Metodi anticoncezionali

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Si definisce anticoncezionale (o antifecondativo) qualsiasi mezzo di natura meccanica o chimica utilizzato, con maggiore o minore efficacia, per impedire il concepimento o fecondazione.

GLI ANTICONCEZIONALI PIU` SICURI
Attualmente due metodiche anticoncezionali trovano il maggior impiego da parte della donna: la pillola ormonale, cioè estro-progestinica e i dispositivi intrauterini o IUD (la cosiddetta “”spirale””). La pillola è certamente il mezzo oggi più sicuro per quanto concerne l’efficienza. I fallimenti, cioè l’insorgenza di una gravidanza, sono rari e dipendono da una non corretta utilizzazione. Lo IUD, soprattutto quello contenente rame o progesterone, costituisce l’alternativa più importante alla pillola ed è il più valido esempio di una moderna ed efficace contraccezione meccanica. L’efficacia di un metodo anticoncezionale può essere valutata con l’indice di Pearl: si calcola, su 100 donne che per un anno utilizzano un determinato metodo, il numero delle gravidanze occorse. Quanto più il numero delle gravidanze è elevato, tanto meno sicuro, ovviamente, è il metodo considerato. L’indice di Pearl per metodi contraccettivi più usati è stato calcolato in numerosi studi, che hanno dato risultati piuttosto diversi. É comunque certo che il metodo anticoncezionale più sicuro è la pillola con associazione estro-progestinica, che ha un indice di Pearl compreso fra 0, 07 e 0, 5; meno sicure sono la pillola sequenziale, con un indice compreso fra 1, 2 e 2, 4, la minipillola, costituita da soli progestinici (1, 5 3), e l’iniezione periodica di progestinici deposito (0 1, 8). Fra i metodi meccanici, la maggior sicurezza è offerta ai dispositivi intrauterini (IUD) spirali, che hanno un indice di Pearl compreso fra 1, 5 e 4, mentre i preservativi hanno un indice compreso fra 3 e 10. Il diaframma da solo ha un indice troppo elevato, intorno a 15, mentre se viene usato insieme alle creme spermicide (che da sole hanno un indice di Pearl di 25 30) diventa molto più sicuro (310). Le notevoli oscillazioni dell’indice di Pearl per i preservativi e il diaframma sono dovute a errori nell’impiego di questi metodi contraccettivi. Infine, i metodi naturali hanno un indice di Pearl estremamente elevato: 10 15 per il coito interrotto, e addirittura 25 35 per i metodi dell’astinenza periodica: Ogino-Knaus, Billings e ciclotermico.

ANTICONCEZIONALE: LA SPIRALE
Il dispositivo intrauterino o IUD (“”spirale””) è il metodo meccanico più sicuro dopo l’uso della pillola. L’introduzione di uno IUD nella cavità uterina deve essere eseguito necessariamente dal ginecologo, ma non comporta particolare disagio per la donna, specialmente quando essa abbia già avuto gravidanze. L’uso dello IUD nelle nullipare (donne che non hanno figli) può essere sconsigliato a causa della maggiore frequenza di complicanze, soprattutto di natura infiammatoria. Nel complesso, però l’uso dello IUD è particolarmente consigliabile a donne per le quali non è più possibile utilizzare la contraccezione ormonale (età superiore ai 35 40 anni) e che abbiano già avuto figli. Il meccanismo d’azione consiste nell’impedire l’impianto di un ovulo eventualmente fecondato, a causa della presenza del corpo estraneo (lo IUD) nella cavità uterina. Tale impedimento è ulteriormente rafforzato dalle modificazioni dell’endometrio indotte dalla sostanza (progestinico o rame) di cui normalmente è dotato lo IUD. La sicurezza anticoncezionale è alquanto minore che con l’uso della pillola; inoltre aumenta il richio di gravidanze extrauterine (gravidanze tubariche), e maggiore è la frequenza di complicanze infiammatorie, soprattutto annesiti.

ANTICONCEZIONALE: LA PILLOLA
Nessuna delle metodiche anticoncezionali finora note può considerarsi ideale, tanto che attualmente ne vengono studiate di nuove, più sicure e innocue, soprattutto a base ormonale. Il controllo della fertilità femminile mediante l’impiego di ormoni utilizza un’associazione di un estrogeno con un progestinico. Gli ormoni vengono somministrati per via orale, in un’unica pillola che la donna deve assumere giornalmente dal 5º al 25º giorno del ciclo (contando i giorni dall’inizio della mestruazione) durante il primo ciclo e, successivamente, dopo sette giorni di pausa tra un ciclo e l’altro. La pillola sequenziale è basata invece sul concetto che la somministrazione di estrogeni e di progesterone deve ricalcare il ciclo normale, per cui vengono somministrate pillole a base di soli estrogeni durante la prima fase del ciclo e poi di soli progestinici, o una combinazione estroprogestinica, durante la seconda metà del ciclo. Più raramente si utilizzano estroprogestinici ad azione prolungata per via parenterale (iniezione intramuscolare una volta al mese). Il meccanismo d’azione della pillola estroprogestinica si basa sul principio che un quantitativo modesto ma costante di ormoni femminili (anche se diversi da quelli naturali normalmente prodotti dall’ovaio) può inibire l’ovulazione agendo con meccanismo riflesso contro la secrezione da parte dell’ipofisi (ghiandola endocrina situata alla base del cervello) di FSH e di LH (ormoni stimolanti l’ovulazione). La somministrazione giornaliera di estroprogestinici inibisce il caratteristico “”picco”” di LH a metà ciclo, e quindi blocca l’ovulazione. Durante la sospensione della pillola (per sette giorni) l’utero sanguina normalmente come se fosse in corso una mestruazione, e ciò è segno che la gravidanza non può essere iniziata. La “”minipillola”” è un concetto completamente diverso di anticoncezionale ormonale, basato sul principio della somministrazione giornaliera e continua (senza sospensione di sette giorni) di pillole contenenti soltanto progestinici. Il progestinico da solo non è in grado di inibire l’ovulazione, ma provoca alterazioni locali a livello della mucosa uterina (endometrio), tali da impedire l’impianto di un ovulo eventualmente fecondato. L’uso della pillola anticoncezionale non è dannoso all’organismo. Se la pillola viene assunta in giovane età (non superiore ai 35 anni) e se non esistono “”fattori di rischio””, essa è praticamente innocua. I controlli che vanno eseguiti periodicamente sono di poco impegno per la donna: alcuni esami del sangue, rilievo della pressione arteriosa, del peso ed eventualmente un esame ginecologico.

ANTICONCEZIONALE: METODI TRADIZIONALI
Il coito interrotto. Questo è il sistema di controllo della fertilità più diffuso ma decisamente meno sicuro. Il metodo Ogino-Knaus. Il metodo di astinenza periodica è basato sulle premesse fisiologiche enunciate per la prima volta dai medici Ogino e Knaus (da qui è nato il suo nome: che esista una sola ovulazione per ciclo; che l’ovulo rimanga fecondabile per non più di 24 ore; che lo spermatozoo mantenga la sua capacità fecondante non oltre le 72 ore. Da ciò si potrebbe dedurre che evitando rapporti dall’11º al 17º giorno del ciclo non si dovrebbero avere gravidanze. L’insuccesso di tale metodica conferma però che le premesse non sono sempre valide, perché esiste una notevole variabilità individuale nelle funzioni sopra dette. Si può dubitare anche del fatto che normalmente avvenga una sola ovulazione per ciclo, e che questa accade sempre a metà ciclo. · Il preservativo. L’uso del preservativo, o profilattico, è pure molto diffuso: sembra che attualmente ancora il 18 0elle coppie ricorra a questo metodo. I fallimenti dipendono per lo più dall’impiego errato di questo anticoncezionale maschile. · Il diaframma vaginale. L’impiego del diaframma vaginale è in aumento soprattutto fra le giovanissime. Il diaframma può essere applicato anche qualche ora prima dalla stessa donna, e non deve essere rimosso prima che siano passate almeno sei-otto ore dal rapporto sessuale. L’associazione di prodotti spermicidi aumenta la sicurezza di questo metodo.

STERILIZZAZIONE FEMMINILE
Operazione che rende la donna incapace di procreare.

La sterilizzazione femminile è praticabile in caso di controindicazione assoluta alla pillola anticoncezionale e alla spirale, nella donna soggetta a malattie cardiovascolari o a rischio di infezioni gravi. In molti Paesi la procedura è vietata in assenza di indicazione medica, in quanto considerata una forma di mutilazione volontaria.

La sterilizzazione femminile si effettua interrompendo la continuità delle tube uterine e quindi impedendo l’incontro dell’ovulo con gli spermatozoi, senza modificare gli equilibri ormonali. Spesso viene eseguito in videoendoscopia, praticando una piccola incisione nell’addome attraverso la quale si introducono gli strumenti ottici e chirurgici. Sulle tube vengono posizionati anelli o clip. Si tratta di un intervento generalmente irreversibile: per restituire alla paziente la fecondità si può ricorrere a un complesso intervento chirurgico (ablazione della zona operata e reimpianto delle due estremità di ciascuna tuba), non sempre coronato da successo. Attualmente sono in fase di studio procedure meno drastiche, come l’introduzione nella tuba, in isteroscopia, di un materiale ostruente, il quale può essere tolto in caso di ripensamento. Per contro, la sterilità è definitiva dopo una salpingectomia bilaterale (ablazione delle tube uterine).

PRESERVATIVO
Il preservativo è uno dei più semplici mezzi anticoncezionali. Si tratta di una guaina in lattice di gomma, che viene posta prima del rapporto sessuale ad incappucciare completamente il pene. É munito di una piccola sporgenza atta a raccogliere lo sperma.

L`EFFICACIA DEL PRESERVATIVO
Il preservativo è il prototipo dei mezzi anticoncezionali cosiddetti “”di barriera””. Esso impedisce infatti completamente la penetrazione dello sperma in vagina; l’eiaculato rimane intrappolato all’interno del preservativo stesso. Si tratta di una metodica anticoncezionale con pregi e difetti. I pregi sono soprattutto correlati alla buona sicurezza del metodo, se il preservativo è utilizzato con le dovute cautele, ed alla completa innocuità dello stesso sia nei confronti dei partner di sesso maschile che nei partner di sesso femminile. Se all’uso del preservativo si associa l’uso regolare di una buona crema o schiuma spermicida si ottiene una sicurezza anticoncezionale veramente molto elevata. Gli svantaggi del preservativo sono i seguenti. Molte coppie non sono in grado di accettare il preservativo come soluzione definitiva ai problemi del controllo delle nascite perché la frapposizione di una membrana di gomma, per quanto sottile, fra i genitali durante l’accoppiamento è sentita come qualcosa di non naturale che rovina l’amplesso. Inoltre il preservativo deve essere indossato in stato di erezione e pertanto la sua applicazione determina inevitabilmente una “”pausa”” che, in coppie con qualche problema di base, può portare al fallimento del rapporto stesso. Inoltre è assai importante che il preservativo sia utilizzato correttamente; in caso contrario la sua efficacia diminuisce in maniera notevolissima. Il profilattico va innanzitutto indossato fino alla base del glande, per evitare che si sfili durante il coito con perdita completa della attività anticoncezionale. Inoltre è importante che il preservativo venga utilizzato una sola volta; infatti lo stato di flaccidità del pene che consegue all’eiaculazione può determinare facilmente la fuoriuscita di una piccola quantità di sperma e la “”contaminazione”” della superficie esterna del preservativo stesso, distruggendone l’efficacia. É importante che i preservativi non siano troppo sottili. La diminuzione dello spessore si associa fatalmente ad una diminuzione delle caratteristiche meccaniche del preservativo stesso, con la conseguenza che spesso profilattici ultrasottili (fatta eccezione per alcuni tipi recentemente realizzati) tendono con preoccupante frequenza a rompersi durante il coito. É evidente che la rottura del preservativo durante il rapporto sessuale determina la completa perdita delle caratteristiche anticoncezionali del mezzo. Il preservativo è anche chiamato “”profilattico”” in quanto la sua adozione protegge dal contagio delle malattie veneree, impedendo il contatto diretto fra l’organo genitale dell’uomo e quello della donna. La protezione vale nei due sensi, cioè sia nei confronti dell’uomo che nei confronti della donna; l’efficacia del mezzo in questo senso è molto elevata.