Aids e HIV: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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È essenziale cercare immediatamente aiuto se si crede di avere l’AIDS e non mancare di avvertire i partner sessuali se si è risultati positivi al test per l’HIV. Anch’essi dovranno sottoporsi all’esame ed eventualmente a terapie. Bisogna sempre prendere tutte le precauzioni possibili per non contagiare i partner: usare sempre il preservativo, non scambiare aghi, lame di rasoio e così via.

Definizione dell’aids

Per una persona che ha contratto il virus responsabile dell’AIDS, le previsioni a lungo termine sono indubbiamente cupe. Una diagnosi di AIDS non deve però essere presa come un’immediata sentenza di morte. Con le cure adeguate le persone affette da AIDS possono cercare di scongiurare i sintomi peggiori e condurre una vita produttiva per molti anni.

La sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) non è di per sé una singola malattia, ma piuttosto una grave menomazione del sistema immunitario che rende le persone affette estremamente suscettibili a una moltitudine di infezioni e malattie. Si ritiene che l’AIDS sia causato dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV), che è diffuso attraverso il liquido seminale infetto, le secrezioni vaginali, la saliva e il sangue. L’HIV danneggia la capacità dell’organismo di produrre un numero adeguato di globuli bianchi chiamati linfociti T, rendendolo incapace di combattere i batteri e i virus che lo invadono. I sintomi differiscono nettamente da paese a paese e persino da gruppo a rischio a gruppo a rischio.

In Europa e negli Stati Uniti, le persone affette da AIDS sono spesso colpite dal sarcoma di Kaposi (una forma rara di tumore della pelle), dalla polmonite da pneumocystis e dalla tubercolosi. In Africa, le persone affette da AIDS sono condotte al deperimento dalla febbre, dalla diarrea e da una tosse persistente. La comparsa di uno dei circa 28 gruppi di sintomi o malattie associati all’AIDS e ovviamente la positività nella ricerca degli anticorpi contro l’HIV, portano quasi certamente alla diagnosi di AIDS. Nella maggior parte dei casi l’AIDS ha inizio con sintomi simili a quelli dell’influenza o della mononucleosi. Questi sintomi possono persistere per un periodo variabile da due settimane a pochi mesi dopo l’ingresso del virus nel corpo. Dopo questo primo stadio, i sintomi possono sparire per diversi anni.

È estremamente importante il modo in cui il paziente affetto da AIDS prende cura di sé stesso durante questo periodo, perché l’HIV si sta moltiplicando nell’organismo, dapprima lentamente e poi rapidamente. A mano a mano che il virus distrugge sistematicamente le cellule che combattono le infezioni, il sistema immunitario inizia a cedere e il paziente diventa vulnerabile a varie malattie e tumori. Questo stadio è talvolta chiamato ARC, o complesso correlato all’AIDS.

L’AIDS conclamato, lo stadio in cui 94 iniziano a svilupparsi le infezioni gravi, può apparire anche 5 o 10 anni dopo. I medici negli Stati Uniti hanno identificato per la prima volta l’AIDS nel 1981, ma casi non identificati avevano iniziato a manifestarsi nel 1979. Prima di allora, l’AIDS probabilmente esisteva già in Africa e in alcune zone dei Caraibi. Sebbene l’AIDS possa colpire chiunque, i primi casi si sono verificati fra maschi omosessuali e bisessuali che avevano avuto molti partner.
Poiché molti di questi uomini usavano anche droghe euforizzanti come il nitrato di amile, i medici pensarono dapprima che la causa della malattia fosse la droga. In realtà, le ricerche dimostrarono che l’AIDS è trasmesso attraverso i fluidi corporei.

Questa ipotesi è nata quando i tossicodipendenti che usavano droghe per via endovenosa, gli eterosessuali e le persone che avevano ricevuto trasfusioni di sangue iniziarono a contrarre l’AIDS. La più grave emergenza sanitaria del nostro tempo ha ora raggiunto livelli epidemici. Nel mondo, più di 14 milioni di persone sono state infettate dall’AIDS. Si ritiene che un milione e mezzo di persone negli Stati Uniti, e centomila persone in Italia, abbiano contratto il virus e che il numero di casi di AIDS raddoppi ogni anno, anche se questa tendenza sembra essere attualmente in diminuzione; in molte città statunitensi, l’AIDS è la principale causa di morte per le persone dai 25 ai 44 anni di età. Le persone che corrono il maggiore rischio di contrarre l’AIDS sono i tossicodipendenti che usano droghe per via endovenosa e condividono gli aghi, le persone che praticano rapporti sessuali senza usare preservativi e i bambini nati da madri affette da AIDS.

A rischio sono anche le persone che hanno ricevuto trasfusioni di sangue o fattori della coagulazione fra il 1977 e il 1985, prima che si stabilissero degli standard di controllo per l’AIDS nel sangue donato. Attualmente, a mano a mano che l’AIDS si diffonde fra la popolazione eterosessuale, le donne hanno formato il gruppo di persone infette in più rapida crescita. Più di 44.000 donne in Italia hanno contratto il virus in seguito a rapporti eterosessuali.

La buona notizia è che è possibile prevenire l’AIDS. Chi non è a rischio per l’uso di droghe endovenose può evitare l’infezione da HIV praticando il sesso in modo sicuro, il che significa, in primo luogo e principalmente, usare i preservativi. Secondo dati recenti, sempre più persone stanno prendendo questa precauzione. Lo studio su più vasta scala finora eseguito, pubblicato negli Stati Uniti nel 1995, ha mostrato che quasi il trenta per cento degli americani adulti dichiara di aver drasticamente modificato il proprio comportamento sessuale per diminuire il rischio di contrarre l’AIDS. Questo studio di riferimento del comportamento sessuale degli adulti ha investigato le abitudini e le attitudini sessuali di circa 150 milioni di persone.

I risultati dell’indagine comprendono: il 29% usa più spesso il profilattico; il 26% tende alla monogamia; il 25% ha dichiarato di scegliere con maggiore attenzione i propri partner o di aspettare di conoscerli meglio prima di avere rapporti intimi; l’11% ha dichiarato di aver deciso di astenersi dal sesso per il timore di contrarre l’AIDS.

Sintomi dell’aids

I seguenti disturbi sono fra i sintomi più comuni dell’AIDS. Affaticamento inspiegabile di lunga durata. Rigonfiamento dei linfonodi. Febbre che dura da più di dieci giorni. Sudorazione notturna. Inspiegabile perdita di peso. Lesioni purpuree o biancastre, sulla pelle o sulle mucose, che non tendono a guarire. Tosse o mal di gola persistenti e inspiegabili. Fiato corto. Raffreddori persistenti. Diarrea grave e persistente. Infezioni da Candida. Facile e inspiegabile comparsa di lividi o emorragie.

Rivolgetevi al medico se…

Se avete più di uno dei sintomi sopra elencati; potreste non avere l’AIDS, ma un’altra malattia, anche meno grave, che potrebbe comunque necessitare di un adeguato trattamento.

Cause dell’aids

Gli scienziati sospettano che almeno due virus causino l’AIDS: HIV1 e HIV2. Su scala mondiale, i due virus infettano un uguale numero di persone, ma l’HIV1 è molto più diffuso in Nord America. I ricercatori non sanno ancora precisamente come agisca l’HIV e alcuni si chiedono se il virus provochi l’AIDS o si mostri semplicemente in congiunzione con questo. Per qualche motivo il sistema immunitario non può scoprire l’HIV. Il virus entra nel corpo attraverso piccole abrasioni o tagli nella mucosa della bocca, della vagina o del retto e distrugge i linfociti T, così da far cedere il sistema immunitario. Quindi i pazienti sviluppano delle infezioni che alla fine li uccidono. Contrariamente alla credenza popolare, l’AIDS non è una malattia molto contagiosa.

Il solo modo in cui è possibile essere contagiati è avere un rapporto sessuale vaginale, orale o anale non protetto con un partner infetto, o scambiare del sangue contaminato attraverso l’uso di droghe per via endovenosa o con una trasfusione. Non si può prendere l’AIDS con un bacio. Una proteina presente nella saliva umana impedisce al virus dell’AIDS di infettare i globuli bianchi del sangue.
La proteina si attacca ai globuli bianchi e li protegge dall’infezione. Questa scoperta può portare a nuove strategie per sviluppare medicine contro l’AIDS.

Non bisogna neanche preoccuparsi della possibilità di prendere l’AIDS se si vive con una persona ammalata. L’HIV non può essere trasmesso dal sedile del gabinetto o da oggetti toccati da persone affette dall’AIDS. E non si contrae la malattia se si mangia con una persona infetta, perché l’HIV muore molto rapidamente una volta che è fuori del corpo.

HIV, Virus dell’immunodeficienza umana

In inglese Human Immunodeficiency Virus (HIV). Virus responsabile dell’AIDS.

I virus dell’immunodeficienza umana costituiscono una sottofamiglia dei lentivirus, appartenente a sua volta alla famiglia delle Retroviridae.
Questi ultimi sono virus a RNA in grado di retrotrascrivere il loro RNA in DNA, ovvero di copiare l’informazione genetica contenuta nel loro RNA sotto forma di DNA, grazie a un enzima di cui dispongono, la transcriptasi inversa. Questo DNA, detto provirale, si integra quindi nel DNA della cellula. I provirus integrati si duplicano con i normali geni cellulari durante ogni divisione della cellula.

Si conoscono attualmente due virus dell’immunodeficienza umana: l’HIV1, scoperto nel 1983, e l’HIV2, scoperto nel 1986. L’HIV2 è presente soltanto nell’Africa occidentale.

L’HIV infetta i linfociti T4 (o linfociti CD4), globuli bianchi che svolgono un ruolo fondamentale nella difesa immunitaria, e, dopo averli utilizzati per replicarsi, li distruggono. L’HIV è immunogeno, cioè induce la formazione di anticorpi specifici da parte dell’organismo infettato; tali anticorpi sono tuttavia incapaci di difendere l’organismo poiché, probabilmente a causa dell’alta variabilità dell’HIV, difficilmente riconoscono questo virus. La distruzione dei linfociti T4 comporta un forte indebolimento delle difese immunitarie, da cui dipende la capacità dell’organismo di difendersi dalle infezioni.
L’HIV attacca altri globuli bianchi, i macrofagi, e cellule nervose o muscolari.

L’HIV si trasmette per via sessuale, ematica (trasfusione di sangue infettato, riutilizzo della stessa siringa da parte di più tossicodipendenti) e transplacentare, ossia dalla madre al feto (la trasmissione avviene nel 20-50% dei casi, a seconda del Paese).
L’infezione da HIV è segnalata dalla presenza nel siero ematico di anticorpi specifici sviluppati contro il virus (test ELISA, EnzymeLinked Immunosorbent Assay), rilevabili solamente da 6 a 12 settimane circa dopo la contaminazione. Dal momento che questo test può dare esiti falsi positivi, occorre verificare il risultato positivo con la reazione detta western blot, sensibile alle proteine del virus.

Diagnosi dell’aids

Entro poche settimane dall’infezione, l’organismo dovrebbe produrre anticorpi diretti contro il virus, che il medico può scoprire con gli esami del sangue. D’altra parte, l’organismo può impiegare fino a 35 mesi per produrre un livello evidenziabile di anticorpi, quindi, chi pensa di essere stato infettato, soprattutto se appartiene a un gruppo ad alto rischio, dovrebbe ripetere il test per la malattia ogni 6 mesi.

Il primo test cui si viene sottoposti è detto ELISA, o test di immunoassorbimento legato agli enzimi. Questo esame è generalmente affidabile, ma un risultato positivo (che indica che sono stati trovati gli anticorpi) deve sempre essere confermato; il medico può proseguire con il Western blot, un esame del sangue che non dà quasi mai un risultato falsamente positivo. Prima di decidere se sottoporsi a un test per l’AIDS, è bene chiedere consiglio a un medico. Un risultato positivo di un test per l’AIDS può causare un profondo stress psicologico.

Uno psicoterapeuta può aiutare ad affrontare l’ansia, il dolore e la paura che è molto probabile provare in un primo momento. Se il test è positivo, assicuratevi che il medico richieda una serie completa di esami per diagnosticare altre malattie a trasmissione sessuale, come la gonorrea, l’herpes genitale o la sifilide.
È estremamente importante rendere nota la diagnosi ai partner sessuali. Anche loro devono sottoporsi a test ed eventualmente a terapie.

Hiv rna sierico

La determinazione dell’HIV-RNA è utile per la valutazione del paziente e il monitoraggio della terapia antiretrovirale. La fase acuta dell’infezione è caratterizzata da livelli elevati di HIV-RNA, che diminuiscono bruscamente con la risposta immune. Dopo circa 6 mesi si stabilisce uno stato di equilibrio, che rimane relativamente invariato per anni in assenza di terapia antiretrovirale.

I livelli di HIVRNA sono direttamente proporzionali alla velocità di progressione clinica, valutata in base alla diminuzione dei CD4, al tempo intercorso prima di una complicanza dell’AIDS conclamato e alla sopravvivenza.
Ciononostante, l’HIV-RNA non sembra correlato all’infettività del virus.

Multitest

Test per la valutazione dell’ipersensibilità ritardata, utile per lo screening in caso di infezioni ricorrenti e nel soggetto colpito da infezione da HIV. Consiste nell’introdurre per via intradermica antigeni noti, ai quali l’organismo reagisce con la migrazione locale di linfociti e macrofagi nella zona di inoculazione e con la formazione di una lesione eritematopapulonodulare. Il multitest Mérieux utilizza un sistema a micropunture e valuta la risposta a sette antigeni differenti: tetano, tubercolina, difterite, streptococco, Candida, Proteus, Trichophyton.

La valutazione si effettua sulla base del punteggio ottenuto, sommando la risposta (diametro medio in millimetri) ai diversi antigeni (risposta minima accettabile per ogni antigene: 2 mm × 2 mm).
La risposta è considerata adeguata se il punteggio è superiore ai 10 mm nell’uomo adulto, ai 5 mm nella donna adulta.

Test di trasformazione linfoblastica con pha

Test impiegato nello studio dei linfomi e delle malattia caratterizzate da deficit linfocitario (AIDS). Si basa sulla proprietà della fitoemoagglutinina (PHA) di stimolare l’attivazione linfocitaria, che viene misurata valutando la radioattività emessa dai linfociti attivati come conseguenza dell’incorporazione di timidina marcata.

RIPA

Acronimo dall’inglese Radio-Immunoprecipitation Assay, test di radioimmunoprecipitazione. Tecnica di laboratorio grazie alla quale è possibile evidenziare un’infezione virale in un malato. Si tratta di una procedura lunga e costosa, utilizzata essenzialmente come test supplementare alla reazione tipo western blot (che mette in evidenza anticorpi specifici dell’infezione) nella diagnosi dell’AIDS.

Il metodo consiste nel provocare una reazione tra il siero del soggetto e una componente antigenica purificata e radioattiva del virus oggetto di studio, ottenuta per coltura cellulare in presenza di radiois otopi.
La miscela formata dalla soluzione antigenica e dal siero ematico del malato, contenente anticorpi, determina la formazione di molecole (complesso antigene-anticorpo) che precipitano. Il complesso viene quindi sottoposto a elettroforesi (impiego di un campo elettrico per separare le diverse sostanze) sullo strato radioattivo e appare sotto forma di macule radioattive.

Neopterina sierica

Marker di progressione dell’infezione da HIV. L’aumento ne l siero è correlato all’accresciuto turnover dei linfociti T helper, con conseguente stimolazione dei macrofagi da parte dell’interferone .

Terapia e cura dell’aids

Praticamente tutte le persone colpite da AIDS conclamato alla fine soccombono alla malattia, ma antibiotici e farmaci antivirali possono prolungare la loro vita per diversi anni. In ogni caso, non bisogna mai cercare di curarsi da soli per questa malattia mortale: bisogna sempre cercare il consiglio di un medico esperto e soprattutto diffidare delle clamorose rivelazioni di cure “miracolose”.

Semplicemente, non esistono. Attualmente sono in corso diverse centinaia di studi su persone per testare farmaci per la terapia dell’AIDS e delle malattie correlate. Questi comprendono farmaci antivirali, farmaci che modificano il sistema immunitario, farmaci antiinfettivi e farmaci antitumorali. Uno studio eseguito negli Stati Uniti dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID) ha scoperto che una proteina prodotta naturalmente può essere in grado di ricostruire i sistemi immunitari danneggiati dall’AIDS.

Questa proteina, chiamata interleuchina 2, ha aumentato nettamente i livelli dei linfociti T nel sessanta per cento delle persone alle quali è stata somministrata. D’altra parte, questa sostanza non è efficace nelle persone con AIDS avanzato e ha anche gravi effetti collaterali, che comprendono eritemi, nausea, diarrea e depressione. Ulteriori studi su questa importante proteina sono attualmente in corso.

Un altro trattamento sperimentale, utilizzato in Francia, è l’immunoterapia passiva. La terapia non aumenta la durata della vita nelle persone affette da AIDS, ma può far sì che non stiano così male come dovrebbero. Ai pazienti con AIDS avanzato viene iniettato del plasma di donatori infettati dall’HIV ma più sani. I ricercatori sperano vivamente che le iniezioni possano stimolare il sistema immunitario dei pazienti e aiutarlo a combattere le malattie associate all’AIDS.

I primi risultati sono stati promettenti. Sebbene una quantità di vaccini per prevenire l’AIDS sia in corso di ricerca, gli scienziati hanno avuto difficoltà a trovarne uno che funzioni. La teoria è che, iniettando nell’organismo una forma indebolita del virus, si possa indurre il sistema immunitario a predisporre un attacco contro l’HIV e a organizzare una resistenza. D’altra parte, i medici sono comprensibilmente riluttanti a iniettare l’HIV a chiunque, temendo che anche un virus indebolito possa causare l’AIDS.

In uno studio correlato a questi, un gruppo di ricercatori del NIAID ha sviluppato un vaccino con un “gene suicida”, che si lascia uccidere dopo aver svolto il suo compito. L’HIV indebolito contiene un gene in più preso dal virus dell’herpes. Le cellule che vengono infettate dall’HIV possono poi essere distrutte selettivamente con il ganciclovir, un farmaco contro l’herpes. Finora il vaccino è stato esaminato solo in provetta. Sono stati pianificati dei test su animali e uomini.

Medicina convenzionale

Il trattamento attualmente consigliato per le persone affette da AIDS è l’uso di potenti farmaci antivirali. Questi comprendono la zidovudina, la didanosina e la dideossicitidina. Nessuno di questi cura l’AIDS, ma possono aiutare a evitare i peggiori sintomi della malattia per diversi anni. La zidovudina, più conosciuta con il suo nome commerciale AZT, è il farmaco di gran lunga più usato ed è di solito il primo farmaco prescritto nelle terapie. L’AZT rallenta il virus interferendo con la sua propagazione nell’organismo.

Il problema con l’AZT è che il virus spesso diventa resistente al farmaco nel giro di pochi anni. Inoltre l’AZT provoca effetti collaterali come atrofia dei muscoli, nausea intensa, mal di testa, insonnia, epatite, demenza e linfomi. Passare a un altro farmaco, come la didanosina, è temporaneamente d’aiuto, anche se provoca effetti collaterali come diarrea, problemi dei nervi e pancreatite. Associare più farmaci è spesso il tipo di terapia più utile.

Cocktail di farmaci

Il trattamento a base di cocktail di farmaci anti-Aids riduce il tasso di passaggio dell’infezione da Hiv ad Aids conclamato dell’86%, rispetto ai malati che non ricevono alcun trattamento. Un gruppo di ricercatori britannici (University of Bristol) ha scoperto che l’efficacia della terapia antiretrovirale HAART (una combinazione di almeno tre trattamenti con due classi di farmaci) aumenta nel corso del tempo. Fino ad oggi non si conoscevano i benefici della terapia nel corso degli anni perché venivano presi in considerazione solo gli esiti a breve termine (un anno o poco più) dei trattamenti. I risultati della ricerca indicano che l’HAART riduce il tasso di sviluppo dell’Aids fino all’86% e che la sua efficacia aumenta con il passare del tempo, se paragonata all’assenza di qualsiasi terapia.

Le terapie farmacologiche in uso in Occidente hanno trasformato l’Aids da una patologia che suonava come una condanna a morte in una malattia cronica, ma i medici erano preoccupati circa l’impatto a lungo termine dei trattamenti somministrati. Questo genere di terapie ha l’obiettivo di interrompere il ciclo vitale del virus dell’immunodeficienza umana (Hiv) in diversi modi, ricorrendo a varie combinazioni di farmaci in grado di contrastare la rapidità con cui il virus è in grado di mutare. L’Hiv distrugge il sistema immunitario e lascia l’organismo vulnerabile a molte patologie potenzialmente mortali, come la tubercolosi. Gli scienziati hanno esaminato più di 3200 pazienti sottoposti a uno studio in Svizzera avviato nel gennaio 1996.

È stato fatto un confronto fra i soggetti curati con HAART, quelli curati con altre terapie e quelli che non hanno ricevuto alcuna terapia. Secondo i ricercatori, i benefici garantiti da questa terapia nelle nazioni più progredite devono fare riconsiderare l’urgenza di sottoporre al trattamento milioni di persone malate anche in altre parti del mondo, in particolar modo nell’Africa subsahariana. Attualmente vi sono 39 milioni di persone affette da Hiv/Aids, mentre solo circa un milione su sei dei malati nelle nazioni più povere sta ricevendo il trattamento, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Antivirali

Nomi generici

Acyclovir, zidovudina, azidotimidina (AZT)

Farmaco antivirale attivo sui retrovirus, in particolare sull’HIV, responsabile dell’AIDS.

La zidovudina ha effetti analoghi a quelli della timidina (sostanza derivata dalla timina, presente nel DNA cellulare). Agisce sui retrovirus inibendo alcuni enzimi virali (transcriptasi inversa e DNA polimerasi). Il rischio infettivo risulta così diminuito, ma continua a sussistere la possibilità che insorgano infezioni opportuniste (a carico cioè di soggetti immunodepressi) o tumori.

Nell’adulto è indicata negli stadi avanzati dell’AIDS, ma anche nel corso delle sue manifestazioni precoci e nei pazienti che non presentano ancora alcun sintomo, ma i cui livelli di linfociti T sono in rapida diminuzione.

Nei bambini di età inferiore ai 3 mesi, il farmaco viene utilizzato in presenza di chiari segni di immunodepressione.

La zidovudina è controindicata in caso di allergia alla sos tanza e di anomalie ematologiche severe.

Si somministra per via orale. In assenza di effetti indesi derati il trattamento va proseguito indefinitamente.

La zidovudina ha effetti indesiderati a carico del sangue: an emia che può richiedere trasfusioni, neutropenia (diminuzione di u n tipo di globuli bianchi, i polimorfonucleati neutrofili) o leucopenia (diminuzione di tutti i tipi di globuli bianchi). Gli altri effetti possibili, molto più rari, sono nausea, vomito, eruzioni cutanee, dolori addominali, febbre, cefalea, insonnia, inappetenza, dolori muscolari, debolezza generalizzata, disturbi digestivi.

Occorre evitare di associare la zidovudina ai farmaci tossici per alcuni costituenti del sangue (per esempio sulfamidici e pirimetamina), oltre che a quelli in grado di impedire la sua degradazione nell’organismo (salicilati, antinfiammatori non steroidei, cimetidina).

Caratteristiche degli antivirali

Gli antivirali, una classe di farmaci introdotta nell’ultimo decennio, sono impiegati per trattare le infezioni virali dall’influenza, all’Herpes, all’AIDS. Ciascun farmaco è in genere efficace contro un singolo virus, talora verso più virus di una stessa classe (dato che i virus differiscono dai batteri, gli antibiotici non sono efficaci nelle malattie virali). I meccanismi d’azione dei diversi farmaci sono differenti. Alcuni sopprimono la capacità del virus di replicarsi, impedendo od ostacolando la produzione o la duplicazione del materiale genetico del virus stesso. Altri impediscono al virus o al suo materiale genetico di penetrare nelle cellule. Per maggiori informazioni vedi alle voci dei singoli farmaci.

Zidovudina

Gruppo di appartenenza

Antivirali

Caratteristiche della zidovudina

La zidovudina o AZT, introdotta nel 1987, è un farmaco antivirale che inibisce le capacità del virus di replicarsi, interferendo con il suo codice genetico. Viene utilizzata nella prevenzione e nel trattamento dei sintomi dell’AIDS nei soggetti affetti da infezione da HIV. È anche efficace verso altri virus come quello dell’epatite B, verso alcuni batteri (salmonella ed Escherichia coli) e verso la giardia e altri parassiti. I ricercatori stanno attualmente cercando di capire la sua reale efficacia verso questi microrganismi. Non è stata dimostrata l’efficacia verso le infezioni da Herpes. Anche se può rallentare la progressione dell’AIDS in alcuni pazienti, non è in grado di eliminare il virus e non modifica il destino della malattia. Nemmeno previene oppure cura altre infezioni (opportunistiche) o malattie che complicano il decorso dell’AIDS per le quali, concomitantemente all’AZT, vengono usati altri farmaci. L’AZT ha effetti collaterali, specialmente sul sangue, importanti e spesso difficili da distinguere da quelli causati dal virus stesso dell’AIDS.

Indicazioni della zidovudina

Infezione da HIV (con o senza sintomi). Prevenzione dell’AIDS in soggetti con esposizione professionale al virus HIV (personale sanitario e di ricerca). Prevenzione dell’infezione da HIV nei neonati di donne affette da AIDS.

Effetti collaterali della zidovudina

Minori Cefalea, insonnia, dolore muscolare, nausea, pigmentazione delle unghie. Chiamate il medico se questi sintomi persistono o diventano rilevanti. Potenzialmente gravi Anemia, febbre, brividi, stomatiti, alterazioni della conta piastrinica. Raramente: atrofia muscolare, tossicità epatica, confusione, sindrome maniacale, convulsioni. Consultate subito il medico.

Informazioni specifiche della zidovudina

Se siete HIV positive e siete gravide, discutete con il medico circa i trattamenti più aggiornati dell’AIDS. Alcuni studi suggeriscono che l’AZT è utile nel prevenire l’infezione nei bambini nati da madre sieropositiva. Comunque l’AZT è un farmaco potenzialmente molto tossico. Il medico vi aiuterà a decidere se i vantaggi del trattamento superano i rischi. La zidovudina è stata approvata per l’uso nei bambini sopra i tre mesi d’età. Discutetene l’uso per il vostro bambino con un medico aggiornato ed esperto. – Dato che deprime il midollo osseo, dopo un trattamento odontoiatrico può verificarsi una riparazione più lenta e anche un’infezione. È importante che il medico controlli frequentemente le conte delle cellule del sangue durante il trattamento.

Interazioni della zidovudina

Altri farmaci antivirali (ganciclovir, acyclovir, ribavirina): l’uso concomitante di questi farmaci con l’AZT ha evidenziato interazioni che risultano nell’inattivazione dell’uno o dell’altro farmaco o di entrambi ed effetti tossici anche gravi come una riduzione della conta piastrinica, sonnolenza, letargia. Il medico controllerà l’adeguato uso dei farmaci in associazione. Claritromicina (un antibiotico): ridotti livelli ematici della zidovudina. Farmaci per le malattie del sangue o del midollo osseo (leucemia, emofilia), radioterapia: ulteriore soppressione del midollo osseo con riduzione delle cellule e delle piastrine nel sangue.

Fenitoina (un anticonvulsivante): inibisce l’escrezione dell’AZT con maggiori livelli ematici di questa e maggior rischio di tossicità ed effetti collaterali. Paracetamolo: ridotta efficacia dell’AZT. Probenecid (un antigottoso): inibisce l’escrezione dell’AZT con maggiori livelli ematici di questa e maggior rischio di tossicità ed effetti collaterali.

Scelte alternative

Associate al trattamento convenzionale, molte terapie alternative possono allungare la vita e migliorare la sua qualità nei pazienti affetti da AIDS. Gli studi dimostrano che molti pazienti rispondono bene ai programmi nutrizionali volti a potenziare il sistema immunitario. I pazienti mostrano anche un netto miglioramento dopo la pratica di tecniche per la riduzione dello stress. È sempre opportuno diffidare di qualsiasi trattamento propagandato come una cura “miracolosa”.

Digitopressione

Il sistema immunitario può funzionare in modo più efficiente se si riduce il livello di stress. Un tipo di massaggio della digitopressione che sembra alleviare l’affaticamento e la tensione è conosciuto come il Pozzo della Spalla. Per eseguirlo è necessario premere Vescica Biliare 21, il punto più alto del muscolo della spalla fra la punta esterna della spalla e la colonna vertebrale. Si può ripetere questo massaggio più volte al giorno, a casa

Agopuntura

Quando è associata alle erbe cinesi, l’agopuntura sembra potenziare le funzioni immunitarie e ridurre i sintomi dell’AIDS, compresi la sudorazione notturna, l’affaticamento e i problemi digestivi. L’agopuntura può anche aiutare l’organismo a sconfiggere le infezioni secondarie e a eliminare le lesioni. Chiedete sempre il consiglio di un medico esperto.

Aromaterapia

È anche possibile ridurre lo stress inalando l’aroma di diversi oli essenziali, come la lavanda (Lavandula officinalis). Per guarire le lesioni causate dell’AIDS, gli aromaterapeuti consigliano di applicare gli oli antivirali dell’albero del tè (Melaleuca spp.) e aglio (Allium sativum).

Terapia fisica

Molti studi indicano che un moderato esercizio fisico aumenta sostanzialmente l’attività del sistema immunitario. In uno studio, un allenamento di tipo aerobico ha potenziato le cellule immunitarie nei pazienti affetti da AIDS. D’altra parte, troppo esercizio aerobico può reprimere il sistema immunitario, quindi è bene farsi consigliare dal medico un programma di esercizi su misura.

Erbe cinesi

Molte erbe cinesi si sono dimostrate efficaci nel trattare i sintomi dell’AIDS come la sudorazione notturna, l’affaticamento, la neuropatia e la diarrea. Le erbe cinesi possono anche alleviare gli effetti collaterali di alcuni farmaci convenzionali.
Le erbe toniche per rinforzare il sistema immunitario comprendono l’astragalo (Astragalus membranaceus), il ganoderma (Ganoderma lucidum) e il ginseng (Panax ginseng).

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) sembra in grado di potenziare il sistema immunitario e di inibire quindi il virus dell’herpes. L’estratto di tricosantina, una proteina contenuta nella radice del cetriolo cinese, anche detto composto Q, sembra purificare il sangue e respingere una quantità di infezioni. Anche un estratto del fungo shiitake (Lentinus edodes) è stato usato con successo per curare i sintomi dell’AIDS.

Fitoterapia

I medici esperti in fitoterapia e gli erboristi consigliano molti rimedi a base di piante per rafforzare il sistema immunitario e l’organismo. L’echinacea (Echinacea spp.) aumenta la funzione del sistema immunitario stimolando i linfociti T, ma potrebbe non essere poi così efficace nel curare l’AIDS perché stimola purtroppo anche l’HIV. È bene chiedere al medico prima di provare questo rimedio. L’aglio (Allium sativum) è stato usato dai pazienti affetti da AIDS per le sue proprietà antibatteriche e antivirali, e alcuni studi hanno indicato che l’issopo (Hyssopus officinalis) può essere utile nel trattamento del sarcoma di Kaposi.

Un promettente rimedio erboristico è l’iperico (Hypericum perforatum), che contiene l’ipericina, una sostanza chimica che si è dimostrata in grado di inibire la crescita di un virus che causa una forma di leucemia. I ricercatori sperano che l’ipericina possa essere usata per ridurre i sintomi dell’AIDS come la febbre e il rigonfiamento dei linfonodi. L’ipericina non è efficace se si beve un infuso di iperico; è necessario prendere un estratto più concentrato, chiedendo ovviamente il parere di un medico o di un erborista qualificato.

Omeopatia

Oltre a seguire una terapia convenzionale, è possibile anche chiedere consiglio a un medico omeopata che, dopo aver raccolto la storia completa del paziente, lo aiuterà a cambiare in meglio le sue abitudini di vita. In aggiunta, molti rimedi omeopatici si sono dimostrati utili nel curare i sintomi dell’AIDS. Hypericum, un rimedio omeopatico derivato dall’iperico, è fra i più prescritti a tale scopo.

Ipertermia

Molti studi hanno dimostrato che l’HIV è sensibile al calore e diventa sempre più inattivo se la temperatura del corpo è innalzata sopra la norma per periodi prolungati. Innalzare la temperatura del corpo stimola il sistema immunitario in generale aumentando la produzione di anticorpi e di interferone, una sostanza proteica prodotta dalle cellule invase da un virus, capace di prevenire la riproduzione di questo.

Su consiglio del medico è possibile sottoporsi all’ipertermia o terapia del calore, una cura sperimentale in cui gli ammalati di AIDS combinano bagni caldi e bevande calde e si avvolgono in coperte. Questa cura deve essere eseguita sotto stretto controllo medico. Il calore può innalzare la temperatura del corpo fino ad estremi pericolosi e danneggiare il funzionamento degli organi.

Medicina psicosomatica

Molti medici e psicologi credono che ci sia una relazione vitale fra le emozioni e il modo in cui funziona il sistema immunitario. Emozioni negative come il senso di colpa, la disperazione, la rabbia rimossa e la paura sono comuni fra i pazienti con AIDS e possono ridurre la capacità del corpo di sconfiggere le infezioni. I medici psicosomatici credono che si possa essere più sani e vivere più a lungo se si fa tutto il possibile per mantenere un atteggiamento positivo. I momenti di depressione sono inevitabili e non bisogna rimproverarsi se insorgono; ma è importante fare il possibile per non crogiolarsi nei pensieri negativi.

Per aiutarsi, sono utili le tecniche di rilassamento come il biofeedback, lo yoga, l’esercizio fisico e la meditazione. I massaggi possono migliorare la circolazione e dare un maggior senso di rilassamento e di benessere. Il massaggio non deve essere troppo veloce o profondo, d’altra parte, perché il sistema simpatico e i surreni, che rilasciano potenti sostanze chimiche in risposta allo stress, reale o immaginario, potrebbero essere stimolati in eccesso e affaticare il sistema immunitario. È molto importante chiedere il consiglio di un massaggiatore diplomato.

Inoltre, è anche utile frequentare un gruppo di sostegno per aiutarsi ad affrontare l’ansia. Condividere le proprie paure, e anche le proprie vittorie, con altri, può essere talvolta di enorme beneficio.

Dieta

Per i pazienti affetti da AIDS, i nutrizionisti raccomandano in particolare di: ridurre il consumo di grassi e oli saturi e polinsaturi; usare oli monoinsaturi (come l’olio d’oliva) e aumentare l’assunzione di acidi grassi omega 3, che si trovano nel pesce, ma sono efficaci anche se vengono ottenuti da supplementi alimentari; mangiare poco e spesso durante il giorno per ottenere il migliore assorbimento delle sostanze nutritive; mangiare pasti bilanciati: 65% di carboidrati complessi, 15% di proteine e 20% di grassi; accertarsi che la verdura e la frutta siano puliti e privi di parassiti e di batteri scottandoli leggermente col vapore prima di mangiarli; mangiare un’ampia varietà di cibi per evitare di diventare allergici a un particolare gruppo di alimenti.

Nutrizione e dieta

Quello che si introduce nel corpo dopo una diagnosi di AIDS può avere un profondo effetto sulla durata della vita. Con una nutrizione corretta è possibile rafforzare la capacità del corpo di combattere il virus. È essenziale evitare i cibi che indeboliscono il sistema immunitario. Per esempio, ci sono dei sospetti che 100 grammi di zucchero semplice, come il miele o lo zucchero raffinato, possano diminuire anche per cinque ore la capacità dei globuli bianchi di uccidere batteri e virus.
In media, gli Italiani consumano circa 150 grammi di zucchero al giorno. L’alcol e la caffeina, che impoveriscono l’organismo di vitamine e minerali, sono da evitare. Il fumo tende ad aumentare i linfociti T soppressori e a diminuire i linfociti T helper (due tipi di cellule immunitarie che, in proporzioni corrette, aiutano a tenere in equilibrio il sistema immunitario).

È utile mangiare più cibi ricchi di betacarotene, come verdure a foglia verde e vegetali gialli e arancioni. Se compaiono candidosi o altre infezioni comuni nell’AIDS, è opportuno aumentare il consumo di aglio, che contiene il potente antibiotico allicina. Prendere supplementi di vitamina C può potenziare il sistema immunitario. Naturopati e nutrizionisti consigliano di prendere vitamina C finché non provoca diarrea e quindi di ridurre la dose fino al massimo livello tollerabile; un metodo è quello di prenderne una dose ogni due ore. E’ necessario chiedere il parere del medico prima di provare questo metodo. Anche lo zinco stimola il sistema immunitario e ha un’azione antivirale.

Rimedi domestici

Le persone infettate dall’HIV possono ritardare la comparsa dell’AIDS con questi accorgimenti. Mangiare pasti nutrienti e bilanciati per potenziare il sistema immunitario. Assumere supplementi vitaminici. Rilassarsi con la digitopressione. Dedicarsi alla meditazione o allo yoga per alleviare lo stress. Cercare di mantenere un atteggiamento positivo. Non fumare o bere. Seguire un programma di moderato esercizio fisico approvato dal medico. Inalare o mettere nell’acqua del bagno oli essenziali di albero del tè e aglio. Chiedere a un esperto se usare erbe come l’iperico.

Prevenzione dell’aids

Usare preservativi di lattice con uno spermicida in grado di uccidere l’HIV. Non usare lubrificanti a base di oli, che possono erodere i preservativi. Informarsi sulla vita sessuale di un potenziale partner e sul risultato del test per l’HIV. Evitare i rapporti sessuali con prostitute. Non scambiarsi gli aghi se si usano droghe per via endovenosa; gli aghi possono essere disinfettati con la candeggina. Se si viaggia in paesi del Terzo Mondo, portare con sé una scorta di aghi sterili monouso, nel caso si rendano necessarie delle iniezioni. Sottoporsi al test ogni sei mesi se si fa parte di un gruppo ad alto rischio, anche i partner sessuali dovrebbero sottoporsi al test.