Assideramento, congelamento e ipotermia: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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Le basse temperature possono agire sia da cause dirette di malattia, come nelle lesioni locali da congelamento o nell`assideramento, oppure essere concausa di una malattia, agendo da condizione favorente (malattie da raffreddamento).

Brividi

Particolare sensazione di freddo, accompagnata spesso dalla caratteristica manifestazione cutanea detta pelle d`oca. Se lo stimolo è intenso si hanno anche contrazioni muscolari involontarie, irregolari, diffuse o localizzate ad alcuni muscoli.
Spesso accompagnato da battito dei denti e da piloerezione, è una normale reazione del corpo al freddo. In risposta all’abbassamento della temperatura corporea, il riflesso del brivido, provocando contratture muscolari, genera calore. Un brivido causato dal freddo in genere sparisce quando il corpo si riscalda. Si osserva anche nella fase iniziale delle malattie infettive, associato al rialzo febbrile, e in corso di setticemia, per l’immissione di batteri nella circolazione sanguigna. In tal caso, testimonia la reazione dell’organismo all’invasione microbica.

Malattie provocate dal freddo

L’esposizione alle basse temperature provoca una caratteristica alterazione funzionale dell’epitelio respiratorio, che favorisce la comparsa di malattie a carico delle vie aeree. Le prime vie aeree sono completamente rivestite da una mucosa costituita da cellule ciliate alternate a un numero minore di cellule capaci di secernere muco. Il muco prodotto dalle cellule mucipare si stratifica sulla mucosa dell’apparato mucoso formando una sottile barriera vischiosa, in cui restano intrappolati microrganismi, sostanze estranee, polveri. Nello stesso tempo, le ciglia delle cellule ciliate si muovono ritmicamente, spingendo verso l’esterno lo strato di muco che ha imprigionato le sostanze e i microrganismi estranei penetrati nell’apparato respiratorio.

Il freddo provoca una paralisi delle cellule ciliate che rivestono l’apparato respiratorio: in questo modo, i microrganismi intrappolati nel muco non possono più essere espulsi e, anzi, si moltiplicano nell’apparato respiratorio: è questo il meccanismo con cui il freddo favorisce le malattie respiratorie. Esiste un altro motivo, molto più indiretto, per cui le malattie infettive in genere sono più frequenti nella stagione invernale. Quando il tempo è brutto è più probabile entrare in contatto con altre persone, in ambienti chiusi e affollati, ed essere contagiati, mentre durante la stagione estiva si passa più tempo all’aria aperta, a maggiore distanza dalle altre persone. Le malattie favorite dal freddo sono, comunque, tipicamente quelle respiratorie: dal raffreddore alla laringite, dalla bronchite all’influenza.

Nella maggior parte dei casi, queste malattie sono provocate da virus, ma l’infezione virale, a sua volta, può aggravare il ristagno di muco all’interno dell’apparato respiratorio e favorire la comparsa di infezioni batteriche. Così, un raffreddore provocato da virus si aggrava con la comparsa di una sinusite batterica, un’influenza può determinare la comparsa di una ben più grave broncopolmonite o polmonite. Tutte queste malattie respiratorie sono ancora più frequenti fra i fumatori; infatti il fumo di tabacco ha la stessa azione del freddo nel paralizzare le ciglia delle cellule che costituiscono la mucosa respiratoria. La presenza contemporanea del due fattori, il freddo e il fumo, aumenta l’incidenza delle malattie respiratorie e ne aggrava il decorso.

Durante i mesi invernali, i forti fumatori sono quasi costantemente colpiti da episodi di bronchite, che possono, nel giro di qualche anno, determinare la comparsa di una grave forma di bronchite cronica, spesso tale da compromettere la funzionalità respiratoria. Per quanto riguarda le terapie con il freddo, si rimanda il lettore alla voce “”crioterapia””.

Descrizione dei brividi

Il brivido può interessare tutta la muscolatura o una parte di essa, come ad esempio e frequentemente i muscoli masticatori: da qui il “”batter dei denti””. Il brivido termico è dovuto all’azione del freddo ed è segno dell’intensa reazione difensiva dell’organismo all’abbassamento della temperatura cutanea.
Il brivido febbrile è causato dal raffreddamento della pelle per contrazione dei vasi sanguigni cutanei, mentre la temperatura interna comincia a salire. Il brivido psichico è provocato da paura e si osserva anche negli animali, specialmente nel cane e nei cavalli; può essere anche suscitato da una emozione forte o improvvisa, di sorpresa o di piacere. Mentre i brividi termici e emotivi hanno poca importanza dal punto di vista medico, i brividi febbrili sono utili per seguire l’evoluzione della febbre.

Ogni brusco aumento della temperatura corporea è infatti preceduto dai brividi: l’ammalato avverte un senso di freddo che non si allevia neanche coprendosi bene, è scosso da brividi e batte i denti, e la sua cute assume il caratteristico aspetto a pelle d’oca. Il brivido febbrile è segno dell’entrata in funzione di meccanismi capaci di inibire la dispersione di calore e di produrne in eccesso.
Infatti, dopo un quarto d’ora o mezz’ora, il senso di freddo si attenua e il paziente avverte un intenso calore; la cute si arrossa, diventa calda e sudata. La frequenza cardiaca e respiratoria diventano più rapide, proporzionalmente alla temperatura raggiunta.

Quando poi la temperatura cade, il calore viene disperso con un’abbondante sudorazione; nel corso della malattia febbrile, tutte le fasi di aumento e diminuzione della temperatura corporea vengono appunto segnalate dalla comparsa dei brividi e dalla sudorazione. Molte malattie febbrili sono caratterizzate da un andamento non continuo della temperatura corporea, che può oscillare ampiamente nel corso delle ventiquattr’ore o nel corso di una o più settimane: esempi tipici sono la brucellosi e la malaria.

Assideramento

Abbassamento della temperatura corporea dovuta a prolungata esposizione a freddo secco. L`assideramento può essere mortale, e va distinto dal congelamento, che è una lesione localizzata dei tessuti.

Cause dell’assideramento

La rapidità dell’assideramento dipende anche da altri fattori, come lo stato di nutrizione, la qualità dell’alimentazione e l’età. Lo strato adiposo sottocutaneo riduce la dispersione di calore: ne risulteranno avvantaggiati i soggetti obesi o comunque in sovrappeso. I bambini, il cui sistema termoregolatore è ancora imperfetto, sono molto più sensibili al freddo degli adulti; lo stesso accade per i vecchi, i cui vasi sanguigni sclerotizzati rispondono meno alle sollecitazioni funzionali.
Le abbondanti assunzioni di alcool predispongono all’assideramento: infatti l’alcool produce vasodilatazione periferica e quindi una maggiore dispersione di calore; inoltre deprime i centri cerebrali della termoregolazione.

All’assideramento si arriva per gradi: dapprima i meccanismi termoregolatori riescono ancora a funzionare; ma via via che l’esposizione al freddo si prolunga, cominciano a risultare sempre più insufficienti, così che la temperatura del corpo diminuisce prima lentamente, poi sempre più velocemente. Quando essa scende al di sotto di 25°C, la caduta è irreversibile e il soggetto muore.
La morte interviene in genere alla temperatura corporea di 18°-2O°C.

Reazioni dell’organismo contro il freddo

L’organismo esposto al freddo reagisce immediatamente sia con una vasocostrizione (restringimento dei vasi sanguigni) generalizzata che ha lo scopo di diminuire la dispersione termica, sia con un aumento delle reazioni biochimiche che provocano un aumento della produzione di calore. Altro calore viene poi prodotto attraverso il brivido. Se la temperatura esterna è molto bassa e l’esposizione dura a lungo, meccanismi termoregolatori possono risultare insufficienti, e il soggetto può andare incontro all’assideramento. Questo è favorito anche dalla scarsità degli indumenti e dal modo con cui il calore viene sottratto. Una notevole ventilazione esterna, che impedisce la formazione di cuscinetti di aria calda attorno al corpo, favorisce l’assideramento.

Lo stesso dicasi dell’immersione in acqua fredda, che porta a contatto diretto del corpo un mezzo a temperatura bassa più difficilmente riscaldabile dell’aria. In genere l’immersione prolungata in acqua, come avviene nel caso di affondamento di navi, non consente la sopravvivenza al di là di poche ore, anche alle nostre latitudini. Alla temperatura dell’acqua di 40°C, la resistenza dell’organismo all’azione del freddo non va al di là di una ventina di minuti.

Sintomi dell’assideramento

Il meccanismo della morte per assideramento sembra essere connesso con le gravi perturbazioni che vengono a crearsi nella circolazione sanguigna e specialmente nel cuore: in esso compaiono infatti fenomeni di fibrillazione atriale (vedi aritmia), mentre la pressione arteriosa diminuisce progressivamente. Ciò porta anche ad una diminuzione della filtrazione renale: il volume del sangue tende a diminuire, poiché il liquido tende a passare nei tessuti. Questa situazione porta ad una diminuita ossigenazione dei tessuti, col risultato di un peggioramento ulteriore nella produzione del calore. La difettosa ossigenazione del cervello è responsabile dello stato di sonnolenza in cui si viene a trovare il soggetto; se da un lato allevia le sue sofferenze, dall’altro ne diminuisce le reazioni e le possibilità di sopravvivenza.

La diminuita efficienza cardiaca dipende probabilmente dal rallentamento del metabolismo, condizionato dalla diminuzione della temperatura. L’assideramento artificiale (ibernazione) viene usato anche a scopi terapeutici, specialmente per gli interventi chirurgici sul cuore. L’abbassamento della temperatura, infatti, fa diminuire il numero delle contrazioni cardiache, rendendo l’organo più facilmente aggredibile dal bisturi risanatore.

Pronto soccorso all’assideramento

Il soggetto in via di assideramento può essere ricondotto a funzioni normali se la sua temperatura viene aumentata gradualmente; un aumento brusco provoca infatti vasodilatazione periferica massiva ed espone il cuore ad uno sforzo ancora maggiore. Se si deve soccorrere una persona colpita da assideramento, bisogna quindi in primo luogo portarla in un ambiente non molto riscaldato, coprire con del cotone le parti del corpo eventualmente congelate quindi massaggiarla con molta delicatezza, solo se i tessuti appaiono integri, avvolgerla in una coperta e portarla in una stanza, sempre non eccessivamente riscaldata, e infine darle da bere caffè o tè caldi.

Congelamento

Il congelamento è una lesione infiammatoria e poi necrotica, locale, dei tessuti esposti all`azione delle basse temperature; va distinto dall`assideramento, che è dovuto all`azione del freddo su tutto l`organismo e provoca sintomi generali.

Fattori del congelamento

Il danno tissutale determinato dal raffreddamento di una parte dell’organismo è tanto più grave quanto più la temperatura in esso si abbassa. La temperatura di una zona del corpo non è determinata soltanto dalle condizioni climatiche esterne, ma dipende in maniera diretta dal grado di irrorazione ematica della parte stessa. Il sangue infatti viene mantenuto a temperatura pressoché costante da un potente sistema omeostatico; una buona circolazione sanguigna può dunque apportare ai tessuti una quantità di calore sufficiente ad evitare danni anche in presenza di temperatura esterna assai bassa. Ecco perché la presenza di lacci o di altri impedimenti alla circolazione rende più gravi i danni causati dal freddo.

Le lesioni da freddo si manifestano in genere a carico delle estremità. Questo accade perché se la temperatura esterna si abbassa si verifica una vasocostrizione periferica, allo scopo di mantenere la temperatura “”centrale”” dell’organismo ad un livello sufficientemente elevato da garantire il funzionamento degli organi vitali.

Durante la prima guerra mondiale i medici militari osservarono un gran numero di casi di “”piede da trincea””, consistente per l’appunto in uno stato di congelamento delle estremità inferiori dovuto alla bassa temperatura esterna, alla presenza di indumenti bagnati (che favoriscono moltissimo la dispersione di calore) e di scarpe e lacci stretti, i quali impediscono o limitano la circolazione ematica. Altri distretti corporei frequentemente colpiti da manifestazioni patologiche da freddo sono le mani, il naso, le orecchie; sono tutte zone dove ad un’ampia superficie cutanea esposta (che favorisce la cessione di calore all’ambiente) si contrappone una irrorazione ematica non molto intensa e suscettibile di essere ulteriormente ridotta proprio dall’esposizione alle basse temperature.

Gli stadi del congelamento

In analogia con le lesioni causate dalle alte temperature, anche le lesioni causate dalla esposizione localizzata al freddo sono state distinte in tre stadi diversi:

Stadio I (dell’eritema)

La prima reazione al freddo intenso consiste in una vasodilatazione notevole, che provoca l’arrossamento della parte. Si tratta di un meccanismo di compenso messo in atto per cercare di apportare alla parte raffreddata una buona quantità di calore per mezzo dell’aumento del flusso ematico. Ben presto a questa fase, se l’esposizione continua, segue la comparsa di una vasocostrizione intensa con colorito dapprima pallido, poi bluastro.

Stadio II (delle flittene)

Se l’azione del freddo prosegue, si assiste ad un notevole aumento della permeabilità vasale, che si esprime clinicamente con esosierosi (fuoriuscita dei liquidi dai vasi). I liquidi si accumulano sotto forma di flittene o vere e proprie bolle sottocutanee, simili a quelle che si rilevano dopo una scottatura.

Stadio III (della gangrena)

Lo scarsissimo apporto ematico alla parte colpita, assieme all’impedimento costituito dalle basse temperature al regolare svolgimento delle reazioni enzimatiche cellulari, porta all’instaurazione di una vera e propria gangrena, di solito umida, con progressiva demarcazione del tessuto necrotico rispetto a quello rimasto sano. Le lesioni provocate dal freddo associato all’umidità, che si verificano nel cosiddetto piede da trincea, sono parzialmente diverse: la pelle non appare gravemente alterata, e i danni più evidenti si verificano a carico dei nervi e del tessuto muscolare. Anche in questo caso le lesioni vengono distinte in tre stadi: primo è quello dell’ischemia, o riduzione dell’afflusso di sangue ai tessuti, in cui le estremità sono pallide e le pulsazioni arteriose non vi sono percepibili.

Nella seconda fase si ha iperemia: aumenta l’afflusso di sangue e le estremità sono pulsanti, arrossate, o gonfie e dolenti. La terza fase è quella del ritorno alla normalità.

Terapia e cura del congelamento

In questi casi, il trattamento richiede una certa cautela: un riscaldamento troppo brusco delle parti congelate potrebbe indurre la gangrena. Se la lesione da congelamento si trova nel primo stadio, quello dell’eritema, è possibile frizionare delicatamente la parte e, non appena riacquista sensibilità, cercare di muoverla e infine coprirla con indumenti di lana non stretti. L’infortunato può bere una piccola quantità di un liquore, a piccoli sorsi.

Una lesione di secondo grado deve essere trattata con maggiore cautela: la zona congelata deve essere immersa dapprima in acqua a 10-15°C; quindi, ogni cinque minuti, bisogna aggiungere al bagno piccole quantità di acqua calda, in modo da aumentare la temperatura di 5°C ogni volta, e fino a raggiungere la temperatura massima di 40°C. Quindi l’infortunato deve essere fatto sdraiare a letto, con l’arto congelato tenuto più in alto. Se si è verificata una lesione di terzo grado, l’arto deve essere riscaldato con metodo sopra indicato, ma è anche necessario chiamare subito il medico. Nel caso del piede da trincea, è consigliabile non riscaldare la zona lesa, se presenta lesioni di primo grado, mentre se la lesione appare arrossata, calda e pulsante è bene riscaldarla gradualmente, con cautela.

Tutte le operazioni di soccorso devono svolgersi, se possibile, in un locale riscaldato, ma non troppo; l’ammalato non deve mai essere portato vicino a una stufa o a un’altra fonte di calore, e le lesioni non devono mai, per nessun motivo, essere riscaldate con borse di acqua calda, scaldini o simili.

Surgelazione

Procedimento di conservazione degli alimenti con il freddo, a temperature non superiori a –18 °C. Il congelamento b locca lo sviluppo dei microbi e inibisce in gran parte enzimi e reazioni chimiche suscettibili di degradare gli alimenti. Permette di salvaguardare il contenuto in micronutrienti e viene consid erato una delle migliori tecniche di conservazione delle derrate alimentari.
In genere richiede soltanto una cottura preliminare dei le gumi.

Il consumatore a sua volta deve adottare modalità di scongelamento e cottura che preservino la qualità degli alimenti: infatti, i microbi si sviluppano con grande rapidità non appena la temperatura aumenta.
Non si deve quindi in alcun caso surgelare nuovamente gli alimenti già scongelati, altrimenti si rischia una tossinfezione alime ntare.

La conservazione dei cibi surgelati, per evitare la proliferazione dei microbi, richiede una rigorosa continuità della “catena del freddo”.

Ipotermia

Con il termine ipotermia si intende una riduzione della temperatura corporea al disotto dei valori normali che, considerati all`interno dell`organismo, sono di 37°C. Livelli estremi di ipotermia non sono compatibili con la vita.

Tipi di ipotermia

Abbassamento della temperatura corporea al di sotto dei 35 °C

Se ne distinguono forme moderate (da 35 a 32 °C), gravi (da 32 a 26 °C) e profonde (sotto i 26 °C).

L’ipotermia deriva da un difetto dei sistemi fisiologici con cui l’organismo cerca di contrastare il freddo; tale difetto è osservabile nei soggetti vulnerabili (bambini, anziani che vivono in case mal riscaldate) oppure conseguente a un’esposizione al freddo prolungata sino all’esaurimento dei meccanismi di difesa (elevata altitudine, naufragio, annegamento, soggetti senza fissa dimora durante l’inverno ecc.). Si può riscontrare anche in caso di intossicazione (da barbiturici o alcol), che inibisce i meccanismi di difesa dal freddo. In corso di infezione, un’ipotermia può subentrare a un’ipertermia acuta o persino prenderne il posto; questo fenomeno è un indice di gravità che richiede il controllo della pressione arteriosa.

Le ipotermie accidentali moderate sono accompagnate da brividi intensi, che costituiscono il sistema di difesa messo in atto dall’organismo per produrre calore. Nel corso delle forme profonde, l’abbassamento della temperatura provoca alterazioni dello stato di coscienza o coma, depressione respiratoria, rallentamento della frequenza cardiaca e progressivo calo della pressione arteriosa, con riduzione della gittata cardiaca. I casi più gravi simulano la morte (assenza totale di reazioni, arresto della respirazione, ritmo cardiaco estremamente rallentato).

Alcuni casi di ipotermia (vittime di valanghe o di annegam ento in acque molto fredde) possono configurare uno stato di morte apparente: le manovre rianimatorie (somministrazione di ossigeno, massaggio cardiaco ecc.) vanno quindi prolungate per molte ore.

Oltre ad affrontare la causa eventuale o ad adottare misure rivolte ai sintomi (somministrazione di ossigeno, ventilazione arti ficiale in caso di coma e di ipotermia severa, perfusioni ecc.), è importante infondere calore dall’esterno (coperte) o dall’interno (riscaldamento dell’aria erogata con il respiratore, perfusioni tiepide ecc.), provvedimenti che però necessitano di particolare prudenza se l’ipotermia è stata profonda e prolungata.

A titolo preventivo, la temperatura delle abitazioni dove vivono persone anziane non deve scendere sotto i 18 °C e il soggetto deve consumare pasti caldi. Quando fa freddo i bambini devono stare coperti e non vanno mai lasciati immobili ed esposti al freddo.

Abbassamento indotto della temperatura corporea al di sotto del suo valore normale in occasione di alcuni interventi chirurgici

Nella chirurgia a cuore aperto e nella chirurgia cerebrale l’ipotermia consente, durante l’anestesia, di ridurre il fabbisogno di oss igeno e di interrompere momentaneamente la circolazione sanguigna.

Sintomi dell’ipotermia

L’abbassamento della temperatura provoca gravi alterazioni della funzionalità cardiaca: il cuore non si contrae più normalmente e la pressione arteriosa diminuisce progressivamente. Questo fenomeno comporta gravissime conseguenze: i reni non riescono più a filtrare il sangue, e anche l’efficienza del cervello tende a diminuire, tanto che la persona assiderata entra ben presto in uno stato di intorpidimento mentale, che gli impedisce di reagire alla situazione. Uno stato di ipotermia può anche essere indotto volontariamente per diminuire i rischi operatori prima di eseguire interventi complessi, soprattutto in campo cardiochirurgico (vedi: ibernazione artificiale). Sempre in cardiochirurgia, l’ipotermia serve a indurre l’arresto cardiaco controllato.

Cause dell’ipotermia

L’ipotermia può essere provocata da cause esterne (esposizione a temperature ambientali talmente basse da sconfiggere i meccanismi di conservazione di calore dell’organismo) oppure anche a cause interne, come accade nel deperimento organico grave, negli stati ipotiroidei avanzati, etc.
Un’ipotermia di grado molto elevato non è compatibile con la vita: nel momento in cui i sistemi di termoregolazione dell’organismo cedono, la temperatura corporea inizia ad abbassarsi; quando la temperatura scende al di sotto di 25°C, il fenomeno diventa irreversibile: la temperatura scende ancora fino a raggiungere valori di 18-20°C, un livello incompatibile con la vita.

Dermatosi causate dal freddo

Affezioni cutanee scatenate o aggravate dall’esposizione al freddo.
Il freddo, oltre a costituire un’aggressione diretta all’epidermide, provoca un rallentamento della circolazione nei capillari sanguigni del derma. Alcune reazioni cutanee sono normali e presenti in quasi tutti i soggetti: secchezza della pelle, screpolature, labbra spaccate, peggioramento delle malattie dermatologiche (psoriasi, ecz ema); i geloni sopravvengono solo in caso di freddo molto intenso, per esempio in montagna. Altre reazioni, invece, sono considerate anomale: problemi vasomotori di vario tipo (geloni, acrocianosi, eritrocianosi, sindrome di Raynaud), orticaria senza spiegazione oppure connessa ad alcune anomalie del sangue (crioglobuline).

Gelone

I geloni sono lesioni da freddo che vanno distinte dal congelamento vero e proprio dei tessuti. Si tratta di chiazze di colore rosso acceso, rilevate, con formazione di edema anche molto intenso, che provocano dolore o un notevole e fastidioso prurito.

Caratteristiche dei geloni

I geloni si localizzano alle estremità (alle mani ed ai piedi) e compaiono quando un soggetto predisposto si espone improvvisamente al freddo. I geloni sono dolorosi e pruriginosi. Se compaiono più volte tendono a dare luogo a lesioni croniche; possono comparire flittene contenenti un liquido limpido e, soprattutto in seguito al grattamento incoraggiato dalla caratteristica pruriginosità, anche lesioni ulcerative che guariscono lentemente, soprattutto se l’esposizione alle basse temperature persiste.

Malattia di Raynaud

La malattia di Raynaud è provocata da uno spasmo delle arterie che portano sangue alle dita: questo fa sì che le dita delle mani diventino insensibili, prima pallide e poi livide e infine rosse, dopo esposizione al freddo e a causa di stress emotivi.

Cause della malattia di Raynaud

La malattia di Raynaud interessa soprattutto le donne: forma primitiva è più frequente fra le giovani, mentre la malattia di Raynaud secondaria interessa persone di età avanzata, di solito esposte professionalmente al freddo o alle vibrazioni, magre o con vasi sanguigni anomali. Questa malattia ha molte cause: può essere presente un danno a livello delle arterie, che può essere il risultato di una malattia del sistema endocrino o nervoso, di un’ipersensibilità a sostanze come la nicotina, dell’esposizione al freddo o di crisi emotive, oppure può essere associato ad altre malattie generali della circolazione sanguigna. Nella maggior parte dei casi, la causa che scatena le crisi è il freddo. Durante le crisi, le arterie reagiscono con troppa energia a una caduta della temperatura esterna.

Normalmente, quando fa freddo, i muscoli nella parete delle arterie che portano sangue alla pelle, alle mani e ai piedi si contraggono. Questa reazione impedisce che l’organismo perda calore dal sangue che raggiunge in eccesso la superficie della pelle. Se, d’altra parte, le arterie delle dita sono nettamente ristrette dalla contrazione dei muscoli della loro parete, il sangue non può più passare attraverso di loro. Le dita diventano pallide e perdono il loro normale colorito roseo. Anche i nervi non ricevono sangue e le dita, oltre che pallide, diventano insensibili. Nello stadio successivo, le dita diventano cianotiche, cioè bluastre: questo perché la circolazione del sangue al loro interno è talmente rallentata che tutto l’ossigeno viene sfruttato a livello dei più sottili vasi sanguigni, i capillari. Come risultato, il sangue, da rosso, diventa bluastro. Nelle persone affette dalla malattia di Raynaud, un abbassamento della temperatura (che può non essere avvertito dalle persone sane) provoca intorpidimento, pallore o cianosi delle dita. Spesso solo uno o due dita sono interessate, soprattutto se la malattia è di origine emotiva. La crisi può durare pochi minuti o qualche ora.

A volte, si possono formare piccole vescicole molto dolorose. In questi pazienti, tutte le infezioni delle dita, come paterecci, guariscono molto più lentamente. Le donne corrono un maggior rischio di andare incontro a complicazioni in gravidanza, come la gestosi, quindi, devono essere sottoposti a esami di controllo più rigorosi e secondo intervalli di tempo più frequenti. Questa anomala reazione al freddo può anche provocare la comparsa di geloni.

Diagnosi, terapia e cura della malattia di Raynaud

Per diagnosticare la malattia è sufficiente la descrizione dei sintomi e non sono, in genere, necessari test specifici. Sia per la malattia di Raynaud che per i geloni, non esiste una cura veramente efficace: quindi è consigliabile evitare l’esposizione al freddo e coprire molto bene le estremità come le mani e piedi con guanti, e calze di lana. É anche consigliabile, alle persone affette da questa malattia, smettere di fumare. Per prevenire gli spasmi arteriosi sono utili le frizioni di alcool; è anche possibile applicare una pomata che contiene un farmaco vasodilatatore prima di esporsi al freddo.

Nei casi più gravi, è possibile eseguire un intervento di simpatectomia, che consiste nell’interrompere le vie nervose responsabili dello spasmo. Questo intervento contribuisce a ridurre i sintomi della malattia per circa un anno, ma non consente di ottenere risultati definitivi.

Ibernazione artificiale

L`ibernazione artificiale consiste nel provocare un abbassamento della temperatura corporea del paziente fino a livelli che determinano un significativo rallentamento del metabolismo e delle sue funzioni vitali, a fini terapeutici.

Scopi dell’ibernazione artificiale

Con l’ibernazione artificiale ci si propone di sfruttare a scopo terapeutico il rallentamento delle funzioni vitali provocate dalle basse temperature. La pratica della ibernazione artificiale è divenuta ormai routinaria in sala operatoria, dove gli interventi più lunghi e complessi (soprattutto quelli sul cuore) vengono spesso eseguiti in condizioni di ipotermia assai marcata, riducendo i rischi per il paziente, perché l’ipotermia diminuisce il suo fabbisogno di ossigeno.

Effetti del freddo

Se l’organismo è esposto a temperature basse, mette in atto una serie di sistemi difensivi mirati al mantenimento di una temperatura costante (37°C) in una zona interna del corpo, detta “”nucleo””, comprendente i principali organi circolatori e nervosi. Se le difese dell’ organismo vengono vinte da condizioni climatiche troppo rigide, anche la temperatura nel nucleo protetto inizia a scendere, come è accaduto precedentemente a livello dei tessuti periferici. I processi metabolici, pur continuando a svolgersi, hanno luogo in condizioni di bassa temperatura corporea ad un ritmo assai rallentato. Se la temperatura si abbassa oltre ad un certo limite intervengono modificazioni irreversibili e il paziente muore in assideramento.