Avvelenamento: sintomi, cura, cause, terapia e diagnosi

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (Aiutaci a migliorare SintomiCura votando questo articolo, grazie)

Loading ... Loading ...

Malattia provocata dall`azione di veleni sull`organismo. É sinonimo di intossicazione (vedi). Fra i veleni vanno comprese anche molte sostanze di uso comune: prodotti per la casa, farmaci, insetticidi.
Condizione patologica dovuta all’introduzione di una sostanza velenosa o tossica nell’organismo. Il contatto con il veleno può avvenire con diverse modalità (via cutanea, orale, inalatoria, endovenosa ecc.) e i sintomi possono apparire subito dopo il contatto con la sostanza responsabile o insorgere in un momento successivo.

Il numero delle sostanze che, se ingerite o introdotte per altra via nell’organismo, sono in grado di provocare manifestazioni dannose per la salute del soggetto, o pericolose per la sua stessa sopravvivenza, è enorme e in continuo aumento. Si tratta sia di sostanze naturali, presenti nell’ambiente vegetale, animale o minerale, sia, soprattutto, di composti prodotti dall’uomo, in particolare reagenti chimici, insetticidi e pesticidi. Molti avvelenamenti sono accidentali; avvengono cioè per errore della vittima o di altra persona, o per inosservanza di regolamenti di sicurezza, o sono attribuibili alla fatalità.

Tossicologia

Disciplina medica che studia i veleni. La tossicologia si occupa della composizione delle sostanze chimiche tossiche, medicamentose e non, dei loro effetti sull’organismo, della diagnosi e del trattamento delle intossicazioni. In tutte le grandi città è presente un centro antiveleni, in grado di fornire telefonicamente le informazioni richieste su una sostanza che si suppone essere tossica, organizzare le cure d’urgenza e garantire il trattamento.

Tossicità dei veleni

La tossicità dei diversi tipi di veleno varia notevolmente, come pure la possibilità di essere avvelenati. Alcune specie animali, infatti, sono paurose, timide o poco aggressive (api, vespe e alcuni serpenti). Tra i veleni poco tossici vi sono quello di ortica, zanzara, pulce, tafano e formica; tra quelli molto potenti, il veleno di cobra e serpente corallo.

Un veleno reputato poco tossico può però rivelarsi molto pericoloso se comporta un edema delle vie respiratorie (rischio di morte per asfissia) o una reazione allergica generalizzata (shock anafilattico).
Questi due rischi insorgono soprattutto nel caso di punture, in particolare se multiple, di imenotteri (api, vespe e calabroni). L’azione distruttrice dei veleni può esercitarsi sul sangue (emolisi, o distruzione dei globuli rossi), sul sistema nervoso (presenza di neurotossine responsabili di neurolisi) oppure sul fegato (citolisi epatica).

Tipi di avvelenamento

A questo proposito è opportuno distinguere tra avvelenamento acuto, nel quale la condizione patologica è causata da un episodio nel quale il soggetto è entrato a contatto con il veleno (ingestione o inalazione di cibi o sostanze tossiche, puntura di insetto o animale ecc.), che porta in tempi brevi (di solito entro le 24 ore) alla comparsa di sintomi, e avvelenamento cronico, nel quale i sintomi si manifestano dopo una esposizione prolungata alla sostanza in questione (avvelenamento da piombo, da mercurio ecc.).

Avvelenamento alimentare

Tra le tipologie più comuni di avvelenamento, quello di carattere alimentare è causato dall’ingestione di cibi avariati, contaminati da sostanze o parassiti o intrinsecamente tossici. Quest’ultimo è il caso di alcune specie di funghi, come quelli appartenenti al genere Amanita, che contengono sostanze altamente nocive per l’organismo (muscarina, falloidina), che provocano nel paziente gravi alterazioni emocoagulative, epatiche e renali che possono in alcuni casi portare a morte.

Avvelenamento da farmaci

L’avvelenamento da farmaci è causato dall’ingestione di quantità eccessive di sostanze farmaceutiche. Può essere accidentale o volontario (tentativi di suicidio per ingestione di barbiturici, che in grandi quantità provocano una sonnolenza che degenera nel coma).

In una certa percentuale dei casi, l’intossicazione non è accidentale, ma dovuta a suicidio. L’ingestione di un veleno è uno dei metodi più comuni adottati da chi voglia togliersi la vita. Le sostanze impiegate sono le più varie, e comprendono medicinali (soprattutto psicofarmaci: barbiturici ed altri), veleni veri e propri (stricnina) ed altri composti chimici (alcool metilico, solventi, coloranti).

Tra i farmaci, i barbiturici sono molto pericolosi, perché in grado di indurre uno stato di sonno sempre più profondo fino al coma, con arresto della respirazione e dell’attività cardiaca, con conseguente decesso. La loro azione può essere potenziata, e quindi peggiorata, con l’ingestione di bevande alcoliche. Una volta ingerita una forte quantità di barbiturico, il soggetto ha pochissimo tempo per pentirsi del proprio gesto avvertendo qualcuno; se cede al sopore provocato inizialmente dal farmaco, e se non viene curato in tempo, il decesso è sicuro.

Negli ultimi anni si è assistito ad una diminuzione nella prescrizione di farmaci barbiturici per la terapia dell’insonnia, in parte anche a causa della disponibilità di medicamenti diversi (come le benzodiazepine) altrettanto efficaci come induttori del sonno, ma assai meno pericolosi; di conseguenza, anche i suicidi per mezzo del barbiturico si stanno facendo anno dopo anno meno frequenti.

Avvelenamento in ambiente domestico

Nell’ambiente domestico e quotidiano altre sostanze di uso comune ma molto pericolose per l’organismo sono gli antiparassitari, utilizzati su frutta e ortaggi, e i caustici acidi o basici (candeggina, acetone, soda caustica, ammoniaca ecc.).

La maggior parte di tali intossicazioni si realizza in ambiente domestico. Sono soprattutto i bambini ad andare incontro ad avvelenamenti accidentali in casa; specialmente quelli di età compresa fra i tre e i sei anni, dotati come sono di una forte curiosità non ancora tenuta a freno da un sufficiente senso critico. Essi pertanto tendono a portare alla bocca e a ingerire le cose più svariate, senza rendersi conto della pericolosità di quanto stanno facendo, o ritenendo che si tratti di dolci o altri alimenti appetibili. In Italia vi sono ogni anno migliaia di casi di intossicazioni accidentali di bambini, molti dei quali hanno esito letale. Di avvelenamenti accidentali possono restare vittime, sempre in ambiente domestico, anche persone adulte che ingeriscono, per esempio, medicinali scaduti o in quantità diverse a quanto prescritto; particolarmente pericolosi sono farmaci conservati in un contenitore diverso da quello originale e magari contrassegnati in maniera poco chiara.

Avvelenamento in ambiente lavorativo

Le intossicazioni in ambiente domestico sono in genere di tipo acuto, vale a dire dovute a ingestione (o introduzione per un altra via) di una quantità relativamente alta di sostanza velenosa in un tempo molto breve. Invece gli avvelenamenti che si riscontrano in ambiente lavorativo sono più spesso dovuti ad una esposizione cronica all’agente chimico lesivo, anche se non mancano casi di infortunio da esposizione massiccia (e quindi avvelenamento acuto) a una sostanza tossica. L’esposizione a sostanze nocive con intossicazione cronica è dovuta di solito a inosservanza dei regolamenti di igiene industriale.

Avvelenamento con scopo criminale

Un’altra forma di avvelenamento da prendere in considerazione è quello criminoso. L’omicidio attuato tramite veneficio è meno frequente oggi che nel passato, anche a causa dell’affinarsi delle tecniche di tossicologia forense (un settore della medicina legale) che permettono di rilevare tracce anche minime di veleno nel cadavere. Il veneficio veniva infatti utilizzato assai spesso proprio perché può non lasciare evidenti tracce esterne, e quindi può far pensare a una morte naturale.

Troppo lungo sarebbe elencare qui le principali sostanze comunemente implicate negli avvelenamenti. Basti citare, tra i farmaci, il paracetamolo, gli antistaminici, l’atropina, i sali di ferro, i salicilati; fra i composti chimici vari, gli acidi, gli alcali, il monossido di carbonio, la formalina, gli idrocarburi alogenati, i nitriti, il fenolo. Spesso implicati negli avvelenamenti sono anche i distillati di petrolio (benzine, olii ed altri), gli insetticidi e gli altri pesticidi, i coloranti e le vernici.

Avvelenamenti accidentali

Proprio a causa della notevole diffusione di sostanze tossiche, presenti praticamente in ogni casa, gli avvelenamenti accidentali sono estremamente frequenti. Vittime di questi incidenti sono soprattutto i bambini, di età compresa fra i tre e i sei anni: in questo periodo, infatti, i bambini sono dotati di forte curiosità, mentre non riescono a rendersi conto del pericolo che può derivare dalle loro azioni; così, quanto trovano in casa una sostanza sconosciuta, possono assaggiarla, soprattutto se il suo aspetto è tale da far loro sperare che si tratti di un dolce. Sono, quindi, particolarmente pericolosi alcuni cosmetici, prodotti per l’igiene personale e confetti farmaceutici.

Queste sostanze, come del resto tutte le altre sostanze tossiche presenti in casa, devono sempre essere conservati in armadietti ben chiusi, fuori dalla portata dei bambini. Anche gli adulti possono andare incontro ad avvelenamenti accidentali: questo si verifica, di solito, dopo la sostanza tossica viene conservata in un involucro diverso da quello originale. Può così avvenire che sostanze tossiche, conservate in bottiglie o vasetti per alimenti, vengano ingerite per errore, o che un farmaco tossico tenuto in un contenitore privo di etichette venga confuso con un’altra medicina e sia ingerito in dosi eccessive e pericolose.

Quindi, anche se in casa non ci sono bambini, è importante conservare correttamente le sostanze tossiche nelle loro confezioni originali.

Sintomi dell’avvelenamento

I sintomi variano a seconda del tipo di avvelenamento. Nausea, vomito, crampi e dolori addominali si riscontrano nella maggior parte dei casi.

Cause dell’avvelenamento

Dipende dalla causa. In generale le tre azioni principali consistono nel rimuovere il veleno dal corpo (lavanda gastrica) o nel cercare di ridurne o rallentarne il più possibile l’assorbimento; nel trattare i sintomi con misure generiche (induzione del vomito o della diuresi, somministrazione di ossigeno e grandi quantità di acqua) o specifiche del caso in oggetto; quando è disponibile, nella somministrazione di un antidoto.

Diagnosi dell’avvelenamento

In genere, il sospetto di intossicazione viene preso in considerazione nella diagnosi differenziale di gravi stati acuti quali le convulsioni, coma di natura da determinare, gli stati psicotici acuti (soprattutto in pazienti senza alcun precedente psichiatrico), l’insufficienza epatica e renale a comparsa improvvisa, l’insufficienza midollare (aplasia midollare acuta).

Proprio la brusca manifestazione di una grave sintomatologia, a carico di un paziente che aveva goduto di buona salute, può far sospettare la possibilità di un avvelenamento acuto. Sospettato l’avvelenamento e ristretta la cerchia delle possibili sostanze in causa, se è disponibile un laboratorio di tossicologia (di solito annesso ai “”centri antiveleni”” degli ospedali) gli si inviano campioni biologici del paziente (sangue, urine, od altro) chiedendo l’identificazione chimica della sostanza responsabile necessaria per eseguire una terapia mirata, basata sulla somministrazione di antidoti.

Identificazione del tipo di veleno

Una efficace terapia può essere istituita soltanto dopo aver formulato una diagnosi precisa di avvelenamento e identificato la sostanza che con maggiori probabilità è responsabile dell’avvelenamento stesso.

Il medico è spesso aiutato nella formulazione della diagnosi dal dato circostanziale: in casa del paziente o vicino ad esso possono essere rinvenuti contenitori, scatole od altri oggetti utili per l’identificazione della sostanza responsabile. Se il paziente collabora, si possono ottenere da lui informazioni sulla natura del veleno, tenendo però conto che egli può avere la tendenza a non rivelare un tentativo di suicidio, oppure non essere affatto consapevole della sua esposizione alla sostanza tossica (come avviene in molti casi di intossicazioni professionali).

Il compito del medico è reso particolarmente difficile dal fatto che, se alcune sostanze chimiche (soprattutto quelle con spiccata azione farmacologica) sono in grado di indurre modificazioni specifiche nell’organismo, inquadrabili in sindromi e pertanto agevolmente riconoscibili, molte altre danno invece luogo a sintomi del tutto non specifici o che possono far pensare a malattie diverse.

Terapia e cura dell’avvelenamento

La terapia degli avvelenamenti è basata su questi quattro criteri:

1) impedire ogni ulteriore assorbimento della sostanza tossica;

2) alallontanare dall’organismo la sostanza tossica già assorbita;

3) instaurare una terapia di sostegno non specifica;

4) somministrare antidoti generici o meglio, se possibile, specifici.

Il primo scopo si ottiene (per quanto riguarda la via di assorbimento più comune, quella digerente) tramite lavanda gastrica, induzione del vomito, somministrazione di sostanze che impediscano l’ulteriore assorbimento del tossico. La rimozione del veleno dall’organismo può essere accelerata, conoscendone la via di eliminazione, mediante la somministrazione di certi farmaci (diuretici, alcalinizzanti, etc) o tramite dialisi o exanguinotrasfusione. La terapia di sostegno, che mira a mantenere buone le condizioni generali del paziente, comprende la terapia dell’eventuale stato convulsivo, dell’edema cerebrale, delle aritmie cardiache, della depressione del sistema nervoso centrale, dell’edema polmonare.

La somministrazione di antidoti è ottimale nel caso in cui sia disponibile l’antidoto specifico verso la sostanza che ha causato l’avvelenamento; ciò è possibile, purtroppo, solo in una piccola parte dei casi di avvelenamento. La somministrazione dell’antidoto specifico migliora in maniera assai notevole le condizioni dell’intossicato.

Veleni usati per scopi terapeutici

Alcuni tipi di veleni sono impiegati, in dosi controllate, a scopo terapeutico. È il caso, per esempio, del veleno di ape, utilizzato nel trattamento dei reumatismi, e di quello di cobra, che può essere usato per curare il cancro.

Pronto soccorso

Soccorrere la vittima di un avvelenamento non è facile, richiede molto sangue freddo per non aggravare le sue condizioni con manovre sbagliate, qualche conoscenza medica e qualche nozione di chimica, che permetta di riconoscere la natura del veleno. Il rimedio più ovvio è quello di far espellere all’intossicato la maggior parte del veleno con il vomito: ma questa misura è controindicata se il veleno è un acido o una base forte, oppure se si tratta di petrolio, benzina o solventi. Se si possono escludere queste possibilità, si induce il vomito, facendo bere all’intossicato dell’acqua calda contenente senape o sale. É necessario assistere l’infortunato, tenendogli la testa bassa e girata da un lato, in modo che il vomito non lo soffochi. Una volta liberato lo stomaco, gli si può somministrare un antidoto universale: carbone vegetale, oppure diversi albumi crudi.

Se la sostanza velenosa è un acido o una base forte (questi veleni provocano delle causticazioni, simili ad ustioni, della bocca) la si può neutralizzare. Nel caso degli acidi si somministrano al paziente due cucchiaini di bicarbonato di sodio sciolti in un bicchiere d’acqua, mentre le basi si neutralizzano con succo di limone o aceto diluiti. Naturalmente, prima di somministrare questi liquidi, bisogna essere sicuri di avere identificato la sostanza. Nel caso di avvelenamento da petrolio, benzina o solventi, tutto quello che può fare il soccorritore è cercare di diluire il veleno con qualche bicchiere d’acqua; non bisogna invece mai somministrare il latte.

Immediatamente dopo aver prestato i primi soccorsi, bisogna chiamare un medico, anche se l’infortunato sembra essersi ripreso completamente: è compito del soccorritore osservare tutto quello che può essere utile per la diagnosi, cercare di capire la quantità di veleno che è stata ingerita, raccogliere campioni della sostanza che ha provocato l’avvelenamento.

Prevenzione contro i veleni

La prevenzione degli incidenti causati da veleni consiste nell’evitare il più possibile le piante e gli animali o altri agenti in causa e nell’osservare la massima prudenza quando non è possibile sottrarsi all’esposizione (abiti adatti, uso di repellenti, desensibilizzazione in caso di allergia provata). Le persone che sanno di essere allergiche alle punture di ape, per esempio, dovrebbero portare sempre con sé una dose di adrenalina e antistaminici.