Malattie mentali: pazzia, apatia, demenze, oligofrenia, allucinazioni e illusioni

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Pazzia

Il concetto di pazzia si è andato modificando talora anche radicalmente con il cambiare delle convenzioni sociali che hanno caratterizzato le varie epoche; non si può pertanto individuare una nomenclatura ed una classificazione che abbiano un valore assoluto.

Il problema è reso ancora più complesso dal fatto che i confini fra la normalità e la patologia in campo psichiatrico sono notoriamente sfumati per loro natura. Freud amava parlare di “”psicopatologia della vita quotidiana””; un esame anche superficiale degli aspetti più eclatanti di alcune malattie mentali (che forse ci farebbero definire chi ne è affetto “”pazzo”” senza esitazione) rivela facilmente la notevole identità con alcuni dei comportamenti banali di tutti i giorni delle persone cosiddette normali.

Apatia

In medicina questo termine sta ad indicare l`indifferenza affettiva caratteristica di alcune malattie mentali. L`apatia è un sintomo tipico della psicosi depressiva e delle fasi iniziali della schizofrenia.

Sintomi dell’apatia

L’apatia si manifesta con riduzione dell’attività motoria in generale, ma in particolare dell’iniziativa, abbassamento del tono dell’umore, espressione preoccupata del volto o sguardo assente, accentuazione della lordosi (torace ricurvo in avanti), idee pessimistiche, riduzione dell’appetito. Quando questi fenomeni sono associati tra loro ed assumono un andamento peggiorativo, oppure rimangono stabili nel tempo, si può parlare di psicosi depressiva. La schizofrenia è un’altra delle malattie mentali nella quale caratteristicamente si descrive il soggetto apatico. Anche qui è una questione di evoluzione della malattia. Inizialmente il soggetto schizoide (cioè con personalità abnorme) può essere apatico, ma prevale uno stato di ambiguità affettiva e pertanto si avranno momenti di interesse a situazioni di esaltata originalità. Successivamente si ha una netta deviazione verso un atteggiamento di chiusura con il mondo esterno: il soggetto vive nel suo mondo patologico, caratterizzato dal susseguirsi di deliri e allucinazioni, il comportamento è privo di finalismo, diventa apatico. Anche qui, però, l’apatia non è che una manifestazione spesso transitoria, in quanto la caratteristica dello schizofrenico rimane sempre l’ambiguità e il comportamento contraddittorio.

Demenze

Le demenze sono caratterizzate da un deficit intellettivo acquisito nel corso degli anni. Semplificando si potrebbe affermare che se deficente è chi ha sempre avuto scarse facoltà intellettive, demente è chi le ha perse in parte o del tutto nel corso degli anni. Si riconoscono tre forme di demenza: presenile, senile, arteriosclerotica semplice. I parametri da valutare nelle varie forme di demenza sono i seguenti: la memoria, l’affettività, il giudizio di realtà e di verità.

Per quanto riguarda il primo, si rilevano precoci disturbi della memoria nella forma presenile. Negli altri casi, spesso il sintomo non viene riconosciuto, rientrando fra quelli che sono i normali disturbi dell’invecchiamento. Analogamente si può dire per i disturbi dell’affettività che, se compaiono precocemente, possono segnalare un iniziale stato di demenza, mentre più tardivamente vengono spesso misconosciuti. Le capacità di giudizio sono alterate in ogni forma di demenza, anche in grado elevato.

La demenza senile inizia in maniera caratteristica attorno ai 60-65 anni. É un difetto grave del giudizio di realtà e di verità dell’affettività e della memoria, differenziandosi dalla forma semplicemente arteriosclerotica, che ha esordio con caratteristiche psicopatologiche di tipo depressivo.

Oligofrenie

Le oligofrenie sono malattie mentali croniche in cui si ha un congenito, insufficiente sviluppo intellettivo. Oligofrenia fenilpiruvica (da deficit metabolico di una sostanza detta fenilalanina), cretinismo e idiozia sono le forme più comuni. Ogni grave deficenza funzionale a carico del sistema nervoso centrale può, comunque, se compare precocemente alla nascita, determinare una oligofrenia a carattere permanente.

Sintomi dell’Oligofrenia

Vengono definiti oligofrenici i pazienti affetti da gravi alterazioni del sistema nervoso di natura malformativa o da disturbi del metabolismo di origine genetica o ormonale. Questi pazienti non sono autosufficienti, e spesso sono incapaci di controllare gli sfinteri e di alimentarsi da soli; di solito non sono capaci di parlare; a volte emettono suoni inarticolati o poche parole o frasi stereotipate.

Terapia e cura dell’Oligofrenia

Di solito, i pazienti affetti da Oligofrenia non possono essere recuperati in alcun modo a una vita autosufficiente. Solo alcune forme di oligofrenia su base dismetabolica, se identificate molto precocemente, prima che siano comparsi danni irreversibili a carico del sistema nervoso, possono essere curate con pieno successo. Un esempio di queste forme curabili è costituito dall’idiozia fenilpiruvica. Il Q.I. degli oligofrenici è molto basso; essi necessitano di ricovero a vita in istituti. Si tratta di una condizione primitiva, in contrasto con la demenza.

Allucinazioni

Disturbo di natura psicosensoriale consistente in una percezione senza oggetto. In altre parole, è una percezione che viene avvertita dal soggetto come vera, ma senza che vi siano stati stimoli sensitivi.
Percezione di un oggetto non reale. Occorre distinguere l’allucinazione dall’illusione (percezione deformata di un oggetto reale), dall’interpretazione delirante (falsa interpretazione di una percezione esatta) e dall’allucinosi (il soggetto si rende improvvisamente conto che la sua percezione allucinatoria è senza oggetto).

Le allucinazioni caratterizzano psicosi (psicosi allucinatoria cronica, schizofrenia, delirio ecc.), malattie neurologiche (encefalite, epilessia), uso di sostanze intossicanti (allucinogeni, psicostimolanti, cocaina, alcol ecc.). Sono generalmente visive (macchie colorate) e uditive (rumori, voci), ma possono essere anche di tipo gustativo, olfattivo e tattile. Di natura psichica, le allucinazioni sono caratterizzate dall’intrusione nel pensiero del soggetto di informazioni deliranti o falsi ricordi che possono condizionarne le azioni.

Un’allucinazione può restare isolata, lasciando soltanto un’impressione passeggera di stranezza, oppure combinarsi con altri sintomi, come accade nel delirio; in tal caso, il paziente reagisce lottando contro l’allucinazione, rifuggendone o restandone affascinato. In assoluta assenza di patologie, possono presentarsi allucinazioni al momento dell’addormentamento o del risveglio.
Contro le allucinazioni i neurolettici (antipsicotici) sono efficaci e il ricovero ospedaliero può rassicurare il malato. Per combattere il fenomeno occorre tuttavia trattare la causa profonda della sua insorgenza.

Cause delle allucinazioni

Le allucinazioni sono un fenomeno assai frequente in psichiatria, potendosi presentare in tutte le psicosi e nelle tossicosi (da alcool, cocaina, LSD, ecc.). Tuttavia bisogna ricordare che fenomeni allucinatori possono essere presenti in individui sani o ritenuti tali. Secondo l’apparato sensoriale interessato, si distinguono: allucinazioni acustiche, tra le più frequenti, a contenuto minaccioso o persecutorio; le allucinazioni visive, come ad esempio le zoopsie, nella crisi avuta da alcolismo cronico detta delirium tremens (vista di insetti e altri piccoli animali repellenti); vi sono poi le allucinazioni olfattive, gustative, tattili. In base al loro contenuto, le allucinazioni possono essere elementari (scintille, ronzii, fischi), oppure complesse (frasi o interi discorsi).

Allucinosi

Si tratta di falsamenti della percezione intermedi fra allucinazioni vere e illusioni. In questo caso l’ammalato ha una percezione non provocata da alcuno stimolo sensoriale, ad esempio vede piccoli insetti non evocati da macchie sul pavimento o da giochi di luce o d’ombra, e quindi ha delle allucinazioni, ma poco tempo dopo le respinge.

Pseudoallucinosi

Ancora diverse sono le pseudoallucinazioni o allucinazioni psichiche, che l’ammalato avverte dentro di sé: ne sono esempi la sensazione di sentire una voce che comanda di comportarsi in un certo modo, o la sensazione di avere un’altra persona dentro di sé. Le pseudoallucinazioni sono tipiche delle forme gravi di schizofrenia.

Paranoia

Nel campo delle malattie psichiatriche la paranoia viene comunemente classificata come una psicosi cronica in cui la presenza di un più o meno marcato delirio si accompagna ad allucinazioni acustiche o visive e ad idee cosiddette di riferimento.

Sintomi della paranoia

Caratteristiche della paranoia sono le idee di riferimento nel senso che i soggetti pensano che molti eventi esterni abbiano in qualche modo influenza sulla propria esistenza per lo più in senso negativo senza apparente motivo; il delirio che va insinuandosi nei processi mentali è in genere di tipo persecutorio ma può anche avere carattere di gelosia o di grandezza; sono tipici i comportamenti di diffidenza nei confronti degli altri che siano conosciuti o meno, le abitudini di vita possono essere bizzarre con sensazione soggettiva di onnipotenza che si manifesta nei modi più svariati. Queste persone possono essere, malgrado la loro situazione, particolarmente colte ed intelligenti e se avvicinate in particolari momenti può essere difficile accorgersi del loro stato.

Cause della paranoia

Come nella gran parte delle malattie psichiatriche appartenenti al gruppo delle psicosi sono state fatte numerose ipotesi circa le cause che possano condurre ad una tale situazione: alcuni sostengono teorie di tipo genetico poiché sono note forme che si ripetono in determinati gruppi familiari con frequenza superiore alla media. Altri studiosi ammettono la possibilità che alterazioni neurochimiche modifichino il funzionamento delle attività cerebrali con conseguenze di questo genere ed in tal caso queste ipotesi potrebbero spiegare non solo la paranoia ma praticamente tutte le malattie del gruppo delle psicosi.

Infine, sulla spinta delle teorie psicoanalitiche di Freud, sono numerose le ipotesi cosiddette psicodinamiche: qualsiasi malattia della mente troverebbe origine non solo all’interno dei soggetti ma dall’interazione tra questi e l’ambiente socio-culturale circostante. Purtroppo allo stato attuale delle ricerche in questo oscuro campo della clinica medica non si è ancora in grado di capire gli intimi meccanismi che stanno alla base dei processi mentali più profondi.

Illusioni

Più frequenti negli individui sani e, quindi, da tenere distinte dalle allucinazioni, sono le cosiddette illusioni (più frequenti le illusioni ottiche). Le illusioni vanno ritenute deformazioni di percezioni reali, ossia interpretazioni errate di sensazioni realmente avvenute. Così, ad esempio, una macchia sul muro può essere interpretata come la testa di un mostro e lo sgocciolare di un rubinetto come un suono di minaccia. Contrariamente alle allucinzioni, che l’ammalato ritiene sempre reali, le illusioni vengono rapidamente respinte da chi le ha provate: così, una persona nevrotica può pensare in un primo momento di vedere un animale in un angolo buio della stanza, ma immediatamente dopo si rende conto che questo non è possibile: e infatti, quando torna a guardare, l’illusione è scomparsa.

Disturbi dell’affettività

A livello dell’affettività prevale, specie in fase iniziale, un sentimento di grande e penosa perplessità, di inquietudine e di ansia, connesse alla dolorosa esperienza dissociativa. Certe volte emergono pulsioni aggressive; altre volte, invece, il tono affettivo è dominato da una depressione anche grave; più raramente dall’euforia.

Ma il disturbo dominante è quello che deriva dall’autismo con un ripiegamento nella propria interiorità e la rinuncia ad una partecipazione alla realtà. Da ciò si ha una perdita di curiosità di interessi e di iniziative e l’angosciante incapacità di reagire emotivamente nei confronti del prossimo e degli eventi fino alla completa apatia. Questo “”vuoto affettivo”” può, in certi casi, esprimersi con la perdita di ogni motivazione e di ogni attività, mentre incombe doloroso il sentimento di non esistere. Tra i disturbi dell’affettività ricordiamo ancora l’ambivalenza, già descritta, la paratimia, ovvero una risposta affettiva contraddittoria alla situazione (il riso per una notizia triste) e una estrema labilità e mutevolezza dello stato emotivo per cui il paziente passa dall’ira alla gioia, alla tristezza.

Il comportamento schizofrenico esprime le profonde modificazioni del suo psichismo. Frequenti sono le inquietudini, l’agitazione psico-motoria anche frenetica; talvolta si manifestano crisi pericolose con tentativi di suicidio o aggressioni. Altre volte esiste invece una completa passività: l’ammalato non abbandona più il letto, non parla, non si alimenta o rimane inattivo per ore. Tra i disturbi psicomotori ci sono le ripetizioni afinalistiche e automatiche di gesti, parole o comportamenti più complessi o affaccendamenti inconcludenti. Altre volte ancora insorge la tipica fatualità schizofrenica con un atteggiamento lezioso e quasi compiaciuto nei confronti di situazioni che non lo giustificano o anche il manierismo, cioè un atteggiamento artificioso, bizzarro, barocco, superfluo ed inopportuno.

Infine lo schizofrenico può anche assumere comportamenti per noi assurdi, incoerenti e le sue esperienze allucinatorie: dalla fuga, ai viaggi, ai travestimenti, alla violenza. Tuttavia appare in gran parte giustificata la tradizionale suddivisione della schizofrenia in quattro varietà cliniche fondamentali: la forma catatonica ebefrenica o ebefrenica, la forma paranoidea, la forma simplex e la forma pseudonevrotica. Va precisato che il decorso di una schizofrenia può risultare estremamente vario. L’episodio schizofrenico, di solito, se di tipo paranoide, può arrivare ad una completa guarigione clinica anche se le recidive sono frequenti. Altre volte vi può essere un notevole miglioramento con un recupero più o meno completo del contatto di realtà, delle capacità critiche, della consapevolezza della malattia con una relativa ristrutturazione dell’Io, pur potendo persistere un sentimento di intuizione delirante, l’anaffettività, l’apragmatismo.

In questi casi si possono avere recuperi lentissimi o ricadute in fasi acute o graduali peggioramenti. Certe forme, invece, e più frequentemente quelle con grave svuotamento della personalità, muovono lentamente verso il progressivo deterioramento fino ad una involuzione demenziale. Dei pazienti ricoverati in istituti psichiatrici per una fase acuta, circa un terzo sviluppa un decorso cronico, con gravi conseguenze; un terzo arriva invece ad una guarigione quasi completa; i rimanenti, attraverso un miglioramento, lento o rapido che sia, raggiungono un certo livello di stabilità che si mantiene anche per lunghi periodi. La prognosi è particolarmente sfavorevole nei casi di insorgenza precoce ed insidiosa o quando preesistevano tratti della personalità di tipo schizoide.

Apragmatismo

Disturbo delle attività apprese, caratterizzato dall’incapacità del soggetto di eseguire anche le azioni quotidiane. L’apragma tismo è una turba del contatto con la realtà, spesso accompagnata da un sentimento di depersonalizzazione. Nei casi più gravi, le a ttività del soggetto perdono la loro efficacia e il loro scopo; i gesti risultano incoerenti, generalmente esagerati (manierismo) e senza alcuna utilità.

L’apragmatismo si riscontra nei disturbi psicotici (in particolare schizofrenia) e negli stati di demenza. Forme parziali e transitorie compaiono di frequente nel corso di uno stato depressivo o di una condizione di psicastenia.

Esiste inoltre una forma di apragmatismo sessuale, che deriva generalmente da inibizioni emotive o nevrotiche (eiaculazione precoce, dispareunia o vaginismo).

L’apragmatismo può portare al progressivo disinserimento s ociale e professionale e, nei casi più gravi, rendere necessario il ricovero definitivo presso un istituto specializzato.

Automutilazione

Comportamento nel quale il soggetto infligge ferite o lesioni a se stesso. L’automutilazione si manifesta per esempio in casi di bambini ritardati o psicotici trasferiti in un istituto, con colpi di testa ripetuti contro il muro, morsi alle mani ecc.

Nell’adulto l’automutilazione rappresenta invece una complicanza grave di alcuni disturbi psicotici o della malattia maniacodepressiva, che esige un ricovero d’urgenza. L’automutilazione può infine essere impiegata come strumento di ricatto da parte di soggetti con disturbi del carattere o elementi nevrotici; il rischio che il paziente passi all’azione è sempre presente.

Prevenzione dei disturbi psichici

Anche nel campo della salute mentale dunque la salute non è intesa come semplice assenza di malattia; in questo caso anzi essa assume connotati allargati fino a comprendere anche un contenuto sociale.
La finalità preventiva dell’igiene mentale sposta per forza di cose l’attenzione dell’igienista mentale dai problemi psichici individuali ad una prospettiva allargata alle popolazioni, intese come insiemi di individui attivamente interagenti. Le indagini in igiene mentale vengono eseguite con un approccio epidemiologico, partendo da certe definizioni di malattia mentale (che sono di solito quelle ufficialmente adottate in psichiatria) e andando a studiare come tali malattie mentali si distribuiscono nella popolazione, come variano da un periodo di tempo al successivo, quali fattori sembrano influire sulla loro frequenza, la loro distribuzione nel tempo e nello spazio. Si possono così stabilire correlazioni fra fattori ambientali (intesi in senso molto ampio: economici, sociali, razziali, etc.) e incidenza di particolari classi di malattie mentali. Se una correlazione statisticamente significativa non è necessariamente indice di un rapporto causa-effetto, può sempre però essere un punto di partenza per una efficace azione preventiva.

L’igiene mentale non si occupa però solo dei fattori capaci di indurre disturbi psichici presenti nell’ambiente più vasto. In psichiatria ha particolare importanza quel microambiente rappresentato dalla famiglia, in cui ogni individuo passa gran parte della propria esistenza. In molte famiglie i rapporti interpersonali sono distorti, in base a dinamiche del tutto inconsce. In un gruppo familiare così alterato, la situazione patologica può scaricarsi su un soggetto più debole, che costituisce quasi la vittima designata di quella situazione affettiva distorta. Per prevenire la comparsa di disturbi psichici nella vittima designata, o per curare quelli già comparsi, non è assolutamente sufficiente curarsi solo di lei:
è tutta la situazione affettiva del nucleo familiare che deve essere corretta, se si vuole condurre un’efficace azione di igiene mentale. Questa psicoterapia della famiglia è molto efficace soprattutto nella prevenzione di numerosi disturbi psichici, dalla schizofrenia ai disadattamenti minori, in particolar modo se può essere condotta nelle famiglie di recente formazione. Più difficile è ottenere dei risultati soddisfacenti nelle famiglie in cui i legami interpersonali distorti siano già profondamente radicati.
Lo studio delle dinamiche del gruppo familiare è anche essenziale nella terapia di molte tossicomanie e dell’etilismo.