Alzheimer: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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Definizione dell’alzheimer

La malattia di Alzheimer, una progressiva degenerazione del tessuto cerebrale che colpisce soprattutto soggetti di oltre 65 anni, è caratterizzata da un devastante declino mentale. Le funzioni cerebrali, memoria, comprensione, linguaggio, si deteriorano sempre più. L’attenzione diminuisce, l’esecuzione di semplici calcoli diventa impossibile e le attività quotidiane sono sempre più difficili da svolgere, man mano che si va verso la notte, creando frustrazione e sconforto nel paziente.

L’umore diventa altalenante, compaiono attacchi di paura, sconforto, alternati a periodi di profonda apatia.

I soggetti appaiono sempre più disorientati: a volte quasi delirano e sembrano assenti. Cominciano poi i problemi fisici: l’andatura si fa bizzarra, i vari movimenti scoordinati. A volte, poi, i pazienti non parlano più, fisicamente diventano deboli, soffrono di incontinenza. L’evoluzione della malattia è fatale. La morte può sopravvenire dopo pochi anni dal manifestarsi della malattia, oppure anche dopo 20 anni: la media è attorno ai 7 anni.

In Italia il morbo di Alzheimer è la quarta causa di morte per gli anziani dopo le malattie cardiache, il cancro e gli accidenti cerebrali. Dopo gli 80 anni 1 anziano su 3 soffre di Alzheimer. Le donne hanno rispetto agli uomini probabilità doppia di presentare la malattia.

Degenerazione delle funzioni cerebrali

Una ricerca ha mostrato la possibilità che la degenerazione nelle funzioni cerebrali nell’adulto fra i 40-50 anni contribuisca allo sviluppo successivo della malattia di Alzheimer, caratterizzata da una degenerazione dei neuroni della corteccia cerebrale. In particolare, il deficit nella sintesi delle mielina pare essere un fattore precursore della patologia. La mielina è una sostanza prodotta dai tessuti del cervello e del midollo spinale che contiene lipidi e proteine e avvolge, con funzioni protettive, gli assoni (la parte del neurone deputata alla trasmissione degli impulsi nervosi). La degenerazione della mielina sembra essere causata da fattori genetici ma anche dal processo di invecchiamento cerebrale; inoltre, le prime a essere colpite sono le connessioni più complesse. Un elemento che svolge un ruolo importante in questo quadro patologico è l’allungamento della vita media dell’essere umano. Infatti, benché l’organismo sia programmato per produrre mielina per tutta la vita, apparentemente a volte non riesce a stare al passo con un suo prolungamento nel tempo, favorito dalle condizioni di benessere diffuso e dai progressi della medicina.

Secondo alcuni ricercatori, il momento migliore per affrontare il deficit mielinico è proprio quando comincia a comparire; una volta che la malattia di Alzheimer si è sviluppata è troppo tardi per riuscire ad agire efficacemente. Le analisi dei tessuti cerebrali hanno mostrato che le connessioni nervose del cervello continuano a svilupparsi fino alla mezza età, quindi cominciano a degradarsi e l’inefficienza nella sintesi della mielina gioca un ruolo fondamentale. La sfida è dunque quella di riuscire a prevenire questo stato di decadimento, mediante una serie di interventi combinati (farmaci di vario genere, come gli antinfiammatori, ma anche attività che stimolino il cervello a produrre mielina).

Sintomi dell’alzheimer

Cambiamenti dell’umore: depressione, agitazione, ansia, egoismo, comportamento infantile. Disorientamento, confusione, disattenzione, perdita della memoria recente, incapacità di apprendere nuove informazioni. Tendenza a mettere gli oggetti fuori del loro posto. Vertigini o difficoltà di equilibrio.

Rivolgetevi al medico se…

Un vostro amico o un famigliare presenta i sintomi dell’Alzheimer da diverso tempo. Infatti questi malati spesso non si accorgono di essere affetti dalla malattia: aiutateli chiedendo voi l’intervento del medico.

Cause dell’alzheimer

Sebbene molti soggetti sviluppino l’Alzheimer quando diventano anziani, il morbo non è un naturale prodotto dell’età. La perdita delle funzioni cerebrali che caratterizza l’Alzheimer sembra dovuto a due principali cause di danno neurale. In determinati punti del cervello le fibre nervose si aggrovigliano e su di esse si depositano delle proteine che formano le placche tipiche del tessuto malato. Le ricerche sinora non hanno accertato le cause della formazione di queste placche. Alcuni degli studi più recenti e promettenti indicano nella apolipoproteina E, ApoE, uno dei fattori coinvolti nell’insorgenza dell’Alzheimer.

L’ApoE, normalmente presente nel sangue, trasporta i grassi. Come quella di tutte le proteine, la sua struttura è determinata geneticamente e ne sono state identificate diverse forme (alcune di queste apparentemente associate con un alto rischio di Alzheimer). Certe forme di ApoE potrebbero causare la distruzione delle cellule nervose del cervello. Altra possibilità: la proteina, insieme ad altre sostanze, potrebbe essere coinvolta nella formazione della placca. Indipendentemente dal ruolo svolto dall’ApoE nella genesi dell’Alzheimer, la genetica svolge certamente un ruolo in questa malattia. I parenti di persone affette dal morbo di Alzheimer hanno un’alta probabilità di ammalarsi purtroppo di questo morbo. Ma sono state proposte altre cause. Una teoria suggerisce che l’ingestione di piccole particelle di alluminio (provenienti, per esempio, dalle pentole) può provocare l’Alzheimer. Un’altra ipotizza una correlazione tra la formazione della placca e i radicali liberi (molecole instabili responsabili di reazioni chimiche dannose). Entrambe le teorie sono, però, controverse e non provate. Altro argomento dibattuto è il ruolo dello zinco nella malattia.

In uno studio del 1991, a malati di Alzheimer venne dato dello zinco: alcune ricerche, infatti, suggerivano che lo zinco poteva aumentare l’attenzione mentale negli anziani (lo zinco svolge un ruolo nel meccanismo della memoria). Dopo due giorni dalla somministrazione dello zinco, però, le capacità mentali dei pazienti peggiorarono a tal punto che lo studio venne ritenuto pericoloso e interrotto. Tre anni dopo, in test di laboratorio, lo zinco si dimostrò capace di formare masse simili alle placche dell’Alzheimer. Nonostante questo, la relazione tra zinco e Alzheimer non è definita.

D’altra parte gli scienziati non hanno ancora stabilito se le placche provocano l’Alzheimer, o se le stesse sono il prodotto della malattia; o se, infine, la capacità dello zinco di formare le placche non ha alcuna relazione con le cause della malattia stessa. In alcuni casi i traumi potrebbero essere un fattore concomitante. Circa il 15% dei malati di Alzheimer hanno riportato nel loro passato lesioni alla testa.

Diagnosi dell’alzheimer

È importante che la diagnosi della malattia venga fatta da uno specialista. Infatti altre affezioni (alcune curabili) hanno dei sintomi comuni con l’Alzheimer. Queste includono le infezioni respiratorie, insufficienze alimentari, deficienza di vitamina B12, anemia, ipoglicemia, depressione e insufficienza vascolare cerebrale (scarso flusso di sangue nel cervello dovuto a restringimento delle arterie). Effetti collaterali di alcuni farmaci o l’errata associazione tra questi possono delle volte provocare sintomi simili a quelli dell’Alzheimer. Altre malattie, o condizioni morbose a volte confuse con l’Alzheimer, sono rappresentate dal morbo di Parkinson, dall’ictus, dai problemi della tiroide, dalla sifilide in stadio avanzato e anche da tumori del cervello, corea di Huntington e alcune malattie degenerative ereditarie del sistema nervoso.

Per porre la diagnosi di Alzheimer, il medico comincerà col sottoporre il paziente a test fisici e psichici per escludere altre cause di decadimento cerebrale. Poi eseguirà test verbali e farà delle interviste ai familiari: tutto questo, comunque, non sarà sufficiente per stilare una diagnosi definitiva. Infatti, di recente, la medicina ha stabilito che la diagnosi certa di Alzheimer si può fare solo dopo la morte del paziente, trovando all’esame autoptico l’evidenza dell’aggrovigliamento delle fibre nervose, le placche formate di proteine, con una diminuzione della massa cerebrale conseguente alla morte delle cellule nervose. Attualmente però sembra possibile diagnosticare l’Alzheimer con una procedura molto semplice: usando delle gocce che dilatano la pupilla. Infatti, sembra che i malati di Alzheimer sono estremamente sensibili alla tropicamide, un farmaco usato dagli oculisti per dilatare la pupilla.

La dilatazione osservata nei sofferenti del morbo è tre volte superiore rispetto a quella che si osserva nei soggetti sani. E sembra che questo si verifichi prima ancora che si manifestino i segni della malattia.

Terapia e cura dell’alzheimer

La malattia di Alzheimer, per ora, è incurabile. Nulla può essere fatto per rendere reversibile la sua progressione. D’altra parte alcuni farmaci sembrano rallentare il suo decorso; altri incidono positivamente sull’umore dei pazienti e su altri loro specifici problemi di comportamento presentati. L’assistenza al malato di Alzheimer è estremamente stressante per i familiari. Per questo alcune Regioni italiane hanno stanziato fondi per la creazione di strutture che aiutino i familiari ad affrontare l’emergenza Alzheimer.

In molti casi, infatti, il malato richiede un’assistenza continua, giorno e notte: alcune famiglie sono in grado di darla; altre, invece, per assicurarla devono ricorrere a personale infermieristico specializzato.

Medicina convenzionale

Diversi farmaci sono attualmente disponibili in Italia per il trattamento dell’Alzheimer. Il più collaudato è il tacrine che, qualora somministrato all’inizio della malattia, migliora le capacità mentali del malato e procrastina di alcuni mesi l’avanzare della malattia. Il tacrine può risultare tossico per il fegato: la funzionalità di quest’organo va quindi controllata settimanalmente. Anche l’acetilcarnitina sembra migliorare le capacità mentali, memoria, attenzione e altre funzioni cerebrali dei pazienti.

In alcuni studi la prescrizione di estrogeni ha ritardato parecchio l’inizio delle deficienze di memoria e di ragionamento nel 40% delle donne affette da Alzheimer. I malati di Alzheimer vengono trattati anche con farmaci che contrastano sintomi specifici: aloperidolo e tioridazina contro l’aggressività e l’agitazione, sertralina per la depressione, zolpidem e difenidramina per l’insonnia.

Scelte alternative

Come la medicina convenzionale, anche quella alternativa non può promettere la cura dell’Alzheimer: in alcuni casi riesce a procrastinare nel tempo la progressione del morbo, o a diminuire l’intensità di alcuni sintomi.

Digitopressione

Come ci si può immaginare i malati di Alzheimer sono spesso depressi e ansiosi.
Per aiutarli a superare queste condizioni gli esperti suggeriscono le tecniche di digitopressione. Sono specifiche per ottenere uno stato di rilassamento e un miglioramento generale della salute.

Premendo il punto Rene 3, situato all’interno della caviglia tra il malleolo tibiale e il tendine di Achille si può stimolare l’attività mentale. Premete quindi con forza il punto e mantenete la presa per uno, due minuti. Ripetete l’operazione sull’altra caviglia. 2Premendo con forza il punto Fegato 2 (situato in cima al piede, tra l’alluce e il secondo dito) si può ottenere una diminuzione dell’irritabilità. Premete fermamente per un minuto. 3Premendo il punto Milza 3 si può rinforzare la memoria.

Il punto si trova all’interno del piede, a livello della protuberanza formata dalla giunzione dell’alluce col metatarso. Esercitate una pressione costante per un minuto e ripetete l’operazione sull’altro piede. 4Il torpore può essere combattuto premendo Cuore 7, situato nella piega del polso, all’interno, allineato col dito mignolo. Stringete il punto tra il pollice e il mignolo ed esercitate una pressione per un minuto. Ripetete l’operazione sull’altra mano.

Terapia chelante

La terapia chelante ha lo scopo di allontanare dall’organismo l’eccesso di alluminio, metallo che sembra essere una delle concause dell’Alzheimer. Sembra infatti che le molecole di alluminio e quelle del calcio, legandosi insieme, concorrano alla formazione della placca. La terapia chelante prevede una serie di iniezioni endovena dell’acido etilendiaminotetracetico che, si pensa, diminuisca l’assorbimento del calcio e sequestri l’alluminio. Alcuni studi suggeriscono che questa terapia possa rallentare la progressione del morbo. La validità, però, è controversa: secondo altri potrebbe essere addirittura dannosa. Conviene consultarsi con il medico prima di iniziare il trattamento.

Fitoterapia

L’estratto di ginkgo biloba, ottenuto dall’albero del ginkgo (Ginkgo biloba) sembra alleviare le prime manifestazioni dell’Alzheimer: deterioramento della memoria recente, depressione, distrazione, ansia, vertigini, impossibilità di concentrazione, confusione, ronzii alle orecchie. La dose raccomandata è di 40 mg da prendere tre volte al giorno. I risultati della terapia si vedono dopo 46 settimane.

Omeopatia

Se volete evitare i numerosi farmaci convenzionali prescritti per il trattamento dell’Alzheimer, consultate un omeopata che vi consiglierà i rimedi per migliorare i comportamenti alterati. Entro una settimana constaterete se la terapia è efficace.

Rimedi domestici

Per aiutare un paziente colpito da Alzheimer reagite positivamente agli episodi di disorientamento e alle dimenticanze, cercate di creare in famiglia un clima il più sereno possibile, conducete una vita di routine e, quando vi allontanate, date al malato alcune semplici direttive di comportamento. Fate indossare al malato un braccialetto che riporti i dati della sua identità e il numero di telefono della famiglia. Frequentemente questi malati si smarriscono. Stimolate il paziente a parlare di più: per questo convincetelo a fare delle passeggiate. Camminare, secondo degli studi, stimolerebbe l’area del cervello connessa con la parola.

Per aiutare questi malati a interessarsi di più al presente, cercate di suscitare in loro dei ricordi. Frequentemente nei primi stadi della malattia la memoria antica rimane e ricordare episodi dei tempi andati può creare nel paziente uno stato di benessere e di felicità. Questo può essere fatto ancor meglio in gruppo.
Vecchi giornali, foto e ricordi di famiglia sono molto adatti per suscitare i ricordi del passato: evitate però di forzare il ricordo. Stimolatelo ponendo domande acute.

Prevenzione dell’alzheimer

Nessuno conosce le cause dell’Alzheimer: risulta quindi difficile stabilire misure di prevenzione. Se nella vostra famiglia si sono verificati casi di questo morbo, è comunque importante non credere che necessariamente anche voi soffrirete di Alzheimer. Una buona strategia per evitare questa malattia è senz’altro quello di tenere uno stile di vita sano. Mangiate con moderazione cibi naturali e praticate dell’esercizio fisico: proteggerete le cellule del vostro cervello dal decadimento.
In particolare, evitate per quanto potete il fumo di sigarette e gli inquinanti atmosferici.

Questo diminuirà molto la vostra esposizione ai radicali liberi ritenuti tra le concause della formazione della placca. Riguardo allo zinco, un minerale essenziale, è opportuno non superare le dosi di introito giornaliero consigliate dagli esperti (15 mg per gli uomini e 12 mg per le donne). Non bisogna però neanche andare al di sotto di questa soglia pensando così, magari, di evitare l’Alzheimer. Sarebbero più i danni che i benefici.