Iniezione: come si eseguono, tipi di iniezione

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Metodica di somministrazione di un farmaco in soluzione tramite l`introduzione in un tessuto muscolare, nel sottocute o direttamente in un vaso sanguigno, ottenuta con un sottile ago cavo all`interno collegato ad una siringa.

Procedimento per le iniezioni

Per quanto riguarda le iniezioni si rimanda il lettore al capitolo specifico, ricordando qui solo qualche breve notizia. Le iniezioni si eseguono per mezzo di apparecchi detti siringhe, armate di ago (sottile stelo metallico terminante con una punta affilata, percorso da una cavità cilindrica per tutta la sua lunghezza, attraverso la quale è possibile far scorrere il liquido presente in siringa).

A seconda della posizione della punta dell’ago, l’iniezione può portare alla deposizione del liquido iniettato in siti diversi; nel caso la punta venga infissa nel ventre di un muscolo si parla di iniezione intramuscolare, se è in una vena di endovenosa, se è in arteria (caso raro) di intra-arteriosa. Tralasciando i dettagli si insiste qui sulla importanza di utilizzare per particolari modalità di iniezione solo preparati appositi per quella modalità; in altre parole, mai eseguire una endovena con un prodotto indicato “”per via intramuscolare””, perché si possono provocare danni notevoli. A parte il danno prodotto dal farmaco infatti anche l’eccipiente può essere del tutto inadatto; le preparazioni intramuscolari sono talora disciolte in una base oleosa che ha lo scopo di rallentare l’assorbimento ma che produrrebbe danni gravissimi se introdotta in vena; in altri casi la preparazione intramuscolare nel solvente incorpora una piccola quantità di anestetico locale destinato a diminuire la dolorosità dell’iniezione stessa; se l’anestetico viene iniettato in un vaso, determina una reazione spastica dello stesso con possibili gravi lesioni.

Analogamente bisogna guardarsi dalla iniezione accidentale di un preparato per intramuscolo in un vaso, come può capitare quando, pur eseguendo correttamente l’iniezione, la punta dell’ago capita all’interno di un vasellino. Contro questa evenienza si può mettere in atto il semplice accorgimento di aspirare leggermente prima di iniettare il liquido, in modo da essere sicuri che non si sia infilato un vasellino (se ciò è accaduto si vedrà refluire sangue; sarà allora bene estrarre l’ago ed eseguire una nuova iniezione). Altre iniezioni si eseguono depositando il farmaco in posizione sottocutanea o intradermica; queste iniezioni si eseguono con aghettini particolarmente brevi e sottili, adatti all’uopo, e quantitativi assai ridotti di farmaco, per la scarsa estensibilità del tessuto dove il farmaco stesso andrà a deporsi.

Per quanto riguarda la tecnica della puntura di un vaso sanguigno, sia a scopo iniettivo che per un prelievo di sangue, si rimanda alla voce fleboclisi. In breve, si può ricordare che per eseguire la puntura venosa è necessario in primo luogo mettere in evidenza la vena stringendo con un laccio a monte della zona da pungere; una volta che la vena sia inturgidita, la si punge con un ago da iniezioni rivolto parallelamente alla direzione della vena. Alcuni esami diagnostici richiedono il prelievo di sangue da un’arteria: di solito il prelievo si effettua sull’arteria radiale, che viene raggiunta infiggendo un ago perpendicolarmente al polso.

Iniezione intramuscolare

Introduzione, mediante puntura, di un farmaco liquido nello spessore di un muscolo.

L’iniezione intramuscolare, utilizzata soprattutto per somministrare prodotti come le soluzioni oleose (relativamente dolorose), permette un’azione del principio attivo più rapida e mirata rispetto alla somministrazione orale, meno rispetto all’iniezione endovenosa.

L’iniezione intramuscolare esige il rispetto delle precauzioni di asepsi: lavaggio delle mani e disinfezione del punto d’iniezione. Si pratica in una regione caratterizzata da muscolatura spessa, esclusa dal tragitto dei grossi vasi e di nervi importanti (di solito i g lutei).
Per evitare il nervo sciatico, la puntura deve essere eseguita nel quadrante superiore esterno della natica.

Si utilizzano siringhe da 5-10 ml. Gli aghi, lunghi 6-8 cm ( anche oltre per le soluzioni oleose), sono sottili e con bisello lungo. derma superficiale vaso sanguigno ghiandola sudoripara epidermide derma profondo tessuto adiposo sottocutaneo aponeurosi muscolo I farmaci iniettati per via intramuscolare agiscono più in fretta di quelli assunti oralmente.

L’ago viene inserito perpendicolarmente, con un movimento secco, per non provocare dolore. È importante verificare che dal punto di iniezione non fuoriesca sangue e quindi che l’ago non sia penetrato in un vaso sanguigno. È buona norma effettuare le iniezioni alternativamente nel lato destro e sinistro, per limitare il rischio che si formino ematomi o piccoli indurimenti. Qualora durante un lungo ciclo di iniezioni questi problemi si manifestino, vanno trattati con l’applicazione di impacchi caldi più volte al giorno. Le iniezioni intramuscolari non devono essere eseguite su pazienti in trattamento anticoagulante, in quanto comportano il rischio di ematomi.

Le iniezioni intramuscolari sono una fra le più utilizzate vie di somministrazione di farmaci di qualunque natura. Il principio della iniezione intramuscolare consiste nell’introdurre il farmaco nel ventre carnoso di un muscolo ben irrorato, dal quale possa venire assorbito nella circolazione generale. Per ottenere lo scopo desiderato devono essere soddisfatte alcune condizioni. Innanzitutto si deve essere certi di scegliere un muscolo nel quale la circolazione ematica sia ben efficiente, per assicurare un rapido assorbimento del farmaco nel sangue. Tradizionalmente per le iniezioni intramuscolari si utilizza il muscolo grande gluteo, nel quadrante supero-esterno della natica. Una scelta forse più razionale, per il miglior flusso del sangue, sarebbe costituita dal deltoide (il muscolo che determina la rotondità della spalla). Inoltre bisogna essere certi di deporre il farmaco veramente nel contesto del tessuto muscolare e non, per esempio, nel sottocute adiposo che lo ricopre. Questo perché il tessuto adiposo sottocutaneo è assai scarsamente vascolarizzato, e l’assorbimento del farmaco da questo sito è lentissimo. La permanenza della sostanza nel sottocute, prolungata dalla scarsa vascolarizzazione, predispone all’insorgenza di fenomeni infiammatori di intolleranza locale, fino alla comparsa di veri e propri ascessi contenenti pus, che vanno trattati chirurgicamente. Per essere certi di raggiungere il ventre muscolare è necessario utilizzare aghi appositi per iniezione intramuscolare, che sono lunghi almeno cinque centimetri; inoltre, l’iniezione va eseguita con l’ago completamente infisso.

La tecnica sterile è della massima importanza. Oggi ormai tutto il materiale per iniezioni è monouso, e quindi il problema della sterilizzazione delle siringhe e degli aghi non esiste più; è però bene sapere che la sterilità dei componenti monouso è garantita fino all’apertura e non, per esempio, mezz’ora dopo. É pertanto essenziale aprire la busta protettiva della siringa e dell’ago immediatamente prima dell’uso. Se necessario si prepara la soluzione da iniettare (in molti casi i farmaci vengono forniti sotto forma anidra, con il corredo di una fiala di solvente). É importante che in questo caso il farmaco sia completamente disciolto e che la soluzione sia limpida, a meno che sulle “”avvertenze”” stampate sulla scatola del farmaco non sia specificato espressamente che il liquido ottenuto è lattescente od altro. La tecnica dell’iniezione intramuscolare è assai semplice. Dopo avere disinfettato la zona con un batuffolo di cotone intriso di alcool o di altro disinfettante commerciale, si impugna saldamente la siringa con la mano destra, si toglie cappuccio di protezione e con un gesto deciso ma misurato si infigge l’ago nel gluteo. L’ago deve conficcarsi completamente nei tessuti: se la spinta è stata insufficiente e l’ago è penetrato solo in parte, è necessario ripetere l’iniezione, impartendo un colpo più deciso.

A questo punto è necessario controllare che la punta dell’ago non sia andata ad infiggersi in un vaso sanguigno, per evitare l’iniezione intravascolare di un preparato per uso intramuscolare (cosa che potrebbe portare a danni anche gravissimi: anafilassi, aritmie, embolie, etc.). Per accertarsi di non essere in un vaso è sufficiente retrarre leggermente il pistone della siringa; se non si vede refluire sangue si può passare senza preoccupazioni alla iniezione. L’iniezione del liquido in molti casi risulta un po’ dolorosa, sia per questioni di distensione del tessuto sia a causa della composizione chimica del farmaco iniettato, che spesso è acido. Il dolore può essere ridotto iniettando lentamente o utilizzando solventi contenenti una piccola concentrazione di anestetico locale (lidocaina 10000er esempio).

Un massaggio dopo che si è retratto l’ago è utile per aumentare il circolo sanguigno locale e favorire l’assorbimento della sostanza. Tramite iniezione intramuscolare si possono somministrare per via parenterale anche farmaci di natura oleosa, che non possono assolutamente essere somministrati per via venosa.
L’iniezione intradermica trova impiego nella diagnosi di alcune malattie: tubercolosi, brucellosi, lebbra ecc.Introduzione, mediante puntura con ago, di un liquido (farmaco, vaccino, allergene ecc.) nel derma.

Iniezione intradermica

L’iniezione intradermica permette di praticare vaccinazioni (per esempio BCG antitubercolare), scoprire un’allergia median te test di sensibilità agli allergeni, procedere a intradermoreazion i utili nella diagnosi di malattie come la tubercolosi, la brucellosi, la lebbra, la tularemia ecc.

A tutela dell’asepsi, la procedura richiede precauzioni come il lavaggio delle mani e la disinfezione del punto d’iniezione con etere etilico o alcol. La puntura viene praticata con una siringa monouso nella faccia anteriore dell’avambraccio, tendendo la pelle del paz iente e introducendovi l’ago senza superare il derma. Trattand osi di una tecnica piuttosto delicata, deve essere eseguita da personale specializzato (medici o infermieri). Il prodotto va iniettato lentamente utilizzando una siringa da 1-2 ml, con ago corto dal bisello lungo. Se l’iniezione è stata eseguita correttamente, la cute si solleva a formare una papula e assume un aspetto a buccia d’arancia.

Iniezione sottocutanea

Questo tipo di iniezione si esegue con un aghettino corto e sottile ed è indicata per sostanze il cui assorbimento deve essere molto lento (ad esempio la morfina, l’atropina, etc.). Si pratica infiggendo l’ago quasi parallelamente alla pelle, raggiungendo il sottocute e depositandovi il liquido. Una variante di questa pratica è l’ipodermoclisi, che consiste nel depositare nel sottocute una grande quantità di liquidi per alimentare od idratare il paziente. Si tratta però di una pratica in disuso; si preferisce, se appena si riesce a trovare una vena, ricorrere alla somministrazione endovenosa.L’iniezione sottocutanea consente la somministrazione di insulina o eparina.
Il paziente la può praticare da solo. Iniezione ipodermica
Introduzione mediante puntura di un liquido sotto la cute.

La vaccinazione antitetanica o antinfluenzale, l’iniezione di insulina, di un anticoagulante o di un anestetico locale vengono tutte eseguite con questa tecnica, che permette una diffusione graduale del prodotto.

L’iniezione sottocutanea richiede determinate precauzioni ai fini dell’asepsi (lavaggio delle mani, disinfezione del punto d’iniezione).
Può essere effettuata anche da chi non fa parte dell’ambiente medico e persino dal paziente stesso. In via preliminare ci si accerta che non vi sia aria all’interno della siringa, facendo fuoriuscire qualche goccia di prodotto. Il liquido deve essere iniettato lentamente, con una siringa monouso da 2-10 ml dotata di u n ago di 2-5 cm, con bisello lungo. Una volta effettuata l’iniezione, l’ago va estratto rapidamente. In caso di trattamenti prolungati (per esempio somministrazione di insulina ai diabetici) si scelgono di volta in volta punti d’iniezione diversi per evitare complicanze locali (per es. lipodistrofie, bolle di grasso sottocutaneo). Sono in commercio appositi strumenti per togliere l’ago dalla siringa senza pun gersi e particolari apparecchi a forma di stilo che permettono di regolare in modo facile e preciso la dose da iniettare. Il farmaco (per esempio insulina o interferone) è confezionato in cartucce pronte per l’uso, e quindi non deve essere prelevato da un flacone. L’ago va cambiato a ogni utilizzo.

Iniezione endovenosa

Questa tecnica consiste nell’introduzione diretta, nel circolo sanguigno venoso, di una sostanza tramite un ago inserito in una delle vene facilmente accessibili, quali sono di solito quelle anteriori della piega del gomito e dell’avambraccio. L’iniezione endovenosa ha diversi pregi e diversi difetti. Il pregio principale consiste nel fatto che, iniettando il farmaco direttamente in vena, si saltano tutte le barriere di assorbimento e si raggiunge con certezza una elevata concentrazione della sostanza nel sangue. Inoltre un eventuale effetto dannoso del farmaco viene messo in evidenza immediatamente e, se si ha l’accortezza di eseguire l’iniezione lentamente, la comparsa dell’effetto indesiderato permette di sospendere la somministrazione. Questo non è possibile invece nel caso dell’iniezione intramuscolare, nella quale si depone una quantità di farmaco che poi non può più venire rimossa.

Contemporaneamente, I’entrata diretta in circolo espone più facilmente a pericoli di anafilassi. La tecnica della iniezione endovenosa, pur non essendo difficile, è un po’ più complessa rispetto a quella dell’iniezione intramuscolare; per legge, solo il personale. abilitato (medici, infermieri professionali solo per le fleboclisi) può eseguire iniezioni endovenose. La tecnica è la seguente: dopo avere applicato a monte della vena da pungere un laccio di gomma abbastanza stretto da impedire il deflusso venoso ma non abbastanza da impedire l’afflusso di sangue arterioso, si identifica la vena tramite la vista e la palpazione, individuandone il decorso e la direzione. Si prende poi la siringa con la destra e si tende un poco la pelle sopra la vena con un dito della sinistra. L’introduzione dell’ago deve avvenire in maniera decisa, senza incertezze. L’avvenuta entrata in vena è confermata da una particolare sensazione di cedimento e dal fluire del sangue nel primo tratto dell’ago e della siringa. Quando si è sicuri di essere in vena si toglie il laccio e si inietta lentamente il farmaco.

Iniezione oculare

Introduzione di un prodotto attivo in forma liquida nei tessuti che circondano l’occhio, utilizzando un ago sottile.
Le iniezioni oculari non danno dolore una volta svanito l’effetto del prodotto anestetico, e non sono seguite da disturbi della vista.
Si classificano in base alla regione prescelta per l’introduzione del liquido.

Si introduce un liquido sotto la congiuntiva bulbare (mucosa che ricopre la faccia posteriore delle palpebre e la faccia anteriore della sclera).

Preparazione e svolgimento dell’iniezione oculare

Si pratica in anestesia locale, indotta da un collirio anestetico di contatto, utilizzando un piccolo ago molto sottile. L’ago penetra sotto la congiuntiva, attraverso la quale rimane visibile, con il bisello rivolto verso la superficie dell’occhio, per non rischiare di pu ngere la sclera (membrana esterna del globo oculare, corrispondente alla zona bianca). A seconda dell’indicazione, il prodotto viene ini ettato a dosi più o meno elevate e forma sotto la congiuntiva una bolla che persiste per qualche minuto. La procedura è poco dolorosa ed esente da rischi.

Indicazioni dell’iniezione oculare

Le indicazioni variano: il prodotto iniettato può essere un anestetico (soprattutto prima di un intervento chirurgico sulla congiu ntiva) o avere un valore terapeutico (antinfiammatorio o antibiotico). Le sostanze così somministrate agiscono più a lungo che se fossero applicate sotto forma di collirio.

Metodo di Besredka

Tecnica consistente nell’iniettare un siero in piccole quantità. La dose del prodotto viene frazionata, in modo che l’iniezione della maggior parte del siero sia preceduta, a intervalli o a dosaggi variabili, da una o più iniezioni di una piccolissima quantità dello stesso siero.
Tale metodo viene impiegato soprattutto in vista della somministrazione di un siero di origine animale che potrebbe scatenare uno shock anafilattico. L’utilizzo sempre più freq uente di siero umano, che elimina il rischio di malattia sierica o shock anafilattico, sta comportando l’abbandono progressivo della tecnica.