Depressione

Depressione: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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La depressione è una malattia psichiatrica che provoca una riduzione della vitalità e un abbassamento del tono dell`umore: l`ammalato ha la sensazione che la vita non valga la pena di essere vissuta.
Stato patologico caratterizzato da umore triste e afflizione, associati a una riduzione dell’attività psicomotoria e a disinteresse intellettuale.
Nell’uso comune il termine può rivestire diversi significati, dal semplice “sentirsi giù” a disturbi psichiatrici più seri.

Sintomi della depressione

I tratti specifici dei disturbi depressivi sono insieme psichici e fisici e raggiungono la massima intensità di notte o all’inizio della giornata.
Sul piano psichico il soggetto è di umore triste, con perdita di motivazioni, autosvalutazione, difficoltà di concentrazione, paura del futuro e ansia. La sofferenza morale può indurre a prendere in esame l’ipotesi del suicidio, tanto più che il soggetto ha una perce zione del trascorrere del tempo anormalmente rallentata.

I depressi sono accomunati da un senso inconscio di “perdita dell’oggetto” che li spinge a ritorcere contro di sé i rimproveri e l’aggressività di norma destinati all’oggetto perduto, il che li rende preda di un forte senso di colpa e d’impotenza. Sul piano fisico il depresso soffre di disturbi dell’appetito, problemi digestivi, cefalee, palpitazioni, affaticamento, insonnia e alterazioni della libido.

La malattia può insorgere ad ogni età, ma è più frequente in due periodi della vita: fra venti e trent’anni e sopra i cinquant’anni; le donne sono colpite tre volte più spesso degli uomini. La depressione è causata da una carenza delle sostanze chimiche necessarie per il normale funzionamento del sistema nervoso. Questo sistema funziona grazie all’azione di diverse sostanze sintetizzate dal cervello durante il sonno. Normalmente, nel cervello queste sostanze sono presenti in quantità sufficiente per le richieste di base, più una riserva per gli imprevisti e le emergenze: come un conto in banca, in cui si tiene una riserva per fronteggiare le spese straordinarie. Nella depressione, manca questo capitale di riserva. Questo esaurimento delle riserve può essere stato provocato da due cause. Il paziente può essere stato sopraffatto da un pesante carico emotivo: un lutto, un matrimonio denso di conflitti, una malattia. Questa forma della malattia è chiamata depressione reattiva. In caso contrario, la carenza di sostanze chimiche può essere dovuta a motivi costituzionali.

Il paziente ha normalmente una bassa riserva di queste sostanze e una leggera accentuazione delle normali fluttuazioni nella sintesi delle sostanze chimiche è sufficiente a scatenare uno stato depressivo. Questa forma della malattia è chiamata depressione endogena. Alcuni evidenti disastri emotivi come la morte e la perdita di un parente stretto durante l’infanzia possono rendere più suscettibili a sviluppare una forma depressiva nell’età adulta. Uno stato di ansia o di infelicità possono provocare insonnia, e questa aumenta il rischio che si sviluppi la depressione. I sintomi della depressione sono leggermente diversi nelle forme endogene e in quelle reattive.

La depressione reattiva colpisce più spesso le persone sotto i quarant’anni di età. Il paziente si sente infelice e incapace di affrontare la vita di tutti giorni; non riesce ad addormentarsi facilmente e si sente esausto al risveglio; la spossatezza aumenta ancora nel corso della giornata. Tipicamente, chi soffre di depressione reattiva tende ad incolpare gli altri del suo stato d’animo; è frequente un dimagrimento di qualche chilo. Chi soffre di depressione endogena, deperisce mentalmente e fisicamente; soffre di stitichezza, non ha appetito, e può perdere anche dieci chili di peso in un mese.

Questi pazienti riescono ad addormentarsi senza particolari difficoltà, ma si svegliano molto presto e non riescono più a riprendere sonno. La vita sembra intollerabile, soprattutto al mattino, e il paziente accusa se stesso di questo stato di cose; non riesce a prendere una decisione, a concentrarsi, o ad agire in modo efficiente.

Cause della depressione

Molte forme depressive insorgono in seguito a un evento doloroso (lutto, abbandono coniugale, licenziamento ecc.) o in concomitanza con un particolare momento della vita (il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, l’invecchiamento, un fallim ento o persino un successo). Talvolta queste forme vengono definite reattive. La depressione può instaurarsi anche nel corso di una malattia fisica (ictus cerebrale, epatite) ed essere scatenata da uno squilibrio ormonale o endocrino (ipotiroidismo). In alcun i casi, la sindrome depressiva appare connessa all’evoluzione di un disturbo nevrotico o psicotico.

Infine alcune forme molto gravi, come la melanconia (psicosi caratterizzata da un dolore morale intenso con desiderio di morte), hanno una causa in parte ereditaria: in quest’ultimo caso si parla di depressione endogena.

Evoluzione della depressione

Il principale rischio connesso alla depressione è il suicidio, particolarmente temibile nelle forme melanconiche, nelle fasi acute dei disturbi psicotici e nei soggetti anziani.

Diagnosi della depressione

Nella maggior parte dei casi, è molto semplice diagnosticare uno stato depressivo. Il medico può richiedere degli esami del sangue, per controllare che il deperimento non sia dovuto ad uno squilibrio ormonale, come l’ipertiroidismo (vedi) o a qualche malattia cronica. Essere depressi è come essere chiusi in una stanza e non averne la chiave.

Terapia e cura della depressione

Oltre al trattamento con antidepressivi o stabilizzatori dell’umore, si consiglia sempre una psicoterapia, talvolta di indirizzo psicoanalitico.

Depressione nell’adolescente

La depressione nell’adolescente, pur essendo simile a quella dell’adulto (ansia, senso di inferiorità, umore triste), se ne differenzia per una minore inibizione, un atteggiamento più distaccato che abbattuto, un senso di vuoto e di abbandono più che di fallimento.
Peraltro, uno stato depressivo può celarsi dietro sintomi ingannevoli (depressione mascherata): disturbi del comportamento (fuga, collera, gusto morboso per il rischio), anoressia, bulimia: l’adolescente lamenta malanni fisici (stanchezza, mal di testa o di stomaco) e ha problemi scolastici. La principale complicanza della depressione adolescenziale è il passaggio all’atto (delinquenza, tossicomania, suicidio).

Depressione nell’anziano

La depressione nell’anziano assume manifestazioni molto diverse.
La forma più grave è la melanconia, che consiste in un dolore morale intenso accompagnato da idee preconcette e manie di persecuzione, ipocondria (timore ingiustificato di essere malato) e deterioramento dello stato generale. Altre forme si manifestano con insonnia, alterazioni del carattere, ripiegamento interiore, affezioni psicosomatiche diverse, talvolta uno pseudodeterioramento intellettivo che può simulare una demenza (depressione pseudodemenziale). Il trattamento in questi casi prevede la somministrazione di antidepressivi e di alcuni sedativi (ansiolitici, ipnotici non barbiturici). La predisposizione del medico all’ascolto rimane comunque indispensabile per aiutare l’anziano a ritr ovare il proprio ruolo in seno alla società e mantenere le proprie attitudini fisiche e psichiche.

Caratteristiche dell’ipocondria

Malattia di pertinenza psichiatrica caratterizzata dal fatto che il soggetto vive con il terrore continuo di essere ammalato fisicamente dei più vari disturbi e si sottopone a continui controlli medici.

Si tratta di una sindrome molto diffusa che si riscontra, in grado variabile, negli ansiosi, nei depressi, negli psicoastenici. Nelle forme gravi assume un carattere delirante e allucinatorio. Il trattamento, generalmente difficile, dipende dalla struttura psicologica del soggetto. Nella maggior parte dei casi si basa sull’assunzione di sedativi, associata a misure igieniche (rilassamento, attività fisica) e a psicoterapia. Gli interessi dei pazienti ipocondriaci sono completamente accentrati sul loro stato di salute e sull’ossessiva ricerca di nuovi sintomi preoccupanti, che vengono descritti al medico con dovizia di particolari e molta fantasia. Questi ammalati dichiarano assoluta fiducia nei medici e nelle cure, ma hanno invece una notevole tendenza ad abbandonare le terapie dopo breve tempo e a rivolgersi continuamente ad altri medici e a sottoporsi a nuovi trattamenti. Obiettivamente di solito non è riscontrabile alcun segno preciso di malattia, che contrasta in modo stridente con la fiorente produzione di sintomi che il paziente lamenta. Sono consigliabili cicli di psicoterapia ed eventualmente farmaci antidepressivi.

Depressioni maggiori

La depressione “”maggiore”” è una malattia che ha di solito un andamento ciclico e ricorrente; talora però può esaurirsi in un solo episodio. Può far parte di una forma nella quale gli episodi depressivi si alternano a fasi di esaltazione dell’umore dette fasi maniacali (psicosi maniaco-depressiva). La depressione “”maggiore”” è caratterizzata da una gravità molto più elevata rispetto a quella nativa e da una notevole pericolosità.

Sintomi della depressione maggiore

Il sintomo cardinale è il negativismo, una tendenza a non fare, a non agire, che si riflette nei discorsi del paziente (incapacità di proiettarsi nel futuro anche solo con l’immagine, rifiuto di affrontare la propria condizione, mancata richiesta di aiuto) e nel suo stesso atteggiamento, caratterizzato da movimenti rallentati, impacciati. L’alimentazione viene spesso ridotta o sospesa, il sonno viene sostituito da una sorta di stupore vigile nel quale il paziente è immerso completamente e dal quale sembra non volere uscire. La situazione è particolarmente pericolosa perché in questa fase il depresso ha una forte tendenza al suicidio e può metterlo in atto anche senza il minimo preavviso. Per questo motivo i casi accertati di grave depressione “”maggiore”” devono essere trattati in ambiente ospedaliero, dove è possibile una sorveglianza continua.

Terapia e cura della depressione maggiore

Il trattamento degli episodi depressivi maggiori si basa su un supporto psicoterapeutico e sulla somministrazione dei potenti farmaci antidepressivi oggi disponibili (triciclici). Questi farmaci sono di solito in grado di rimuovere il blocco depressivo perlomeno quanto basta a stabilire un fecondo contatto psicoterapeutico col paziente e soprattutto a fargli superare il suo completo negativismo.

Gli antidepressivi sono farmaci potenti che devono essere assunti solo su prescrizione del medico e sotto il suo diretto controllo. Non bisogna dimenticare che, spesso, il paziente depresso desidera la morte, ma proprio a causa della sua depressione, non ha l’energia necessaria per tentare il suicidio. I farmaci antidepressivi hanno come primo effetto quello di ridurre il negativismo del paziente, che trova così la volontà di agire e può mettere in atto i suoi propositi di suicidio. Nelle forme più gravi di depressione, il trattamento farmacologico deve essere eseguito in ambiente ospedaliero. Anche la scelta del farmaco non è semplice: i farmaci antidepressivi sono numerosi, e di solito è impossibile prevedere quale farmaco sarà efficace in un dato caso: è per questo motivo che il medico prova diversi farmaci, partendo da un basso dosaggio e aumentandolo progressivamente.

Se il paziente non è gravemente depresso e la terapia viene eseguita a domicilio, il medico può chiedere al paziente di riferirgli gli effetti e i disturbi provocati da ogni farmaco, e basare la scelta della terapia proprio su queste impressioni del paziente. Questo è, in effetti, il modo migliore per impostare la terapia antidepressiva, e non è un segno di indecisione o di scarsa esperienza del medico. Oltre alla terapia farmacologica, è molto importante l’appoggio psicologico da parte del medico e dei parenti: soprattutto nella fase più acuta della depressione, è inutile e, anzi, pericoloso, fare appello alla buona volontà del paziente; il consiglio di farsi forza, di reagire, di cercare delle distrazioni spesso ha come unico risultato quello di deprimere ulteriormente l’ammalato. É invece utile lasciare che il depresso si comporti da ammalato, evitargli le decisioni e le preoccupazioni, lasciare che si riposi, e circondarlo di affetto e comprensione.