Collasso, collasso cardiovascolare, le cause degli stati di collasso, evoluzione del collasso circolatorio e pressione sanguigna

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (Aiutaci a migliorare SintomiCura votando questo articolo, grazie)
Loading ... Loading ...

Collasso

Il collasso cardiocircolatorio può essere definito come come una grave riduzione della perfusione sanguigna dei tessuti dell’organismo. Se lo stato di collasso perdura a lungo, porta ad un danno irreversibile delle funzioni cellulari e alla morte.

Collasso cardiovascolare

Severa caduta della pressione arteriosa sistolica (valore superiore) al di sotto degli 80 mmHg. Abitualmente associato a un polso debole e rapido, il collasso cardiovascolare è dovuto a cattivo funzionamento del muscolo cardiaco, a una diminuzione del volume em atico, a un’infezione grave o a un’ipotonia vascolare responsabile di notevole vasodilatazione. Se il collasso si prolunga, insorge uno stato di shock, una vera e propria insufficienza circolatoria acuta. Questo tipo di malore richiede il ricovero d’urgenza in ospedale e misure di rianimazione, oltre al trattamento della causa.

Le cause del collasso

Il mantenimento di una normale pressione di perfusione dei tessuti dipende essenzialmente da tre fattori: volume del sangue, funzione di pompa del cuore e resistenza vascolare periferica. In condizioni normali, questi tre fattori contribuiscono in maniera equilibrata al mantenimento della perfusione ematica tissutale. Uno stato di collasso può essere indotto da patologie che tendono a modificare uno o più dei citati fattori. Una delle cause più frequenti di collasso cardiocircolatorio a rapida instaurazione è il venir meno della funzione propulsiva del cuore o la riduzione acuta del volume sanguigno. Queste evenienze possono verificarsi rispettivamente in caso di infarto miocardico (che rende non contrattile una porzione del ventricolo sinistro, diminuendo l’efficienza delle contrazioni cardiache) e in presenza di una grave emorragia, esterna o interna. A questo proposito, è bene ricordare che gran parte dei casi di emorragia interna si presentano sotto l’aspetto clinico di collasso cardiocircolatorio rapidamente ingravescente, senza apparente spiegazione immediata (il sangue spesso si riversa in cavità e non è visibile; può essere molto difficile determinare la sede dell’emorragia).

Evoluzione del collasso circolatorio

Dopo l’instaurazione di uno stato di collasso conclamato, l’evoluzione delle condizioni del paziente dipende in parte dalla gravità del fattore causale alla base della situazione, in parte dal tipo di intervento terapeutico ed in parte dal tipo di reazioni che l’organismo colpito mette in atto per difendersi. Va comunque notato che l’intervento dei meccanismi neurogeni ed ormonali di difesa da un certo stadio in poi diviene del tutto inefficiente ed addirittura controproducente, tendendo ad aggravare quello stato di ipossia tessutale che risulta dalla scarsa perfusione. Si viene a determinare un circolo vizioso fra ipossia, meccanismi di difesa ed aumento dell’ipossia, che va interrotto per poter salvare il paziente.

Sintomi del collasso

I primi sintomi. Lo stato iniziale del collasso (riduzione poco marcata del volume sanguigno) determina la comparsa dei segni caratteristici di questa condizione patologica: tachicardia ed ipotensione, con polso piccolo, difficile da trovare e rapido; “”svuotamento”" della circolazione venosa, tanto che risulta spesso difficile trovare una vena nella quale inserire l’ago per l’infusione dei liquidi e dei farmaci; pelle fredda, sudata, umida; l’ammalato è perfettamente cosciente, ma spesso è un paziente agitato ed impaurito.

La reazione dell’organismo. In uno stadio successivo, corrispondente ad una deplezione del 20-25% del volume sanguigno totale, si ha una netta diminuzione della gittata cardiaca, con massiccio intervento dei meccanismi nervosi che determinano vasocostrizione nel tentativo di ristabilire la pressione di perfusione. Ma la vasocostrizione, se da una parte tende ad aumentare la pressione aumentando le resistenze periferiche, fatalmente tende ad escludere alcuni distretti dalla perfusione generale, rendendovi così ancora più difficile la circolazione del sangue. Questo meccanismo di difesa, inizialmente efficace (vasocostrizione cutanea), inizia a produrre gli inconvenienti che danno il via al circolo vizioso del quale si è detto più sopra. In questo stato comincia ad apparire la netta riduzione della emissione di urina.

Lo stadio di scompenso. Quando i meccanismi di difesa hanno raggiunto il massimo della loro possibile efficienza, anche piccole diminuzioni del volume sanguigno possono portare a rapido deterioramento delle condizioni generali del paziente.

Relazione fra collasso e pressiona sanguigna

Il paziente in collasso spesso ha una pressione arteriosa assai bassa. Nonostante questo, ipotensione e collasso non sono sinonimi; esistono collassi non ipotensivi e stati ipotensivi che non sono rappresentativi di un vero collasso. Un paziente iperteso, per esempio, può entrare in shock anche senza che la sua pressione arteriosa scenda mai a livelli ipotensivi. Lo stato di collasso è, di solito, facile da riconoscere: l’ammalato è cosciente, spesso agitato, è pallido, con la pelle fredda e sudata; la respirazione è frequente e superficiale, e anche le pulsazioni arteriose sono più frequenti del normale e difficili da percepire. Spesso l’ammalato ha subito da poco tempo un trauma, un’ustione grave, un’emozione intensa, o è stato colpito da una malattia di cuore, da un’infezione generalizzata o da un attacco doloroso.