Ghiandola pineale (epifisi) ed epifisi delle ossa

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Il termine epifisi ha un duplice significato. L`epifisi ossea è l`estremità ingrossata delle ossa lunghe; la ghiandola pineale o epifisi è una piccola struttura ghiandolare posta fra i due emisferi cerebrali, dalle funzioni tuttora poco chiare.

L’epifisi ossea è costituita da un osso spugnoso e dipende per la sua formazione da un nucleo di ossificazione specifico, diverso da quello della diafisi (corpo dell’osso lungo), da cui è separata da una zona di cartilagine di accrescimento.

Ghiandola pineale (epifisi)

Lat. corpus pineale. Piccola ghiandola endocrina posta sopra l’estremità posteriore del terzo ventricolo cerebrale.

L’epifisi si calcifica nel corso dell’infanzia e diventa visibile sulle lastre radiografiche a partire dai 20 anni. Il processo di calcificazione non incide sul suo funzionamento. È regolata dai rec ettori ß-adrenergici, partecipa al ciclo della riproduzione e con tiene un gran numero di sostanze biologicamente attive, di cui la prima a essere isolata fu la melatonina. Quest’ultima inibisce la funzione gonadotropa (azione sulle ghiandole sessuali) dell’ipotalamo (centro della vita vegetativa).

L’epifisi può essere sede di un tumore molto raro, il pinealoma.

Ghiandola pineale (epifisi)

Per molti anni si è pensato che la ghiandola pineale, organello sito alla base del cervello e spesso calcificato nell’adulto, non rappresentasse che un residuo involuto di un organo primitivo, ormai privo di funzione. La scoperta dell’ormone melanotropo e della sua secrezione da parte dell’epifisi rende questa visione non accettabile: l’epifisi è una ghiandola endocrina funzionante. La ghiandola pineale umana è una struttura appiattita di forma conoide, che si trova all’estremità posteriore del corpo calloso, dal quale è sovrastata, poggiata fra i due collicoli cerebrali. É lunga circa 7 millimetri e larga 4; pesa poco più di un decimo di grammo.

Funzioni della ghiandola pineale (epifisi)

La ghiandola pineale viene oggi interpretata come un trasduttore nervoso capace di emettere un messaggio modulato in base alla luminosità dell’ambiente esterno ed ai cicli luce buio. Si pensa che la secrezione dell’ormone tipico della ghiandola, la melatonina, che è soggetto a variazioni cicliche sulle 24 ore, possa fornire il substrato dell'””orologio biologico”” sul quale sono regolati tutti i cicli dell’organismo (secrezione di ormoni soprattutto surrenali, eccitabilità dei tessuti, temperature, tasso di glucosio nel sangue). Si pensa che la sede di tale orologio biologico sia l’epifisi proprio perchè essa è in grado di rispondere direttamente alle variazioni della luminosità ambientale registrate dalla retina.

Le esatte funzioni di questo orologio biologico non sono ancora conosciute e, in particolare, non è ancora completamente noto il meccanismo d’azione della melatonina nel regolare il metabolismo. Probabilmente la melatonina esplica effetti inibitori sulla funzione dei testicoli, delle ovaie e della tiroide, modifica il comportamento e l’attività elettrica del cervello. Recenti studi hanno dimostrato che la melatonina inibisce la secrezione, da parte dell’epofisi, dell’ormone LH, che stimola la produzione degli ormoni sessuali; inoltre, la melatonina modifica i livelli di serotonina, una sostanza che regola l’attività cerebrale.

La ghiandola pineale è una piccola struttura posta nel cranio, in connessione con le strutture dell`epitalamo. Appoggia sulla lamina quadrigemina del mesencefalo e rimane compresa nello spessore della pia madre; è anche nota con il nome di epifisi.

Forma e struttura della ghiandola pineale (epifisi)

La ghiandola pineale è un corpicciolo di piccole dimensioni, dal diametro antero-posteriore inferiore al centimetro. Ha la forma di una piccolissima pigna (dalla quale prende il nome) e pesa solo 0, 5 grammi. Rimane connessa con l’epitalamo per mezzo di due peduncoletti detti abenule; è posta in modo da avere l’apice (parte più appuntita) posteriormente e la base anteriormente. L’epifisi rimane avvolta da una capsuletta connettiva facente parte della pia madre. Dalla faccia interna di tale capsuletta si dipartono dei sepimenti sottili che si approfondano nella epifisi stessa, costituendone lo stroma.

Fra i cordoni molto irregolari formati dallo stroma rimane compreso il parenchima della pineale, costituito essenzialmente da cellule denominate pinealociti. Attorno ai vasellini sanguigni si trovano anche cellule di natura probabilmente gliale, dette cellule interstiziali. La glia è un tessuto presente all’interno del sistema nervoso, le cui cellule servono a sostenere e nutrire le cellule nervose. La descrizione qui data dell’epifisi si adatta bene alla ghiandola del soggetto giovane.

Nell’adulto ed ancora di più nell’anziano, la struttura sembra andare incontro ad un processo di involuzione e di atrofia; il principale corrispettivo strutturale di tale processo è costituito dalla formazione di piccole concrezioni calcaree all’interno dell’organello, detti corpora arenacea (o più semplicemente sabbia cerebrale). In alcuni casi le formazioni calcaree sono tanto accentuate da costituire un ammasso visibile anche nelle radiografie del cranio, soprattutto in quelle laterali.

Malattie della ghiandola pineale (epifisi)

La ghiandola epifisi può essere interessata da due condizioni patologiche di importanza ben diversa; la comparsa di calcificazioni e lo sviluppo di una neoplasia nel tessuto della ghiandola

Le calcificazioni epifisarie

Dopo la pubertà, il tessuto della ghiandola pineale è frequentemente interessato dalla comparsa di calcificazioni. In passato, si riteneva che la calcificazione dell’epifisi fosse un normale processo involutivo, e che proprio l’atrofia delI’epifisi permettesse lo sviluppo puberale. Recentemente è stato però scoperto che la comparsa delle calcificazioni non altera in alcun modo il funzionamento dell’epifisi. Il significato di questa alterazione è, quindi, attualmente ignoto.

I tumori della ghiandola pineale (epifisi)

Sulla base del loro aspetto microscopico, è possibile distinguere due gruppi di tumori dell’epifisi. I più comuni sono detti pinealomi, e contengono sia cellule epiteliali che piccole cellule simili a linfociti. Circa il dieci per cento dei tumori epifisari è costituito da teratomi, lesioni complesse comprendenti zone di tessuto epiteliale, cartilagineo, muscolare, osseo e nervoso variamente combinate. Di solito, la presenza di questi tumori provoca la compressione di strutture cerebrali vicine: i sintomi che ne derivano sono aspecifici, ma indicano comunque la presenza di una lesione intracranica; abbastanza caratteristica è una paralisi del nervo oculomotore, che impedisce al paziente di rivolgere lo sguardo verso l’alto.

Con il passare del tempo la lesione si aggrava e compaiono anche altri sintomi, come l’impossibilità di far convergere gli occhi; per fissare un punto vicino. Nei bambini, i tumori dell’epifisi si possono manifestare con la comparsa di uno sviluppo puberale anticipato: probabilmente, I’epifisi lesa dal tumore non riesce più a inibire la sintesi degli ormoni sessuali. I tumori epifisari sono molto più rari nelle bambine e, comunque, non si manifestano quasi mai con questo sintomo. I pinealomi sono piuttosto sensibili alla radioterapia che provoca miglioramenti sensibili, anche se non duraturi, della sintomatologia. Alcuni neurochirurghi preferiscono asportare le lesioni, ma la ghiandola epifisi è situata in una posizione poco accessibile e I’intervento espone al rischio di ledere irreparabilmente qualche importante struttura nervosa.

Epifisi delle ossa

Le ossa lunghe sono descritte anatomicamente come composte da una parte centrale, allungata, detta diafisi, e da due estremità ingrossate, dette epifisi. L’estremità che, nella struttura completa dello scheletro, viene a trovarsi più vicina ai piani orizzontale e sagittale che passano per il centro del corpo, viene denominata epifisi prossimale; l’altra, epifisi distale. Le epifisi rappresentano in ogni osso strutture altamente differenziate e specializzate. Si tratta infatti dei segmenti ossei che entrano a fare parte delle articolazioni; sono pertanto modellati in modo da favorire il reciproco movimento.
L’epifisi prossimale del femore, per esempio (detta anche per la sua forma particolare testa del femore) risulta composta da una parte inclinata rispetto all’asse della diafisi (il collo del femore) di un angolo tale da consentire le corrette condizioni di articolazione fra la coscia ed il tronco; in alto il collo si continua con una struttura di forma quasi precisamente sferica, la testa del femore propriamente detta. É questa parte dell’osso che va a far parte della struttura articolare vera e propria, ingranando con una fossa di forma sferica presente sull’osso dell’anca. La conformazione interna dell’epifisi delle ossa è tale da renderle capaci di sopportare le sollecitazioni meccaniche alle quali vengono continuamente sottoposte.

Citando sempre quale esempio la epifisi prossimale del femore, un attento studio della disposizione delle lamelle ossee al suo interno rivela una struttura modellata sulle “”linee di forza”” che si vengono a determinare quando l’osso è sollecitato dal suo carico fisiologico, il peso corporeo. Altre epifisi ossee sono notevoli non tanto per la struttura atta a sopportare carichi, quanto per la complessità dei rapporti articolari che si vengono a creare. Per esempio le strutture del gomito comprendono l’epifisi dell’omero, quella del radio e quella dell’ulna. Le strutture ossee sono tali da consentire non solo i movimenti di flessione e di estensione, ma anche quelli di rotazione. Questo è possibile grazie ai rapporti fra l’ulna e l’omero (sui quali sono imperniati i movimenti di flessione e di estensione) e, dall’altra parte, fra il radio e l’ulna (che permettono i movimenti di rotazione).

Malattia di Fairbank

Anomalia dello sviluppo di varie epifisi delle ossa, che presentano ritardo di crescita e appaiono screziate, appiattite, frammentate e generalmente ipoplasiche. Le dita sono corte, grosse e tozze; la statura può essere ridotta a causa delle deformità, con appiattimento delle anche, delle ginocchia e delle caviglie. I sintomi comprendono dolore e rigidità delle articolazioni durante l’infanzia e l’adolescenza, e sviluppo di artrosi tra la fine dell’infanzia e l’età adulta. Gli individui che ne sono affetti presentano di solito un’altezza lievemente inferiore a quella dei familiari sani, e possono avere dita corte e tozze. Si riscontrano epifisi di dimensioni ridotte in diverse articolazioni, comprese le anche. Le anomalie della colonna vertebrale sono lievi o assenti.