Epilessia: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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Con il termine epilessia vengono raggruppate molte forme neurologiche diverse per eziologia, sintomatologia e gravità, che hanno in comune alcune caratteristiche importanti, fra cui quella di manifestarsi con attacchi ripetuti.
Affezione caratterizzata dal cronico susseguirsi di sca riche (brusche attivazioni) delle cellule nervose della corteccia cerebrale.

Chiunque può fare esperienza, almeno una volta nella vita, di una crisi epilettica, nota anche come crisi comiziale, che consiste in tal caso nell’attivazione eccessiva e transitoria di una zona cor ticale.
Si parla invece di epilessia, o malattia epilettica, solo quando le crisi si ripetono nel corso dei mesi e degli anni. Le forme che non hanno una causa prendono il nome di epilessie primarie idiopatiche; le altre, provocate soprattutto da un tumore cerebrale o da una patologia cerebrale di origine tossica (assunzione di alcuni antidepr essivi o di neurolettici), metabolica (ipoglicemia) o infettiva (encefalite), sono dette secondarie.

Descrizione dell’epilessia

L’epilessia è un disturbo neurologico ambiguo con un’ampia gamma di sintomi, differenti gradi di severità e molto mistero su come a un certo punto possa comparire. Comunque, in tutti i casi, è la conseguenza di una tempesta elettrica nel cervello determinata da scariche irregolari emesse dai neuroni. L’errore di produzione elettrica delle cellule cerebrali genera le crisi tipiche dell’epilessia che possono verificarsi occasionalmente o in rapida sequenza. Benché ogni caso di epilessia sia un’entità distinta, è stato sviluppato uno schema standardizzato di classificazione per descrivere i diversi tipi di epilessia.

Gli attacchi sono divisi in due tipi principali: generalizzati (coinvolgenti l’intero cervello) e parziali (scariche originate in un’area limitata del cervello). All’interno di queste categorie le crisi sono poi classificate a seconda del loro aspetto. I due tipi più comuni di crisi sono entrambe di tipo generalizzato: il piccolo male, che può includere sintomi quali movimenti ripetuti di deglutizione o fissità dello sguardo e che può presentarsi molte volte in un giorno; il grande male che può esordire con un grido, perdita di conoscenza e la caduta al suolo seguita da rigidità e poi da movimenti a scatto, un periodo di confusione e talora sonno profondo.

Tra le crisi parziali invece ricordiamo la crisi temporale, che può essere preceduta da una vaga sensazione di malessere addominale, allucinazioni sensoriali e percezioni distorte, e la crisi jacksoniana con contrazioni localizzate dei muscoli che talora si diffondono a tutto il corpo. L’epilessia compare in genere durante l’infanzia o l’adolescenza. I bambini molto piccoli con febbre elevata possono avere convulsioni, ma queste non sono indicative di una vera e propria epilessia e in genere tali crisi non ricorrono dopo i 3 anni d’età.

Si attua una distinzione tra forme generalizzate o parziali, a seconda che la scarica si produca in tutta la corteccia cerebrale o soltanto in una sua regione.

Forme generalizzate di epilessia

Brusche attivazioni delle cellule corticali che costituiscono sostanzialmente i cosiddetti grande e piccolo male. In questo gruppo rientrano sia la più classica fra le forme di epilessia, quella nota come grande male, sia la forma nota come piccolo male che colpisce più frequentemente i bambini.

Il grande male

Il grande male è caratterizzato da crisi dette tonico-cloniche, con perdita di conoscenza completa e convulsioni, la cui d urata è di 5-10 minuti. Dopo un esordio improvviso, annunciato da un grido, e una caduta, spesso traumatica, se il soggetto è in piedi, la crisi attraversa tre fasi: tonica, clonica e della risoluzione. La fase tonica è contraddistinta da una contrazione intensa di tutto il corpo, durante la quale in molti casi il paziente si morde la lingua; la fase clonica corrisponde alle convulsioni, scosse brusche e generalizzate; la fase della risoluzione, caratterizzata da respirazione rumorosa, detta stertorosa, comporta talvolta una perdita delle urine. Il malato non conserva alcun ricordo della crisi.

Il paziente che soffre di questa malattia va incontro ad attacchi che comportano perdita della conoscenza, convulsioni (contrazioni tonico-cloniche di tutte le masse muscolari con atteggiamento derivato dalla prevalenza dei flessori o degli estensori, a seconda, dei segmenti corporei interessati) con caduta a terra, apnea, seguita da un periodo di confusione e letargia. La frequenza degli attacchi è variabilissima, potendo andare da pochi attacchi in una intera vita ad attacchi subentranti l’uno all’altro così rapidamente da costituire un episodio unico. Nei pazienti che soffrono di grande male è possibile registrare durante gli attacchi il più tipico degli elettrocefalogrammi epilettici: su tutte le derivazioni compare una attività sincrona, inizialmente ad alta, frequenza, che tende poi a scendere, con “”scoppi”" di onde appuntite.

Il piccolo male

La seconda forma comune di epilessia generalizzata è caratterizzata da brevi sospensioni della coscienza senza disturbi del tono muscolare e quindi senza caduta a terra (assenze). Questa forma è anche denominata piccolo male (in contrapposizione con il grande male) e colpisce con una notevole frequenza i bambini, essendo spesso notata a scuola dalle maestre. Il piccolo paziente, mentre sta svolgendo le sue normali attività, improvvisamente “”si blocca”" in una posizione che per la sua fissità appare naturale, vi rimane per un periodo variabile (in genere pochi secondi) e poi si riscuote, senza rendersi conto di quanto è accaduto.

Tali “”assenze”" possono essere episodi rari ed isolati oppure apparire anche quindici o venti volte in una giornata. Molti di questi bambini all’età dello sviluppo non presenteranno più sintomi epilettici di alcun tipo, e la malattia potrà essere considerata guarita spontaneamente. Alcuni invece andranno incontro a forme epilettiche più tipiche dell’adulto. In alcuni casi, l’assenza caratteristica del piccolo male si associa a movimenti involontari.

Comportano brusche attivazioni delle cellule di una regione della corteccia cerebrale e sono dette semplici in mancanza di turbe della coscienza. Comprendono manifestazioni motorie (convulsioni limitate a una regione, per esempio al braccio), sensitive (formicolio), sensoriali (allucinazioni). Le epilessie complesse, che si tradu cono in alterazioni dello stato di coscienza, si manifestano con un’attività psicomotoria che può essere semplice (movimenti masticatori, battito dei piedi) o più complessa (assenza), di cui il soggetto non si rende conto; si possono inoltre osservare sintomi psichici (sensazione profondamente sgradevole di estraneità, di déjà-vu e déjà veçu).

La sindrome di West colpisce i bambini di pochi mesi, ed è caratterizzata da brevi crisi di assenza associate al cosiddetto spasmo di saluto, in cui i quattro arti vengono lanciati in fuori, mentre il capo e il tronco si flettono. Nella sindrome di Lennox-Gastaut invece, i bambini ammalati cadono improvvisamente e violentemente a terra, rimanendo poi in stato di assenza per qualche secondo. Queste forme sono spesso associate a ritardo mentale.

Epilessia parziale

Le forme di epilessia caratterizzate da attacchi parziali o focali iniziano con l’attivazione anomala di neuroni in una determinata zona della corteccia. Tale zona è talvolta sede di una cicatrice, di una malformazione, di un danno anossico localizzato. I sintomi determinati dall’epilessia focale variano a seconda della zona di partenza dell’attività elettrica anomala. Se il focolaio epilettogeno interessa un’area motoria, i sintomi saranno prevalentemente legati alla motilità; altrimenti possono essere sensoriali, emozionali, etc.

Gli attacchi motori consistono essenzialmente nello scatenamento di una attività involontaria e ripetitiva di un certo gruppo muscolare, tipicamente delle mani, delle dita, delle braccia. In seguito l’attività può rimanere confinata a tale gruppo di muscoli oppure può diffondersi (attacco secondariamente generalizzato). Se non c’è perdita di coscienza si parla di attacco focale semplice; se il soggetto perde la conoscenza, al contrario, si parla di attacchi focali complessi. Gli attacchi complessi in particolare possono essere preceduti da fenomeni premonitori (aure). L’attività epilettica che origina dal lobo temporale può dare luogo ad una forma particolare di epilessia, detta psicomotoria. In questa forma ad una perdita di conoscenza a volte totale, a volte simile a uno stato di sonnambulismo, si associa l’instaurazione di comportamenti automatici anche molto complessi. Al termine dell’attacco il paziente non ricorda quanto ha fatto durante l’attacco stesso.

Attacchi epilettici

Si tratta di disordini di natura cronica, persistenti nel tempo, che tendono a manifestarsi però sotto forma di attacchi ripetuti, inframmezzati da intervalli liberi da sintomi e in molti casi anche da segni strumentali di malattia. Gli attacchi sono il più delle volte parossistici, comparendo a ciel sereno o dopo un brevissimo periodo di sintomi prodromici (aura) che il paziente impara a riconoscere, riuscendo qualche volta a mettersi al riparo dalle conseguenze gravi della perdita di conoscenza indotta da molte delle forme epilettiche. L’epilessia è una malattia frequente, una delle più frequenti fra quelle che colpiscono il sistema nervoso centrale; si stima che una percentuale compresa fra lo 0, 5 ed il 2 0ella popolazione soffra di una delle varie forme di epilessia. La malattia può comparire a qualunque età.

Gli attacchi epilettici possono riguardare principalmente una delle due grandi sfere funzionali del sistema nervoso centrale: la motilità e la sensibilità. Le crisi motorie si esprimono sotto forma di convulsioni; la forma più tipica in questo senso è il classico attacco di grande male epilettico. Ma gli attacchi frequentemente sono a carico delle funzioni sensoriali oppure anche delle funzioni più elevate come quelle cognitive od emozionali. Il modo più utile per descrivere i vari tipi di attacco epilettico sembra essere la separazione degli attacchi parziali da quelli generalizzati. Mentre negli attacchi generalizzati la disturbata attività elettrica che caratterizza l’attacco appare fin dall’inizio distribuita a tutte le strutture cerebrali, con conseguente impegno di tutto l’organismo, nelle forme parziali almeno all’inizio l’attività elettrica anomala appare confinata ad una data zona corticale; in un secondo tempo essa può rimanere localizzata oppure diffondersi, ed in questo caso si parlerà di attacco focale secondariamente generalizzato.

Epilessia Jacksoniana

Scosse cloniche che interessano un gruppo muscolare di un lato del corpo. A volte viene colpita l’area del linguaggio, con conseguente impossibilità di pronunciare le parole. Questa forma di crisi epilettica parziale è dovuta a una scarica di impulsi nervosi in una regione più o meno estesa del cervello (focolaio epilettogeno), in genere situata in una zona della corteccia cerebrale responsabile del controllo del movimento.

Epilessia di Kozhevnikov

Epilessia caratterizzata da spasmi muscolari continui e ritmici che interessano zone limitate del corpo per periodi di durata variabile.

Sindrome di Janz

Epilessia mioclonica giovanile, costituita dall’associazione di numerose mioclonie e crisi di grande male al risveglio. Eso rdisce tra i 5 e i 16 anni, ed è una forma tipicamente farmacodipend ente, che richiede cioè un trattamento per tutta la vita: alla sospen sione dei farmaci, infatti, fa quasi sempre seguito la ricomparsa delle crisi.

Malattia di Bournville Pringle

Forma ereditaria di epilessia associata a ritardo mentale, disordini della personalità o psicosi e adenoma facciale sebaceo simmetrico.

Sindrome di West

Epilessia caratterizzata da brevi crisi che si manifestano con spasmi dei muscoli del collo e del tronco, con flessione improvvisa del tronco e degli arti e violenti movimenti del capo. In molti casi è presente ritardo mentale derivante da un’encefalopatia progressiva associata.
L’elettroencefalogramma evidenzia onde di ipsoaritmia. La malattia, che colpisce i bambini, può guarire se individuata e trattata precocemente.

Sindrome di Dravet

Epilessia mioclonica severa dell’infanzia. Si tratta di una sindrome rarissima con tratti molto simili a un’epilessia benigna dell’infanzia, alla sindrome di Lennox-Gastaut e all’epilessia mioclonica-as tatica di Doose. Si manifesta entro il primo anno di vita; i sintomi h anno il loro picco entro il quinto mese con febbre molto alta e frequenti crisi epilettiche. È più comune nei bambini maschi (rapporto 2:1).
Molti dei circa 300 casi osservati sono idiopatici; circa il 25% è di origine familiare.

Sindrome di Landau Kleffner

Rara forma di epilessia, con età d’insorgenza tra i 3 e i 7 anni, che associa anomalie elettroencefalografiche parossistiche, afasia acquisita, disturbi del comportamento, regressione cognitiva e occasionali attacchi generalizzati o parziali di epilessia. Al risveglio del paziente, l’EEG mostra punte parossistiche focali e onde anomale, mentre durante il sonno leggero le punte-onda si generalizzano e risultano pressoché continue. Le anomalie elettroencefalogra fiche, le crisi epilettiche e le disfunzioni del linguaggio tendono a risolversi entro la pubertà.

Sintomi dell’epilessia

Le convulsioni, episodi di anormale attività mentale o muscolare, sono il primo indicatore di un’epilessia. Vi possono essere diverse varietà: perdita di conoscenza, con cadute a terra in completa immobilità e con lo sguardo fisso nel vuoto per la durata di pochi secondi. Può trattarsi di una crisi di piccolo male; una crisi di grande male, che può durare anche fino a 30 minuti, si presenta con perdita di conoscenza, movimenti ritmici a scatto e incontinenza; movimenti ripetitivi delle labbra come per baciare, movimenti afinalistici e separazione della coscienza dall’ambiente circostante possono indicare una crisi del lobo temporale; contrazioni ritmiche di una mano, un piede o del volto, spesso seguite da un periodo di debolezza o paralisi, indicano una crisi jacksoniana; convulsioni in un bambino di età che va da 3 mesi a 3 anni, associate ad una rapida ascesa della febbre, indicano una crisi convulsiva febbrile. Vedi alla voce Convulsioni per le linee guida su come aiutare una persona con una crisi epilettica in atto.

Rivolgetevi al medico se…

Presentate una crisi per la prima volta; una diagnosi medica è necessaria; la causa può anche essere un avvelenamento, un ictus cerebrale o un’intossicazione da farmaco. Nei bambini con febbre, le convulsioni possono essere un segno di meningite. Le crisi continuano a susseguirsi senza che ci sia una ripresa della conoscenza; chiamate immediatamente il 118 o un’ambulanza.

Cause dell’epilessia

Nella maggior parte dei casi di epilessia la causa non è nota. Talora è evidente una base genetica, oppure possono essere chiamati in causa diversi fattori come, per esempio, un trauma da parto, un avvelenamento da piombo, un’infezione cerebrale connatale, un trauma cranico, l’alcol o alcuni farmaci o malattie sistemiche. Anche i fattori scatenanti un attacco possono essere diversi.

Tra questi alcuni composti chimici o alcuni alimenti, la carenza di sonno, lo stress, le luci lampeggianti, le mestruazioni, alcuni farmaci o prodotti da banco e forse i contraccettivi orali.

Diagnosi dell’epilessia

Onde cerebrali anormali tipiche dell’epilessia possono essere rivelate con un elettroencefalogramma eseguito in deprivazione di sonno, mentre tecniche di “imaging” come la RMN o la TAC possono identificare gli esiti di traumi fisici responsabili delle crisi.

Terapia e cura dell’epilessia

L’epilessia può essere spesso ben controllata con i farmaci. Si raccomanda ai soggetti epilettici di portare sempre un braccialetto informativo cosicché gli altri possano identificare rapidamente di fronte a una crisi cosa sta succedendo e prestare l’adeguata assistenza.

Il trattamento di una crisi di grande male consiste innanzitutto in misure di protezione (adozione della posizione laterale di sicurezza, introduzione di una cannula) e, all’occorrenza, in un’iniezione intramuscolare di benzodiazepine. Il trattamento di fondo si basa sull’assunzione di farmaci antiepilettici per evitare le recidive delle crisi. Le forme secondarie non sempre scompaiono con il trattamento della causa.

La terapia dell’epilessia è complessa, prevedendo farmaci specifici per ogni forma. Nella maggior parte dei casi è possibile trovare una terapia che permetta al paziente di svolgere una normalissima vita di relazione e di lavoro. Qui vengono citati solo i principali farmaci ampiamente usati nella terapia di questa diffusa malattia neurologica: il fenobarbital impiegato nel grande male, la carbamazepina, la fentoina, il sodio valproato, maggiormente indicato nelle forme di piccolo male che colpiscono soggetti giovani e controindicato nel grande male. E’ poi estremamente importante che il paziente eviti tutte le situazioni che possono scatenare crisi: la privazione del sonno, i digiuni prolungati, le attività fisiche che provocano aumento della frequenza respiratoria, le stimolazioni luminose intermittenti.

Medicina convenzionale

Nella maggioranza dei casi, le crisi possono essere ridotte in frequenza, gravità o addirittura eliminate con l’assunzione regolare di farmaci; gli effetti collaterali sono vari, ma in genere modesti.
Gli anticonvulsivanti comunemente impiegati sono la fenitoina, il fenobarbitale, l’acido valproico, la carbamazepina e la gabapentina.

Farmaci antiepilettici – anticonvulsivanti

Farmaco impiegato nel trattamento dell’epilessia. Gli antiepilettici, prescritti per via orale o in soluzioni iniettabili, prevengono in gran parte nuove crisi in pazienti epilettici. L’assunzione deve essere quotidiana, sempre alla stessa ora, senza interruzioni nella cura. L’eventuale sospensione del trattamento deve essere sempre accompagnata da un rigoroso controllo medico, poiché può causare crisi successive. Gli antiepilettici danno luogo a diverse interazioni indesiderate, tra loro e con altri farmaci. L’associazione di più antiepilettici va generalmente evitata per impedire l’accumulo di effetti indesiderati e limitare le interazioni farmacologiche, ma vi sono casi in cui è indispensabile. I prodotti detti di “nuova generazione” sono caratterizzati dall’assenza o dalla discrezionalità dei loro effetti sullo stato di vigilanza e sulle funzioni cognitive (attenzione, memoria ecc.).

Anche se il meccanismo preciso con cui questi farmaci agiscono non è sempre noto, tuttavia gli anticonvulsivanti sembrano inibire l’immediata propagazione di impulsi elettrici eccessivi o anormali nel cervello, prevenendo o limitando in questo modo le convulsioni epilettiche. Gli anticonvulsivanti non sono curativi, ma possono ridurre la possibilità di danni cerebrali associati alle convulsioni. Sono di solito prescritti, da soli o in combinazione, per trattare forme specifiche di epilessia. Poiché ogni caso di epilessia è particolare e tutti gli anticonvulsivanti hanno effetti tossici, è spesso necessario un lungo periodo di aggiustamento per individuare il farmaco più appropriato e la dose più adeguata.

Il fenobarbitale resta l’antiepilettico più prescritto, data la sua efficacia in tutti i tipi di epilessia. Gli effetti indesiderati più comuni sono legati alla sua azione sedativa che, fortunatamente, si attenua nel corso del trattamento. Paradossalmente, nei bambini può provocare eccitazione. Il fenobarbitale modifica l’azione di diversi farmaci: può neutralizzare gli effetti dei contraccettivi orali, interagire con le antivitamine K ecc. Altri effetti indesiderati sono molto più rari: tra questi vi è una forma di intolleranza cutanea, generalmente benigna e transitoria, che può però evolvere in epidermolisi bollosa.

Il valproato di sodio è prescritto nelle epilessie generalizzate (forma classica) o parziali (limitate per esempio al braccio). Gli effetti indesiderati sono tremore, caduta dei capelli transitoria, trombocitopenia (diminuzione del numero di piastrine), aumento ponderale che richiede talvolta la sospensione del trattamento, sonnolenza nel primo periodo di terapia e, soprattutto, epatite acuta, eccezionale e reversibile se diagnosticata in tempo.

La carbamazepina è impiegata in particolare nelle epilessie parziali.
Ben tollerata, come il fenobarbitale può interagire con altri trattamenti per i suoi effetti sugli enzimi epatici. Le complicanze più frequenti sono a carico dell’apparato cutaneo: può causare eritema o, in casi eccezionali, eruzioni più gravi che impongono l’interruzione del trattamento. Il sovradosaggio può provocare disturbi dell’equilibrio.

L’etosuccimide è impiegato nel trattamento delle assenze epilettiche.
Gli unici effetti indesiderati sono disturbi digestivi, per lo più transitori, che raramente impongono l’interruzione del trattamento.
Le complicanze ematologiche sono eccezionali.

Le benzodiazepine (diazepam, clonazepam ecc.) svolgono un effetto ansiolitico e sedativo oltre a quello anticonvulsivante. Restano tuttavia farmaci complementari nel trattamento contro l’epilessia, poiché la loro efficacia viene meno dopo qualche settimana o alcuni mesi di assunzione. Gli effetti indesiderati sono sonnolenza, ipotonia (diminuzione del tono muscolare) e un’apatia incompatibile con una vita normale. La sospensione improvvisa del trattamento può provocare gravi crisi da dipendenza.

La vigabatrina è impiegata soprattutto per il trattamento delle epilessie parziali resistenti agli altri antiepilettici. Gli effetti indesiderati sono sonnolenza, sensazione di stanchezza e, talvolta, turbe psichiche. Sono state segnalate anomalie del campo visivo, che impongono un costante controllo a livello oftalmologico.

La gabapentina è indicata nelle epilessie parziali resistenti dell’adulto. Non è stato segnalato alcun effetto secondario grave, ma sono possibili problemi digestivi, cefalea e disturbi dell’equilibrio.

La lamotrigina è indicata nelle forme severe di epilessia nei bambini o negli adulti. L’effetto secondario più grave è una forte reazione cutanea (sindrome di Stevens-Johnson o sindrome di Lyell). Deve essere prescritta con precauzione, soprattutto se associata a valproato di sodio.

La tiagabina è indicata nell’epilessia parziale resistente agli altri trattamenti. Gli effetti indesiderati (vertigini, cefalea, sonnolenza, affaticamento) possono essere ridotti prescrivendo dosaggi inizialmente bassi, che verranno progressivamente aumentati sino al raggiungimento della dose necessaria.

Il topiramato è impiegato nelle epilessie parziali resistenti agli altri farmaci a partire dai 12 anni di età. I principali effetti indesiderati sono disturbi dell’equilibrio, perdita di peso, problemi psichiatrici, più raramente litiasi (calcolosi) urinaria.

Il felbamato è riservato al trattamento di una forma grave di epilessia (sindrome di Lennox-Gastaut). Le complicanze possono essere gravi: aplasia midollare, insufficienza epatica, reazioni cutanee severe.

L’oxcarbazepina ha le stesse indicazioni della carbamazepina, ma è meglio tollerata, svolge un’azione minima sugli enzimi epatici ed è più semplice da assumere in associazione ad altri antiepilettici.

Fenitoina

La fenitoina fu uno dei primi farmaci antiepilettici. Meno utilizzata rispetto al passato, resta preziosa, per via endovenosa, nel trattamento degli stati acuti. Gli effetti indesiderati sono frequenti e gravi: gengivite ipertrofica, disturbi dell’equilibrio, discinesie (movimenti anomali). Può anche provocare un’encefalopatia cronica con deterioramento mentale progressivo.

Gruppo di appartenenza

Anticonvulsivanti

Caratteristiche della fenitoina

Introdotta nel 1938, la fenitoina, un tempo denominata difenilidantoina, è un farmaco anticonvulsivante usato per il trattamento di tutti i tipi di epilessia escluso il piccolo male (assenze). Può essere usata da sola o in combinazione con altri anticonvulsivanti.

Indicazioni della fenitoina

Epilessia (eccetto le assenze oppure piccolo male). Prevenzione e trattamento delle convulsioni durante e dopo un intervento neurochirurgico. Controllo del dolore nella nevralgia del trigemino, da sola o con la carbamazepina.

Effetti collaterali della fenitoina

Stanchezza, impaccio, diarrea, eccessiva crescita di peli e capelli, ingrossamento della mandibola e della punta del naso, ispessimento delle labbra, tumefazione del seno nei maschi, fascicolazioni muscolari, nausea e vomito, cefalea, vertigini, insonnia. Consultate il medico se questi disturbi persistono oppure diventano fastidiosi.Potenzialmente gravi Gengive tumefatte, dolenti o sanguinanti, febbre, ghiandole ingrossate alle ascelle o al collo, alterazioni dell’umore, aumento delle convulsioni, debolezza o dolore muscolare, eccitabilità, nervosismo, eruzioni cutanee diffuse, gonfiore e dolore delle articolazioni, elevati livelli di zucchero nel sangue, depressione del midollo osseo (stomatite, debolezza, febbre, emorragie), variazioni del colore delle urine, epatite o nefrite. Consultate subito il medico. Vedi alla voce successiva per i sintomi da sovradosaggio.

Informazioni specifiche della fenitoina

Chiedete un intervento medico urgente in caso di overdose. I segni dell’intossicazione comprendono: movimenti anormali degli occhi, disturbi della parola, grave impaccio e alterazione dei riflessi, confusione, tremori e difficoltà a camminare. Non usate la fenitoina in caso di precedente reazione allergica. Informate il medico se state assumendo altri farmaci, anche da banco, se soffrite di diabete, malattie cardiache, pressione bassa, se avete una storia di malattie epatiche o renali o se, a breve, sarete sottoposti a un intervento chirurgico. L’uso della fenitoina in gravidanza aumenta il rischio di difetti congeniti. Informate il medico se siete incinta o state programmando di esserlo. Dato che la fenitoina causa disturbi gengivali (sanguinamento, dolore, gonfiore), è essenziale una buona igiene orale. Lavate i denti e passate il filo interdentale con regolarità e cura. Eseguite la pulizia dentale dal dentista ogni tre mesi. La fenitoina può alterare la conta delle cellule del sangue, i livelli di colesterolo, di calcio, di glucosio, di ormoni tiroidei e gli esami di funzionalità epatica. Non sospendete improvvisamente questo farmaco e non sostituitelo con un altro a meno che non vi venga suggerito dal medico.

Interazioni della fenitoina

La fenitoina interagisce con numerosi farmaci; alcune di queste interazioni sono riportate qui di seguito. Consultatevi con il medico prima di prendere qualunque altro farmaco. Alcol, antidepressivi triciclici, antiacidi, antistaminici, depressori del sistema nervoso centrale, diazossido e rifampicina: ridotta efficacia della fenitoina nel controllo delle convulsioni epilettiche. Anticoagulanti, antipertensivi, sedativi, propanololo e altri beta-bloccanti, caffeina, corticosteroidi, ciclosporina, doxiciclina e contraccettivi orali: la fenitoina può aumentare o ridurre gli effetti di questi farmaci. Cimetidina, acido valproico e sulfonamidi: maggiori effetti della fenitoina e maggiori rischi di effetti collaterali.

Scelte alternative

L’automedicazione non dovrebbe essere praticata in sostituzione di un’adeguata cura medica e il medico dovrebbe essere a conoscenza di eventuali altri trattamenti per evitare interazioni farmacologiche.
Non ci sono sostituti efficaci di un’adeguata terapia medica.

Omeopatia

Qualora i farmaci convenzionali non fossero efficaci nel controllare le crisi, potreste consultare un omeopata. I rimedi omeopatici possono essere una valida terapia aggiuntiva ai farmaci convenzionali, ma non aspettatevi risultati immediati; l’omeopata vi avvertirà del tempo necessario che dovrà intercorrere prima di beneficiare dell’efficacia del trattamento.

Medicina psicosomatica

Il biofeedback elettroencefalografico può essere efficace nell’aiutare gli epilettici ad alterare le loro onde cerebrali per prevenire le crisi. Sotto un’adeguata guida, essi possono imparare a controllare le loro onde cerebrali osservandole sullo schermo di un computer.

Osteopatia

Quando l’epilessia risulta da un trauma fisico, l’osteopatia craniale può essere d’aiuto; consultate un osteopata.

Rimedi domestici

Praticate con regolarità le tecniche di biofeedback, imparate da un esperto, per evitare gli attacchi epilettici. Riposatevi con sonni di lunga durata; la scarsità di sonno può aumentare la probabilità delle crisi.

Prevenzione dell’epilessia

Identificate e prestate attenzione a quei cibi particolari, situazioni ambientali o segni fisici o emozionali che precedono gli attacchi. Non è infrequente, ad esempio, sentirsi contrariati o esaltati parecchie ore prima di una crisi di grande male e, immediatamente prima dell’attacco, percepire un’“aura” di avvertimento  talora un sapore o un odore  questo avvertimento può darvi il tempo di sdraiarvi per evitare una caduta brusca.

Nei casi in cui l’aura sia un odore, alcune persone sono in grado di contrastare la crisi annusando qualcosa di forte, come l’aglio o le rose. Quando i segni premonitori includono depressione, irritabilità o cefalea (con l’approvazione del medico), una dose extra del farmaco usato per la terapia abituale può prevenire l’attacco.

Nel caso di una crisi jacksoniana, l’attacco può essere interrotto con una ferma pressione sui muscoli circostanti a quelli che si contraggono per la crisi.

Aura

Manifestazione clinica passeggera che preannuncia una crisi epilettica. L’aura varia da un soggetto all’altro. Può presentarsi sotto forma di sensazioni soggettive quali allucinazioni visive (sensazione luminosa avvertita dall’occhio, ma che non è stata provocata dalla luce), uditive (rumori più o meno elaborati), olfattive (odori per lo più sgradevoli) ecc., oppure come impressione di movimento in una parte del corpo. Può anche essere accompagnata da movimenti del corpo (per esempio deviazione di testa e occhi insieme).

L’analisi dell’aura consente di:
– prevedere l’intensità della crisi che seguirà; se la scarica neuronale iniziale, causa dell’aura, resta localizzata, la crisi di epilessia sarà parziale; se la scarica neuronale si propaga nelle strutture profonde, la crisi rischia di essere generalizzata (con eventuale perdita di conoscenza);
– localizzare una lesione cerebrale, eventuale causa dell’epilessia; un’aura visiva orienta la diagnosi verso le aeree occipitali, un’aura uditiva verso le aree temporali superiori, un’aura olfattiva verso le regioni temporali interne, oppure verso la regione temporale o frontale.

Prognosi dell’epilessia

È difficile stabilire una prognosi generale per l’epilessia, in quanto dipende dall’esistenza o meno di una causa (in particolare, nell’adulto, di un tumore cerebrale), dalla frequenza e dal tipo delle crisi. Nella maggior parte degli epilettici, la malattia può comunque essere controllata dai farmaci, che consentono ai pazienti di condurre un’esistenza praticamente normale. Una buona qualità d i vita è ottenibile soltanto grazie all’assunzione rigorosa dei far maci, e il trattamento deve essere in molti casi continuato indefinitam ente.
In sé questa malattia non incide minimamente sulla speranza di vita.

L’epilessia ha tuttavia ripercussioni sulla sfera privata e professionale dei pazienti, che devono attenersi ad alcune regole: sonno sufficiente e regolare, abolizione del consumo quotidiano di alcol. Solo i soggetti affetti da epilessia fotosensibile (scatenata da stimolazioni luminose intermittenti) devono prendere precauzioni quando gua rdano la televisione, lavorano al computer o si dedicano ai videogiochi, facendo in modo che l’ambiente sia ben illuminato e rispet tando una distanza sufficiente dallo schermo. In tutti i casi vanno evitate le attività sportive in cui una crisi potrebbe mettere a repentaglio la vita del paziente: immersioni subacquee, alpinismo, sport aerei ecc. Si può autorizzare il bagno in acque poco profonde se le crisi sono ben controllate, a condizione che il paziente venga accompagnato. Sono poi sconsigliate, o precluse, alcune professioni quali conducente di mezzi pesanti o di veicoli di trasporto pubblico, pilota di compagnie aeree, attività lavorative in cui ci si trova spesso a lavorare a grandi altezze ecc. Infine, nel bambino epilettico, spesso si riscontrano difficoltà scolastiche, riconducibili a disturbi dell’attenzione connessi al trattamento, assenze frequenti dovute alle crisi, problemi caratteriali ecc.