Ipertensione arteriosa: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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Anomalo aumento, permanente o parossistico, della pressione arteriosa a riposo.

Descrizione dell’ipertensione arteriosa

La pressione sanguigna subisce un rialzo normale come risposta all’attività fisica. Si parla di ipertensione arteriosa per valori oltre i 140 mmHg per la pressione massima, o sistolica, e gli 85 mmHg per la pressione minima, o diastolica. Quando la minima è inferiore a 85 mmHg non si ha mai ipertensione: le ipertensioni puramente sistoliche sono di origine emotiva e legate allo stress. Per contro, queste soglie possono essere superate nel soggetto anziano, perché la pressione sanguigna subisce un rialzo con l’età. Al contrario, i valori sono inferiori nel bambino.

Nella maggior parte degli individui ipertesi non è possibile individuare alcuna causa evidente. L’ipertensione detta essenziale potrebbe essere dovuta a una vasocostrizione (riduzione di calibro dei vasi sanguigni) funzionale, fonte di ischemia renale (insufficienza da apporto ematico al rene). Ne deriverebbe un’eccessiva liberazione nel sangue di una sostanza chiamata renina, responsabile della conversione dell’angiotensinogeno (sostanza plasmatica di origine epatica) in angiotensina, che produrrebbe ipertensione. In alcuni soggetti l’eccesso di sodio nell’alimentazione gioca un ruolo importante: si osserva un aumento della contrazione delle arteriole che crea una resistenza al flusso di sangue.

Cause dell’ipertensione arteriosa

L’ipertensione arteriosa potrebbe essere inoltre legata a fattori genetici. Nel 10% dei pazienti, tuttavia, questa patologia ha una causa, è cioè secondaria. In tal caso, può essere dovuta a una malattia renale, a una patologia delle ghiandole surrenali o alla stenosi di una o entrambe le arterie renali. In occasione della prima gravidanza (soprattutto se gemellare), alcune giovani donne presentano un rialzo della pressione, in genere transitorio, detto ipertensione arteriosa gravidica. Questo fenomeno è sempre preceduto da ritenzione di acqua e sodio, che comporta un notevole aumento di peso e rientra tra i sintomi della tossiemia gravidica, scompare dopo il parto e non si ripresenta in occasione di gravidanze successive. Tuttavia, sono soprattutto il tabagismo e l’obesità ad aumentare il rischio di ipertensione arteriosa, osservata talvolta nelle donne che assumono contraccettivi orali.

Sintomi dell’ipertensione arteriosa

I sintomi maggiormente rivelatori sono quelli cerebrali: cefalea, soprattutto nella seconda metà della notte e al risveglio, mancanza di equilibrio durante la stazione eretta o la deambulazione, perdita della memoria, dispnea, disturbi oculari (visione offuscata, perdita transitoria della vista ecc.). I sintomi cardiaci (difficoltà respiratoria, angina pectoris) o renali, come la poliuria (secrezione di urina in quantità abbondante) o la pollachiuria (frequenza eccessiva delle minzioni), sono meno frequenti. Tuttavia, capita molto spesso che l’ipertensione arteriosa non dia alcun segno e venga alla luce nel corso di un esame di routine. La scoperta di quest’anomalia impone la ricerca delle sue ripercussioni cardiache, renali, cerebrali e oculari.
Infatti, tra le complicanze dell’ipertensione non trattata figurano ictus cerebrale, emorragia meningea, insufficienza cardiaca, lesioni renali e retinopatia. Una severa crisi ipertensiva può determinare confusione mentale e convulsioni.

Terapia e cura dell’ipertensione arteriosa

Il trattamento deve essere rivolto, quando possibile, alla causa.
L’intervento chirurgico è efficace in alcune forme di origine ben precisa: stenosi delle arterie renali (trattata con angioplastica), malattia di uno o entrambi i reni, tumori della ghiandola surrenale.
Tra le ipertensioni curabili con approccio medico, figurano quella da nefrite acuta e quella gravidica. In tutti i casi, si impone un regime di vita rigoroso: è importante bandire il lavoro pesante e gli sforzi eccessivi, combattere lo stress, all’occorrenza seguire una dieta dimagrante, smettere di fumare. Queste prescrizioni devono essere più rigorose in caso di ipertensione grave in un paziente giovane.

Nelle forme ipertensive severe e in caso di fenomeni evolutivi (emorragia meningea, emiplegia), si rende necessario il riposo. In genere è indicato un regime alimentare iposodico. Attualmente si possono tenere sotto controllo tutte le forme di ipertensione, ma i trattamenti sono efficaci solo nel periodo in cui sono seguiti: non appena vengono sospesi, l’ipertensione torna a manifestarsi.

I ß-bloccanti, oltre a possedere proprietà ipotensive, hanno la prerogativa di rallentare il battito cardiaco. Sono controindicati in caso di bradicardia (frequenza cardiaca inferiore a 50 battiti al minuto) e asma. I diuretici eliminano il sodio e l’acqua, ma i loro effetti sul potassio (kaliemia) richiedono il controllo medico. I calcioantagonisti hanno un’azione vasodilatatrice sulle arterie. Gli ACE-inibitori, che impediscono la formazione di angiotensina e inibiscono la secrezione di aldosterone, possono venire associati ai diuretici. Questi farmaci bloccano l’azione dell’angiotensina sui suoi recettori arteriosi. Gli antidepressivi centrali, come la clonidina, agiscono sul tronco dell’encefalo (dove ha sede il centro regolatore della pressione arteriosa) e favoriscono il sonno. I vasodilatatori periferici aumentano il calibro dei vasi sanguigni, la gittata cardiaca e renale. Tutti questi farmaci vengono prescritti sia separatamente, se l’ipertensione è di grado moderato, sia variamente associati.

È importante che il trattamento prosegua regolarmente perché una sospensione inopportuna espone il paziente a un brusco aumento della pressione arteriosa (fenomeno di rimbalzo) e, eventualmente, a problemi cardiaci, cerebrali, renali ecc.

Antipertensivo

Farmaco impiegato nel trattamento dell’ipertensione arteriosa.

La scelta tra i diversi antipertensivi e l’eventuale associazione di più farmaci sono correlate all’età, alle patologie associate e alla tolleranza al prodotto.

Effetti dei vari tipi di farmaci antipertensivi

Gli antipertensivi centrali (clonidina e metildopa) agiscono sul controllo cerebrale dell’apparato cardiovascolare e riducono gli effetti vasocostrittori periferici. Rischiano di provocare bradicardia e sonnolenza.

I diuretici favoriscono l’eliminazione di sodio e acqua nelle urine, riducendo il volume di liquido nei vasi, quindi la loro pressione. Tra gli effetti indesiderati vi sono ipokaliemia, disidratazione e insufficienza renale.

Gli inibitori dell’enzima di conversione impediscono l’azione ipertensiva del sistema renina-angiotensina. Possono determinare tosse secca e, più raramente, reazioni allergiche quali orticaria ed edema di Quincke.

I ß-bloccanti agiscono direttamente sul miocardio (muscolo cardiaco). Se utilizzati in maniera impropria rischiano di aggravare i disturbi della conduzione e la bradicardia.

I calcioantagonosti rilassano le fibre muscolari contenute nelle pareti arteriose. Gli effetti indesiderati, rari, possono associare insufficienza cardiaca a edema degli arti inferiori.

Gli antipertensivi riducono i valori della pressione arteriosa sistolica (massima) e diastolica (minima) al fine di prevenire le complicanze dell’ipertensione. Poiché queste possono comparire anche dopo alcuni anni, il trattamento deve essere protratto per un lungo periodo.
Sono necessari controlli regolari per verificare l’efficacia della cura, l’assenza di un calo eccessivo di pressione e di eventuali effetti indesiderati.

Prevenzione dell’ipertensione arteriosa

Per prevenire l’ipertensione arteriosa si raccomanda, oltre a una condotta di vita sana e una dieta equilibrata (riduzione di grassi, tabacco, alcol e sale), di dedicarsi a una o più attività fisiche: camminare, correre, andare in bicicletta, nuotare o fare ginnastica. In caso di ipertensione arteriosa moderata, per la quale sia stato o meno prescritto un trattamento, la pratica regolare e moderata di sport di resistenza può contribuire a una normalizzazione dei valori.