Tifo: sintomi, cura, cause, terapia, diagnosi e prevenzione

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Malattia infettiva dovuta a batteri appartenenti al genere Rickettsia.

Così è definito lo stato stuporoso osservato in certi malati, che appaiono prostrati, indifferenti, insensibili agli stimoli. Caratterizza il tifo addominale e il tifo esantematico ed è dovuto all`azione della tossina batterica sul sistema nervoso centrale. Il tifo rappresenta uno dei due gruppi di malattie trasmesse da rickettsie (il secondo è costituito dalle febbri bottonose).

Il tifo addominale

É una malattia infettiva e contagiosa, provocata da germi del genere salmonella (vedi). Il termine comprende sia il tifo propriamente detto dovuto al bacillo di Eberth, sia i paratifi, dovuti alle salmonelle paratyphi A, B e C. Le infezioni sono particolarmente frequenti in estate ed in autunno, come le altre malattie infettive trasmissibili attraverso l’apparato digerente. Il soggetto sano viene di rado contagiato direttamente da un malato o da un portatore sano di germi, solitamente è contagiato in modo indiretto per ingestione di acqua o di alimenti infetti. Attualmente, l’infezione di origine idrica è abbastanza rara nelle zone in cui l’acqua è stata resa potabile (città, centri urbani); tuttavia le epidemie dovute all’ingestione di acqua di pozzi contaminati o di sorgenti sospette non mancano in campagna. Nelle città, causa abituale di infezione è invece l’ingestione di alimenti contaminati quali le verdure e la frutta da consumare crude, lavate con acqua infetta o coltivate in terreni inquinati dai concimi (letame, liquami) utilizzati.

Il latte può contaminarsi durante la mungitura o in occasione di successivi travasi; tuttavia, quando è stato bollito, risulta un alimento sicuro. Le infezioni tifoidee chiamano in causa il burro prodotto con panne non pastorizzate, il ghiaccio alimentare fabbricato con acque contaminate, i dolci alla crema inquinati da un pasticcere portatore di germi o alterati (ciò si verifica quando i dolci sono mantenuti a temperatura ambiente), e, soprattutto i frutti di mare (in particolare le ostriche) consumati crudi. Qualunque sia la fonte e la modalità di contaminazione, i germi provengono da soggetti infetti, veri serbatoi di batteri, o da malati che eliminano i germi attraverso le urine e soprattutto le feci, o da convalescenti che possono albergare bacilli per molto tempo o ancora da individui che (pur non essendo mai stati colpiti dall’infezione) sono portatori sani, quali si riscontrano in ambiente epidemico.

Tipi di tifo

Ne esistono due varietà, entrambe presenti in tutto il mondo.

Tifo esantematico o petecchiale epidemico

Dovuto a Rickettsia prowazekii, viene trasmesso all’uomo dalla puntura o dalle deiezioni del pidocchio, animale vettore, tramite un portatore della rickettsia. Si tratta di una malattia grave, un tempo mortale, responsabile di epidemie micidiali in ampi raggruppamenti umani in condizioni igieniche precarie. Le misure sanitarie hanno considerevolmente ridotto la frequenza di questo tipo di tifo, oggi raro ma suscettibile di svilupparsi nuovamente. La malattia di Brill è una forma minore di ricaduta che può manifestarsi a distanza di molti anni da questa malattia, in assenza di reinfezione, e comporta arterite degli arti inferiori.

Tifo murino o endemico

Dovuto a Rickettsia typhii (o Rickettsia mooseri), è un’infezione di gravità minore, trasmessa dalle pulci del ratto. Colpisce l’uomo soltanto accidentalmente.

L’incubazione del tifo può durare 3 settimane. La malattia si manifesta improvvisamente con brividi, lombalgie e dolori muscolari, cefalee violente e una febbre elevata che può raggiungere i 40 °C.
Un’eruzione cutanea con macchie rosse si estende a tutta la superficie della pelle, con l’eccezione della pianta dei piedi. Il malato è affetto da confusione mentale, prostrazione, delirio e presenta un rallentamento dei battiti cardiaci. La malattia dura 2 settimane; le complicanze sono di tipo cardiaco, arterioso e nervoso.

Si basa su esami che mettano in evidenza nel sangue le reazioni di agglutinazione e immunofluorescenza specifiche delle rickettsie.

Consiste nella somministrazione per via orale di antibiotici del gruppo delle tetracicline. Nei casi gravi, possono essere associati corticosteroidi o terapie di rianimazione in centri specializzati.

Si basa sulla lotta contro i pidocchi, con l’impiego di insetticidi. Esiste anche un vaccino contro il tifo.

Tifo addominale vero e proprio

Dopo una incubazione asintomatica, che dura 10-15 giorni, la malattia esordisce in modo subdolo. Nella prima settimana il paziente si lamenta di diversi disturbi: cefalea tenace, senso di affaticamento intenso, insonnia, stitichezza, talvolta vertigini ed epistassi. La febbre aumenta gradualmente di mezzo grado ogni giorno sino a raggiungere 39°/40°C. verso il settimo giorno. Il polso è meno accelerato che nel corso di altre malattie febbrili. La lingua è patinosa e l’addome è sede di gorgoglii e di una sensibilità dolorosa a destra dell’ombelico.

In questo stadio, l’emocoltura è positiva e permette di evidenziare il bacillo di Eberth. La seconda settimana corrisponde alla fase di reale malattia: la febbre rimane elevata, a 39°/40°C. costanti; il malato prostrato non reagisce (stupore tifoide) e manifesta gravi disturbi digestivi (sete viva, anoressia e soprattutto diarrea fetida). Si riscontra una modesta epatosplenomegalia (ingrossamento del fegato e della milza); compaiono sul tronco piccole macchie rosate che scompaiono alla pressione e definitivamente dopo circa otto giorni; le tonsille e la faringe appaiono ulcerate. A questo stadio l’emocoltura è negativa, ma la sierodiagnosi diventa positiva. In assenza di cure, la malattia evolve verso una lunga convalescenza. Se si interviene terapeuticamente, la convalescenza è più precoce e più breve e le ricadute (un tempo frequenti) sono assai rare.

Le forme fruste

Poco rilevanti, si manifestano con modesti disturbi enterici e febbre non elevata, possono però dar luogo a complicazioni.

Le forme gravi

Associano in vario modo disturbi neurologici gravi a diarrea coleriforme e ad emorragie. Si possono avere complicazioni in tutte le forme. Tra esse particolare importanza assumono l’emorragia intestinale, la perforazione intestinale, l’infezione della cistifellea e dei canali biliari.

Evoluzione del tifo

I germi penetrano nell’organismo attraverso la via digerente; superano la parete dell’intestino tenue, raggiungono i linfonodi mesenterici situati presso l’intestino e vi si sviluppano causando una linfoadenite (fase di incubazione). Dai linfonodi passano dunque a fiotti nel sangue, in gran parte raggiungendo i diversi visceri per via ematica (in particolare vengono eliminati con le urine, le feci e la bile).

Durante questo periodo di invasione, buona parte dei germi viene distrutta nei linfonodi mesenterici e libera endotossine (vere neurotossine) che agiscono sul sistema neurovegetativo provocando lesioni intestinali e lesioni centrali, responsabili della febbre e dello stato stuporoso.