguito alla somministrazione farmacologica di vitamina B5.

EMDR: da 4 a 7 mg Il prefisso pan dell’acido pantotenico deriva dal termine greco che significa ovunque, che suggerisce l’abbondanza di questa vitamina. Tra le altre vitamine del complesso B, è necessaria per convertire il cibo in energia, produrre i globuli rossi, formare la bile, sintetizzare i grassi, gli steroidi prodotti dalle ghiandole surrenali, gli anticorpi, l’acetilcolina e altri neurotrasmet smissione dell’impulso nervoso. Questa vitamina, contenuta nelle lozioni e nelle creme a base di pantenolo, allevia il dolore delle scottature, delle ferite e delle abrasioni, riduce l’infiammazione cutanea, accelera la guarigione delle ferite.

È abbondante nella carne degli organi, nella carne scura del tacchino, nel salmone, nella crusca dell’avena, nel lievito di birra, nel riso non raffinato, nelle lenticchie, nelle arachidi, nei fagioli, nel mais, nei piselli, nelle patate dolci e nelle uova. Dosi eccessive possono comunque causare diarrea. La carenza non sembra possa verificarsi nell’uomo e può avvenire soltanto dopo un digiuno protratto per lunghissimi periodi di tempo. In caso di necessità, sono disponibili supplementazioni di acido pantotenico e pantotenato di calcio.

Vitamina B6

Vitamina idrosolubile che contribuisce in particolare al metabolismo di aminoacidi, glicogeno, steroidi, emoglobina, enzimi, alla s intesi di alcuni neurotrasmettitori (sostanze chimiche che permettono la trasmissione di impulsi nervosi) e alle reazioni immunitarie.

L’espressione “vitamina B6” è utilizzata per un gruppo di tre sostanze con funzioni analoghe: la piridossina, la più comune, la piridossamina e il piridossale.

L’apporto giornaliero consigliato è di 0,6-1,6 mg per i bambini e di 1,6-1,8 mg per gli adolescenti e gli adulti; leggermente più el evato per le donne in gravidanza e durante l’allattamento.

La vitamina B6 è presente in numerosi alimenti, tra cui il li evito, la carne (soprattutto fegato e rognone), il pesce, i cereali, i legumi freschi e secchi, la frutta (in particolare quella oleosa) e il latte.
Questa vitamina si altera alla luce.

Si osservano raramente carenze, possibili in caso di apporto alimentare insufficiente (in particolare negli alcolisti), di aum ento del fabbisogno, in corso di alcune malattie genetiche o di particolari trattamenti (assunzione di isoniazide, emodialisi). Si manifestano con dimagrimento, alterazioni cutanee (cute secca e pruriginosa), disturbi neurologici, glossite (infiammazione della lingua), anemia, irritabilità e depressione.

La somministrazione di vitamina B6 in formulazione farmacologica è indicata nella carenza corrispondente, nella polineurite (malattia del sistema nervoso periferico) e in patologie genetiche che ne alterano il metabolismo; è inoltre prescritta in caso di emodialisi e alimentazione per infusione. Il rischio di ipervitaminosi è scarso, poiché la vitamina B6 diviene tossica solo a dosi molto elevate (pari a 50 volte l’apporto quotidiano consigliato). L’assunzione prolungata di dosi impo rtanti di vitamina B6 può tuttavia essere all’origine di una polineurite. È controindicata in caso di trattamento con levodopa, un antiparkinsoniano.

RDA: 2 mg per gli uomini, 1,6 mg per le donne, 2,2 mg per le donne in gravidanza La vitamina B6 include una famiglia di sostanze che comprendono la piridossina, la piridossamina e il piridossale.
Questa vitamina supporta il sistema immunitario, la trasmissione dell’impulso nervoso (soprattutto nel cervello), il metabolismo energetico e la produzione dei globuli rossi. Talvolta viene prescritta come farmaco per alleviare la sindrome del tunnel carpale, le convulsioni nell’infanzia e la sindrome premestruale. Un dieta bilanciata fornisce la quantità sufficiente per la maggior parte degli individui. Cibi ricchi di questa vitamina sono: riso non raffinato, carne magra, pollame, pesce, banane, avocado, cereali integrali, mais, arachidi.

Gli individui a maggior rischio di carenza di vitamina B6 sono coloro che hanno problemi di malassorbimento come per l’intolleranza al lattosio o la malattia celiaca, i diabetici o gli anziani, le donne in gravidanza, che allattano oppure che assumono contraccettivi orali. Le carenze gravi sono rare, mentre quelle lievi possono causare acne, infiammazione della cute, insonnia, debolezza muscolare, nausea, irritabilità, depressione, stanchezza. Una supplementazione multivitaminica quotidiana è di solito raccomandata per aumentare i livelli di vitamina B6. L’assunzione sia di eccessive quantità che di dosi troppo basse può peggiorare la funzionalità dei nervi e la salute mentale. Se vengono mantenuti per diversi mesi livelli troppo elevati (da 2000 a 5000 mg), può sorgere dipendenza, sonnolenza con formicolii e insensibilità alle mani e ai piedi.

Questi sintomi di solito scompaiono quando viene ridotto l’apporto di vitamina B6 e di solito i danni non sono permanenti.

Vitamina B7

EMDR: da 30 a 100 mcg Con le altre vitamine del gruppo B, la biotina aiuta a convertire il cibo in energia ed è necessaria per la sintesi dei carboidrati, delle proteine e degli acidi grassi.
È particolarmente importante per la salute dei capelli,della cute e delle unghie.Tra i cibi che rappresentano una buona fonte di biotina troviamo il formaggio, il rognone, il salmone, i semi di soia, i semi di girasole, le arachidi, i broccoli, le patate dolci. La carenza di biotina è rara e non sono necessarie,in genere, le supplementazioni. È possibile sviluppare una carenza di questa vitamina a causa dell’uso di antibiotici per lunghi periodi di tempo, oppure quando si mangia con regolarità albume d’uovo crudo che contiene l’avidina, una proteina che blocca l’assorbimento della biotina da parte dell’organismo.

Visto che il latte materno contiene piccole quantità di biotina, i bambini allattati al seno possono esserne carenti anche se questa situazione è rara. I segni della carenza di biotina comprendono: un rash cutaneo oleoso e desquamante, perdita di capelli, nausea, vomito,dolori muscolari, perdita di appetito, lingua arrossata e infiammata, stanchezza. Le ricerche non hanno dimostrato livelli tossici per la biotina.

Vitamina B8

Vitamina idrosolubile sintetizzata da alcuni vegetali (lievito di birra) e microrganismi. La biotina permette l’incorporazione dell’anidride carbonica durante le reazioni metaboliche di glucidi, lipidi e aminoacidi. Viene introdotta nell’organismo con l’alimentaz ione.
Gli elementi che ne contengono in maggior quantità sono il f egato e il tuorlo d’uovo. La sua carenza è rara nell’uomo.

L’apporto nutrizionale consigliato è pari a 12-35 µg al giorno nell’infanzia, a 45-50 µg nell’adolescenza e a 50-60 µg in età adulta.

La vitamina B8 è presente in alcuni alimenti (lievito, carne, in particolare fegato e rognone, tuorlo d’uovo, prodotti caseari, alcuni legumi). È stabile al calore ma sensibile all’ossigeno e alla luce.

La carenza di vitamina B8, eccezionale, si manifesta con stanchezza, perdita di appetito, infiammazione della cute e della lingua (glossite), caduta dei capelli, nausea, convulsioni. Questa carenza insorge sempre in casi ben specifici: nutrizione parenterale senza integratori di vitamina B8 o malattie ereditarie del metabolismo di questa vitamina (deficit di enzimi come la biotinidasi o l’olocarbossilasi sintetasi).
La vitamina B8 è somministrata nella carenza corrispondente.

Vitamina B9

Vitamina idrosolubile del gruppo B che svolge un ruolo fondamentale nella formazione delle cellule dell’organismo. L’acido folico, intervenendo nella sintesi del DNA, ha importanza capitale nella produzione di nuove cellule nell’organismo. In particolare, è indispensabile per la formazione dei globuli rossi e delle altre cellule del sangue da parte del midollo osseo.

L’acido folico è presente in molti alimenti: fegato, latte, formaggi fermentati, verdure (asparagi, spinaci, cavoli verdi, carote). Il fabbisogno quotidiano è elevato: da 100 a 400 µg secondo l’età e lo stato psicologico dell’individuo. Un’alimentazione varia ed equilibrata ne apporta comunque una quantità sufficiente.

Si può osservare in caso di nutrizione insufficiente, disturbi dell’assorbimento (dovuti ad anomalie digestive), in gravidanza, durante l’assunzione di farmaci ad attività antifolica. La manifestazione principale è una varietà di anemia macrocitica detta anemia megaloblastica. Una carenza di acido folico nella fase iniziale della gravidanza aumenta per il feto il rischio di sviluppare la spina bifida (malformazione della colonna vertebrale). Come trattamento farmacologico viene quindi prescritta l’assunzione di acido folico per via orale (o del suo derivato, l’acido folinico, sotto forma di soluzione iniettabile).

Sostanza termolabile appartenente alle vitamine del gruppo B, assunta con gli alimenti (verdure a foglia verde, frutta, fegato).

Si tratta di un fattore essenziale per la sintesi degli acidi nucleici; esso interviene nella formazione del sangue (è essenziale nella maturazione dei megaloblasti, globuli rossi grandi) e nel metabolismo di alcuni aminoacidi. La vitamina B9 ha come fonti principali il lievito di birra, i legumi freschi a foglie verdi (spinaci, asparagi). Il fabbisogno giornaliero è dell’ordine di 15 mg circa. Una carenza di acido folico (è un acido antianemico, infatti) provoca disturbi nell’emopoiesi, anemia, disturbi della crescita.

Interviene, nella sua forma attiva di acido tetraidrofolico, in tutti i coenzimi folici, fondamentali per la crescita cellulare. Svolge azione sinergica con la vitamina B12, in particolare nell’eritropoiesi. La sua carenza provoca anemia megaloblastica, aumento dell’omocisteina, disturbi neurologici, gastrointestinali e dermatologici.

Una supplementazione di acido folico è utilizzata in gravidanza nella prevenzione delle malformazioni fetali del tubo neurale. Il suo dosaggio è utilizzato nella diagnostica delle anemie megaloblastiche.

RDA

RDA: 200 mcg per gli uomini, 180 mcg per le donne,400 mcg per le donne in età fertile La salute dei capelli, della cute, delle unghie, dei nervi, delle membrane mucose e del sangue dipende dall’acidofolico, talvolta chiamato vitamina B9, folacina, oppure folato. È un elemento fondamentale per l’RNA e il DNA (il materiale genetico che controlla i processi di crescita e di riparazione delle cellule), dà un supporto al sistema immunitario e aiuta a prevenire l’aterosclerosie il cancro delle mucose. Le fonti di acido folico comprendono: il fegato, il rene, l’avocado, i fagioli, le barbabietole, il sedano, le uova, le verdure a foglie verdi, le arachidi, i semi, i piselli, il succo d’arancia e i preparati di cereali per la prima colazione. Un dieta salutare dovrebbe fornire un’adeguata quantità di acido folico, ma il fabbisogno aumenta durante la gravidanza, in seguito a un trauma, con alcune malattie (soprattutto il cancro) e con l’utilizzo per lunghi periodi di tempo di farmaci come l’acidoacetilsalicilico e i contraccettivi orali. Le supplementazioni durante la gravidanza aiutano a evitare la nascita di bambini con la spina bifida e con palatoschisi. Per queste ragioni, gli esperti suggeriscono che attualmente tutte le donne in età fertile assumano 400mcg ogni giorno. Alte dosi non sono tossiche, ma possono mascherare le carenze di vitamina B12.

Quindi, è meglio aumentare l’apporto di acido folico con la dieta o con complessi multivitaminici che contengano basse quantità di folati, piuttosto che assumere prodotti a base di solo acido folico che dovrebbero essere utilizzati solo dopo prescrizione medica. Le carenze gravi possono causare l’anemia megaloblastica, una patologia caratterizzata da riduzione del numero dei globuli rossi che cambiano anche forma. I sintomi comprendono anche pallore, stanchezza, perdita di appetito, insonnia, diarrea, arrossamento e infiammazione della lingua. I soggetti a maggior rischio di carenza comprendono: gli alcolisti, i pazienti con patologie dell’apparato gastro-intestinale, gli adolescenti che si alimentano prevalentemente con diete particolarmente sbilanciate, le donne che assumono contraccettivi orali, le donne in gravidanza che non assumono delle appropriate supplementazioni.

Vitamina c

Una carenza di vitamina C è causa nell’adulto dello scorbuto che si manifesta con diffuse anomalie del tessuto connettivo (emorragie gengivali, cutanee, caduta dei denti, alterazioni ossee, ritardo nella cicatrizzazione delle ferite, tendenza al sanguinamento). Lo scorbuto in passato decimò, durante lunghi viaggi senza scalo, interi equipaggi di navi; i marinai si alimentavano unicamente di carne secca e biscotti e, conseguentemente, sviluppavano una malattia da carenza polivitaminica, in particolar modo di vitamina C.

Fin dal XVIII secolo si sapeva che poteva essere prevenuta somministrando succhi di frutta e verdure, e specialmente agrumi, molto ricchi di vitamina C. Il quadro clinico nell’adulto è dominato da manifestazioni emorragiche. La malattia inizia con un periodo di incubazione caratterizzato da segni generici come deperimento progressivo, l’astenia, dolori muscolari, l’ipotensione arteriosa. Cominciano poi a manifestarsi le emorragie, inizialmente sotto forma di petecchie, specialmente nelle zone del corpo più soggette a piccoli traumi ripetuti. Tra le zone più colpite le gengive, in quanto sono soggette a piccoli traumatismi durante la masticazione. Altre emorragie possono comparire, nei soggetti che stanno molto in piedi, in corrispondenza della pelle delle caviglie e dei piedi. In seguito compaiono emorragie nelle cavità articolari, nei muscoli e nelle zone maggiormente soggette a trazione.

Fonti della vitamina C

L’uomo soddisfa il proprio fabbisogno di vitamina C esclusivamente mediante apporti alimentari contrariamente alla maggior parte egli animali che sono in grado di sintetizzare la vitamina C.
Le fonti principali di vitamina C sono prevalentemente legumi e frutta freschi (fagioli, piselli, pomodori, pompelmi, ribes, limoni e arance, etc.); ma anche alcuni alimenti, quali il latte e la carne fresca, forniscono acido ascorbico. Durante la cottura degli alimenti l’acido ascorbico si disperde in modo quasi totale a causa del passaggio della vitamina nell’acqua di cottura, che di solito non viene utilizzata, e non a causa della cottura in quanto tale.

L’assorbimento della vitamina C avviene a livello dell’intestino tenue. Essa interviene nella respirazione cellulare come trasportatore di idrogeno e interviene nel metabolismo della sostanza fondamentale favorendo l’elaborazione del collagene, la formazione dei vasi, delle cartilagini e dell’osseina delle ossa e il buon funzionamento degli osteeoblasti. La vitamina C è anche uno dei fattori che agiscono sulla emopoiesi, stimolando la maturazione degli eritrociti e migliorando il riassorbimento del ferro. Il fabbisogno giornaliero nell’adulto è nell’ordine di 75-100 mg.; le malattie acute determinano un accrescimento di vitamina C.

Vitamina P o C2

Le sostanze che possiedono una attività vitaminica P denominate genericamente flavonoidi, sono la citrina, la rutina, la sculoside, presenti nella corteccia della castagna d’India. Tali sostanze sono essenzialmente caratterizzate dalla proprietà di aumentare la resistenza dei vasi alla rottura.
La vitamina P è contenuta in tutta la frutta (limoni, uva, prugne, etc.). Non sono noti bisogni giornalieri di cui l’uomo necessita; peraltro, non è ancora del tutto accertato che i flavonoidi siano vitamine vere e proprie. Una carenza di apporto vitaminico determina formazione di petecchie dovute ad una diminuzione della resistenza capillare.

Scorbuto

Malattia acuta o cronica dovuta a una carenza di vitamina C di origine alimentare. In passato lo scorbuto era endemico nelle carceri, sulle imbarcazioni e, in generale, in tutti coloro che non consumavano legumi né frutta fresca. Questa malattia, che dà luogo a emorragie, anomalie dell’ossificazione, alterazioni delle gengive, astenia e scarsa resistenza alle infezioni, guarisce con la somministra zione di vitamina C. Oggi la qualità e la varietà dell’alimentazione ne rende poco probabile l’insorgenza, tanto più che la dose di vitamina C necessaria a fini preventivi è molto piccola, dell’ordine di 20 mg al giorno.

Vitamina E

A tutt’oggi, a differenza di quelle riscontrate negli animali da laboratorio, nell’uomo non si sono potute osservare con certezza manifestazioni specifiche di avitaminosi allo stato puro; si pensa che la carenza di questa vitamina provochi disturbi della riproduzione e lesioni del tessuto muscolare.

Fonti della vitamina E

L’assorbimento della vitamina E, vitamina liposolubile, avviene attraverso l’intestino tenue e richiede, come tutti i grassi, l’intervento di sali biliari. L’uomo non è in grado di sintetizzare questa vitamina, le cui fonti non possono quindi essere che alimentari (uova, olio di arachidi, burro, germi di grano, piante verdi). L’azione di questa vitamina è poco nota e senza dubbio complessa; pare agisca sulla funzione genitale (la sua carenza provoca, infatti, negli animali disturbi della fecondazione e anomalie della gestazione) ed esercita, inoltre, un’azione sul tessuto muscolare (lesioni distrofiche) almeno nell’animale.

Toceferolo

Vitamina liposolubile indispensabile alla buona stabilizzazione delle membrane cellulari, al mantenimento dell’attività di alcuni enzimi, all’aggregazione piastrinica e alla protezione dei globuli rossi contro le sostanze ossidanti (per esempio i radicali liberi). Sembra inoltre che la vitamina E rallenti l’invecchiamento delle cellule; in base a numerosi e recenti studi si ritiene che svolga un ruolo protettivo contro la malattia coronarica (proprietà antiossidante).

L’espressione “vitamina E” è usata per designare un gruppo di quattro sostanze dette tocoferoli: l’a-tocoferolo (il più attivo), il ß-tocoferolo, il . Tocoferolo (la cui attività vitaminica è più ridotta), e il d-tocoferolo (praticamente inattivo).

L’apporto nutrizionale consigliato è di 6-12 mg per adolescenti e adulti.

Le fonti alimentari più importanti di vitamina E sono vegeta li (oli e margarine vegetali ricche di acidi grassi polinsaturi, frutta secca oleosa come le arachidi, germe di cereali, verdure a foglia v erde) e in secondo luogo animali (fegato, tuorlo d’uovo, burro). Questa vitamina è relativamente stabile al calore, alla luce e agli ambienti acidi, ma molto sensibile all’ossidazione e all’ambiente alcalino.

Nei Paesi industrializzati, la carenza di vitamina E è rara e si riscontra in contesti particolari: bambini nati prematuri, soggetti che soffrono di malassorbimento digestivo cronico (malattia di Crohn, resezione dell’ileo, la terza parte dell’intestino tenue) o di una malattia genetica (abetalipoproteinemia, alterazione del metabolismo dei lipidi, fibrosi cistica).

Questa carenza causa alterazioni ematologiche (anemia), neurologiche (malattie del sistema nervoso centrale), neuromuscolari (mio patie) e oftalmiche (alterazioni della retina); il trattamento co nsiste nella somministrazione farmacologica di vitamina E. Il r ischio di ipervitaminosi è molto scarso, poiché questa vitamina diventa tossica solo se assunta in dosi molto elevate (100 volte maggiori dell’apporto quotidiano raccomandato). È tuttavia sconsigliabile somministrarne forti dosi a soggetti in trattamento con anticoagulanti contenenti antivitamina K (rischio di sovradosaggio di questa sostanza).

Vitamina F

Non esiste un’avitaminosi umana F; nella cavia l’avitaminosi F indotta determina disturbi nella crescita e lesioni renali. Le fonti principali di tale vitamina sono tutti gli olii vegetali. Poiché non esiste una alimentazione totalmente priva di grassi, è difficile stabilire il bisogno giornaliero di tale vitamina, la quale pare agire sul metabolismo dei lipidi. Gli acidi grassi insaturi permettono di ottenere miglioramenti in alcuni stati patologici che interessano la pelle e sono stati usati come preventivi nell’aterosclerosi (vedi). Non essendo noto il fabbisogno giornaliero della vitamina F, si preferisce consigliare non tanto di consumare acidi grassi insaturi in aggiunta alla normale dieta, quanto di sostituire grassi animali nell’alimentazione con grassi vegetali, più ricchi di vitamina F; in caso di ipercolesterolemia si consiglia di utilizzare olii di semi, e non di oliva.

Vitamina H

La biotina è fornita in parte dagli alimenti (latte, formaggi, lievito, tuorlo d’uovo, rene, fegato), in parte dalla sintesi batterica intestinale ed esplica un’azione fisiologica ancora poco nota. La vitamina H interviene nel corso della biosintesi degli acidi grassi. Il fabbisogno giornaliero di biotina si aggira sui 20 mg. La carenza di tale vitamina determina dermatite e disturbi psichici.

Vitamina K, menadione, fitonadione

Rda:

80 mcg per gli uomini, 65 mcg per le donne È necessaria in quantità piccole, ma indispensabile per la sintesi di proteine essenziali, soprattutto della coagulazione, ma anche per la funzionalità renale e il metabolismo osseo. In natura è presente in due forme che richiedono la presenza di grassi nella dieta per poter essere assorbite. I batteri che vivono nell’intestino producono circa metà della quantità necessaria per l’organismo; il resto viene dalla dieta. Cibi che rappresentano delle buone fonti sono: gli spinaci, i cavoli, i broccoli, oppure altre verdure con le foglie, il fegato di manzo, il tè verde, il formaggio, il miglio.

Le carenze sono estremamente rare negli adulti, ma possono colpire anche i neonati finché il loro intestino non arriva a contenere una quota adeguata di batteri che la producono. Per poter favorire la coagulazione nei neonati, le madri possono assumere supplementazioni di vitamina K prima del parto e i bambini di solito ne ricevono una dose intramuscolo subito dopo la nascita. In altri casi, le supplementazioni non sono né necessarie, né raccomandate. Dosi superiori a 500 mcg possono essere tossiche oppure causare alcune reazioni allergiche e devono necessariamente essere prescritte dal medico. Grosse dosi di vitamina E possono interferire con gli effetti della vitamina K sulla coagulazione.

Vitamina PP

Vitamina idrosolubile che partecipa alle reazioni di ossidoriduzione della cellula. La vitamina PP, detta anche vitamina B3, comprende due composti: l’acido nicotinico e la nicotinamide.

L’apporto nutrizionale consigliato di vitamina PP è di 6-10 mg al giorno nel bambino, 11-14 mg nell’adolescente e nell’adulto, 16 mg in gravidanza e durante l’allattamento.

Le principali fonti alimentari di vitamina PP sono la carne, il pesce, le uova, il lievito, i cereali e i funghi. L’organismo può anche produrla a partire da un aminoacido, il triptofano. La vitamina PP è stabile alla luce, al calore e resistente all’ossidazione.

La carenza di vitamina PP, detta pellagra, è rara e è causata sia da apporti alimentari insufficienti, sia da interazioni farmacologiche in cui sono implicati alcuni antitubercolari e antiparkinsoniani.
Nei Paesi industrializzati colpisce soprattutto gli anziani, gli alcolisti e i soggetti nutriti per via parenterale (per infusioni) totale senza integrazioni. Si manifesta con stanchezza, perdita di appetito, alterazioni cutanee, digestive, psichiche ed ematologiche; si tratta con la somministrazione farmacologica di vitamina PP.

L’assunzione di alte dosi di acido nicotinico permette di ridurre efficacemente il tasso sanguigno di colesterolo; essendo però spesso mal tollerata, non è più praticata.

Fonti della vitamina PP

Le fonti della vitamina PP sono simili a quelle degli altri componenti del gruppo B. I batteri della flora intestinale possono sintetizzare la vitamina, la quale è assorbita dall’intestino tenue e si diffonde rapidamente nel sangue e nei tessuti. Il fabbisogno giornaliero dell’acido nicotinico è compreso tra i 10 e i 18 mg al giorno. La sua carenza provoca la pellagra (da cui il nome del fattore: Pellagra Preventing).