Cicatrice e cicatrizzazione: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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Tessuto fibroso che prende il posto di un tessuto sano (in via definitiva o per un periodo prolungato), in seguito a una lesione. Il tessuto cicatriziale si forma sia negli organi interni (in conseguenza di una rottura muscolare o un intervento chirurgico), sia sulla pelle.

Cicatrizzazione

Riparazione spontanea di un tessuto dopo una lesione, che di norma si conclude con la formazione di una cicatrice. La cicatrizzazione è un insieme di fenomeni locali di difesa, che si avviano in risposta a un’aggressione quale ferita, ustione, malattia, intervento chirurgico.

Sviluppo della cicatrizzazione

Durante questo processo vengono liberati molti prodotti attivi provenienti dal sangue e dai tessuti: enzimi, proteine di vario tipo, istamina ecc.

La cicatrizzazione si articola in molte tappe: la prima è la coagulazione del sangue, che blocca l’emorragia. I globuli bianchi presenti nel sangue eliminano le cellule morte. In seguito, le cellule sopravvissute iniziano a moltiplicarsi, dando origine a nuovo tessuto, il cui aspetto dipende dalla localizzazione della lesione. Infatti, nel caso del tessuto osseo, per esempio, le cellule sane vicine migrano nella zona interessata e si moltiplicano, ricostituendo così una struttura identica a quella precedente all’aggressione.

Nel caso del tessuto muscolare, invece, la zona interessata viene ricoperta da un tessuto fibroso, non muscolare né contrattile.

Tipi di cicatrice

Cicatrice normale

Una cicatrice normale è a malapena visibile, morbida al tatto e senza modificazioni di colore. Talvolta tuttavia può assumere un aspetto anomalo.

Cheloidi

Tessuto fibroso in eccesso che si sviluppa su una cicatrice. In genere appare sulla cicatrice di un intervento chirurgico, di una vaccinazione o di una ferita ed è dovuto alla proliferazione di cellule (fibroblasti e miofibroblasti) del tessuto connettivo. È più frequente nei soggetti neri e asiatici.

Sulla cicatrice si sviluppano una o varie placche spesse, dure, con propaggini arrossate che ricordano le chele di granchio, spesso dolenti. Le localizzazioni più frequenti sono il lobo dell’ore cchio, le spalle e la parte anteriore del torace. Un cheloide non scompare spontaneamente, ma al contrario ha tendenza a esten dersi e recidivare dopo il trattamento. Causa spesso prurito, talvolta fitte dolorose.

Il trattamento comprende massaggi regolari, infiltrazioni di corticosteroidi, crioterapia o cure termali (docce ad alta press ione), il cui risultato è un appianamento della lesione o un rallentamento della sua evoluzione. Il trattamento chirurgico consiste nell’impiantare un filo di sostanza radioattiva o nel provocare la retrazione del cheloide con laser all’anidride carbonica. Tuttavia, queste procedure chirurgiche vanno condotte con estrema prudenza, per la loro efficacia parziale e la frequenza delle recidive. Il trattamento preventivo, che deve essere sistematico, consiste essenzialmente nella compressione postchirurgica delle inc isioni e nell’applicazione di placche di gel al silicone il più precocemente possibile.

Cicatrici depigmentate

Le cicatrici depigmentate, frequenti dopo crioterapia (trattamento di una lesione cutanea con il freddo), sono imputabili alla scomparsa dei melanociti, le cellule cutanee responsabili della sintesi dei pigmenti. Quelle depresse sono spesso conseguenza di processi infiammatori (acne), virali (varicella) o batterici (foruncoli). Possono essere tondeggianti, ovali, di forma irregolare e di profondità variabile.

Cicatrici ipertrofiche

Le cicatrici ipertrofiche hanno un rilievo meno accentuato rispetto ai cheloidi e sono frequenti in certe zone: spalle, dorso, petto, pube. Regrediscono spontaneamente nel giro di 1-2 anni. Le cicatrici pigmentate, di colore bruno, si riscontrano con notevole frequenza nei soggetti di colore.

Cicatrici retratte

Quelle retratte sono dovute a una contrazione della zona cicatriziale che esercita una trazione sui tessuti vicini. Formano cordoni fibrosi, duri, rilevati, che possono limitare i movimenti se sono in corrispondenza di un’articolazione. Si osservano spesso come esito di un’ustione.

Fattori della cicatrizzazione

La cicatrizzazione dipende da vari fattori, soprattutto di tipo alimentare, metabolico, endocrino e farmacologico; ritardi di questo processo si osservano in soggetti denutriti o di età avanzata, o in caso di prolungata assunzione di corticosteroidi. La cicatrizzazione può dar luogo, soprattutto nella razza nera e asiatica, a cheloidi, placche fibrose che si sviluppano sotto l’epidermide in corrispondenza di una cicatrice.

A seconda della natura e dell’aspetto della ferita, si distinguono due tipi di cicatrizzazione.

La cicatrizzazione per prima intenzione riguarda le ferite i cui bordi sono ravvicinati, come avviene dopo certi traumi o incisioni eseguite dal chirurgo, in assenza d’infezione. La cicatrizzazione in tal caso è rapida e di buona qualità, che sia spontanea o favorita da una sutura (con filo o graffe) se la lesione è profonda.

La cicatrizzazione per seconda intenzione riguarda al contrario le ferite i cui bordi sono distanziati.
Si osserva, per esempio, nel corso di un’ulcera della gamba, che comporta una perdita di sostanza cutanea. Il fondo della lesione si ricopre di un supporto fibroso. Le cellule sane situate lungo i bordi si moltiplicano e migrano, per ricoprire il fondo della piaga, elaborando nuovo tessuto cutaneo.

Questo processo è naturalmente più lento di quello per prima intenzione, e la cicatrice ha spesso un aspetto più sgradevole. Il trattamento farà ricorso a farmaci di uso dermatologico (soluzioni, pomate, impacchi) e talvolta a mezzi fisici (curettage, bisturi). Si articola in varie tappe:

  •  disinfezione con antisettici come la clorexidina e l’examidina;
  •  detersione (eliminazione del materiale estraneo e delle secrezioni in eccesso) facendo ricorso ad agenti chimici o, al bisogno, al bisturi;
  •  tecniche utili a favorire la granulazione (proliferazione del nuovo tessuto) e la formazione dell’epidermide, in particolare bendaggi idrocolloidali occlusivi.Dermoabrasione

Terapia e cura delle cicatrici

Il trattamento delle cicatrici patologiche è sempre difficoltoso. Le forme ipertrofiche possono assumere un aspetto migliore grazie a massaggi, con o senza prodotti attivi (corticosteroidi), infiltrazioni di corticosteroidi, applicazioni di azoto liquido o una semplice compressione. Per i cheloidi il trattamento è in parte simile, seppure meno efficace.

Le cicatrici depresse possono venire appianate chirurgicamente. In caso di notevole danno estetico, le cicatrici depigmentate possono essere tatuate, e quelle pigmentate massaggiate con prodotti atti a schiarire la cute. Quando è presente una retrazione solo la chirurgia risulta efficace. L’evoluzione delle cicatrici localizzate sulle zone “mobili” (piega del gomito o del ginocchio) va tenuta sotto controllo per anni perché, seppure in casi rari, esse possono degenerare.

Dermoabrasione

Questa tecnica è indicata in particolare per cancellare cicatrici o tatuaggi.
Dopo aver praticato un’anestesia locale, il medico abrade la superficie cutanea in condizioni di rigorosa asepsi.Tecnica di abrasione delle lesioni cutanee, che si pratica su cicatrici, tatuaggi e rughe, mentre è meno usata per trattare arrossamenti diffusi del volto, angiomi e alcuni tipi di verruche.

Procedura della dermoabrasione

La tecnica consiste nel passare sulle lesioni una fresa o una spazzola metallica rotante ad alta velocità, che asporta gli strati superiori della pelle (epidermide e derma superficiale). L’introduzione del laser all’anidride carbonica (CO2) e all’erbio ha in gran parte limitato l’impiego di questa tecnica.

Detersione

Pulizia di una cicatrice o una cavità naturale effettuata con prodotti detergenti. La detersione favorisce il processo di cicatrizzaz ione, che altrimenti sarebbe molto lento o, in casi particolari, addirittura impossibile. Consiste nell’asportare i depositi fibrosi, il pus, le secrezioni, i piccoli corpi estranei inclusi in una ferita cutanea.

La detersione si effettua applicando prodotti specifici (soluzioni, polveri, pomate, paste) o compresse impregnate delle stesse sostanze. I detergenti sono a base di antisettici o enzimi che distruggono le proteine costitutive dei detriti.

Cauterizzazione

É un metodo terapeutico che consiste nella distruzione di un tessuto patologico mediante l`uso di sostanze caustiche o l`applicazione di agenti fisici capaci di ledere i tessuti, come il calore o l`elettricità.

Scopo della cauterizzazione

Distruzione di un tessuto allo scopo di eliminare una lesione, fermare un’emorragia o far regredire la crescita ipertrofica di una cicatrice.

Procedura della cauterizzazione

Nella maggior parte dei casi l’operazione è localizzata e superficiale, praticata sulla pelle o su una mucosa. I principali metodi di cauterizzazione sono l’elettrocoagulazione mediante passaggio di corrente nel bisturi elettrico, la distruzione con laser, la crioterapia (trattamento con il freddo). Talvolta si fa ricorso all’applicazione di una sostanza caustica. I vecchi apparecchi termici (galvanocauterio, termocauterio) non sono più in uso.

Prevenzione delle cicatrici

La prevenzione delle cicatrici patologiche dipende da una parte dal corretto trattamento medico delle ferite, dall’altra dalle tecniche di sutura delle incisioni chirurgiche.