Curare scabbia: trasmissione, sintomi e la terapia

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SCABBIA
La scabbia è una malattia della pelle provocata da un parassita appartenente alla classe degli aracnidi, chiamato acaro della scabbia o Sarcoptes scabiei, lungo uno o due millimetri.
Oltre a un solco caratteristico, sulla parte anteriore della gamba, si osservano escresc enze più o meno crostose e infette, che costituiscon o lesioni da grattamento. Altre forme di scabbia sono più rare.1. Patologia cutanea dovuta a parassiti dell’ordine degli acari (Sarcoptes scabiei).

Colpisce per epidemie cicliche, a 30-40 anni di distanza l’una dall’altra; l’ultima risale agli anni dal 1965 al 1980. A seconda dei tipi di trasmissione, si distinguono la scabbia umana, che si trasmette per contagio interindividuale, e la scabbia non umana, in cui la fonte di contagio è un animale o un vegetale.

In questa patologia cutanea, la femmina dell’acaro scava un cunicolo nell’epidermide e vi depone le uova da cui fuoriescono le larve, che una volta diventate adulte si riproducono sulla cute. La contaminazione avviene per contatto fisico diretto (rapporto sessuale) o per mezzo di oggetti contaminati. La contaminazione indiretta (biancheria, abiti infestati) è rara.

Sintomi e segni
La scabbia umana si manifesta innanzitutto con prurito, da considerarsi segno caratteristico se colpisce tutti i membri di una stessa famiglia. In seguito appaiono brevi solchi (corrispon denti ai cunicoli) con una minuscola vescica perlacea e traslucida a un’estremità; questi sono presenti soprattutto tra le dita, sui polsi, nelle ascelle, alla vita, mentre non compaiono mai sul volto. Il prurito è tale da comportare lesioni cutanee da grattamento, rilevate, rosse ed escoriate. In assenza di trattamento, il prurito persiste e può complicarsi con lesioni essudanti e croste infette.

La scabbia può manifestarsi anche in altre forme:
– quella del neonato può dar luogo alla comparsa di vescicole sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi e di grossi noduli alle ascelle e all’inguine;
– quella detta prurito sarcoptico si manifesta soltanto con un prurito che si esacerba di notte;
– quella detta norvegese, riscontrabile soprattutto nei soggetti immunodepressi, è caratterizzata dalla comparsa di croste spesse, non pruriginose, concentrate soprattutto alle estremità (mani, piedi).

Trattamento
Deve essere somministrato a tutti i membri della famiglia. Attivi contro la scabbia sono benzoato di benzile, lindano, piretrine, in commercio sotto forma di spray da nebulizzare sulla cute, sulla biancheria personale e sulle lenzuola. Il trattamento consiste nell’insaponare tutto il corpo, che va poi spennellato con il prodotto trattante, da lasciare a contatto con la cute per 8-12 ore circa. Le modalità di impiego di ciascun prodotto vanno rispettate

Il Sarcoptes scabiei, come appare al microscopio ottico, è un acaro lungo qualche decina di millimetri.
scrupolosamente, soprattutto nel bambino, in particolare la durata dell’applicazione. Infatti, oltre alla possibilità di irritazione se la sostanza entra in contatto con le vie respiratorie (aerosol), gli occhi o le mucose, sussiste il rischio di un danno neurologico (convulsioni).
In caso di resistenza alle applicazioni esterne, si può prescrivere una terapia per via generale (ivermectina). Dopo il trattamento, il prurito può persistere per giorni o settimane, ma è comunque destinato a scomparire completamente.

Con questo termine si indica un complesso di patologie cutanee dovute a varietà di acari presenti sugli animali (gatti, cani, uccelli) o sui vegetali (arbusti, frumento). Si manifesta con un prurito passeggero, senza la comparsa dei solchi caratteristici. L’eliminazione della fonte di contagio determina la guarigione.

2. – pseudoscabbia
Nome talvolta dato, impropriamente, a patologie cutanee che presentano analogie più o meno strette con la scabbia vera e propria.

La scabbia del muratore, causata dal cemento, è in realtà una dermatite, varietà di eczema allergico da contatto (dovuto sia all’irritazione provocata dalla manipolazione del cemento, sia a una reazione allergica ai bicromati chimici che entrano nella sua composizione).

SCABBIA: LA TRASMISSIONE
La scabbia si trasmette con grande facilità, più frequentemente nelle persone poco pulite e nelle collettività, come caserme, ospedali, dormitori pubblici, scuole, collegi. Può colpire però persone di qualsiasi condizione; la scabbia non deve dunque essere considerata una malattia vergognosa, da tenere celata. Il contagio avviene nel maggior numero dei casi con l’uso di un letto in comune. Talora basta toccare la biancheria del malato, o dormire in un letto occupato in precedenza da uno scabbioso o anche una semplice stretta di mano. La femmina del parassita scava nello strato corneo della pelle gallerie nelle quali deposita le uova e gli escrementi. Delle gallerie, lunghe da un millimetro a un centimetro, si vede il forellino d’entrata, di colorito scuro, specialmente nelle persone poco pulite. Anche le gallerie stesse sono visibili sotto forma di piccole striscie biancastre situate di preferenza alla base delle dita, al polso, all’avambraccio, al gomito, alle natiche, alle ascelle, e intorno al capezzolo delle mammelle. Il collo, il viso e la testa sono sempre esenti. A causa dell’azione irritante dell’acaro, si formano inoltre sulle facce laterali delle dita piccole vescichette bianche, dure, della dimensione d’un grano di miglio, dette vescicole perlacee.

SCABBIA: I SINTOMI
Il prurito molto intenso è il sintomo preminente della scabbia, il quale si accentua di notte a letto in quanto l’acaro compie i movimenti specialmente al caldo. In seguito al grattamento si possono formare sulla pelle strie rosse, vesciche, pustole, eczemi, piodermiti. Le piodermiti sono lesioni infettive direttamente provocate dal grattamento e dalla successiva infezione delle zone escoriate; gli eczemi invece compaiono quando il paziente cerca di calmare da solo il prurito applicando sulla pelle delle pomate non adatte. Una variante più rara della scabbia comune è la scabbia norvegese: in questa parassitosi gli acari sono numerosissimi, ma non sempre è presente il prurito. Le lesioni sono caratterizzate da un ispessimento dello strato corneo, con la formazione di squame e croste. La zona affetta dalla scabbia norvegese è sempre molto ampia: a volte le lesioni interessano tutto il corpo, compresi il volto e il cuoio capelluto. La diagnosi di questa forma è difficile, se il medico non pensa a esaminare al microscopio la cute.

SCABBIA: LA TERAPIA
La cura consiste nell’applicare su tutta la superficie del corpo, dopo una buona insaponatura accompagnata da frizione con spazzola per aprire tutte le gallerie, la pomata di Helmerich a base di zolfo. L’applicazione, che si effettua mediante frizione, deve essere ripetuta, senza togliere la precedente, per tre giorni. Poi si asporta con un bagno e si applica per qualche giorno una pomata rinfrescante all’olio per eliminare l’irritazione prodotta dallo zolfo. Un altro metodo di cura consiste nel pennellare le zone infestate, sempre dopo il bagno, con emulsioni di benzoato di benzile. L’applicazione si può fare per due giorni consecutivi, ma in genere già dopo una sola applicazione il malato è disinfestato. Anche in questo caso si fa seguire l’applicazione di una pasta rinfrescante all’olio o alla glicerina per qualche giorno. Altri parassiticidi che possono essere impiegati sono il mesulfene, detto mitigal o cutosolo, pomate al D.D.T., pomate al gamma-esaclorocicloesano, il betanaftolo al 10 0i vaselina, etc. Gli abiti, la biancheria personale e del letto del malato devono essere disinfestati. Il medico è tenuto a denunciare all’ufficio d’igiene i casi di scabbia.