Scintigrafia: tipi, descrizione, preparazione, procedura

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Detta anche scintilligrafia, la scintigrafia consiste nella somministrazione per bocca o per iniezione endovenosa di una sostanza radioattiva capace di localizzarsi nell`organo che si desidera esaminare.
Le radiazioni emesse dagli organi (in questo caso la milza a sinistra e il fegato a destra) danno luogo a una gamma cromatica che rispecchia il grado di captazione del tracciante.Tecnica di imaging medico basata sulla rilevazione delle radiazioni emesse da una sostanza radioattiva (radioelemento) introdotta nell’organismo e dotata di un’affinità particolare per un organo o tessuto. Permette di individuare molte patologie riguardanti la struttura o il funzionamento degli organi e processi patologici in atto (infiammazione, infezione, emorragia, tumore).

Scintigrafia tiroidea

Può mettere in evidenza noduli della tiroide e fornire indicazioni riguardo alla funzionalità della ghiandola: secrezione insufficiente (ipotiroidismo) o eccessiva (ipertiroidismo).

Scintigrafia ossea

Esplora il metabolismo scheletrico. Che siano di origine infettiva, traumatica, infiammatoria o tumorale, le patologie a carico dello scheletro si traducono nella maggior parte dei casi in un’accelerata elaborazione della trama ossea. La scintigrafia evidenzia quest’anomalia in una fase precoce, da qualche settimana ad alcuni mesi prima che si rendano visibili i primi segni radiologici.

Scintigrafia polmonare

Ha due risvolti: studio della perfusione polmonare, soprattutto alla ricerca di un’embolia, e studio della ventilazione mediante sostanze radioattive allo stato gassoso o in forma di aerosol, per individuare anomalie degli scambi gassosi che avvengono nei bronchi e negli alveoli polmonari.

Scintigrafia cerebrale

Oltre a valutare irrorazione e metabolismo a livello cerebrale, visualizza il liquor cerebrospinale in cui sono immersi cervello e midollo spinale.

Scintigrafia renale

Permette di osservare il funzionamento dei reni, nell’insieme o separatamente, esaminando la captazione della sostanza radioattiva da parte del tessuto renale e la sua eliminazione attraverso le vie urinarie.

Scintigrafia cardiaca

Comporta due tipi di esame: la scintigrafia miocardica, spesso eseguita dopo una prova da sforzo, esplora la parete del muscolo cardiaco e mette in luce lo scarso apporto sanguigno, per esempio in caso di angina pectoris o infarto del miocardio; la scintigrafia cavitaria valuta l’efficienza della pompa cardiaca, soprattutto misurando la quantità di sangue espulsa dai ventricoli a ogni pulsazione. Sono realizzabili inoltre esami scintigrafici delle arterie, delle vene e dei vasi linfatici.

Descrizione della scintigrafia

Oggetto di ulteriori indagini scintigrafiche sono orecchi e occhi, orbite, ghiandole lacrimali, salivari e paratiroidi, milza, midollo osseo e linfonodi, fegato e secrezione biliare, pancreas, surreni, esofago, stomaco, intestino tenue, colon, gonadi (ghiandole sessuali) e muscoli.

Il principio della scintigrafia consiste nella somministrazione al paziente di una sostanza radioattiva che si fissa elettivamente sull’organo o tessuto da esplorare. Un apparecchio speciale (contatore a scintillazione o gammacamera) registra in seguito la radiazione emessa dall’organo o dal tessuto in esame, per poi trasmetterne l’immagine allo schermo di un computer. Registrando molte immagini in successione è possibile visualizzare trasformazioni, evoluzioni e movimenti.

Preparazione per la scintigrafia

In genere non è necessaria alcuna preparazione. Solo in rari casi l’esame va effettuato a digiuno. Il mezzo di contrasto viene iniettato in piccolissima quantità, per lo più in una vena del braccio. Alcune indagini richiedono invece l’ingestione o l’inalazione del tracciante radioattivo, che in rari casi (esame della vescica) può infine venire introdotto con una sonda. A seconda del tipo di indagine in corso, le radiografie vengono effettuate immediatamente dopo la somministrazione del prodotto o trascorso un intervallo di tempo che può andare da pochi minuti a molti giorni. Per tutta la procedura, di durata variabile dai 5 ai 30 minuti, il paziente è seduto o disteso sul tavolo d’esame; la gammacamera gli ruota intorno oppure viene posta di fronte alla regione da studiare.

Gli esami scintigrafici possono essere eseguiti solo nei reparti di medicina nucleare, gli unici autorizzati a utilizzare radioelementi sull’uomo.

Somministrazione del radioelemento

Il radioelemento da somministrare viene scelto in base all’organo e alla patologia oggetto di studio. Può essere impiegato da solo (tecnezio 99m o iodio 123 per la tiroide, tallio 201 per il muscolo cardiaco, gallio 67 in caso di reazione infiammatoria) oppure fissato su una molecola più complessa (come la pentetreotide, utile per individuare neoplasie endocrine multiple) o su una cellula il cui metabolismo è specifico di un organo o una funzione. Per le sue proprietà fisico-chimiche, il più utilizzato in tal caso è il tecnezio 99m, che in particolare funge da marcatore di molecole di difosfonato nell’esame dello scheletro, di particelle di albumina per lo studio della perfusione polmonare, dei globuli rossi per valutare l’efficienza ventricolare, dei globuli bianchi per evidenziare una malattia infiammatoria intestinale o dei cosiddetti nanocolloidi per individuare il primo linfonodo colpito (“linfonodo sentinella”) in un’eventuale estensione del cancro del seno.

A seconda dell’organo e della patologia, nel tessuto malato la fissazione del radioelemento risulterà maggiore o minore che nel tessuto sano, o addirittura nulla.
Quando per un dato organo non esiste una molecola specifica, talvolta si fa ricorso a due traccianti diversi: in questo modo è possibile visualizzare le ghiandole paratiroidi confrontando le immagini ottenute mediante tallio 201, che si fissa su tiroide e parat iroidi, e quelle fornite dal tecnezio, che si fissa solo sulla tiroide.

La dose di radiazioni ricevute è molto bassa, simile a quella richiesta da una radiografia toracica, e non aumenta in proporzione con il numero di radiografie eseguite. Le quantità di radioelemento iniettate sono sempre minime e adattate al singolo paziente; inoltre gli isotopi scelti hanno un’emivita molto breve. Grazie a questi accorgimenti, possono essere sottoposti alla scintigrafia soggetti di tutte le età. In genere soltanto in gravidanza e durante l’allattamento si devono prendere particolari precauzioni, diverse a seconda del radioelemento utilizzato: se si impiega il tecnezio 99m, si chiederà di sospendere l’allattamento al seno per 24 ore, mentre il periodo di sospensione sarà maggiore se si utilizza gallio 67 o iodio 131.

Il tracciante non causa reazioni allergiche, sonnolenza o malessere.
Il paziente può riprendere le proprie attività subito dopo l’esame.

Una nuova applicazione della scintigrafia, l’immunoscintigrafia, consiste nel somministrare al paziente uno specifico anticorpo marcato, il quale, una volta nell’organismo, si fissa sulle molecole caratteristiche di anomalie legate ad alcune patologie, in particolare determinati tipi di cancro (colon-retto, ovaio). L’immunoscinti grafia è spesso utilizzata per individuare le recidive dei tumori ma ligni.
In certi casi dà risultati nettamente migliori rispetto a quelli dei traccianti classici. Lo sviluppo della tomodensitometria e della risonanza magnetica ha ridotto le indicazioni delle varie tecniche scintigrafiche.

Tecnezio

Metallo il cui isotopo radioattivo tecnezio 99m rappresenta il tracciante più utilizzato in medicina nucleare (in oltre l’80% delle scintigrafie). Il numero atomico del tecnezio è 43.

Il tecnezio (Tc) emette soltanto raggi gamma e quindi fornisce una buona qualità di immagine e si elimina molto rapidamente (il suo periodo di decadimento è di 6 ore), oltre a essere facilmente disponibile a basso costo.

Il tecnezio può essere utilizzato sia direttamente come radioelemento, sia come marcatore di altre molecole.

Come semplice radioelemento, iniettato per via endovenosa sotto forma di pertecnetato di sodio, si utilizza spesso nelle scintigrafie della tiroide, per visualizzare le anomalie morfologiche di questa ghiandola. Consente anche lo studio delle ghiandole salivari e l’indagine dei vasi sanguigni arteriosi o venosi. Come marcatore di molecole più complesse o di cellule, il tecnezio è impiegato per l’esame di gran parte degli organi. A seconda dei casi, viene iniettato endovena, inalato (aerosol) o incluso in alimenti. Infine, cibi marcati con il tecnezio consentono di visualizzare il tratto digerente (esofago, stomaco, intestino tenue e colon).

Il tecnezio viene spesso utilizzato anche nelle scintigrafie a doppio marcatore, che permettono, mediante sottrazione delle immagini, di studiare un organo che non possiede marcatori specifici. Per esempio le ghiandole paratiroidi vengono visualizzate confrontando le immagini ottenute con il tallio 201, che si fissa su tiroide e paratiroidi, con quelle ottenute con il tecnezio, che si fissa solo sulla tiroide.

Si stanno conducendo ricerche allo scopo di marcare con il tecnezio nuove sostanze, quali gli anticorpi monoclonali o i peptidi.

Tallio

Metallo (simbolo chimico Tl, numero atomico 87) il cui isotopo radioattivo tallio 201 viene impiegato in medicina nucleare.

È utilizzato principalmente nell’analisi scintigrafica del miocardio (muscolo cardiaco). Iniettato per via endovenosa, si ripartisce, proporzionalmente alla portata ematica, nelle cellule muscolari cardiache, attraverso le arterie coronarie. La stenosi (diminuzione del calibro) e la trombosi (ostruzione causata da un trombo) di un’arteria coronaria provocano un’ischemia (arresto transitorio o insufficienza dell’apporto di sangue e ossigeno in un tessuto), che comporta una fissazione del tallio più debole nella zona male irrorata rispetto ai tessuti sani, visibile alla scintigrafia. Poiché spesso l’ischemia non può essere evidenziata a riposo, l’iniezione di tallio viene eseguita nel corso di un test detto di provocazione, che può consistere in una prova da sforzo (su cyclette o tapis roulant) oppure, laddove questa non possa essere praticata o sia controindicata, nella somministrazione di un vasodilatatore. La scintigrafia del miocardio così ottenuta viene confrontata con quella realizzata, solitamente 4 ore più tardi, in condizioni di riposo.

Questo esame semplice e non traumatico tende a sostituire la coronarografia nella diagnosi dell’angina pectoris. In particolare permette di differenziare le zone infartuate non recuperabili dalle zone ischemiche ancora vitali, che potrebbero beneficiare di un bypass o di una dilatazione dell’arteria coronaria che le vascolarizza. D’altra parte, grazie all’affinità del tallio per alcune tipologie di cellule, la scintigrafia con il tallio serve anche a individuare i tumori cerebrali, polmonari o tiroidei, e a localizzare gli adenomi paratiroidei.

Radiofarmaco

Sostanza farmacologica contenente un radioelemento, somministrata a fini diagnostici (scintigrafia) o terapeutici (radioterapia interna).

I prodotti radioattivi impiegati in medicina sono radiofarmaci e come tali oggetto delle medesime norme legislative cui sono sottoposti tutti gli altri farmaci.

Procedura della scintigrafia

Le radiazioni emanate dalla sostanza radioattiva che si è accumulata nell’organo vengono rilevate da un contatore a scintillazione e a loro volta registrate su carta oppure su un film. Si ottiene così un disegno (scintigramma) il quale indica la quantità e la distribuzione della sostanza nell’organo. Poiché la quantità e la distribuzione variano secondo la funzionalità dell’organo, la presenza di tumori, etc., si possono così fare importanti deduzioni sulle condizioni e sulle eventuali malattie dell’organo stesso. Gli organi esplorati con questa metodica sono specialmente la tiroide, il fegato, la milza, i reni, il pancreas, il cervello, i polmoni. Come sostanze radioattive si impiegano per la tiroide lo jodio 131, per il cervello il mercurio 203 o il bismuto 206, per il cuore il tallio 201 o il pirofosfato di tecnezio 99. Nel caso del cuore, la scintigrafia può essere utilizzata per diagnosticare la presenza di un infarto.

A questo scopo possono essere utilizzati due metodi. Somministrando per via endovenosa del tallio 201, questo radioisotopo viene captato da tutte le zone del tessuto cardiaco irrorate dal sangue; l’infarto è appunto provocato da un’interruzione dell’afflusso di sangue a una zona del cuore, quindi la presenza di una zona cardiaca che non capta il tallio 201 è indice di infarto. Con il pirofosfato di tecnezio 99, che viene captato dai tessuti necrotici, è invece possibile localizzare gli infarti recenti, distinguendoli dalle vecchie cicatrici che non captano questa sostanza.