Capillare: caratteristiche, funzioni, scambi metabolici, patologie

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I capillari costituiscono uno dei settori più importanti dell`apparato circolatorio. Si definiscono capillari i vasi più piccoli che seguono alla diramazione delle arteriole di calibro minore e dalla confluenza dei quali si originano le venule più sottili.

Caratteristiche dei capillari

Una rete di capillari sanguigni (in rosso su fondo giallo), vista al microscopio a scansione, irrora la maggior parte dei tessuti.
Nei vasi sanguigni, i globuli bianchi sono di difficile individuazione, sparsi nel la massa dei globuli rossi (dischi rossi).Vaso sanguigno di calibro molto ridotto che convoglia il sangue dalle arteriole alle venule. I capillari, che misurano da 5 a 3 0 µm di diametro, si distribuiscono in fini ramificazioni, il cui comp lesso è chiamato rete capillare, nell’insieme dei tessuti e degli organi.

Possono essere bypassati da connessioni dirette arterove nose, i canali di Suquet, dotati di contrattilità e suscettibili di modi ficare la circolazione nella rete capillare. Questi canali intervengono in caso di collasso, per esempio quando il sangue deve irrorare in primo luogo gli organi centrali anziché i distretti periferici. ossigeno, glucosio, acqua anidride carbonica, prodotti di scarto, acqua in eccesso globulo rosso La parete dei capillari sanguigni è formata da uno strato di cellule connettive la cui membrana permette vari scambi. I capillari più piccoli lasciano passare un solo globulo rosso alla volta, grazie alla deformabilità di quest’ultimo.

Funzioni dei capillari

Il principale compito dei capillari è assicurare la nutrizione e il funzionamento dei vari tessuti dell’organismo. Essendo molto numerosi e avendo pareti sottili, rappresentano una considerevole superficie di scambio tra sangue e tessuti: essi assicurano apporto di ossigeno, acqua, ioni, metaboliti, trasporto di anidride carb onica.
I capillari si dilatano o si contraggono per soddisfare il fabbi sogno di elementi nutritivi e di ossigeno dei vari organi: vasodilatazione a livello degli organi digestivi durante la digestione, a livello muscolare in concomitanza con uno sforzo fisico, o a livello cutaneo per abbassare la temperatura corporea. Il flusso sanguigno in ogni capillare è controllato da un piccolo anello muscolare posto alla sua origine, lo sfintere precapillare, a sua volta soggetto a stimoli nervosi o umorali.
Il polso capillare permette di valutare la circolazione periferica.
La pressione su un dito della mano o del piede provoca uno scolorimento momentaneo della zona interessata. Se la circolazione sanguigna è buona, l’area riacquista un colorito rosato quando cessa la pressione. In caso contrario, il polso capillare viene definito rallentato o soppresso. La rete capillare viene esaminata mediante capillaroscopia nelle zone direttamente accessibili (congiu ntiva ed estremità delle dita).

La fragilità capillare è dovuta all’estrema sottigliezza della p arete dei capillari. Un trauma può provocarne la rottura dando luogo a un’ecchimosi. Tale fragilità è maggiore nei soggetti an ziani o in trattamento di lungo corso con corticosteroidi. Le capillariti sono infiammazioni vascolari osservabili nelle malattie sistemiche.
Gli angiomi capillari (tumori benigni che formano una macchia rossa di dimensioni variabili sulla pelle e sulle mucose) sono in certi casi congeniti.

La funzione dei capillari è quella di scambiare sostanze di varia natura (essenzialmente di gas respiratori, di metaboliti e di cataboliti) fra il sangue contenuto nei vasi e il liquido extracellulare circostante. É a livello dei capillari che avvengono tutti gli scambi essenziali al mantenimento dei processi vitali; tutto il sistema circolatorio può essere visto come un complesso sistema di tubazioni e di pompe che ha la funzione di assicurare un flusso ematico costante nel comparto capillare, che porta il sangue a tutti i tessuti. · La struttura dei vasi capillari. L’inizio del vaso capillare è contraddistinto da un netto assottigliamento della parete rispetto al settore arterioso. Il vaso perde infatti gran parte delle strutture che ne costituivano la parete, che rimane formata essenzialmente da un singolo strato di cellule endoteliali piatte, larghe e sottili, dotate di nucleo.

La barriera che esiste fra il sangue ed i liquidi extracellulari nel settore capillare è dunque costituita da una sottile membrana formata da cellule endoteliali. Le funzioni fra le cellule endoteliali sono di tipo diverso a seconda del settore capillare considerato. In organi nei quali è necessario un letto capillare permeabile, le giunzioni non sono particolarmente serrate, in modo da permettere il passaggio di materiali anche fra le cellule. In altri settori invece le giunzioni sono molto strette, contribuendo ad una certa impermeabilità del sistema capillare. Le cellule endoteliali presentano, in alcuni distretti, delle fenestrature di diametro più o meno elevato, che contribuiscono a regolare il flusso delle sostanze verso i tessuti. Queste fenestrature sono, ad esempio, presenti a livello della milza, l’organo in cui avviene la distruzione dei globuli rossi invecchiati presenti nel sangue e la rielaborazione delle sostanze contenute in queste cellule ormai inutili.

Scambi metabolici

La maggior parte delle sostanze che passano dal sangue contenuto nei capillari al liquido extracellulare, o viceversa, si muove seguendo una semplice legge di diffusione, detta legge di Starling, che stabilisce che il flusso netto dei liquidi dal capillare verso l’esterno, e viceversa è controllato dal bilancio delle forze che tendono a filtrare i liquidi stessi fuori dai capillari o a farveli rientrare. Le forze che tendono a far uscire i liquidi dai capillari sono costituite dalla pressione idrostatica esistente nei capillari, come risultato dell’attività di pompa del cuore, e dalla pressione osmotica dell’ambiente extracellulare; quelle che favoriscono il rientro dei liquidi sono la pressione idrostatica dei tessuti e la pressione colloido-osmotica del plasma contenuto nei capillari.

In condizioni normali, il bilancio delle forze è tale da favorire la fuoriuscita di fluidi al capo arteriore del capillare, ed il rientro di una quantità all’incirca equivalente al capo venulare; il lieve eccesso viene drenato dai tessuti del sistema linfatico. Questo bilancio così complesso può essere alterato da numerose malattie: per esempio, se la concentrazione delle proteine nel sangue diminuisce, a causa una malattia di fegato o del rene, anche la pressione osmotica del sangue è ridotta, e il liquido trasudato nei tessuti non viene più richiamato verso i capillari: si crea così uno stato di eccessivo turgore dei tessuti, che viene chiamato edema, ed è caratteristico anche degli stati di infiammazione, in cui è nettamente aumentata la permeabilità dei vasi capillari.

Capillarscopia

Tecnica di esame dei capillari cutanei che permette la dia gnosi di alcuni disturbi circolatori: vasculiti o malattie sistemiche.

È indicata principalmente nella diagnosi delle acropatie (disturbi della circolazione a livello delle estremità, mani e piedi), la più conosciuta delle quali è la sindrome di Raynaud. È inoltre utile nello studio delle malattie sistemiche, affezioni diffuse nell’organismo a carico del tessuto connettivo, ma soprattutto permette di distin guere le alterazioni funzionali della circolazione capillare (senza lesioni visibili dei capillari stessi) da disturbi organici (con lesione dei capillari).

L’esame, semplice, rapido e indolore, consiste nell’osse rvare i capillari attraverso la pelle. Il paziente appoggia una mano su una piastra luminosa. Il medico, dopo avergli pulito un’unghia con una soluzione antisettica e avervi versato una goccia d’olio, osserva la pelle del bordo ungueale, servendosi di un microscopio con ingrandimento da 50 a 100 volte, per valutare il numero e l’aspetto dei capillari. La presenza di megacapillari (capillari molto dilatati) costituisce uno dei principali riscontri su cui si basa la diagnosi di microangiopatia organica (danno dei vasi di piccolo calibro). Una serie di fotografie permette di effettuare in seguito ulteriori confronti.

Capillarite

Infiammazione acuta o cronica dei capillari sanguigni e talvolta delle arteriole e delle venule contigue, che si traduce in manifestazioni cutanee localizzate soprattutto alle gambe.

Le cause e i meccanismi delle capillariti sono in generale poco chiari.
Talvolta si riscontra un fattore immunologico, un aumento della pressione venosa (varici o flebiti degli arti inferiori) o un fattore allergico.

Le capillariti sono responsabili di vari segni cutanei: la porpora, il sintomo più caratteristico, consiste in macchie rosse che non scompaiono alla pressione, dovute a una fuoriuscita di emazie (globuli rossi) dai capillari. La dermatite ocra è una colorazione brunastra o giallastra della pelle causata da depositi di ferro secondari alla distruzione delle emazie. Alcune forme di capillarite determinano necrosi cellulare: quest’ultima si manifesta sotto forma di una crosticina nera che ricopre un’ulcerazione (perdita di sostanza), a cui può far seguito un’atrofia bianca (atrofia cutanea).
Altre infiammazioni provocano teleangectasie, ossia dilata zioni di reti di capillari, che diventano visibili come sottili trattin i rossi o violacei. Poiché questi sintomi non sono specifici delle capi llariti, la diagnosi talvolta richiede una biopsia con esame delle lesioni al microscopio.

Non esiste una terapia veramente efficace, al di fuori di quella rivolta a un’eventuale causa; si può tentare di prescrivere “protettori capillari” come la vitamina PP. In caso di prurito, si consiglieranno emollienti delicati o una corticoterapia locale prudente, per evitare qualunque manifestazione di atrofia cutanea secondaria.

Fragilità capillare

Diminuzione della resistenza dei vasi capillari causata dall’alterazione della loro parete.

Una fragilità capillare si osserva negli anziani (porpora senile), nelle malattie croniche (uremia, cirrosi, infezione), nell’insufficienza surrenalica, nel diabete, nella mielosi, nella porpora allergica. Può essere il risultato di una terapia di lungo corso a base di corticosteroidi.

Talvolta provoca sanguinamenti di intensità variabile, che vanno dalla porpora benigna all’emorragia oculare o cerebrale. La resistenza capillare si misura in laboratorio, sia con il test del laccio (compressione superficiale che induce un rigonfiamento dei capillari) sia con quello della ventosa (suzione che favorisce l’emorragia capillare). Il trattamento è quello della causa.

Prova del laccio

Definizione medica

Il test consiste nel valutare la comparsa di petecchie sulla superficie flessoria dell’avambraccio in seguito all’applicazione, per 5 m inuti, di uno sfigmomanometro, gonfiato a pressione intermedia tra i valori di diastolica e sistolica. Il test è positivo (comparsa di più di cinque petecchie) nelle piastrinopenie e piastrinopatie, nelle sindromi emorragiche da difetto vascolare e nell’8% dei soggetti sani.

Definizione per il paziente
Esame che permette di valutare la resistenza o la fragilità dei capillari sanguigni.

Consiste nell’applicare una pressione di 100 mmHg al livello del braccio, per 5 minuti, con l’ausilio di uno sfigmomanometro (strumento di misurazione della pressione arteriosa), blocc ando la circolazione venosa senza però impedire quella arteriosa.
L’accumulo di sangue che ne deriva (stasi ematica) provoca la comparsa di petecchie (macchioline rosse) che dimostrano il versamento dei globuli rossi al di fuori dei vasi, conseguente all’aumento della pressione intravascolare. Contando le petecchie formatesi sulla piega del gomito, sull’avambraccio e sulla mano, si valuta il grado di fragilità capillare. Un numero elevato può essere segno di una fragilità capillare anomala o indicare una diminuzione delle piastrine.