Lombalgia (lombaggine): sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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Dolore della regione lombare. Nel linguaggio medico il termine “lombalgia” è riservato ai dolori della regione che ha per asse le cinque vertebre lombari. Per il tratto superiore si parla di dorsalgia, per quello inferiore di sacralgia.

A parte le comuni lombaggini da posizione viziata, esistono molte situazioni nelle quali la presenza di un dolore riferito alla schiena è spia di un processo patologico che colpisce le strutture muscolari, ossee o legamentose di questa parte del corpo. La colonna vertebrale nella sua porzione lombare sopporta continuamente, sia nella stazione eretta che in posizione seduta, un carico assai gravoso, consistente nel peso dell’intero segmento superiore del corpo. In queste condizioni con il passare degli anni facilmente le strutture portanti vanno incontro a fenomeni di natura degenerativa ascrivibili al capitolo dell’artrosi. Inoltre alcune occupazioni predispongono in maniera spiccata allo sviluppo di patologie scheletriche e muscolari della schiena; in particolare i lavori che implicano il trasporto di pesi sono pericolosi. A questo proposito, è bene ricordare che l’alzare un peso gravoso mantenendo la schiena piegata a livello delle vertebre lombari è in ogni caso pericoloso, perché sottopone tale segmento della colonna ad un carico del tutto non fisiologico. Il peso dovrebbe invece essere sollevato utilizzando i muscoli delle gambe (dopo averle adeguatamente flesse) e mantenendo la schiena ben diritta, per distribuire il carico sulle parti centrali dei corpi vertebrali e non in maniera eccentrica.

Gli strappi muscolari

Fra le affezioni causate da azioni traumatiche sulle strutture della parte bassa della schiena si ricordano i cosiddetti “”strappi””, che possono essere determinati per l’appunto dal tentativo di sollevare con forza un carico eccessivamente pesante. Il paziente durante lo sforzo avverte la comparsa di un dolore acuto che impedisce la prosecuzione del movimento. Il dolore persiste dopo la sospensione dello sforzo e talora costringe il paziente a letto; l’esame obiettivo rivela la presenza di un’area di dolorabilità elettiva localizzata alla zona colpita della colonna vertebrale. Particolarmente pericolosi a questo riguardo sono i tentativi di alzare un oggetto e di compiere contemporaneamente altri movimenti, come girarsi da un lato.

Le fratture

Un trauma di entità più grave può dare luogo ad una vera e propria infrazione o frattura di una struttura vertebrale. Mentre nello strappo la lesione risiede a livello dell’apparato legamentoso che mantiene uniti i pezzi della colonna vertebrale, qui il danno è più profondo e serio, osseo appunto. La presenza di una frattura vertebrale si mette in risalto per la rigidità del segmento di colonna interessato, causato da una contrazione riflessa della muscolatura paravertebrale. Se alla frattura si accompagna la lussazione di una vertebra rispetto alla sottostante la situazione può farsi grave per il possibile danno nervoso irreversibile che ne deriva. Infatti, una lussazione vertebrale può provocare una lesione irreparabile del midollo spinale.

Le ernie del disco

Un ulteriore meccanismo di lesione alle strutture vertebrali che si mette in evidenza in seguito ad uno sforzo anche non troppo intenso è la erniazione del nucleo polposo di un disco intervertebrale rispetto all’anello fibroso dello stesso. In questo caso peró lo sforzo fisico non è che la “”goccia che fa traboccare il vaso””; si tratta dell’agente scatenante una situazione che è già stata preparata dalla presenza di un fatto degenerativo a carico di un disco intervertebrale. Con il passare degli anni infatti il cercine fibroso che costituisce l’involucro esterno dei dischi intervertebrali può andare incontro ad un processo di degenerazione ialina, in seguito al quale la sua resistenza meccanica diminuisce notevolmente. In queste condizioni l’applicazione di un carico anche non troppo gravoso può provocare, con una vera e propria azione di “”spremitura””, la fuoriuscita del contenuto che è quasi gelatinoso per consistenza: si parla di ernia del disco intervertebrale.

L’erniazione di un disco intervertebrale è di solito un fatto acuto. In corrispondenza di uno sforzo della schiena il paziente avverte la comparsa di un dolore molto forte, improvviso, “”a stilettata””; sospende immediatamente ogni movimento che stava compiendo e rimane piegato nella posizione nella quale si trovava. L’impotenza funzionale a questo punto è completa, la schiena rimane rigida ed il paziente è costretto al letto per un periodo anche lungo.

L’ernia del disco, fuoriuscendo, comprime le radici nervose che escono dai forami intervertebrali e provoca un dolore anche assai forte che si irradia caratteristicamente ai territori di innervazione delle radici interessate. Se vengono danneggiate le radici nervose che vanno a comporre l’ischiatico si assiste alla comparsa della sintomatologia tipica della “”sciatica””. Anche fenomeni degenerativi meno gravi, ascrivibili a processi artrosici (comparsa di becchi osteofitici a livello intervertebrale, per esempio) possono essere alla base della comparsa di dolori diffusi alla schiena, che si accentuano soprattutto verso sera, dopo una giornata di carico continuo.

Cause della lombalgia

Le sindromi dolorose che colpiscono la regione lombare hanno una frequenza assai elevata, soprattutto nelle fasce di età che vanno dai quaranta anni in su. Sebbene la maggior parte di tali situazioni siano da attribuire a fenomeni degenerativi non gravi oppure a posizioni viziate, alcune lombalgie sono invece spia di una situazione ingravescente che va affrontata prontamente, se necessario anche da un punto di vista chirurgico.

Le posizioni viziate

Buona parte delle lombalgie possono essere attribuite semplicemente a posizioni viziate assunte dalla schiena durante la giornata. Si tratta soprattutto delle lombalgie che si presentano in persone giovani che hanno occupazioni sedentarie (tipicamente gli studenti). Stando a tavolino si tende senza accorgersene ad assumere posizioni incurvate, con il bacino posto piuttosto avanti rispetto alle spalle e schiena fortemente ricurva. Se tale posizione appare inizialmente comoda, ben presto ci si accorge che si tratta invece di una situazione non fisiologica. Insorgono infatti dolori diffusi a tutto il dorso accompagnati spesso da rigidità muscolari. Se la cattiva posizione viene mantenuta per molte ore al giorno e per diversi giorni di seguito può portare ad una vera e propria infiammazione assai dolorosa dell’apparato muscololegamentoso della schiena.

In questi casi va consigliato un notevole autocontrollo sulla posizione assunta durante lo studio od il lavoro ed eventualmente qualche ciclo di ginnastica per irrobustire i muscoli dorsali. La lombaggine può anche comparire in persone che, per motivi di lavoro restano in piedi a lungo; in questo caso la comparsa della malattia è quasi sempre provocata dall’uso di calzature inadatte, con tacco troppo alto o troppo basso, che spingono la colonna vertebrale in una posizione innaturale. Anche l’uso di pantaloni o guaine troppo stretti può provocare la comparsa di dolori lombari.

Tipi di lombalgia

Lombalgie di origine muscoloscheletrica

Possono avere natura infiammatoria o meccanica.

Lombalgia infiammatoria

Dovuta a una malattia infiammatoria vertebrale (spondiloentesoartrite), compare più frequentemente in soggetti giovani di sesso maschile prima dei 45 anni. Il dolore è intenso soprattutto di notte e al risveglio sono necessari più di 30 minuti perché il paziente recuperi un certo agio nel muoversi.

Lombalgia meccanica

È dovuta di norma a un’artrosi delle apofisi articolari posteriori delle vertebre o alla degenerazione di uno o più dischi intervertebrali, a sua volta provocata da un trauma, da una serie di microtraumi, da un’epifisite (infiammazione di un’epifisi) di accrescimento per le forme precoci. Spesso ne è responsabile l’invecchiamento, perché con gli anni i dischi intervertebrali perdono flessibilità e si usu rano.
Il dolore si manifesta nel corso della giornata; aggravato da sforzi (sollevamento di carichi pesanti) o da una stazione eretta prolungata, è alleviato dal riposo in posizione distesa. La lombalgia meccanica può essere acuta (la più frequente è la lombaggine), recidivante, quando i periodi dolorosi si alternano alle remissioni, o cronica.
Talvolta si accompagnano a dolori che si irradiano agli arti inferiori.
A seconda del tragitto del dolore, si parla di lombocruralgia o di lombosciatalgia.

Lombalgia secondaria

La lombalgia può essere secondaria a cedimento vertebrale (frattura da osteoporosi). In questo caso si osserva più frequentem ente nei soggetti anziani, in particolare di sesso femminile. Altre volte può essere dovuta a patologia infettiva (spondilodisciti e osteiti) o neoplastica (metastasi ossea o tumore primitivo, benigno o maligno).
La lombalgia può essere inoltre sintomatica di patologie viscerali di tipo renale, urinario o genitale, a una lesione dell’aorta o delle meningi del midollo spinale (meningoradiculite, neurinoma, aracnoidite ecc.).

Diagnosi della lombalgia

Per classificare la lombalgia in una categoria precisa, il medico basa la diagnosi, oltre che sul colloquio minuzioso con il paziente, su un’analisi clinica approfondita e su esami complementari: TC, risonanza magnetica, radiografia, scintigrafia delle vertebre ecc.

Terapia e cura della lombalgia

La terapia delle lombalgie non è semplice e spesso non sortisce gli effetti desiderati. A parte la terapia chirurgica necessaria per l’ernia del disco, vanno citati vari farmaci antinfiammatori non steroidei, che esercitano anche una notevole azione analgesica. Sono anche utili cicli di ginnastica appositamente studiata, eseguiti sotto la guida di personale esperto. La ginnastica, infatti, ha l’importante effetto di rinforzare la muscolatura vertebrale, allontanando leggermente diversi segmenti della colonna e impedendo la compressione dei tronchi nervosi, che è la principale causa del dolore nelle lombalgie.

Inoltre, i pazienti devono porre particolare attenzione nell’evitare tutte le condizioni che possono scatenare la lombalgia: non assumere posizioni viziate da seduti, scegliere materassi non troppo duri né troppo morbidi, scegliere scarpe con un tacco confortevole, non portare busti o pantaloni stretti, non chinarsi mai per sollevare un peso curvando la schiena, ma sempre piegando le gambe, evitare i lunghi viaggi in automobile, e non stare mai a lungo seduti, ma sgranchirsi le gambe di tanto in tanto.

Nella lombalgia di natura meccanica si basa essenzialmente sull’assunzione di analgesici e antinfiammatori, la chinesiterapia e la riduzione per un breve periodo dell’attività fisica. Il trattamento delle lombalgie croniche deve essere rivolto al disturbo funzionale che comportano e alle lesi oni la cui diagnosi sia stata confermata. Le lombalgie croniche d ovute a un’unica lesione discale possono risolversi con un’artrodesi lombare (intervento consistente nel saldare due vertebre eliminando il movimento articolare). Quando invece la degenerazione ha colpito più dischi, il successo dell’intervento diventa più aleatorio.