Tendine: struttura, operazioni chirurgiche e patologie dei tendini

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Il tendine è una formazione bianca, resistente e densa che costituisce le estremità dei muscoli.
I tendini trasmettono lo sforzo delle fibre muscolari alla parte anatomica su cui si inseriscono
(in genere un osso).

Struttura dei tendini

Esistono tendini piatti e tendini cilindrici. Alcuni, trovandosi nella parte carnosa di un muscolo, dividono il muscolo stesso in due ventri (muscoli digastrici); altri dotati di notevole lunghezza, si riflettono su certe formazioni anatomiche, ossee e tendinee agendo come pulegge e trasmettono a distanza la forza del muscolo.

I tendini sono formati da fibre di collagene disposte parallelamente o a spirale, irrorate da sottili vasi sanguigni. Alcuni (quelli di mani, polsi, piedi) possiedono inoltre un rivestimento, la guaina sinoviale, della stessa natura della membrana sinoviale che riveste la capsula delle articolazioni mobili. Essa secerne un liquido lubrificante che permette un miglior scivolamento nelle zone anatomiche sottoposte a continui attriti.

I tendini possono essere cilindrici, come quelli dei muscoli degli arti, o piatti e larghi, come quelli dei muscoli addominali: si parla allora di tendini aponeurotici. Possono essere molto corti (il muscolo si inserisce quasi direttamente sull’osso), come i tendini dei muscoli della radice della coscia, o molto lunghi, come quelli dei muscoli estensori e flessori delle dita

Flessibile ma poco elastico (al contrario del muscolo), il tendine è molto resistente; il tendine di Achille per esempio è in grado di sopportare un peso di quasi 300 kg.

Innesto tendineo

Si deve invece ricorrere all’innesto tendineo quando per una perdita di sostanza, le estremità tendinee non possono essere rimesse a contatto. Il tendine da innestare, sempre dello stesso paziente, viene scelto tenendo conto del tendine da sostituire: il piccolo palmare o l’estensore delle dita del piede vengono in genere prelevati quando si debbano sostituire tendini piccoli; la fascia lata è invece indicata per i grandi tendini. Dopo l’intervento è necessario tener ferma la sutura in posizione di rilassamento per tre-quattro settimane. I tendini estensori si prestano meglio ad essere riparati poiché essi sono meglio vascolarizzati, il loro gioco è piu breve di quello dei flessori e la loro tensione è minore dopo la sutura.

Trapianto tendineo

Trapianto chirurgico di un tendine. È praticato soprattutto in caso di rescissione tendinea con perdita di sostanza (per esempio in seguito a strappo). I tendini più vulnerabili sono quelli delle dita; in genere sono sostituiti da un tendine di un dito del piede o di un polso).

Tenolisi

Liberazione chirurgica di un tendine, la cui mobilità è impedita dalla presenza di aderenze, che possono essere conseguenti a un trauma, a un’operazione chirurgica, a una tendinite o a una tenosinovite (infiammazione, rispettivamente, di un tendine o della sua guaina sinoviale). La tenolisi consiste nel distaccare il tendine da tutte le sue aderenze, allo scopo di restituirgli una funzionalità normale.

Dà buoni risultati a condizione che la rieducazione sia intrapresa tempestivamente, anche lo stesso giorno dell’intervento.       Poiché i postumi operatori sono abbastanza dolorosi, vengono spesso prescritti antinfiammatori e analgesici.

Tenodenosi

Intervento chirurgico che consiste nel trasformare, dal punto di vista funzionale, un tendine in una sorta di legamento. Si esegue una tenodesi quando il muscolo che presiede al funzionamento di un’articolazione diventa inattivo, per esempio in seguito a paralisi.
Consiste nell’utilizzare il tendine del muscolo paralizzato in modo che opponga resistenza all’azione di quelli non paralizzati, detti antagonisti (che esercitano, sul segmento dell’arto coinvolto, una forza di direzione opposta alla paralisi) allo scopo di impedire l’insorgenza di deformazioni irreversibili.

Trasposizione tendinea

Intervento che consiste nel sezionare e poi reinserire il tendine di un muscolo in un punto diverso dalla sua zona di inserzione abituale.

Una trasposizione tendinea è impiegata sia per limitare l’azione di un muscolo, quando questo determina la deformazione di un segmento di arto, per esempio del piede (piede torto, piede infossato) o della mano, sia per sostituire un muscolo paralizzato. In quest’ultimo caso, si traspone il tendine di un muscolo vicino nel punto di inser zione di quello del muscolo paralizzato: per esempio il muscolo tibiale posteriore può supplire a un deficit del muscolo tibiale anteriore, che permette la flessione dorsale del piede, grazie all’inserimento del tendine al posto di quello dell’altro muscolo.

Tenorrafia

Sutura chirurgica di un tendine sezionato.

Nella tenorrafia, praticata in anestesia locoregionale o generale, si usano fili metallici o sintetici. La sutura può essere diretta, come per una ferita cutanea, a forma di 8 (ciascun occhiello dell’8 passa in una delle due estremità del tendine e il punto di incrocio è in corrispondenza del taglio). Dopo una tenorrafia, un’ingessatura immobilizza l’arto sino alla cicatrizzazione, che richiede 6-8 settimane; in seguito occorre effettuare sedute di rieducazione, da avviarsi il prima possibile, allo scopo di evitare la formazione di aderenze.

Tendiniti

Con questo termine si indicano le infiammazioni dei tendini. Spesso l’infiammazione si estende alle guaine che avvolgono i tendini (tenovaginiti) alle sinovie (tenosinoviti). La causa può essere rappresentata da una infezione, da stimoli irritativi, da traumi ripetuti, etc. I sintomi sono leggeri dolori, talvolta un crepitio lungo il tendine quando è in movimento. Come nelle articolazioni dopo un trauma può insorgere un’artrosi (vedi), così nei tendini si può avere una tendinosi, ovvero una lesione degenerativa, la quale non consegue soltanto ai traumi ma anche all’usura eccessiva di determinati tendini, per esempio a causa di movimenti connessi al lavoro, ripetuti perennemente.

Il tendine si altera, può infiammarsi, i movimenti diventano dolorosi ed inadeguati allo scopo. Per la cura ci si avvale dell’uso di analgesici, salicilati, cortisone, linimenti, etc. Talvolta è utile immobilizzare la parte dolente.

Lacerazioni dei tendini

Sono al limite tra la patologia traumatica e quella non traumatica e spesso vengono scoperte per caso. La lacerazione può rappresentare la complicanza di una tendinite, che causa nel tendine alterazioni microscopiche compromettendone la resistenza; oppure dipendere da un fatto traumatico violento o ancora da un fatto traumatico assai modesto ma ripetuto. I tendini estensori delle dita si lacerano alla loro estremità provocando una deformazione con flessione permanente della falangetta. Le rotture piu frequenti sono quelle del tendine del lungo bicipite, dei tendini degli adduttori della coscia, del tendine rotuleo e soprattutto del tendine di Achille.

Le ferite tendinee

Le ferite tendinee sono le lesioni più frequenti. Tutti i tendini dell’organismo possono essere sezionati da un oggetto tagliente (coltello, frammento di vetro, sega, etc.), mai più esposti sono i tendini delle dita, quelli del polso, il tendine calcaneare (o tendine di Achille), il tendine del muscolo tibiale anteriore, il tendine rotuleo e i tendini estensori delle dita del piede.
La ferita, prodotta dall’oggetto tagliente, non è sempre estesa e il ferito può sottovalutarla; talvolta può, nonostante l’apparenza, determinare la perdita funzionale, cioè l’inefficienza, di un segmento dell’arto. La sezione può essere incompleta o completa nel qual caso dà luogo ad una retrazione delle estremità sezionate, che si divaricano sotto l’influenza dell’azione del muscolo. Per questo motivo nessun tendine reciso può cicatrizzare spontaneamente. Le estremità, lontane l’una dall’altra, si arrotondano e si ispessiscono, formando una lesione simile a un tumore benigno, un tendinoma, e lasciando tra loro una soluzione di continuità.

Suturato il tendine, la cicatrizzazione non avviene per rigenerazione delle fibre tendinee, ma mediante un callo di tessuto connettivo prodotto dalla proliferazione dei tessuti peritendinei. Questo fenomeno favorisce naturalmente le aderenze che possono provocare un blocco del tendine quando la sua continuità è solidamente ristabilita.
La sutura avrà migliori possibilità di riuscita, fatta eccezione per le ferite (vedi) settiche o contuse, se eseguita sollecitamente. Le ferite dei tendini della mano pongono problemi particolari;
sono molto frequenti e possono costituire, per quest’organo estremamente mobile, una causa di invalidità professionale di estrema gravità. Anche la sezione dei tendini flessori a livello del carpo è grave, perché può recidere contemporaneamente parecchi tendini e perché può associare ferite neurovascolari.

A livello del palmo della mano, le condizioni di riparazione sono migliori. Le resezioni più frequenti interessano comunque le dita: due tendini, quello superficiale e quello profondo decorrono in un unico stretto tunnel fibroso a livello della prima falange per cui possono essere tagliati contemporaneamente. In corrispondenza della seconda piega di flessione digitale, il tendine superficiale si divide in due rami, per cui il tendine flessore profondo, di solito, si trova più esposto. Il pollice, al contrario, è fornito di un solo tendine flessore. Se la ferita ha provocato la semplice resezione del tendine, e non danni più gravi, la terapia è basata sulla sutura del tendine, o tenorrafia. Per praticare la sutura si utilizzano fili d’acciaio fine o sintetici (nylon, tergal). Con essi le due estremità sezionate devono essere collegate con la massima esattezza.

Per ridurre l’entità del materiale utilizzato, si pratica la sutura amovibile di Sterling-Bunnel, che prevede, dopo l’allacciamento del tendine, l’annodamento dei fili su un bottone posto sulla pelle. Quando il tendine è cicatrizzato, si recide il nodo e, quindi, basta tirare uno dei fili per estrarre, senza alcun intervento, tutto il materiale utilizzato per la sutura.

Osteomi dei tendini

Sono dette osteomi le formazioni ossee che compaiono spontaneamente o dopo un trauma sui tendini (tendinite rotuleo, quadricipite, tricipite brachiale); il processo di ossificazione può poi estendersi dal tendine al muscolo; queste lesioni debbono essere asportate solo se provocano disturbi.

Rotture dei tendini

Possono verificarsi in seguito a una tendinite cronica, per l’indebolimento del tendine, o colpire un tendine precedentemente sano, per esempio in caso di sforzo violento senza riscaldamento o di ferita cutanea profonda.

Tenosinoviti

Sono infiammazioni della guaina sinoviale, membrana sierosa che circonda alcuni tendini.

Contusioni dei tendini

Altre lesioni sono semplici contusioni, con versamento di sangue fra le fibre tendinee e intorno al tendine: i sintomi sono dolore ed impotenza funzionale. In seguito ad una violenta distensione del tendine si possono avere una distrazione tendinea (le fibre del tendine vengono fortemente stirate con lacerazioni dei vasi sanguigni), una lussazione tendinea (il tendine si sposta dalla sua posizione normale).

I sintomi sono molto evidenti, nell’istante della lesione si avverte un dolore vivissimo, lancinante, accompagnato da impotenza funzionale dell’arto nel quale si trova il tendine; si formano poi una tumefazione, un ematoma, ecchimosi, etc. Le contusioni tendinee si curano con il riposo e con applicazioni calde.