Tumore al seno

Tumore al seno: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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Ogni mese il seno va incontro a delle modificazioni transitorie legate al ciclo mestruale e possono anche formarsi dei noduli. Nel 90% dei casi non hanno nulla a che vedere con un tumore, ma un nodulo va comunque sempre esaminato per escluderlo. I noduli compaiono più facilmente nei lobuli (piccoli “sacchi” che producono il latte) oppure nei dotti che trasportano il latte ai capezzoli, ma talvolta si localizzano anche al tessuto non ghiandolare.

Alcuni sono benigni, cioè non invadono altri tessuti, altri sono maligni o cancerosi. La capacità di metastatizzare, cioè di disseminarsi, è comune a tutti i tumori maligni. Una volta raggiunte certe dimensioni, è più facile che un tumore maligno possa disseminarsi in altri punti dell’organismo attraverso la circolazione sanguigna e linfatica. I diversi tipi di cancro del seno crescono e si disseminano con velocità diverse.

Alcuni richiedono anni, altri si disseminano rapidamente. Anche il maschio può essere colpito da cancro della mammella, ma si tratta dello 0,5% di tutti i tumori del seno. È il più frequente dei tumori nelle donne: il rischio per una donna di sviluppare il cancro del seno durante la vita è di una su nove. È il sesto per frequenza di tutti i tumori del mondo occidentale e rappresenta un terzo di tutti i tumori che colpiscono il sesso femminile. Segue soltanto il cancro colorettale e il cancro dei polmoni come mortalità. Due su tre delle donne con tumore al seno hanno più di 50 anni, il resto dei casi di solito si verifica tra i 39 e i 49 anni.

Fortunatamente, se riconosciuto precocemente, può essere trattato con successo. Nei tumori localizzati trattati chirurgicamente la probabilità di sopravvivenza a 5 anni è del 90%. Una volta che si è disseminato, è difficile ottenere la sua eradicazione e i trattamenti per lo più sono in grado di controllare la malattia per un certo numero di anni. Il miglioramento dei controlli e delle terapie ha fatto sì che oggi 7 su 10 donne con cancro della mammella sopravvivano a 5 anni dalla diagnosi e più della metà a 10 anni.

Le due principali categorie di cancro del seno sono il cancro lobulare e quello duttale. Entrambi hanno diversi sottotipi. Di solito all’inizio il tumore è piccolo e localizzato.

Sintomi del tumore al seno

Negli stadi precoci il cancro del seno non dà sintomi. Col suo progredire, possono essere osservati i seguenti segni: tumefazione a livello ascellare; dolore o tensione nella mammella; un nodulo nel seno; spesso è il primo segno di un tumore; di solito non dà dolore, anche se talvolta può dare una sensazione di fastidio; un appiattimento o una retrazione cutanea visibile alla mammella; qualunque variazione nell’aspetto (profilo, consistenza, temperatura) della mammella; un’area cutanea arrossata con l’aspetto a buccia d’arancia è di solito sintomatica di un tumore in stadio già avanzato; cambiamento dell’aspetto del capezzolo, come una retrazione o un infossamento, prurito o bruciore o comparsa di un’ulcerazione.

Un’estroflessione a margini netti del capezzolo è il segno della malattia di Paget, un tumore localizzato; una secrezione dal capezzolo, chiara, ematica o di un altro colore; talvolta è causata da problemi benigni, ma può anche essere un segno di tumore.

Rivolgetevi al medico se…

Ad uno o ad entrambi i seni compare un nodulo o un dolore persistente o se vi sono variazioni dell’aspetto. La causa potrebbe anche non essere un tumore, ma deve comunque essere diagnosticata.
Avete dei linfonodi tumefatti al cavo ascellare. In genere questo può essere il segno di un tumore.

Cause del tumore al seno

Non sono note le cause, ma sono ben conosciuti i fattori di rischio del cancro alla mammella. Molte donne considerate ad alto rischio, comunque, non svilupperanno il tumore, mentre molte di coloro che lo sviluppano non sembrano avere specifici fattori di rischio evidenziabili. Tra i fattori di rischio principali ci sono l’età avanzata e una storia familiare di tumore al seno. Una donna che ha avuto un nodulo benigno, ha un rischio appena superiore, mentre il rischio è altissimo nelle donne che hanno già avuto in precedenza un cancro al seno o alle ovaie. Una donna con la madre, la sorella o una figlia con il tumore al seno, molto probabilmente svilupperà la malattia, soprattutto se più di uno di questi parenti stretti è stato colpito. I ricercatori hanno identificato un gene che pensano sia responsabile dei casi familiari di cancro della mammella.

Una donna su 200 ne è portatrice. La presenza di questo gene predispone la donna a sviluppare il cancro della mammella, ma non significa necessariamente che ne verrà colpita. Le donne in menopausa (e ciò in genere vuol dire oltre i 50 anni) hanno più probabilità di avere il tumore rispetto alle donne non ancora in tale condizione. Sembrerebbe che tra le donne non ancora in menopausa, quelle di colore ne siano più affette di quelle di razza bianca. È sempre più evidente una relazione tra il tumore e gli ormoni. I ricercatori ritengono che tanto più una donna è esposta agli ormoni estrogeni, tanto più è a rischio.

Gli estrogeni danno alle cellule il segnale per dividersi, se queste presentano qualche anormalità, il segnale di divisione potrebbe stimolarle a diventare cancerose. L’esposizione agli estrogeni e al progesterone va e viene durante tutta la vita ed è influenzata dall’età di comparsa e scomparsa delle mestruazioni e dall’età al primo parto. Il rischio è aumentato se le mestruazioni compaiono prima dei 12 anni, se il primo figlio è a 30 anni o più, se la menopausa interviene dopo i 55 anni e se il ciclo ha una durata inferiore o superiore alla media di 26-29 giorni.

La pillola a scopo anticoncezionale e il trattamento sostitutivo ormonale sembrerebbero pure indurre un maggior rischio, ma non vi sono ancora dati conclusivi. Anche la terapia con alte dosi di radiazioni è un rischio, mentre non lo è una comune mammografia. Se esiste qualche legame con l’alimentazione è ancora discusso. L’obesità è un fattore di rischio e anche la regolare assunzione di alcolici può favorire il tumore. Molti studi sembrano aver evidenziato che le donne con una dieta troppo ricca di grassi sono più soggette alla malattia.

Una dieta contenente meno del 20% delle calorie totali come grassi potrebbe, secondo alcuni ricercatori, avere un effetto protettivo nei confronti del tumore mammario.

Diagnosi del tumore al seno

La risposta al trattamento è buona se la diagnosi è precoce. Oltre ad un annuale checkup, tutte le donne una volta al mese dovrebbero effettuare l’autoesame del proprio seno (vedi alla voce Problemi al Seno). La mammografia (una radiografia con radiazioni a basse dosi) dovrebbe essere eseguita tra i 35 e i 40 anni. Dopo i 40 anni questo esame dovrebbe essere eseguito ogni 2 anni e dopo i 50 ogni anno. Le donne con dei fattori di rischio noti dovrebbero consultarsi con il proprio medico per definire il calendario di sorveglianza più adeguato. Qualunque ipotetico rischio derivante dal sottoporsi alla mammografia è ampiamente superato dai vantaggi che si ottengono.

Un nodulo mammario può essere identificato alla mammografia anche due anni prima che diventi palpabile. Molti test consentono di distinguere un nodulo benigno da un cancro. La palpazione del nodulo dà già delle informazioni importanti: una cisti benigna si apprezza in genere come un fagiolo rotondo e scivoloso, mentre un tumore può essere più consistente e adeso ai tessuti circostanti. Spesso alla mammografia e all’ecografia l’aspetto di un nodulo benigno è diverso da quello di un nodulo maligno. La diagnosi di certezza può essere effettuata con un agoaspirato o con una biopsia per esaminare il campione di cellule prelevate. Nel caso si confermi la presenza del tumore, occorre definire la sua estensione ed eventuale diffusione. Diverse sono le indagini impiegate a tal scopo.

Le cellule tumorali possono essere analizzate per valutare la presenza o l’assenza di recettori ormonali ed individuare così quei tumori che potrebbero rispondere ad un trattamento ormonale specifico. Altri particolari esami consentono di poter definire la probabilità di metastasi e il rischio di recidiva dopo il trattamento.

Geni responsabili del tumore al seno

Un gruppo di ricercatori dell’università inglese di Cambridge ritiene di avere individuato quattro geni che potrebbero essere correlati allo sviluppo del tumore al seno; esaminando in laboratorio i tessuti prelevati da 53 pazienti, gli scienziati hanno focalizzato lo studio sull’obbiettivo di individuare i geni che potrebbero costituire una base per il trattamento di questa patologia. Secondo C. Caldas, il capoprogetto, utilizzando tecniche all’avanguardia per la ricerca sul Dna i ricercatori sono riusciti a individuare quattro nuovi geni coinvolti nello sviluppo dei tumori. Caldas ritiene che questa scoperta non sia solo un progresso verso la comprensione dei meccanismi della patologia, ma che segni un passo importante anche da un punto di vista metodologico. Il tumore al seno è uno dei cancri più diffusi, con più di un milione di nuovi casi all’anno, secondo le statistiche dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro.

In molti casi questa patologia è causata da danni alla struttura genetica che colpiscono le donne nel corso della loro vita; i tumori ereditari al seno e alle ovaie sono legati alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2. Il gruppo di ricerca condotto da Caldas ha utilizzato la tecnica dei Dna microarray, che consente agli scienziati di analizzare le caratteristiche di più geni contemporaneamente. Questa tecnologia dovrebbe permettere una velocizzazione delle ricerche e, di conseguenza, della messa a punto di nuove terapie. I primi risultati indicano che i tumori con copie multiple di geni sono i più aggressivi. Secondo Caldas questa ipotesi, se confermata, richiede lo sviluppo di terapie specifiche e mirate.

Terapia e cura del tumore al seno

Nel caso del cancro al seno, la tempestività della diagnosi e del trattamento sono fondamentali. Prima di intraprendere un trattamento valutate tutte le possibilità: consultatevi con il vostro medico ed altri specialisti, chiedete a chi ha già avuto la malattia e chiedete un secondo parere in un centro altamente specializzato per la cura del cancro. Trovate il medico in cui avete fiducia e non prendete decisioni affrettate. Un breve ritardo tra la diagnosi ed il trattamento non compromette nulla.

Medicina convenzionale

Il trattamento dipende da quanto il tumore è disseminato, dall’età della paziente e dal suo stato di salute generale. In genere il trattamento, quando possibile, è innanzi tutto chirurgico ed è seguito da diverse combinazioni di radioterapia, chemioterapia o terapia ormonale. L’approccio chirurgico standard era un tempo in tutti i casi la mastectomia radicale, cioè la rimozione completa dellamammella, dei tessuti adiposo e muscolare circostanti e dei linfonodi. Se il tumore è riconosciuto precocemente, oggi, è possibile anche la semplice nodulectomia, la rimozione del nodulo maligno e dei linfonodi sotto il braccio.

Questo intervento, nei tumori allo stadio precoce, seguito dalla radioterapia, chemioterapia e terapia ormonale, è risultato efficace tanto quanto l’intervento radicale. In altri casi può essere eseguita la mastectomia radicale modificata che comporta la rimozione del tumore e dei tessuti circostanti, lasciando però in tatto gran parte del tessuto muscolare con degli esiti molto meno deturpanti dell’intervento completamente radicale. Nei tumori disseminati, la radioterapia e la chemioterapia sono l’approccio di prima linea. I tumori ormonosensibili possono trarre beneficio dalla terapia ormonale; dei diversi farmaci estrogenosoppressori oggi disponibili, il più usato è il tamoxifene.

Molti ricercatori stanno studiando diverse forme di immunoterapia; manipolando il sistema immunitario si pensa si possa migliorare le capacità dell’organismo di contrastare il tumore. Per maggiori informazioni sulla radioterapia, chemioterapia e altri trattamenti, vedi alla voce Cancro.

Dopo l’intervento, degli esercizi regolari  possono aiutare a recuperare la mobilità e a ridurre l’impaccio muscolare. Per ridurre il fastidio della radioterapia, evitate di portare il reggiseno o vestiti che possono irritare la zona, mantenete la pelle ben pulita e arieggiata.

Chirurgia ricostruttiva della mammella

La nodulectomia non è così deturpante come la chirurgia della mammella di un tempo, ma anche la mastectomia può esserlo meno. Alcune donne dopo l’intervento scelgono di portare una protesi, altre un intervento ricostruttivo. Per molto tempo questo è consistito nell’impianto di una protesi al silicone dietro la cute o il tessuto muscolare. Dopo che alcune donne hanno accusato la protesi di essere responsabile di alcune malattie autoimmuni che le hanno colpite, nel 1992, queste sono state ritirate dal mercato. In seguito gli studi non hanno confermato alcun legame tra le malattie autoimmuni e le protesi al silicone, pur evidenziando comunque alcuni effetti collaterali di queste.

Oggi sono ampiamente usate protesi riempite con soluzioni saline. I chirurghi possono anche utilizzare tessuti prelevati dall’addome, dalla schiena o da altri punti per ricostruire la mammella. I risultati sono notevoli, ma l’intervento è costoso e complesso, causa ulteriori cicatrici e può determinare cedimento dell’area dove il tessuto è stato prelevato.

Farmaci per la terapia del tumore al seno

Secondo uno studio internazionale, un nuovo tipo di trattamento consentirebbe di ridurre la ricomparsa di forme tumorali dopo l’intervento chirurgico al seno. Il rischio è stato ridotto di un terzo nelle donne sottoposte prima a trattamento con tamoxifene che sono poi passate a un nuovo farmaco, exemestane, rispetto alle pazienti che hanno mantenuto il trattamento con il primo farmaco. Il nuovo farmaco (Aromasin) ha inoltre evidenziato effetti collaterali meno pesanti. Secondo il dottor R.C. Coombes, dell’Imperial College School of Medicine di Londra, che ha condotto lo studio, i medici passeranno al trattamento con il nuovo farmaco grazie ai vantaggi dimostrati nel ridurre il rischio di recidive, anche se ritiene che sia necessario approfondire la ricerca dell’attività a livello molecolare del nuovo principio. Lo studio ha riguardato 4.742 donne in menopausa in 37 nazioni, colpite da tumore al seno correlato all’azione degli estrogeni.

I risultati non si applicano a donne in premenopausa né a pazienti colpite da tumori al seno di altra tipologia. Normalmente il trattamento di questo tipo di patologia consiste nell’intervento chirurgico e in una successiva somministrazione quotidiana di tamoxifen in pillola; tuttavia, in molte pazienti le cellule tumorali sviluppano resistenza al farmaco, che può anche provocare gravi effetti collaterali. Questi problemi hanno spinto la ricerca nel campo di farmaci ormonali, che sopprimono la produzione di estrogeni bloccando l’effetto dell’enzima aromatasi. In particolare, tamoxifen si lega a siti specifici delle cellule tumorali per evitare che gli estrogeni ne permettano la crescita. Questi inibitori sono noti dagli anni Settanta, ma la loro elevata tossicità ne ha limitato l’utilizzo. Prodotti più recenti sono maggiormente tollerati, ma provocano comunque danni alle ossa, un problema particolarmente grave nelle pazienti più anziane.

Fra le donne che sono passate alla terapia con exemestane, 54 sono morte per tumore al seno, contro le 67 nel gruppo trattato solo con tamoxifen. Complessivamente, il 91,5% delle pazienti trattate con exemestane non è stata colpita da tumore tre anni dopo il cambio di trattamento, contro l’86,8% di chi ha continuato la vecchia terapia. Secondo la dottoressa J. Smith, questo studio conferma una tendenza già evidenziata nella cura delle patologie tumorali ed è uno sviluppo molto promettente.

Medicina alternativa

Terapie complementari

Come per tutti i tumori, non vi sono terapie alternative accettabili. Quelle di seguito riportate dovrebbero essere considerate delle misure preventive o delle opzioni complementari da utilizzare assieme al trattamento convenzionale.

Yoga

La cicatrice dopo l’intervento per il tumore al seno potrebbe limitare i movimenti del braccio. Per mantenere maggiore elasticità nei tessuti e rendere più forti i muscoli, provate l’esercizio Scalare il Muro. Mantenendo una distanza di circa 30 cm dal muro, con i piedi leggermente divaricati, appoggiate le mani alla parete.

Lentamente fate “camminare” le vostre mani sul muro, portandole più in alto che potete, ma fermatevi immediatamente non appena avvertite qualsiasi dolore. Ripetete l’esercizio 5 volte al giorno, con l’obiettivo di arrivare a poter portare le mani al di sopra dell’altezza del vostro capo. Come per tutti gli esercizi che possono essere eseguiti dopo un intervento chirurgico, chiedetene il parere e l’approvazione al vostro medico.

Stile di vita

L’esercizio aerobico svolto con regolarità può essere d’aiuto nella donna a rischio di sviluppare il tumore. Alcuni studi hanno riportato che le donne fisicamente allenate hanno il 50% in meno di rischio rispetto alle donne che non praticano alcuna attività fisica. Questa può anche aiutare le pazienti a meglio tollerare gli effetti dei trattamenti radianti e chemioterapici.

Medicina psicosomatica

Rilassare la mente è certo d’aiuto nel superare lo stress mentale e fisico associato alla malattia. Oltre alla meditazione e allo yoga, molte persone trovano utile la terapia strutturata in gruppi di supporto. Uno studio retrospettivo di 10 anni su 86 donne con tumore metastatizzato ha dimostrato che i gruppi di supporto e l’autoipnosi durante il trattamento convenzionale consentono alla paziente di sentirsi meglio e di avere una sopravvivenza superiore di 18 mesi rispetto alle altre.

Nutrizione e dieta

La dieta può avere un ruolo importante nella prevenzione. In generale, i grassi possono aumentare il rischio di sviluppare il cancro al seno, mentre la frutta, le verdure e i cereali possono ridurlo. I cibi preparati con latte intero e derivati, carne e i fritti ad alte temperature dovrebbero divenire dei fatti occasionali. Il menu può essere arricchito con frutta fresca e verdure e basare i piatti elaborati sui cereali ed i legumi. In questo modo introdurrete una abbondante quota di fibre disintossicanti, vitamine e minerali ritenuti protettivi verso il cancro della mammella come la vitamina A, C, D ed E, il calcio, il selenio e lo iodio.

Alcuni medici raccomandano alle pazienti e alle donne ormai guarite di prendere dei supplementi di antiossidanti. Alcuni cibi contengono fitoestrogeni, deboli estrogeni vegetali che possono essere utili nei casi di tumori sensibili agli ormoni. In teoria i fitoestrogeni bloccano l’ingresso degli estrogeni nel tessuto mammario. Ridurre gli estrogeni può ridurre la probabilità di sviluppare il tumore e, se questo già è presente, potrebbe rallentare la velocità di moltiplicazione delle cellule.

I fitoestrogeni sono contenuti nei cereali, nella soia, nelle olive, nelle carote, nelle susine, nelle mele, nelle patate dolci e nelle noci di cocco.

Dieta a base di fibre

Una dieta a basso contenuto di grassi ed elevato contenuto di fibre porta a una riduzione dei livelli di estrogeni nel sangue delle donne colpite da tumore al seno; questo potrebbe contribuire a mantenere la patologia sotto controllo, dal momento che questo tipo di tumore talvolta è stimolato dagli estrogeni presenti nell’organismo femminile. Il responsabile dello studio, C.L. Rock (University of California) ritiene che i risultati dello studio indicano come la composizione della dieta, in particolare l’aumento del consumo di fibre, può influenzare i livelli di steroidi nelle donne. Studi precedenti che avevano esaminato questa correlazione non hanno ottenuto risultati accurati a causa della diminuzione di peso avvenuta nelle pazienti esaminate. Il team di ricercatori californiani ha studiato 291 donne per un periodo medio di due anni dopo la diagnosi di tumore al seno. Le pazienti sono state divise in due gruppi; uno ha seguito una dieta basata sulle linee guida specifiche per la prevenzione del cancro, con un consumo elevato di verdura e frutta e un basso consumo di grassi, inoltre ha partecipato a dodici incontri per approfondire la tematica della dieta anticancro, mentre l’altro gruppo ha seguito un’alimentazione basata su indicazioni di tipo generico.

Nel primo controllo, un anno dopo la diagnosi, le pazienti del primo gruppo avevano modificato in modo significativo la loro alimentazione, diversamente da quelle del secondo gruppo; in nessuno dei due gruppi si sono registrate diminuzioni sensibili di peso. I ricercatori hanno verificato che la riduzione degli estrogeni era direttamente correlata all’aumento del consumo di fibre. Secondo Rock, questi risultati illustrano con chiarezza almeno un meccanismo mediante il quale è possibile ridurre il rischio di contrarre il tumore al seno mediante l’alimentazione, inoltre queste osservazioni sono utili per tutte quelle patologie in cui entrano in gioco i livelli di steroidi, come quelle correlate alla funzione ovulatoria e alla fertilità.

Studi effettuati sull’alimentazione

I risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori svedesi indicano che una limitazione nell’apporto calorico a un’età precoce svolge una funzione protettiva contro il tumore al seno. La ricerca ha coinvolto circa 7.300 donne svedesi con meno di quarant’anni ricoverate in ospedale per anoressia nervosa fra il 1965 e il 1998. I ricercatori hanno notato che queste pazienti hanno sviluppato tumori al seno in una percentuale inferiore del 53% rispetto alla popolazione femminile svedese in generale. In particolare il minor rischio è stato pari al 23% nelle donne che non avevano avuto figli e al 76% fra le madri. La dottoressa K.B. Michels, della Harvard Medical School di Boston, afferma che la riduzione delle calorie negli animali è uno dei metodi più efficaci per ridurre la possibilità di contrarre tumori, mentre non era affatto chiaro se lo stesso risultato fosse applicabile agli esseri umani.

Sempre secondo Michels, i risultati di questa ricerca indicano che anche negli esseri umani il controllo nell’apporto calorico ha una sua importanza nei confronti di queste patologie, benché ora la ricerca relativa al tumore al seno si stia concentrando in particolare sugli effetti della dieta nelle donne più giovani, perché secondo Michels, in età successive pare che l’influenza dell’alimentazione in questo senso sia decisamente minore. Michels e i suoi colleghi si apprestano a investigare sui meccanismi che sono alla base di questo apparente effetto protettivo; secondo la ricercatrice vi sono due ipotesi principali: che la riduzione calorica influenzi la crescita e lo sviluppo delle cellule del seno oppure che siano coinvolti i livelli inferiori di estrogeni e fattori di crescita indotti dalla limitazione calorica.

Prevenzione del tumore al seno

Esaminatevi il seno una volta al mese; una volta all’anno fate un checkup medico; dopo i 50 anni, sempre una volta all’anno, la mammografia. Iniziate più precocemente a sottoporvi a questo esame, se nella vostra famiglia il cancro alla mammella è ricorrente. Basate la dieta principalmente su cereali, frutta, verdure e pesce. Se usate la pillola anticoncezionale, discutete con il medico i vantaggi e gli svantaggi.
Se appartenete ad una categoria ad alto rischio, discutete con il vostro medico o con il ginecologo su come affrontare i sintomi della menopausa senza una terapia con estrogeni.

È importante scoprire il tumore il più precocemente possibile poiché più il tumore è piccolo più elevate saranno le possibilità di guarigione.

Esistono diversi esami che possono essere utilizzati per la prevenzione del tumore al seno.

Mammografia

Permette di identificare i tumori del seno prima che questi siano palpabili; per questo motivo viene utilizzato come test basilare nei programmi di screening ed è sempre utilizzato in quei casi dove si sospetta un carcinoma indipendentemente dall’età della donna.
In alcuni casi, a giudizio del radiologo, potrebbe essere necessario affiancare alla mammografia anche un’ecografia.
La mammografia “digitale” permette di effettuare delle indagini più sensibili e allo stesso tempo riduce la dose di radiazioni necessarie per effettuare l’esame.
Il rischio di sviluppare un tumore a causa delle radiazioni ricevute durante l’esame è molto ridotto se non ipotetico.

La visita senologica

Durante la visita senologica il proprio medico curante o uno specialista in senologia effettuerà un esame della mammella al fine di rilevare la presenza di noduli o di altri segni clinici. La visita senologica non è sufficiente a escludere completamente la presenza di un tumore mammario. Eventuali risultati devono essere affiancati da altri esami.
Importante inoltre sottolineare come questo esame possa essere un momento per la donna di approfondire con il proprio medico le proprie conoscenze circa il tumore mammario.

L’autoesame

E’ un controllo che dovrebbe essere effettuato dalla donna stessa ogni mese attraverso l’autopalpazione e l’osservazione del seno. La tecnica da utilizzare per il controllo deve essere insegnata da un medico. L’autopalpazione è un ottimo metodo per acquisire familiarità con il proprio seno e aumentare la possibilità di percepire eventuali cambiamenti persistenti da porre all’attenzione del proprio medico. Una leggera spremitura del capezzolo al fine di individuare eventuali secrezioni è un ulteriore controllo utile da effettuare.

L’ecografia

L’ecografia non può essere utilizzata come unico test per il tumore mammario non rilevabili tramite palpazione, ma offre importanti informazioni nella diagnosi di lesioni nodulari benigne. Attualmente non è quindi possibile utilizzarla come singolo test ad esclusione di casi particolari come la giovane età della paziente.

Prelievi per mezzo di ago

Quando gli esami hanno scoperto una lesione sospetta è necessario procedere con un prelievo. Se l’ago è sottile permette l’esame citologico dei frammenti se è più grande permette l’esame istologico. L’esame guida di questi prelievi è solitamente l’ecografia, ma se la lesione è stata individuata solamente con Risonanza Magnetica Mammaria sarà quest’ultima a guidare il prelievo.

Risonanza magnetica

La RM è generalmente (ad esclusione di casi specifici) considerata un esame integrativo dell’ecografia e della mammografia. E’ comunque necessario effettuarla prima di qualsiasi intervento chirurgico al fine di individuare l’unifocalità, la multifocalità e la multicentricità della lesione. La RM permette di individuare tumori non riconoscibili con altri test, ma soffre di un discreto numero di falsi positivi. I controlli periodici tramite RM sono consigliati nella donna senza sintomi solo in caso di rischio genetico elevato.