Prolasso rettale e uterino: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

1 Stella2 Stelle3 Stelle4 Stelle5 Stelle (Aiutaci a migliorare SintomiCura votando questo articolo, grazie)
Loading...Loading...

Il prolasso genitale è la discesa progressiva, nel piccolo bacino, della vagina (o di una sua parte) o dell’utero, a causa del rilassamento dei muscoli e del tessuto fibroso inestensibile del perineo e dei mezzi di sospensione degli organi pelvici (legamenti rotondi, larghi, uterosacrali). Il prolasso di una parete della vagina (colpocele) e dell’utero (isteroptosi) può essere accompagnato da un prolasso di vescica (cistocele), uretra (uretrocele), retto (rettocele), cavo del Douglas (elitrocele).

Discesa (ptosi) di un organo, di una parte di organo o di un tessuto in seguito al rilassamento dei mezzi di sostegno. Gli organi più soggetti a prolasso sono l’utero e gli organi pelvici (vescica, retto, uretra, cavo del Douglas, vagina). Il termine prolasso indica la discesa di una struttura rispetto alla sede che fisiologicamente essa occupa, dovuta ad un rilassamento che colpisce gli apparati di sostegno o di fissazione della struttura stessa.

Nel corso di un prolasso (discesa di un organo) la vagina o il retto possono andare incontro a evaginazione ovvero il rovesciamento, spontaneo o artificiale, di un organo cavo su se stesso. Il trattamento, quando si rende necessario, per esempio a causa di un’incontinenza rettale, è per lo più chirurgico.

Cistocele

Discesa della vescica sulla vagina. Si osserva soprattutto nelle donne che hanno avuto molti figli, in particolare dopo la menopausa. Spesso si accompagna a colpocele (cedimento della vagina) e può associarsi a prolasso uterino (discesa dell’utero). In molti casi non si segnalano sintomi, ma talvolta il cistocele rappresenta un ostacolo all’evacuazione della vescica durante la minzione o provoca un’incontinenza urinaria da sforzo. In tal caso viene trattato con la ginnastica perineale, che mira a rafforzarne la muscolatura, o con un intervento chirurgico detto cistopessia, inteso a riportare la vescica nella cavità pelvica.

Rettocele

Prolasso della parete anteriore del retto nella vagina, dovuto a uno sfiancamento delle strutture anatomiche che la mantengono in sede e la sostengono. Talvolta congenito, è più spesso conseguenza di traumi, in particolare legati al parto. È una componente del prolasso genitale (cedimento della vagina o dell’utero).

Il rettocele si manifesta con senso di pesantezza pelvica, disturbi urinari e infezioni. Il trattamento è chirurgico e consiste nel fissare nuovamente la vagina, con eventuale ricostruzione del perineo. In caso di rischio operatorio maggiore, in particolare nelle pazienti anziane, l’inserimento nella vagina di un pessario (dispositivo di sostegno) può rappresentare un’alternativa all’intervento chirurgico.

Colpocele

Prolasso della parete vaginale. È essenzialmente di origine traumatica, legato a un parto difficoltoso, e si associa quasi se mpre a un prolasso degli organi urogenitali. Il colpocele della parete anteriore della vagina si accompagna in genere a un cistocele (discesa della vescica), mentre quello della parete posteriore di solito determina un rettocele (discesa del retto) o un elitrocele (protrusione del cavo del Douglas, diverticolo del peritoneo, nella parete vaginale).
Il colpocele si manifesta con una sensazione di pesantezza pe lvica, e talvolta incontinenza urinaria. La diagnosi si basa sull’esame ginecologico. Il trattamento è chirurgico, praticato se pos sibile per vie naturali.

Isteroptosi – prolasso dell’utero

Anomala discesa dell’utero nel piccolo bacino, dovuta al rilasciamento dell’apparato di fissazione.

Dipende da un’insufficienza congenita dei legamenti di sostegno dell’utero o da traumi ostetrici. Nel prolasso genitale è solitamente associata a un colpocele anteriore o posteriore (discesa di una parete vaginale), e si manifesta con un senso di pesantezza pelvica e incontinenza urinaria. Il trattamento è chirurgico (per esempio isteropessia) e in genere integra quello del prolasso genitale (perineorrafia, miorrafia dei muscoli elevatori). Di solito l’isteropessia si pratica soltanto dopo l’ultimo parto, per il rischio che il prolasso recidivi a ogni nuova gravidanza.

Uretrocele

– Piccola dilatazione localizzata in un segmento dell’uretra. Nell’uomo si osserva per lo più all’altezza del pene o dello scroto.

L’uretrocele è legato in genere alla creazione di un’uretra troppo ampia in seguito a uretroplastica (allargamento chirurgico dell’uretra per trattare un restringimento patologico), oppure a un’infezione o una necrosi della parete uretrale, provocate da un catetere permanente, soprattutto in un paziente affetto da vescica neurologica (anomalia dell’innervazione dello sfintere vescicale).

L’uretrocele, che si manifesta con disturbi della minzione (emissione ritardata di alcune gocce di urina), predispone alle infezioni urinarie.
La diagnosi si basa su uretrografia e uretroscopia.

Consiste nel ridurre chirurgicamente, in anestesia generale, la dilatazione dell’uretra. Durante l’intervento viene inserito un catetere uretrale, che rimane in sede sino a completa cicatrizzazione, ossia per circa 2 settimane.

– Prolasso della mucosa uretrale
Fuoriuscita della mucosa uretrale dal meato uretrale. Colpisce le bambine e le donne in età avanzata.

Si presenta come una sporgenza rossa o rosata del diametro di 1 cm circa, localizzata a livello del meato uretrale e circondata da un solco, che si presta talvolta alla riduzione manuale. Si manifesta con dolori locali al tatto, frequente stimolo a urinare ed emorragie locali.

Consiste nell’escissione chirurgica dell’uretrocele in anestesia locale o locoregionale.

Gradi del prolasso genitale

A seconda del grado di discesa dell’utero nel canale vaginale ed oltre, si usa distinguere il prolasso in tre gradi successivi.

Prolasso di primo grado

Quando il collo dell’utero, pur essendo spostato verso il basso, è ancora contenuto completamente all’interno della vagina;

Prolasso di secondo grado

Quando il collo dell’utero affiora appena alla rima vulvare, senza peraltro sporgere significativamente al di fuori della stessa.

Prolasso di terzo grado

Quando il collo uterino e la vagina, rivoltata “”a dito di guanto””, fuoriescono dalla rima vulvare.

Cause del prolasso genitale

Il prolasso genitale è dovuto a una deficienza congenita dei mezzi di sostegno dell’utero, alla nascita di un bambino molto grosso, a un parto molto rapido o che ha provocato lacerazioni perianali, a parti ripetuti.

Le cause del prolasso genitale vanno ricercate in un generale rilassamento dell’apparato legamentario che con la sua presenza contribuisce a mantenere la statica dell’utero all’interno della cavità pelvica. Si ricorda infatti che l’utero è mantenuto in posizione da un complesso apparato di legamenti, e che alla sua discesa sono assai favorevoli i giochi di pressione endoaddominale che si vengono a determinare anche a riposo ed ancora di più nella espirazione forzata, durante la defecazione e gli sforzi del parto. Ecco perché il prolasso genitale è patologia più caratteristica delle donne anziane e delle donne che hanno avuto molti figli (grandi pluripare). Nonostante ció non è impossibile osservare il difetto anche nella nullipara o a addirittura nella donna vergine

Altra condizione fortemente predisponente allo sviluppo della malattia è la stipsi cronica, che condiziona notevoli sforzi durante la defecazione e pertanto provoca prolungati periodi ad alta pressione endoaddominale. I parti distocici che abbiano determinato dei danni diretti di tipo lacerativo all’apparato di sospensione dell’utero sono ovviamente fra i maggiori responsabili dei prolassi genitali.

Le condizioni dell’utero prolassato, anche nei prolassi di terzo grado, sono in molti casi migliori di quanto ci si potrebbe aspettare dall’esposizione così completa di un organo interno. In effetti l’utero prolassato appare di solito piccolo, non infiammato, con al massimo qualche lesione da decubito. Non risulta dolente al contatto né particolarmente sensibile. In molti casi con una lieve pressione è possibile ricondurre l’organo prolassato nella sua sede, soprattutto se la donna è sdraiata (e di conseguenza la pressione endoaddominale è minore). Appena la donna si alza in piedi l’utero prolassa nuovamente.

Sintomi del prolasso genitale

Il prolasso genitale si manifesta con una sensazione di pesantezza pelvica, dolori lombari, disturbi urinari (frequenza anomala o difficoltà delle minzioni, talvolta incontinenza da sforzo).

Diagnosi del prolasso genitale

L’esame ginecologico conferma la diagnosi precisando l’ entità del prolasso e gli organi coinvolti.

Terapia e cura del prolasso genitale

È chirurgica e dipende dalla natura del prolasso, dalla qualità dei tessuti, dall’età della paziente, dal fatto che abbia o meno rapporti sessuali e dal suo desiderio di maternità. Il prolasso può essere trattato con diverse tecniche volte a correggere la posizione degli organi colpiti. I metodi più diffusi sono l’isteropessi (fissaggio dei legamenti dell’utero), la colpoperineorrafia (riparazione della vagina e del perineo) e la miorrafia dei muscoli elevatori (riparazione di determinati muscoli dell’ano).

Il trattamento chirurgico è talvolta abbinato a isterectomia (ablazione dell’utero). Tutti questi interventi possono essere associati a un trattamento dell’incontinenza urinaria.

Pessario

Alle donne anziane che non possono o non vogliono essere operate è proposta l’introduzione di un pessario (anello di gomma posto attorno al collo uterino con funzione di sostegno).

Il pessario è un dispositivo intravaginale atto a correggere un prolasso (discesa di organi) o un’incontinenza urinaria. Si tratta in genere di un a nello di gomma più o meno flessibile le cui dimensioni si adattano al corpo della paziente. Introdotto nella vagina in modo che il collo dell’utero sporga al centro, raddrizza l’organo. Il pessario è indicato qu ando è sconsigliato l’intervento chirurgico sul prolasso uterino (discesa dell’utero), per esempio nelle donne anziane (controindicazioni anestetiche). Viene inoltre prescritto come test quando una paziente lamenta dolori pelvici e presenta una retroversione uterina: la scomparsa dei dolori con la sua introduzione consente di is tituire un rapporto di causa effetto tra i dolori e la retroversione, suggerendo un intervento chirurgico

Colpectomia

Intervento chirurgico consistente nell’asportazione totale o parziale della vagina. Praticata soprattutto in caso di prolasso genitale (discesa della vagina e dell’utero), talvolta si associa a un’isterectomia (ablazione dell’utero) o a una perineorrafia (sutura chiru rgica del perineo). La colpectomia può essere parziale o totale (in particolare, in presenza di un cancro della vagina).

Il pessario, inserito manualmente sul fondo della vagina, necessita di controlli medici regolari.

Colpoisterectomia

Ablazione chirurgica dell’utero e della parte superiore della vagina.
Viene praticata soprattutto nel trattamento del cancro genitale (adenocarcinoma endometriale, adenocarcinoma e carcinoma epidermoide del collo uterino), ma può essere indicata anche in alcuni casi di prolasso genitale (discesa della vagina e dell’utero).

In presenza di un cancro, l’intervento si accompagna spesso all’ablazione del parametrio (lamelle fibrose che collegano l ‘utero al bacino) e dei linfonodi iliaci esterni e interni, nel qual caso viene chiamata operazione di Wertheim (dal nome di colui che per primo descrisse la tecnica). Si parla di Wertheim di tipo 1, 2, 3 o 4 in base all’estensione della resezione. La colpoisterectomia si pratica in anestesia generale.

Cistopessia

Fissazione chirurgica della vescica per correggerne il cedimento (cistocele). La vescica viene fissata, con filo di sutura, alla parete addominale o alla sinfisi pubica.

Colpoperineorrafia

Operazione chirurgica il cui fine è ridare alla vagina e al perineo la forma, la posizione e le dimensioni normali dopo una lacerazione o un prolasso.

La colpoperineorrafia anteriore si pratica in caso di distensione della parte anteriore della vagina e di prolasso della vescica (cistocele anteriore). La colpoperineorrafia posteriore si pratica in caso di distensione della parte posteriore della vagina e di prolasso del retto (rettocele) e del cavo del Douglas (elitrocele), rinserrando tr a loro i muscoli elevatori per ristabilire una perfetta continenza vulvare.

La colpoperineorrafia ha come principale indicazione il prolasso genitale con distensione della vulva, conseguente a traumi (in gran parte legati al parto di un bambino di grandi dimensioni). L’intervento si pratica per le vie naturali, in anestesia generale o locoregionale.

La colpoperineorrafia permette di continuare a condurre una vita sessuale normale. Tuttavia, si cerca di evitarla nelle donne in età feconda, per limitare il rischio di dispareunia (dolore che insorge durante il rapporto sessuale).