Sviluppo, crescita e infantilismo del bambino

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Sviluppo del bambino

Insieme dei fenomeni che concorrono alla progressiva trasformazione dell’essere umano, dal concepimento all’età adulta. Lo sviluppo comprende due fenomeni: da una parte la crescita staturoponderale, dall’altra la maturazione, ossia il perfezionamento delle strutture (per esempio denti) e delle funzioni (neuromotoria, cerebrale). Inoltre, riguarda tanto la sfera psicomotoria quanto quella fisica.

Con questa espressione si fa riferimento allo sviluppo motorio (acquisizione dei movimenti e della coordinazione) e sensoriale, intellettuale, affettivo e sociale (costruzione della psiche), che testimoniano la maturazione del sistema nervoso.

Nel lattante

Lo sviluppo del bambino di età compresa tra 1 mese e 2 anni riguarda quattro grandi aree di acquisizione: postura corporea e mobilità generale, movimenti delle mani, linguaggio, rapporti con l’ambiente circostante.

Postura del corpo

Dipende dal tono muscolare: l’ipertonia flessoria generalizzata degli arti, che si osserva nel neonato, diminuisce progressivamente, mentre il tono assiale (testa-collo-schiena) aumenta. Il lattante riesce a tenere la testa eretta in posizione seduta verso i 3 mesi, com incia a mettersi seduto da solo verso i 7 mesi e muove i primi passi senza supporti quando ha circa 1 anno. La prensione degli oggetti è possibile a partire dai 4 mesi, ma l’uso del pollice opponibile viene acquisito solo a partire dai 9 mesi.
Il bambino mangia da solo dopo i 18 mesi ed è in grado di tracciare una linea a 2 anni.

Linguaggio

I primi vocalizzi composti da due sillabe compaiono verso i 7 mesi; il bambino pronuncia sequenze di tre parole più o meno significative a 1 anno e frasi di 2-3 parole a 2 anni, età in cui è perfettamente in grado di capire quello che gli si dice. Quanto ai rapporti con il mondo esterno, il piccolo segue con lo sguardo un oggetto o un volto all’età di 3 mesi, riconosce i visi familiari verso i 6 mesi e gioca con gli altri bambini a 2 anni.

Nei primi mesi si esprime nella soddisfazione dei bisogni alimentari, nella necessità di contatto fisico e nel potere tranquillizzante della voce dei genitori. Il bambino passa da una totale dipendenza a un’autonomia relativa, che si manifesta con la cosiddetta “angoscia di separazione”, intorno ai 7-8 mesi. Il bambino comincia a percepirsi come individuo separato dalla madre, in uno stato di minore fusione con lei. Verso gli 11-12 mesi si riconosce quando si vede riflesso in uno specchio; è durante questa fase importante e complessa, denominata dallo psichiatra Jacques Lacan “stadio dello specchio”, che comincia a formarsi la coscienza di sé.

Altri parametri subiscono un’evoluzione nel corso dello sviluppo: ritmo dei pasti (6-7 al giorno a 1 mese, 4 dopo i 4 mesi), d urata del sonno (18 ore a 2 mesi, 15-16 ore a 4 mesi, 14-15 ore a 9 mesi), controllo degli sfinteri (quello diurno viene acquisito tra i 12 mesi e i 3 anni, quello notturno tra i 2 e i 5 anni). Il medico controlla che queste varie acquisizioni si verifichino nel periodo opportuno, per individuare un eventuale ritardo psicomotorio, parziale o generalizzato.
Tuttavia, dal momento che ogni bambino ha i propri ritmi evolutivi, non si fissano date precise e rigorose per l’acquisizione di questa o quella funzione, ma si prevedono margini piuttosto ampi. Di conseguenza, nonostante vi siano soggetti che cominciano a camminare a 1 anno, l’assenza di questa acquisizione non viene considerata patologica sino all’età di almeno 18 mesi.

Tra i 2 e i 6 anni consiste semplicemente nel perfezionamento delle acquisizioni precedenti. Per quanto riguarda la motilità gen erale, il bambino è in grado di salire da solo le scale a partire dai 2 anni e di andare in bicicletta a 2 anni e mezzo. Comincia a scarabocchiare all’età di 2 anni, tenta di tracciare un cerchio intorno ai 3 anni e fa disegni più complessi a 5 anni. A partire dai 2 anni, si esprime con brevi frasi e padroneggia più di 100 parole, tra cui il pronom e “io”.
Un bambino che non parla non deve però destare allarme nei genitori prima dei 3 anni di età. Tra 1 e 3 anni fa la sua comparsa, a seconda dei momenti, un atteggiamento di opposizione ai genitori o al contrario una condotta imitativa: tra i 4 e i 6 anni avviene l’identificazione con il sesso maschile o femminile e si forma la personalità. All’età di 3 anni, l’attività motoria, il controllo degli sfinteri, l’abilità manuale, i primi tentativi di esprimersi graficamente e l’apertura verso gli altri rendono il soggetto idoneo a frequentare la scuola materna. A 6 anni, la padronanza del linguaggio e i progressi compiuti in campo grafico ne permettono l’ingresso nell’ambiente scolastico.

Consiste nella crescita staturoponderale e nella maturazione ossea, dentaria e puberale del soggetto, dalla nascita all’età adulta. La crescita staturoponderale del corpo nel suo complesso e dei vari organi è legata a fattori ereditari e ormonali, ma richiede anche apporti alimentari equilibrati. Per tenerla sotto controllo si eseguono misurazioni regolari dell’altezza e del peso e i valori risultanti vengono confrontati con le medie statistiche, riportando i dati su grafici di più immediata lettura.
Maturazione ossea
Viene valutata soltanto in caso di anomalie della crescita. L’età ossea è il criterio più utilizzato: da una radiografia della mano si d educe il numero delle epifisi (estremità delle ossa lunghe) e delle ossa brevi là dove il tessuto osseo ha cominciato a prendere il posto della cartilagine. Il confronto con una fotografia di riferimento permette di stabilire l’età ossea, vale a dire l’età che il bambino dovrebbe avere in base alla sua maturazione ossea.

Maturazione dentaria

È più difficile da valutare. Schematicamente, la prima dentizione, temporanea, è costituita da 20 denti che spuntano tra i 6 e i 30 mesi.
La seconda, definitiva, è costituita da 28 denti che crescono tra i 6 e i 12 anni, cui di solito, in un secondo momento, si aggiun gono i 4 denti del giudizio.

Maturazione puberale

È l’ultima tappa dello sviluppo, che trasforma il bambino in un adolescente dotato di capacità riproduttiva.

Un ritardo psicomotorio è uno dei motivi che più spesso spingono a interpellare il medico. Ad allarmare i genitori sono la mancata acquisizione di funzioni psicomotorie normali nel lattante e le difficoltà scolastiche nel bambino. Tuttavia, in gran parte dei casi non vi è motivo di preoccuparsi; alcuni genitori tendono a fare confronti troppo schematici tra il figlio e i bambini della stessa fascia d’età.
Occorre sempre valutare separatamente, in uno stesso sog getto, le acquisizioni relative alle abilità manuali (prensione e capacità grafiche), al linguaggio (comprensione ed espressione) e ai rapporti sociali. Inoltre, la rapidità dello sviluppo intellettuale non ha alcuna relazione con la sua qualità finale. Può accadere tuttavia che il bambino incontri problemi di autonomia e adattamento legati alla genesi della sua personalità. Non appena sorge il minimo sos petto di un ritardo psicomotorio, è opportuno rivolgersi al pediatra, che valuterà lo stato neurologico e verificherà in particolare la vista e l’udito.

Incubatrice

Apparecchiatura a forma di culla chiusa, volta a isolare il neonato e a mantenere condizioni ambientali simili a quelle del grembo materno, al tempo stesso consentendo al personale medico di prestare le cure necessarie.

Utilizzi dell’incubatrice

È particolarmente indicata nei prematuri e nei neonati di basso peso alla nascita. Protegge il bambino dalle variazioni della temperatura esterna e, soprattutto, dagli agenti infettivi. La temperatura interna è mantenuta costante e abbastanza elevata da mettere l’organismo del piccolo in condizione di limitare al massimo il dispendio energetico.
L’incubatrice consente di monitorare anche il tasso di umidità nell’aria e la concentrazione di ossigeno. L’abitacolo è m unito di aperture per il passaggio dei tubi di ventilazione e di sonde per l’alimentazione. Oblò forniti di manicotti permettono la manipolazione del neonato.

Caratteristiche dell’incubatrice

L’incubatrice è una sorta di culla completamente chiusa da una cupola in plastica trasparente, attraverso la quale è facile controllare le condizioni del piccolo paziente. La cupola è naturalmente dotata di aperture chiudibili attraverso le quali l’infermiere o il medico possono raggiungere il neonato.

Il personale dei reparti di neonatologia prende le dovute precauzioni per evitare aggressioni sonore e luminose e si sforza di rispettare il ritmo sonno-veglia del neonato, coprendo e scoprendo la parte alta dell’incubatrice all’altezza degli occhi.

Quando il bambino viene tolto dall’incubatrice occorre porlo a contatto con la madre, per far sì che si instauri da subito un rapporto tra i due.

Sindrome di Duane

Insieme di anomalie di sviluppo che si manifestano come conseguenza della contemporanea denervazione dei mu scoli retto mediale e laterale. Contraendosi, questi muscoli ca usano la retrazione dell’occhio e una paralisi del muscolo rettolaterale, fenomeno che tuttavia è solo apparente.

Dalla nascita sino a 1 anno di età

Se si escludono cause organiche, l’origine delle anomalie dello sviluppo è da ricercarsi in due fattori concomitanti: i ritmi del bambino (cure, contatto, alimentazione, sonno) e il profilo psicologico della madre. Spesso intervengono anche altri fattori, che esulano dall’unità madre-bambino: condizioni ambientali difficili, conflitto coniugale, eventi traumatici. Sono da considerare anche lo svolgimento della gravidanza e del parto, il rapporto tra immagine reale e immagine ideale del soggetto. Una serie di disturbi nel bambino, essenzialmente di ordine psicosomatico, può derivare dal mancato adattamento reciproco madre-bambino, soprattutto nel secondo semestre di vita: tra questi vi sono anoressia, vomito, mericismo (ruminazione del cibo), problemi legati allo svezzamento, coliche, eczemi, insonnia. In genere è possibile trattare tali disturbi con un intervento psicoterapeutico. Nei casi più gravi, c’è il rischio che si instauri una sindrome da carenza affettiva, da affrontare con un intervento rapido, in ambito ospedaliero.

Mortalità infantile

Numero di bambini che muore nel corso del primo anno di vita, rapportato a 1000 nati vivi. Nei Paesi industrializzati, circa i due terzi dei decessi infantili si verificano durante il primo mese di vita. La maggior parte dei neonati muore per complicanze legate alla nascita prematura (termine inferiore alle 30 settimane di gravidanza), per malformazioni congenite gravi o per una grave sofferenza cerebrale secondaria ad anossia (mancanza di ossigeno), prima o durante il parto. Circa un terzo dei decessi in questa fascia di età (sino a 1 anno) è imputabile a morte improvvisa del neonato.

Nei Paesi in via di sviluppo, le malattie infettive (morbillo), parassitarie (malaria) e gastrointestinali sono causa di una mortalità infantile molto elevata. In Africa la denutrizione è spesso letale.
La prevenzione comporta il miglioramento delle condizioni igieniche, programmi di vaccinazione sistematica e l’attuazione di trattamenti medici validi per la madre e il bambino.

Prima dei 2 anni

Altri disturbi possono indicare una mancata evoluzione o un’insufficienza degli scambi affettivi e della socializzaz ione, una difficoltà a stabilire rapporti con il mondo esterno: ten denza a distogliere lo sguardo e a evitare di ricambiare il sorriso, po vertà del gioco, anomalie del tono muscolare, della stazione eretta o della posizione seduta. Un’acquisizione troppo precoce del controllo degli sfinteri talvolta riveste lo stesso significato. In tal caso si con siglia di interpellare uno specialista, per individuare un eventuale blocco globale dello sviluppo (autismo, psicosi infantile, deficienza mentale o oligofrenia, trisomia 21).

Dai 2 anni all’età scolare

Le anomalie dello sviluppo più frequenti riguardano il linguaggio (ritardo della parola, dislessia), la psicomotricità (tic, balbuzie, sindrome ipercinetica), il controllo sfinterico (encopresi, enuresi), l’alimentazione (anoressia, obesità, tendenza al vomito), il sonno (incubi), la sfera intellettuale e affettiva (disturbi del comportamento, ansia, depressione, disadattamento scolastico). Tali anomalie possono coprire una vasta gamma di situazioni, in base al contesto nel quale si manifestano e alle precedenti tappe dello sviluppo del bambino. Il loro trattamento dipende dalla diagnosi, che va formulata al termine di un’attenta disamina.

Prima infanzia

Anche se il neonato sembra privo di risorse, il primo anno di vita è un periodo di crescita ed evoluzione notevolissime. La cura della salute durante questa fase comincia già alla nascita, con un esame fisico completo nel corso del quale si valutano la funzionalità del cuore e dei polmoni, nonché i riflessi.

I primi mesi di vita del neonato

I resti del cordone ombelicale di norma si distaccano entro le prime due settimane e fino ad allora il moncone deve essere pulito con alcol e mantenuto asciutto. Se si tratta di un maschio, ed è stato circonciso, il pene deve essere tenuto asciutto e protetto a ogni cambio di pannolino con una garza imbevuta di uno dei tanti prodotti appositi, prescritto dal pediatra,fino alla completa guarigione della ferita.

La testa del neonato presenta due aree molli, le fontanelle,corrispondenti ai punti in cui le ossa piatte della scatola cranica non si sono ancora saldate. La fontanella più piccola, nella zona posteriore della testa, normalmente si chiude a 8-12 settimane dalla nascita. Quella frontale, più grande, si chiude in genere tra il 6° e il 18° mese. Anche se il cervello è comunque racchiuso da una robusta membrana, è opportuno proteggere questi punti vulnerabili da traumi di qualsiasi tipo. È normale che le fontanelle si alzino e si abbassino quando il bambino respira e, soprattutto, quando piange; tuttavia, si deve ricorrere necessariamente al medico qualora in queste zone si notino gonfiori o depressioni anormali.

Nei primi sei mesi il fabbisogno nutrizionale del bambino è interamente soddisfatto dal latte materno o dal latte formulato (allattamento artificiale); è anche possibile integrare l’allattamento al seno con un biberon di latte formulato. Attualmente i pediatri raccomandano ove possibile l’allattamento al seno, che tra l’altro ha il vantaggio di stimolare il sistema immunitario nei confronti delle infezioni e prevenire l’insorgenza di allergie alimentari in età adulta. A sei mesi circa, il bambino può cominciare a mangiare cibi semisolidi e, pochi mesi dopo, a bere direttamente dalla tazza. Il pediatra vi fornirà tutte le indicazioni necessarie per svezzarlo completamente. La maggioranza dei bambini raggiunge entro il primo anno un peso triplo di quello alla nascita.

Malattia infantile

Qualunque malattia contratta durante l’infanzia. Di norma questo termine indica le patologie infettive dell’infanzia: pertosse, parotite, morbillo, varicella, scarlattina, rosolia. Alcune di esse, come la pertosse, la parotite, il morbillo e la rosolia, sono oggi efficacemente prevenute, nei Paesi industrializzati, grazie a estesi programmi di vaccinazione.

Prevenzione per eventuali problemi nei primi mesi del neonato

È normale che il neonato rigurgiti piccole quantità di latte o pappa alla fine del pasto, in quanto si libera dell’aria inghiottita o dei gas che si formano nello stomaco. Se però vomita spesso e presenta febbre o diarrea, o se si notano sangue o bile verdastra nel vomito, ci si deve rivolgere al pediatra.

Le feci sono di colore nero-verdastro o senape e possono essere molto acquose; i bambini allattati al seno hanno di norma una maggiore attività intestinale di quelli allattati artificialmente. Per prevenire l’eritema da pannolino, è opportuno: cambiare il pannolino dopo ogni poppata, ogni volta che il bambino è andato di corpo e ogni volta che si sveglia dopo un periodo di sonno; lavare e asciugare accuratamente la parte coperta dal pannolino a ogni cambio; applicare creme o unguenti protettivi specifici, se si notano segni di irritazione.

Primi suoni vocali del neonato

La prima forma di espressione vocale è il pianto, che in genere viene arrestato prendendo in braccio il piccolo o alimentandolo. A una o due settimane di età, il bambino comincia a seguire con i propri occhi i movimenti dei vostri e, a quattro-sei settimane, sorride a qualsiasi viso gli si avvicini; l’espressione simile al sorriso che si coglie prima di questa età è probabilmente soltanto una reazione meccanica ai gas intestinali. A 12 settimane ci si può già aspettare di udire la sua prima risata. Tra il 5° e il 12° mese compare il primo dentino e alcuni bambini arrivano al loro primo compleanno mostrando già otto denti.

Movimento degli arti del neonato

A un’età compresa tra i tre e i quattro mesi, molti bambini sollevano già testa e gambe, quando sono sdraiati a pancia in giù, e a sei mesi tutti dovrebbero essere in grado di mettersi a sedere, più o meno aiutati. Sempre in linea generale, il bambino comincia a ” camminare gattoni” verso l’ottavo mese e a un anno muove i primi passi da solo. Bimbi di questa età riescono già a indicare con le dita e a pronunciare qualche parola comprensibile, come “mama” “papa” o “dada”. Alla nascita alcuni presentano zone di pelle depigmentate (cioè scolorite) sul viso o sul corpo, le cosiddette voglie. La maggior parte di queste è assolutamente innocua e scompare con la crescita, anche se le macchie brune, marroni o rossicce possono essere permanenti. Però, poiché le voglie possono anche essere deturpanti, e in rari casi un fattore di rischio per alcune forme di cancro della pelle, è bene interpellare il medico sulle possibilità di un eventuale trattamento.

Rendere sicura la casa

I bambini sono per loro natura curiosi e si deve prevenire la possibilità che si procurino accidentalmente delle lesioni. Prima ancora che vostro figlio cominci a muoversi gattoni, occorre rendere la casa particolarmente sicura per lui. Per esempio, si possono installare cancelletti in cima e alla base delle scale interne, porre chiusure di sicurezza a porte, armadi e cassetti o, ancora, applicare coperchi di sicurezza alle prese elettriche. Se vostro figlio si ferisce, potete fare riferimento alla sezione Pronto Soccorso. I bambini, inoltre, sono piuttosto soggetti a piccoli disturbi, quali, per esempio, fissurazioni perianali, laringiti, diarrea, stipsi, eczema, gastroenteriti e ittero.

I più piccoli dovrebbero dormire su materassi non eccessivamente morbidi ma consistenti, per evitare il rischio di soffocamento durante il riposo; inoltre non si dovrebbe coprirli con coperte o trapunte troppo vaporose e si dovrebbero togliere cuscini e animali di peluche dalla culla durante il primo anno di vita. La SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, Sindrome della Morte Improvvisa Infantile), o morte nella culla, è la sindrome che colpisce i bambini nel sonno senza causa apparente, ma potrebbe essere spiegata proprio con il soffocamento. La morte nella culla colpisce annualmente un
bambino ogni 2.000 circa, riguarda più i maschietti che le femminucce e si verifica più frequentemente nei mesi freddi.
Si ritiene che far dormire il bambino disteso sulla schiena o sul fianco riduca notevolmente il rischio di morte nella culla.

Salute del bambino

Per qualsiasi famiglia, l’arrivo di un bambino è probabilmente l’esperienza più eccitante e impegnativa.
Un buon programma di screening e formazione prenatale può valutare se voi e il vostro partner sarete in grado di occuparvi adeguatamente del nuovo membro della famiglia. Nella maggioranza dei casi, il bambino nasce fornito di tutto quanto gli occorre per diventare un adulto sano, ma non è mai troppo presto per avviare pratiche preventive che gli assicurino salute e benessere negli anni a venire. Ogni bambino deve essere controllato dal medico a intervalli regolari, deve imparare a curare la propria igiene e la propria alimentazione, deve riposare e fare esercizio nei modi e nei tempi adeguati.

Il suo sviluppo, nei primi anni di vita, dovrebbe essere valutato da un pediatra o dal medico di famiglia, al quale ci si dovrà rivolgere quando si presenteranno le inevitabili malattie infantili. Il neonato deve essere sottoposto già nelle primissime settimane di vita a una serie di vaccinazioni contro alcune malattie infettive, molto pericolose. Una parte delle vaccinazioni attualmente praticate è obbligatoria per legge, mentre altre sono semplicemente raccomandate, ma altrettanto necessarie. Con particolare, attenzione alla vaccinazione contro l’epatite B, introdotta per legge in Italia nel 1991. In linea generale, peso, altezza, abilità motorie si sviluppano
a scadenze più o meno uguali per tutti, ma non è il caso di preoccuparsi eccessivamente se la “tabella di marcia” di
vostro figlio differisce leggermente da quella degli altri coetanei. Ovviamente, se il suo sviluppo differisce significativamente da quello di altri bambini della stessa età è il caso di rivolgersi al pediatra o al medico. Si tenga presente che anche il benessere emotivo e mentale del bambino, oltre a quello fisico, attraversa un processo di sviluppo e deve essere pertanto assistito. Affetto e appoggio da parte della famiglia e degli amici contribuiscono efficacemente ad accrescere la fiducia in se stessi, mentre il rapporto con i coetanei è fondamentale per il corretto sviluppo delle capacità di socializzazione.

Il bambino in età prescolare

Anche gli anni successivi alla prima infanzia sono caratterizzati da un rapido sviluppo. La personalità del bambino diviene più evidente, specialmente con l’affinarsi delle capacità linguistiche. A 18 mesi può impilare dei cubi, lanciare una palla e spostare i suoi giocattoli per tutta la stanza. Ben presto sarà in grado di correre e di salire e scendere le scale senza aiuto e mangerà da solo con il cucchiaio. Alcuni, a un anno circa, usano già semplici parole ma, molto prima di riuscire ad articolare delle frasi, il bambino comprende e risponde con le azioni a buona parte di quanto gli si dica. Durante il secondo anno di vita è facile che si senta frustrato e lo dimostri facendo i capricci. La migliore condotta per il genitore è imparare a ignorare queste manifestazioni e piuttosto premiare i comportamenti corretti. A due anni sono capaci di correre bene e cominciano a svestirsi e vestirsi da soli. Gran parte comincia a questa età a essere istruita all’uso del vasino e a restare asciutta durante il giorno, per quanto alcuni, soprattutto maschi, non riusciranno a trattenere le urine per tutta la notte fino ai cinque-sei anni.

Il vocabolario si amplia notevolmente e, al compimento del terzo anno, probabilmente si esprimerà con brevi frasi compiute. Cercherà anche l’affetto e l’approvazione dei genitori, così come capirà la loro disapprovazione. Tra i 18 mesi e i tre anni, diviene più sensibile, e a volte deliberatamente insensibile, agli insegnamenti dei genitori. Durante questo periodo,
che spesso mette a dura prova madre e padre, i bambini sviluppano un certo senso di indipendenza e di responsabilità. Per quanto essi siano gratificati dalle lodi che ricevono per le cose che fanno bene, non deve stupire troppo il fatto che ogni tanto rispondano “no” alle richieste dei genitori. A tre anni possono imparare a usare correttamente brevi frasi, migliorano la capacità di vestirsi e svestirsi e possono recarsi da soli in bagno.

Cominciano a giocare con oggetti più complicati, quali altalene, scivoli e tricicli, e sono più interessati a interagire con i compagni di gioco piuttosto che a giocare da soli, come fanno invece a uno-due anni. Se non l’ha già fatto in precedenza, è in questo periodo che il vostro bambino smetterà di succhiarsi il pollice o comunque le dita. A quattro anni il frasario diviene più complesso e articolato, così come l’immaginazione, tanto che può manifestarsi la
paura del buio o di mostri immaginari. Queste paure sono assolutamente normali e spariscono nel giro di un anno o due. A cinque anni le capacità motorie si affinano al punto che riesce a stare in equilibrio su un piede solo e a saltare. L’aumentata indipendenza fisica e la curiosità rendono i bambini particolarmente esposti a traumi di vario tipo; la maggior parte degli incidenti si traduce in ematomi e abrasioni di poco conto, ma alcuni traumi richiedono comunque l’attenzione del medico. I genitori, e tutta la famiglia, devono perciò stare attenti a situazioni pericolose, che potrebbero causare incidenti gravi.

In età prescolare divengono comuni malattie come il raffreddore, l’influenza e la faringite, specialmente nei bambini che hanno frequenti contatti con coetanei. La maggior parte dei disturbi pediatrici è accompagnata da febbre. Diversamente da quanto accade agli adulti, i bambini sotto gli otto anni possono non patire conseguenze fino a temperature di 41°C, per quanto in età compresa tra gli uno e i tre anni possano andare incontro a convulsioni febbrili quando la temperatura superi i 38,5°C. Queste convulsioni suscitano molta apprensione nei genitori, ma raramente mettono a repentaglio la vita del piccolo malato.

Il bambino in età scolare

A sei anni, la quasi totalità inizia la scuola elementare, dove l’atmosfera giocosa e rilassata della scuola materna viene sostituita da un ambiente più strutturato e rigido. Nell’attività didattica e nelle attività fisiche guidate, vengono presentate tutte le possibili occasioni di maturazione intellettuale, fisica e psicologica. Si creano grandi amicizie, solitamente con appartenenti dello stesso sesso.
Il vostro piccolo imparerà a leggere e a scrivere; se però dovesse incontrare insolite difficoltà nell’assolvere i compiti scolastici, potrebbe essere utile un esame da parte dello psicologo, per verificare se esistono problemi generali, come il Disturbo da Deficit di Attenzione, o ADD, o specifiche turbe dell’apprendimento, come la dislessia. Frequentando la scuola, i bambini sono più esposti a
contrarre malattie infettive come, per esempio, la varicella. I denti da latte lasciano il posto, di solito senza dolore, ai denti permanenti che, fatta eccezione per quelli del giudizio, saranno tutti al loro posto attorno agli 11-12 anni.

È necessario sottoporre i bambini a controlli dentistici regolari, ogni sei mesi circa. Può capitare che, dai tre ai nove anni, accusino ricorrentemente acuti “dolori della crescita” alle braccia e alle gambe, che si presentano prevalentemente la sera, durano poche ore e non rappresentano un fenomeno allarmante. Possono altresì lamentare ricorrenti cefalee o dolori allo stomaco. Poiché diventano poi più indipendenti e avventurosi, aumenta la probabilità di incidenti. Per ridurre al minimo i rischi, occorre insegnar loro ad attraversare la strada e ad andare in bicicletta senza esporsi al pericolo, a nuotare e a usare la cintura di sicurezza in auto. Devono imparare anche che coltelli e attrezzi di varia natura non sono giocattoli e vanno usati soltanto in presenza dei genitori.

Ovviamente, non ci dovrebbero essere armi alla portata loro. I figli vanno anche istruiti sui pericoli rappresentati dagli estranei e a distinguere tra contatti fisici “buoni” e “cattivi”, a capire le situazioni in cui dire “no” e in generale su quanto serve a impedire che possono divenire vittime di abusi. Per la maggior parte delle ragazze, la pubertà comincia dopo il compimento del 10° anno, per i ragazzi dopo il compimento dell’11°. I primi segni di questa sono, nelle femmine, la comparsa dei peli pubici, lo sviluppo del seno e un discreto aumento delle dimensioni corporee; nei maschi, la pubertà comincia a manifestarsi con l’accrescimento del pene e testicoli e con la comparsa dei peli pubici. Uno o due anni dopo, i maschi cominciano a crescere rapidamente in statura e peso. Se vi sono segni di pubertà prima degli otto anni, è il caso di consultare il medico curante per poter escludere qualsiasi patologia all’origine.

Adolescenza

É il periodo evolutivo che determina il passaggio dall`infanzia all`età adulta. Poichè l`adolescenza è un fenomeno dinamico, risulta malagevole definirlo con esattezza in termini d`età.

Adolescenza: l’età difficile

Molti genitori vedono i loro bambini avvicinarsi all’adolescenza con un misto di gioia e di apprensione, come se si attendessero necessariamente qualche atteggiamento di sfida o ribellione. In realtà, molto spesso il passaggio dall’infanzia all’ età adulta avviene senza gravi crisi; solo quando il bambino soffre già per qualche squilibrio psicologico, il periodo dell’adolescenza può mettere in evidenza conflitti più remoti.

Questi conflitti si manifestano spesso con reazioni aggressive, e non raramente gli adolescenti afflitti dagli stessi problemi psicologici tendono a riunirsi in gruppi per sfogare insieme la loro aggressività. Secondo alcuni psicologi, queste reazioni aggressive sarebbero scatenate da un cattivo rapporto con la scuola e con la famiglia. Il mondo esterno, di fronte al rapido sviluppo fisico dell’adolescente, richiederebbe da lui un comportamento da adulto, che l’adolescente non è ancora in grado di adottare completamente. Le continue pressioni da parte dell’ambiente determinerebbero nell’adolescente ansia, frustrazione e aggressività.

Quando ha inizio l’adolescenza

Tuttavia, indicativamente, l’inizio dell’adolescenza può essere fatto risalire ai primi accenni di sviluppo puberale. Il termine dell’adolescenza, vale a dire l’inizio dell’età adulta, è ancora meno definibile del suo inizio. Per la legge italiana, il cittadino diventa maggiorenne, cioè assume pieno possesso dei suoi doveri e diritti, all’età di diciotto anni.

Questo tuttavia non basta a definire “”chiuso”” un periodo come quello adolescenziale né fisicamente né psicologicamente. Molti fattori, costituzionali, sociali o ambientali possono, secondo i soggetti, anticipare o posticipare questo difficile limite. Dal punto di vista psicologico, l’adolescenza è un periodo di profondi rivolgimenti nella struttura della personalità.

L’io infantile, modellato sull’immagine di uno o di entrambi i genitori, si trova improvvisamente (o quasi) incapace di affrontare le nuove esperienze derivanti da pulsioni interne (risveglio del desiderio sessuale dopo il periodo di relativa quiescenza dell’infanzia; desiderio d’indipendenza e d’autoaffermazione; tendenza alla negazione dei modelli precostituiti) e da stimoli esterni, che assumono una colorazione nuova (ambiente scolastico, amicizie, esperienze artistiche ed estetiche).

Ne deriva una situazione altamente conflittuale che fa anche dell’adolescenza più tranquilla un periodo burrascoso. Moltissima patologia psichica, anche grave, trova modo di esprimersi proprio nell’adolescente. Si tratta in ogni caso di una età difficile; le personalità non ben strutturate possono talora incontrarvi ostacoli insormontabili.

Sindrome di Baelz

Rara sindrome acquisita, che si manifesta nell’adolescenza, caratterizzata dall’ingrandimento e inturgidimento del labbro (generalmente inferiore) e dall’iperplasia delle ghiandole sa livari, in alcuni casi divenute nodose. Sulle ghiandole appaiono piccole macchie rossastre con orifizi follicolari dilatati secernenti muco purulento. L’eziologia è sconosciuta.

L’adolescenza dai 13 ai 18 anni

Durante l’adolescenza, il giovane diviene sempre più indipendente e maturo dal punto di vista sociale e acquisisce molti degli attributi fisici dell’adulto. Nelle femmine, le mestruazioni hanno inizio di solito tra l’11° e il 14° anno.

A 14 anni i peli pubici, il seno e tutte le ghiandole sudoripare sono già ben sviluppati. Dopo la prima mestruazione (menarca) si riduce la spinta all’accrescimento che era cominciata attorno al decimo anno di età. Non è insolito che le adolescenti soffrano di mestruazioni dolorose e di solito non si stabilisce un ciclo regolare fino ai 17 anni.

Se a 15 anni vostra figlia non ha avuto uno sviluppo fisico significativo, o se a 17 non ha avuto ancora il menarca, sarà opportuno discutere questo ritardo della pubertà con il medico. A 13-14 anni la voce dei ragazzi cambia di tono e volume; i peli del viso e delle ascelle e le ghiandole sudoripare cominciano a svilupparsi tra i 13 e i 15 anni e la maggioranza è in grado, a questa età, di raggiungere l’eiaculazione.

La rapida crescita cominciata tra 13 e 15 anni usualmente si arresta a 17-18. Se vostro figlio a 15 anni non è ancora cresciuto adeguatamente, o se la sua voce non è ancora cambiata a 16 anni, è opportuno discutere di questo ritardo con il medico. Per gli adolescenti è naturale esplorare la propria sessualità, il più delle volte attraverso la masturbazione. Cominciano anche ad avere rapporti con coetanei dell’altro sesso e alcunipossono anche sperimentare rapporti omosessuali, anche se ben pochi poi lo diventeranno definitivamente. Con l’inizio della pubertà è bene spiegare ai propri figli la natura dei cambiamenti che stanno attraversando, la differenza tra sesso e amore, l’omosessualità e le potenziali conseguenze dei rapporti sessuali non protetti, dalla gravidanza alle malattie a trasmissione sessuale.

La rapida maturazione fisica e i cambiamenti dell’equilibrio ormonale possono avere anche altri effetti, quali disturbi della vista, anemia da carenza di ferro e acne. Una malattia infettiva comune che colpisce i bambini di tutte le età, ma soprattutto gli adolescenti, è la mononucleosi. A volte le adolescenti e le giovani donne presentano disturbi del comportamento alimentare, bulimia e anoressia mentale; segni caratteristici sono il forte dimagrimento, consistenti fluttuazioni del peso, la tendenza a mettersi a dieta stretta per poi mangiare esageratamente. Alcuni adolescenti, soprattutto le ragazze, sono inclini a soffrire di emicrania. Le ragazze, e in misura minore i ragazzi, sono soggetti alla scoliosi,
una deviazione laterale della colonna vertebrale. Il repentino cambiamento fisico, intellettuale e psicologico che si verifica nell’adolescenza può spesso sfociare in una certa instabilità emotiva e in comportamenti anomali; non è raro che gli adolescenti soffrano di depressione, ansia e attacchi di panico.

A prescindere dall’innata curiosità, molti adolescenti provano a fumare, a consumare alcol o droghe in risposta alla depressione o ad altre condizioni psicologiche sfavorevoli, oppure per imitare i coetanei. È consigliabile che i genitori discutano con i loro figli le conseguenze sulla salute, ma anche le ripercussioni legali e sociali dell’abuso di alcol e tabacco e delle tossicodipendenze.

Crescita del bambino

Aumento di dimensioni delle varie parti dell’organismo che si verifica nel periodo compreso tra la nascita e la fine dell’adolesc enza.
La crescita del bambino consiste in un aumento relativo all’altezza, al peso, alla superficie e al volume delle varie parti del corpo, degli organi e dei tessuti. È preceduta dalla crescita in utero, durante la vita embrionale e poi fetale. La maturazione, altra fase dello sviluppo infantile, consiste in un perfezionamento progressivo del funzionamento degli organi.

Diversi fattori intervengono nella crescita in peso e altezza. I fattori ereditari fanno sì che occorra valutare sempre l’altezza del bambino, anche quando è normale, in relazione a quella dei genitori.

I fattori alimentari spiegano il fabbisogno di sostanze incorp orate nei nuovi tessuti, per esempio di proteine per la sintesi delle ossa e dei muscoli. I fattori ormonali sono rappresentati soprattutto dall’ormone della crescita secreto dall’ipofisi, ghiandola endocrina localizzata alla base del cervello. Anche gli ormoni della ghiandola tiroide e quelli sessuali, maschili o femminili, partecipano alla crescita, oltre che alla maturazione.

La crescita normale attraversa varie tappe, ciascuna delle quali presenta caratteristiche peculiari: crescita della prima in fanzia (da 1 mese a 2 anni), della seconda infanzia (da 2 a 12 anni) e della pubertà. La velocità dell’accrescimento staturale (guadagno di altezza per anno, in centimetri), per esempio, è molto elevata nel lattante: più di 20 cm il primo anno, quasi 10 cm il secondo. In questo modo l’altezza, che è pari a circa 50 cm alla nascita, risulta raddoppiata all’età di 4 anni, e per tutto questo lasso di tempo i fattori nutrizionali giocano un ruolo particolarmente importante. Il ritmo della crescita si attesta in seguito intorno ai 5-6 cm l’anno ed è proporzionale all’età.
Diminuisce ancora nella fase prepuberale per poi subire un forte aumento (picco di crescita) durante la pubertà, grazie all’influsso degli ormoni sessuali sullo scheletro. Una nuova riduzione si osserva nella fase postpuberale, che riporta la crescita a un ritmo di circa 1 cm l’anno per 3 anni.

Ogni regione del corpo, ogni organo ha poi un suo ritmo di sviluppo.
Gli arti raggiungono la loro crescita massima all’inizio della pubertà; la colonna vertebrale cresce soprattutto durante la pubertà e subito dopo. La crescita dell’encefalo, desunta dal perimetro del cranio, avviene con maggiore rapidità nel corso dei primi 2 anni; l’encefalo raggiunge il suo volume quasi definitivo all’età di 5 anni. altezza (in cm) altezza (in scarti-tipo s) peso (in scarti-tipo s) peso (in kg) anni Curva della crescita nella femmina. Le curve di riferimento che indicano i valori medi, per ogni età, del peso e dell’altezza, cambiano da una popolazione all’altra. Per maschi e femmine durante l’infanzia si sovrappongono quasi, e solo in seguito si allontanano. In una data popolazione, il 95% dei bambini ha un peso e un’altezza compresi tra la media M (qui, curva spessa) più due scarti-tipo (s) e la media meno due scartitipo (qui, curve a tratto continuo).

La crescita viene sottoposta a controlli durante tutta l’infanzia per ovviare, se possibile, a un’insufficienza, ma soprattutto per individuare tempestivamente una malattia responsabile di un ritardo grave ma curabile. In pratica, si raccomanda di misurare l’a ltezza e il peso del bambino tutti i mesi sino all’età di 6 mesi, ogni 2 mesi sino a 1 anno, 1-2 volte l’anno sino alla fine dell’adolescenza; anche la circonferenza cranica deve essere misurato regolarmente nei lattanti. I dati, riportati su un grafico, formano la curva della crescita nel corso del tempo. La normalità dell’altezza e del peso del bambino si valuta con un procedimento statistico; i valori non devono allontanarsi di oltre 2 deviazioni standard, in più o in meno, rispetto al centile superiore o inferiore della curva di crescita stabilita per l’età. Inoltre, si tiene conto della regolarità della curva, per esempio se è sempre al di sopra della media o sempre al di sotto, senza fratture. altezza (in cm) altezza (in scarti-tipo s) peso (in scarti-tipo s) peso (in kg) anni Curva della crescita nel maschio.

Quando le misurazioni restano comprese tra questi due valori, un’anomalia è poco probabile.
Se invece se ne discostano, occorre procedere a esami complementari (clinici, biologici ecc.) per scoprire un’eventuale patologia. Un’altra indicazione importante è la regolarità della crescita: essa deve evolvere in parallelo alle curve di riferimento, senza uscire bruscamente dal solco tracciato.
Una frattura nella curva della crescita ponderale può essere ricondotta a una carenza di apporti alimentari, a un malassorbimento intestinale (per esempio in corso di morbo celiaco), a una patologia cardiaca, renale o polmonare (fibrosi cistica). La bassa statura è spesso ereditaria, quindi non ha carattere patologico, quando il ritmo di crescita non risulta ridotto e la curva è regolare. Talvolta, soprattutto nel maschio, si tratta di un semplice ritardo costituzionale di crescita: la pubertà si manifesterà normalmente più tardi di quanto avviene per la media; la prognosi dell’altezza finale in generale è favorevole. Avviene molto più raramente che la bassa statura sia legata a un quadro patologico: ritardo di crescita intrauterina, anomalia cromosomica, patologia scheletrica, malattia cronica, carenza nutrizionale, carenze affettive, causa ormonale (insufficiente secrezione della ghiandola tiroide o dell’ormone della crescita, eccessiva secrezione della corticale). L’alta statura, nella maggior parte dei casi costituzionale, non rientra nel quadro delle anomalie della crescita, a meno che non faccia parte di una sindrome malformativa (sindrome di Marfan).
Lo sport favorisce la crescita del bambino dal punto di vista cardiaco, respiratorio e psicomotorio.

Il lavoro muscolare deve essere equilibrato e moderato, per evitare deviazioni dello scheletro, dolori muscolari, articolari o ossei. Un allenamento intensivo (più di 12 ore alla settimana) può rallentare la crescita e ritardare la pubertà, ma non ha conseguenze sulla statura definitiva del bambino. Du rante la pubertà, per contro, lo sport praticato ad alti livelli, asso ciato a uno squilibrio alimentare o ormonale, può provocare scompensi, soprattutto per quanto riguarda la maturazione ossea, e avere ripercussioni negative sulla statura del soggetto in età adulta.

Anomalie della crescita

La scienza che si occupa delle trasformazioni alle quali l’organismo va incontro durante le varie fasi di crescita si chiama auxologia. Si tratta di una disciplina eminentemente statistica, che opera confrontando l’individuo singolo con un vasto gruppo ritenuto “”normale”” e del quale si sono studiati in precedenza i parametri di crescita. É in tal modo possibile individuare, eventuali difetti nello sviluppo del bambino, difetti che possono rientrare nella normale variabilità biologica (non tutti da adulti raggiungono la stessa statura o lo stesso peso) oppure essere spia di una situazione patologica che potrà essere tempestivamente corretta.

I bambini che crescono poco, il cui sviluppo è stentato, hanno spesso qualche problema di natura medica: infezioni occulte, malattie dismetaboliche, etc., oppure soffrono di una carenza alimentare, magari limitata a qualche vitamina o a qualche sale minerale oppure, semplicemente, non vivono abbastanza all’aria aperta.

Nascite premature e sviluppo cerebrale

Il volume cerebrale appare ridotto in modo significativo nei bambini nati prematuri, se confrontato con i loro pari età nati dopo gravidanze portate regolarmente a termine. Il sesso gioca però un ruolo fondamentale: i maschi sono molto più a rischio rispetto alle femmine. A.L. Reiss (Stanford University School of Medicine, California) ha notato che circa la metà dei bambini nati prematuri sono colpiti da deficit che richiedono attenzioni particolari durante il primo periodo di frequenza scolastica. Per indagare sui motivi di questa situazione, Reiss e il suo gruppo di ricerca hanno esaminato mediante risonanza magnetica il cervello di due gruppi di bambini di otto anni: 65 nati prematuri (con peso alla nascita compreso fra 600 e 1250 grammi) e 31 con nascite regolari. I bambini e le bambine del primo gruppo hanno evidenziato una riduzione nello sviluppo della materia grigia, mentre solo i bambini hanno anche mostrato una riduzione della materia bianca. Secondo Reiss, quest’ultimo fatto è dovuto alla presenza di un doppio cromosoma X nelle bambine. Il medico ritiene che su questo cromosoma potrebbero essere presenti geni deputati allo sviluppo della materia bianca.

Gli autori hanno aggiunto che le differenze fra maschi e femmine sono più evidenti nelle regioni del cervello connesse alla funzionalità motoria, all’attenzione, alle emozioni, alla lettura e al linguaggio. Queste differenze potrebbero spiegare in parte la maggiore tendenza dei maschi a incorrere in ritardo mentale, autismo e difficoltà di apprendimento. I ricercatori hanno in programma di riesaminare i soggetti a 12 e a 16 anni, per verificare se questa situazione tenda a correggersi nel corso della crescita.

Infantilismo

Persistenza dei caratteri tipici del bambino in un organismo adulto. L`infantilismo può riguardare l`organismo del paziente in generale oppure essere limitato a uno o più organi.

Infantilismo dell’apparato genitale

L’infantilismo genitale si riscontra in tutte le malattie caratterizzate da un deficit di increzione di ormoni sessuali. Nel maschio il pene rimane piccolo, i testicoli non si sviluppano adeguatamente e l’apparato pilifero pubico è poco rappresentato. A questi segni di infantilismo genitale si associa di solito uno scarso sviluppo della barba e in generale dei peli di tutto il corpo, accompagnato da attaccatura molto avanzata dei capelli sulla fronte. Il soggetto può essere impotente o meno; la sterilità è invece comune, in quanto la funzione di produzione degli spermatozoi è strettamente dipendente da adeguati livelli di testosterone nel sangue.

Sindrome del bambino iperattivo

Anomalia dello sviluppo caratterizzata dall’associazione di iperattività motoria, comportamento impulsivo e disturbi dell’attenzione.

Questa sindrome è molto frequente, in quanto colpisce il 3-5% dei bambini in età scolare, con una netta predominanza maschile (in un rapporto di 6 maschi per ogni femmina).

Dipende tanto da fattori legati allo sviluppo (predisposizione genetica, condizioni prenatali) quanto da fattori ambientali (in particolare di ordine psicologico).

Il bambino colpito da questa sindrome è incontenibile. Si agita di continuo sulla sedia, non riesce a star seduto a tavola, si abbandona ad attività fisiche pericolose e a gesti inopportuni. A casa come a scuola ha un comportamento in genere impulsivo e indiscip linato e anche nei giochi di gruppo non aspetta mai il proprio turno. Passa rapidamente da un’attività all’altra senza portarne a termine nessuna ed è incapace di fissare a lungo la propria attenzione su qualcosa e di concentrarsi su un compito. Non è ben accetto a chi lo circonda per via delle oscillazioni d’umore, dell’intolleranza alle frustrazioni e degli accessi di collera.

I disturbi in genere si manifestano prima dei 4 anni di età, durano per tutta l’infanzia e spesso si attenuano con la pubertà. In alcuni casi si accompagnano a specifici problemi di apprendimento come la dislessia e la disortografia.

Per risparmiare al bambino il fallimento scolastico e il disadattamento sociale, è necessario farlo visitare il prima possibile da un’équipe di specialisti (psichiatra infantile, psicologo, ortofonista), che valuterà l’entità dell’handicap da un punto di vista globale (eventuale esistenza di problemi associati).

Il trattamento consiste in misure psicoterapeutiche ed educative (terapia comportamentale, rieducazione ortofonica, colloqui con i familiari), talvolta nella prescrizione di farmaci.

Sindrome di Marshall Smith

Condizione caratterizzata da rapido e anomalo sviluppo fisico e accelerata maturazione ossea. Il quadro clinico è completato da dismorfismi facciali, ritardo mentale e anomalie delle vie respiratorie.
L’esito è spesso letale entro il primo anno di vita, a causa dell’insorgenza di complicanze respiratorie.

Sindrome di Wiedermann Rautenstrauch

Rara patologia genetica caratterizzata da aspetto progeroide alla nascita, ritardo della crescita pre- e postnatale, aspetto della cute eccezionalmente sottile e rugoso, a causa della scarsità o assenza totale dello strato adiposo sottocutaneo. I bambini colpiti presentano malformazioni craniofacciali caratteristiche: fronte prominente e cranio anormalmente largo, difficoltà di coordinazione dei movimenti, vari gradi di ritardo mentale. In alcuni casi si sono riscontrate complicanze respiratorie di entità tale da mettere a rischio la vita dei pazienti. La trasmissione della malattia avviene con modalità autosomica recessiva.