Arresto cardiocircolatorio e arresto respiratorio

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Cessazione temporanea o permanente di una attività dell`organismo: fra le più gravi, quella dei polmoni (arresto respiratorio) e quella del cuore (arresto cardio-circolatorio).

Arresto respiratorio

La grave compromissione o l’arresto della respirazione possono essere dovuti a numerose cause, che vanno dall’ostruzione meccanica delle vie respiratorie, all’avvelenamento, o alla carenza di ossigeno nell’ambiente. A sua volta, l’occlusione delle vie aeree può essere provocata dalla presenza di corpi estranei, da un rigurgito massivo o da una caduta all’indietro della lingua, secondaria ad una inibizione del sistema nervoso da causa traumatica o tossica. L’arresto respiratorio può essere anche secondario all’arresto cardio-circolatorio; ma d’altra parte, può anche essere avvenuto il contrario, perché un arresto respiratorio provoca sempre, dopo qualche minuto, un arresto cardio-circolatorio.

In media, l’arresto respiratorio provoca dopo cinque o sei minuti dei danni del tessuto nervoso e un arresto cardiaco anossico; dopo altri tre minuti, il danno del tessuto nervoso diviene irreversibile. La diagnosi di arresto respiratorio è estremamente semplice: il soccorritore deve stendere supino l’infortunato, liberarlo parzialmente e molto rapidamente degli eventuali indumenti pesanti, avvicinare l’orecchio alla bocca e osservare i movimenti del torace; se il torace appare immobile e il soccorritore non riesce a percepire con l’orecchio il rumore e il calore del respiro, non è necessario perdere tempo con altri accertamenti. É anche opportuno valutare contemporaneamente lo stato della circolazione sanguigna tastando il polso dell’infortunato e osservandone il diametro delle pupille che, nel caso di arresto circolatorio, sono dilatate, ma non al massimo. Se il soccorritore vede che il torace dell’infortunato compie dei movimenti ampi ed affannosi, ma non riesce a percepire il passaggio di aria dalla bocca, è praticamente sicuro di trovarsi di fronte ad un’ostruzione meccanica delle vie aeree.

Molto spesso questa occlusione è dovuta semplicemente alla caduta della lingua all’indietro: in questo caso è sufficiente piegare delicatamente la testa dell’infortunato all’indietro e sollevare la mandibola per risolvere l’arresto respiratorio. In caso contrario, l’occlusione può essere dovuta a corpi estranei e frequentemente, in caso di incidenti, a sangue, frammenti di denti o protesi, terra o vomito: può essere allora molto utile pulire rapidamente la bocca con un semplice fazzoletto, per allontanare i corpi estranei.

Arresto cardiocircolatorio

Cessazione spontaneamente irreversibile di un’attività cardiaca efficace, che interrompe l’irrorazione degli organi vitali.
L’arresto cardiocircolatorio in genere trae origine da una cardiopatia ischemica (infarto del miocardio). Le cause dirette più frequenti sono la fibrillazione ventricolare (attività cardiaca anarchica), l’asistolia (assenza di attività elettrica) e la dissociazione elettromeccanica (attività elettrica persistente, ma inefficace sulla circolazione sanguigna).

L’inefficacia cardiocircolatoria può anche dipendere da un disturbo del ritmo cardiaco di maggiore entità (bradicardia estrema o tachicardia superiore a 200 pulsazioni al minuto) o da un grave disturbo circolatorio (emorragia massiva, embolia polmonare). La conseguenza di questa inefficacia cardiocircolatoria è un’anossia generalizzata (insufficienza o arresto dell’apporto di ossigeno agli organi), con rischio di lesioni cerebrali che divengono irreve rsibili se l’anossia ha durata superiore a 3 minuti.
Un arresto cardiocircolatorio determina, in 15-20 secondi, p erdita di conoscenza e arresto del comando respiratorio. Nella fase iniziale possono insorgere convulsioni e incontinenza urinaria. La scomparsa del polso, avvertita sulle carotidi ai lati del collo o sull’arteria femorale nell’inguine, attesta l’inefficacia cardiocircolatoria; i movimenti respiratori sono assenti o intermittenti. La cianosi delle labbra e delle orecchie indica un’anossia tissutale, mentre la midriasi (dilatazione fissa delle pupille) rivela il coinvolgimento cerebrale.

La constatazione di un arresto cardiocircolatorio impone manovre immediate di rianimazione: liberazione delle vie aeree, respirazione bocca a bocca e massaggio cardiaco esterno per ripristinare l’attività circolatoria. Nel contempo occorre avvertire i soccorsi. La rianimazione deve proseguire sino al recupero del paziente (presenza del polso femorale) o sino all’arrivo del personale qualificato.
Le misure di salvataggio sono costituite da ventilazione artificiale per intubazione tracheale e da trattamenti che variano a seconda della causa dell’arresto cardiocircolatorio (per esempio si praticherà shock elettrico esterno in caso di fibrillazione ventricolare).
La prognosi di un arresto cardiocircolatorio si basa sulla rapidità dei primi soccorsi di emergenza (massaggio cardiaco esterno). La tempestività nei primi minuti dell’attacco è fondamentale.

Interventi di pronto soccorso

L’intervento di pronto soccorso può essere eseguito da parte di qualsiasi persona a conoscenza delle più elementari norme di rianimazione, e sarà seguito dalla riattivazione vera e propria da parte di un medico e personale specializzato. Il primo intervento consiste in una serie di manovre che chiunque dovrebbe conoscere:1) una prima manovra, nel tentativo di far riprendere l’attività cardiaca, consiste nel battere alcuni pugni energici sul petto, in corrispondenza del cuore;2) il paziente va posto su un piano rigido: pertanto se è a terra, non va spostato; se è a letto, occorre porgli sotto il dorso un’asse di legno o un supporto simile;3) occorre sollevare le gambe almeno a 45° dal piano orizzontale, facendole sostenere o appoggiandole, ad esempio, su una sedia; questo è necessario per aumentare il ritorno venoso al cuore;4) occorre ricordare che la comparsa di midriasi (dilatazione della pupilla) indica che è trascorso la metà del tempo che si ha a disposizione per evitare che il paziente subisca gravi lesioni al cervello per la mancata circolazione sanguigna.

Il trattamento di emergenza ha appunto lo scopo di far giungere il minimo necessario di sangue ossigenato al cervello. Questo scopo essenziale per la sopravvivenza si ottiene con la respirazione artificiale e il massaggio cardiaco esterno. La respirazione artificiale va iniziata per prima: si esegue con la tecnica bocca a bocca. Ecco come. Per evitare che la lingua, cadendo all’indietro, chiuda la faringe, occorre piegare verso l’indietro il capo del paziente tenendogli una mano sotto la nuca; l’altra mano chiude le narici e mantiene aperta la bocca; dopo una profonda inspirazione, si espira con forza dentro la bocca del paziente. La manovra deve essere ripetuta con una frequenza di 10-15 atti respiratori al minuto. Il massaggio cardiaco si esegue ponendo il palmo della mano, uno sopra l’altro, sulla parte inferiore dello sterno ossia del petto del paziente. Si preme quindi con un movimento secco e rapido seguito da una pausa di circa un secondo, in modo da mantenere la frequenza di circa 60 colpi al minuto. Se una sola persona esegue sia il massaggio cardiaco sia la respirazione artificiale, occorre alternare le due manovre: si consigliano uno-due respiri ogni cinque sei massaggi, o tre-quattro respiri ogni 10 massaggi.

Due persone possono invece eseguire le due manovre contemporaneamente, con l’avvertenza di arrestare un attimo il massaggio al momento in cui viene effettuata l’immissione di aria nei polmoni del paziente. Come manifestazione clinica a sé stante, l’arresto respiratorio è un evento raro. In talune malattie viene definito insufficienza respiratoria acuta. Anche questa è una condizione che necessita di una assistenza d’emergenza, in quanto l’insufficienza respiratoria è, di per sé, causa di coma, di lesioni neurologiche, di stato confusionale. L’indicazione alla tracheotomia (incisione della trachea per consentire la respirazione) è più frequente nelle malattie ostruttive e nella traumatologia d’urgenza (lesioni del midollo spinale, ferite, ecc.). L’utilizzo dei respiratori automatici è oggi un valido mezzo attraverso il quale è possibile salvare molte vite umane. Ancora più importante è però la respirazione bocca a bocca, che non richiede alcuno strumento.

Assistenza cardiorespiratoria

Insieme delle tecniche volte a risolvere le conseguenze di un’insufficienza cardiaca acuta. L’assistenza cardiorespiratoria associa le procedure di assistenza respiratoria (ventilazione assistita, intubazione tracheale) alle procedure di assistenza cardiaca (dal massaggio cardiaco esterno alla contropulsazione aortica, consistente nell’introdurre nell’aorta toracica alcuni palloncini che si gonfiano durante la diastole e si sgonfiano durante la sistole).